Olimpiadi invernali, Eni è sponsor: Greenpeace chiede la rinuncia alle partnership fossili
La crisi climatica mette sempre più a rischio la sopravvivenza degli sport invernali. Neppure il ricorso massiccio alle tecnologie per la produzione di neve artificiale appare sufficiente a compensare l’aumento delle temperature. Secondo uno studio del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), molte delle località tradizionalmente legate alle Olimpiadi invernali potrebbero diventare inospitali entro pochi decenni se le emissioni globali non verranno drasticamente ridotte. In uno scenario ad alte emissioni, il 56% dei 93 siti potenzialmente idonei a ospitare i Giochi sarebbe a rischio, una quota destinata a salire al 71% entro il 2080.
È su queste basi che Greenpeace ha lanciato la sua ultima campagna – Olimpiadi: basta soldi sporchi -, ricordando che le sponsorizzazioni delle aziende fossili, come quella di Eni per Milano Cortina 2026, non sono affatto neutre. Al contrario, rappresenterebbero una distrazione capace di oscurare le responsabilità di imprese che contribuiscono al riscaldamento globale e quindi alla crisi stessa degli sport invernali. Sul tema, il CIO ha già dimostrato in passato di saper esercitare il proprio potere di influenza. Nel 1988, alle Olimpiadi invernali, vietò la pubblicità del tabacco per contrastare un’industria riconosciuta come dannosa per la salute.
“Mentre Eni si finge attenta al clima e allo sport, si stima che nel lungo termine le sue emissioni per il solo 2024 (pari a 395 Mt CO₂eq) a livello globale potrebbero fondere 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale, che corrisponderebbero a oltre la metà (58%) del volume dei ghiacciai alpini italiani”, sottolinea l’ONG.
I segnali del riscaldamento sono già evidenti sul territorio. Come ricorda Climate Central a Cortina d’Ampezzo le temperature medie di febbraio sono aumentate di 3,6°C tra il 1956 e il 2025. Un cambiamento che ha inciso direttamente sulle condizioni climatiche necessarie agli sport invernali, riducendo in modo significativo i giorni in cui la temperatura non supera lo zero. Oggi Cortina registra 41 giorni di gelo in meno all’anno rispetto al periodo in cui ospitò per la prima volta le Olimpiadi, nel 1956.
Nel frattempo gli investimenti delle grandi compagnie energetiche continuano a privilegiare i combustibili fossili. “Nel 2024 per ogni euro investito in Plenitude, la sua presunta divisione ‘verde’ che in realtà comprende tanto energie rinnovabili quanto gas fossile e ricerca sul nucleare, Eni ha investito 7,7 euro nel settore petrolifero e del gas”, evidenzia inoltre Greenpeace. Un quadro coerente con diversi report pubblicati in campo internazionale, come quello di Carbon Bombs cha ha inserito proprio l’Eni – insieme a TotalEnergies, Cnooc, BP e Shell – tra le cinque compagnie più attive nei progetti fossili a livello globale.
“È assurdo che fra i principali partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina figurino aziende che, con le loro emissioni fuori controllo, rischiano di far scomparire il ghiaccio e la neve da cui dipendono le Olimpiadi Invernali. Per questo abbiamo inviato una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per chiedere di rinunciare alle sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas, tenendo fede ai valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente”, conclude Greenpeace ricordando che è possibile firmare la petizione sul loro sito.
E per finire una curiosità. Tramite il sito dell’Eni si può notare come il cane a sei zampe attraverso la fornitura di bio-GPL abbia “brandizzato” persino la fiamma della torcia olimpica “Essential”. Per un’azienda che continua a pianificare la sua espansione nel settore dei combustibili fossili, mentre destina briciole alle rinnovabili, si tratta di un vero e proprio capolavoro. Di greenwashing, certo. Ma pur sempre un capolavoro.
Copertina: immagine di Greenpeace Italia