Ogni giorno tre notizie riportate da fonti estere sulla crisi climatica sono riassunte – con l’aiuto dell’IA – in questa sezione.
(link archivio febbraio-luglio 2025)
11 marzo
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10 marzo
1. Slovacchia e Ungheria chiedono il ripristino del petrolio russo via Druzhba
Il primo ministro slovacco Robert Fico ha annunciato un incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per discutere il riavvio delle forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba, fermo dopo un attacco che ha danneggiato l’infrastruttura. La vicenda evidenzia le tensioni tra sicurezza energetica, geopolitica e politiche climatiche europee. Reuters
2. Tagli ai fondi climatici minacciano progetti nel Sud globale
Diversi programmi di cooperazione climatica destinati alla protezione degli ecosistemi e all’adattamento nei Paesi in via di sviluppo rischiano di essere ridimensionati. Secondo esperti e ONG, i tagli potrebbero compromettere iniziative cruciali come il ripristino delle mangrovie e la gestione sostenibile delle risorse idriche. The Guardian
3. Il dibattito globale tra riforestazione e biodiversità
Un nuovo studio internazionale mostra che molti progetti di riforestazione pensati per rimuovere CO₂ dall’atmosfera potrebbero entrare in conflitto con la tutela della biodiversità se realizzati con monocolture o specie non native. Gli scienziati chiedono politiche climatiche che integrino meglio la protezione degli ecosistemi. Mongabay
9 marzo
1. Il petrolio vola e i mercati globali crollano per lo shock energetico
I mercati azionari globali hanno subito forti perdite dopo un’impennata del prezzo del petrolio legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il Brent è salito oltre 117 dollari al barile, con timori di inflazione e nuove pressioni sulle economie importatrici di energia. Reuters
2. Il mercato della biomassa forestale continua a crescere nonostante le critiche
Nuove analisi indicano che la produzione globale di pellet di legno destinati alla produzione energetica potrebbe crescere rapidamente entro il 2030. Molti scienziati avvertono però che questa pratica può accelerare deforestazione e perdita di biodiversità, oltre a produrre emissioni significative. Mongabay
3. Il pianeta si sta riscaldando più velocemente che in qualsiasi altro periodo registrato
Un nuovo studio indica che il ritmo del riscaldamento globale è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, passando da meno di 0,2°C a circa 0,35°C per decennio. Se il trend continuerà, la soglia di 1,5°C dell’Accordo di Parigi potrebbe essere superata già entro pochi anni. The Guardian
8 marzo
1. Il Kuwait taglia la produzione di petrolio per le tensioni in Medio Oriente
Il Kuwait ha dichiarato “forza maggiore” su alcune esportazioni di petrolio e ridotto la produzione come misura precauzionale in seguito all’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele. La decisione ha alimentato le preoccupazioni per possibili interruzioni nelle forniture globali di energia e contribuito alla volatilità dei prezzi del greggio sui mercati internazionali. Reuters
2. L’Unione europea valuta misure per ridurre i costi energetici dell’industria
La Commissione europea sta esaminando diverse opzioni per alleviare la pressione delle bollette energetiche sulle imprese, tra cui modifiche temporanee a tasse, oneri di rete e costi legati alla CO₂. Bruxelles punta a sostenere la competitività industriale senza compromettere gli obiettivi climatici, in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi di gas e petrolio. Reuters
3. Il piano climatico della Cina punta a ridurre l’intensità carbonica
Il nuovo piano quinquennale di Pechino prevede una riduzione dell’intensità di carbonio – cioè le emissioni per unità di PIL – di circa il 17% tra il 2026 e il 2030. Gli analisti però avvertono che l’assenza di un tetto assoluto alle emissioni potrebbe permettere al totale delle emissioni di continuare a crescere nei prossimi anni, nonostante l’espansione delle rinnovabili. Reuters
7 marzo
1. Petrolio in forte rialzo per la guerra in Medio Oriente
L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta scuotendo i mercati energetici globali. Il prezzo del greggio statunitense è balzato di oltre il 12% in una sola seduta e di più del 35% nell’arco di una settimana, mentre il Brent ha superato i 92 dollari al barile. La corsa ai carichi alternativi da parte delle raffinerie e i timori per la sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo stanno alimentando la volatilità dei mercati e rischiano di rallentare la transizione energetica aumentando l’attrattiva economica dei combustibili fossili. Reuters
2. L’impennata del petrolio costringe le banche centrali a rivedere gli scenari economici
L’aumento dei prezzi del petrolio legato alla crisi in Medio Oriente sta costringendo alcune banche centrali a ricalibrare le previsioni macroeconomiche. In Sudafrica, l’istituto centrale ha annunciato che rivedrà completamente lo scenario di rischio utilizzato per le decisioni sui tassi di interesse, dato che l’ipotesi precedente – basata su un petrolio a 75 dollari al barile – è ormai superata. L’episodio mostra quanto le tensioni geopolitiche possano influenzare inflazione, politiche monetarie e sicurezza energetica. Reuters
3. La crisi climatica ridisegnerà gli equilibri geopolitici nei prossimi decenni
Secondo analisti e studiosi intervistati dal Guardian, il cambiamento climatico potrebbe trasformare radicalmente la geopolitica mondiale entro i prossimi vent’anni. Dalla migrazione climatica negli Stati Uniti all’apertura di nuove rotte artiche e alle tensioni nelle regioni più vulnerabili come il Sahel, il riscaldamento globale è destinato a diventare un fattore sempre più determinante per sicurezza, stabilità e flussi migratori. The Guardian
6 marzo
1. Vanuatu rilancia la battaglia globale sul clima alle Nazioni Unite
Il piccolo Stato insulare del Pacifico continua a guidare una campagna internazionale per ottenere un parere legale globale sugli obblighi degli Stati nella lotta alla crisi climatica. Nonostante le resistenze di alcuni governi, l’iniziativa rimane centrale nel dibattito diplomatico sul diritto climatico internazionale. Islands Business
2. L’impennata dei prezzi del petrolio scuote i mercati globali
I mercati finanziari globali sono sotto pressione mentre il conflitto in Medio Oriente continua a spingere verso l’alto i prezzi del petrolio, con possibili ripercussioni sull’inflazione energetica e sulla transizione energetica. Gli investitori temono un aumento dei costi dell’energia che potrebbe rallentare la decarbonizzazione in molti Paesi. Reuters
3. I marinai possono rifiutare di attraversare lo Stretto di Hormuz
I sindacati internazionali dei marittimi hanno stabilito che gli equipaggi hanno il diritto di rifiutarsi di navigare attraverso il Golfo Persico dopo l’aumento del livello di rischio dovuto al conflitto regionale. Il provvedimento potrebbe complicare ulteriormente le catene globali dell’energia. Reuters
5 marzo
1. Le grandi aziende tech pagheranno nuovi impianti elettrici per alimentare i data center
Negli Stati Uniti colossi tecnologici come Google, Microsoft, Amazon e Meta hanno firmato alla Casa Bianca un accordo per finanziare nuova produzione elettrica e aggiornamenti alla rete necessari a sostenere l’enorme fabbisogno energetico dei data center. L’intesa mira a evitare che l’espansione dell’intelligenza artificiale faccia aumentare le bollette per famiglie e piccole imprese, mentre cresce il dibattito sull’impatto climatico dell’infrastruttura digitale. The Guardian
2. Crisi nello Stretto di Hormuz minaccia i prezzi globali di fertilizzanti e cibo
Il blocco delle rotte marittime nel Golfo Persico sta colpendo le catene di approvvigionamento dei fertilizzanti, fondamentali per l’agricoltura globale. Gli analisti avvertono che le interruzioni potrebbero far aumentare i costi per gli agricoltori e contribuire a nuovi rincari alimentari nei prossimi mesi. The Guardian
3. La guerra in Medio Oriente potrebbe rilanciare l’economia energetica russa
Secondo analisti energetici, l’escalation militare nella regione potrebbe generare una crisi energetica prolungata che favorirebbe Mosca, aumentando i ricavi delle esportazioni di petrolio e gas e rafforzando la sua economia di guerra. The Guardian
4 marzo
1. Il Regno Unito taglia i finanziamenti climatici destinati ai Paesi in via di sviluppo
Il governo britannico ha ridotto in modo significativo i programmi di aiuto climatico internazionale, tra cui fondi per la tutela della biodiversità, destando critiche da parte di ONG e esperti che sostengono che queste mosse compromettano progetto e credibilità del Paese sul fronte ambientale globale. The Guardian
2. Il fondo sovrano norvegese investe per la prima volta nelle rinnovabili negli Stati Uniti
Il più grande fondo sovrano al mondo ha acquistato una quota in un portafoglio di impianti solari e parchi eolici negli USA, segnando un passo rilevante verso la diversificazione degli investimenti in energie pulite e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Reuters
3. Biodiversità australiana messa a rischio da incendi e inondazioni
Il Guardian segnala come volontari e organizzazioni ambientaliste in Australia facciano i conti con un declino della fauna selvatica colpita da una combinazione di incendi devastanti e piogge record. Chiedono misure governative più ambiziose per proteggere specie e habitat. The Guardian
3 marzo
1. Il Passaggio di Hormuz minacciato di blocco
Le autorità iraniane hanno affermato che il Passaggio di Hormuz resterà chiuso per le navi mercantili e che saranno attaccate se tenteranno di attraversarlo. Il tratto è un asse vitale per l’esportazione di petrolio e gas naturale, e la minaccia aumenta i rischi di shock energetici globali. Reuters
2. Cina promette misure per garantire la sicurezza energetica
In risposta alle tensioni internazionali e alla possibile instabilità nell’approvvigionamento di petrolio, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che Pechino adotterà le azioni necessarie per assicurare la stabilità della propria sicurezza energetica, indicando la centralità delle importazioni di combustibili nel quadro politico di Pechino. Reuters
3. L’UE lancia OceanEye per rafforzare la protezione degli oceani
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato la creazione di OceanEye, un’iniziativa internazionale di osservazione oceanica che punta a migliorare il monitoraggio, la scienza e la tutela degli ecosistemi marini, con un contributo di 50 milioni di euro legati al programma Horizon Europe. L’obiettivo è rafforzare la salute degli oceani e sostenere la blue economy globale. IEU monitoring
2 marzo
1. L’Europa può ridurre i costi delle batterie con piani “Made in UE”
Un rapporto dell’organizzazione Transport & Environment evidenzia che aumentare la produzione di batterie nell’UE potrebbe ridurre sensibilmente i prezzi nazionali rispetto alle importazioni dalla Cina. Il sostegno politico alla produzione locale di batterie elettriche, energie rinnovabili, idrogeno e veicoli elettrici è visto come strategico per accelerare la transizione energetica e l’autonomia industriale europea. Reuters
2. Preoccupazioni per regresso delle normative ambientali in UE e Argentina
L’Argentina sta preparando una legge che potrebbe indebolire le protezioni dei ghiacciai, mentre l’Unione europea ha approvato un alleggerimento della direttiva sulla due diligence aziendale, estendendo le scadenze e riducendo i requisiti di piani di transizione climatica. Gruppi ambientalisti criticano queste mosse come compromissioni della lotta alla crisi climatica e degli obiettivi di sostenibilità. Reuters
3. Piogge record e rischio alluvioni nell’Australia interna
Parti dell’entroterra australiano stanno affrontando piogge straordinarie, con alcune località che hanno ricevuto in pochi giorni più pioggia che nell’intero 2025. I meteorologi parlano di “weather whiplash”, un’alternanza violenta tra caldo estremo e precipitazioni intense che sta danneggiando le coltivazioni e aggravando la vulnerabilità climatica del Paese. The Guardian
1 marzo
1. Proseguono le tensioni in Medio Oriente: impatti indiretti su trasporti ed energia
Gli scontri militari in corso nella regione del Golfo, con nuova ondata di attacchi tra Iran e Israele, stanno causando sospensioni e cancellazioni di voli internazionali, con effetti sulla mobilità globale delle persone e delle merci. L’incertezza geopolitica pone rischi sull’approvvigionamento energetico e sulle rotte commerciali, potenzialmente influenzando i prezzi dei combustibili e la pianificazione delle transizioni energetiche. Reuters
2. Governo italiano provoca frizione con Bruxelles sul prezzo della CO₂
Il piano dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni per tagliare il costo dell’energia togliendo il costo delle quote di emissione dal mercato elettrico all’ingrosso ha acceso un profondo confronto con Bruxelles. Critici sostengono che la proposta possa indebolire l’Emissions Trading System (ETS), il principale strumento dell’UE per la decarbonizzazione, minando gli incentivi alle rinnovabili e favorendo consumi di gas più elevati. Financial Times
3. Il 2026 mette in ginocchio la fauna australiana dopo una stagione infernale
L’estate australe 2026, tra ondate di calore record, siccità prolungate, incendi e alluvioni, ha devastato habitat e specie autoctone. Il deterioramento delle condizioni ambientali ha portato molte specie – dai pipistrelli ai pesci d’acqua dolce – sull’orlo della sopravvivenza, mentre le alghe tossiche minacciano gli ecosistemi marini. Il commento sottolinea la necessità di un cambiamento sistemico nelle politiche ambientali per fermare il collasso della biodiversità. The Guardian
28 febbraio
1. L’intelligenza artificiale tra opportunità e rischi per il clima
Un alto funzionario del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) sottolinea che l’intelligenza artificiale può aiutare nella lotta alla crisi climatica, per esempio con sistemi di allerta precoce e integrazione delle rinnovabili nelle reti elettriche, ma avverte che i data center ad alta intensità energetica e idrica potrebbero aggravare l’impatto ambientale se non alimentati da energia pulita e regolati adeguatamente. Deccan Herald
2. Progressi stagnanti degli SDGs in Europa secondo nuovo rapporto SDSN
Un rapporto del UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN) rivela che in Europa il progresso verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile si è arrestato o è addirittura in regressione, con un calo dell’impegno politico e contraccolpi geopolitici che minacciano leadership e implementazione delle politiche ambientali e sociali. EESC
3. L’Italia contro l’ETS
Il dibattito sul cuore delle politiche climatiche comunitarie, il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) dell’Unione europea, è esploso con forza a Bruxelles, dove il ministro italiano per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha chiesto formalmente alla Commissione europea di sospendere temporaneamente il mercato del carbonio mentre è in corso una revisione profonda dello strumento. Urso ha definito l’ETS, che fissa un prezzo alle emissioni gas serra per industrie energivore, centrali elettriche, compagnie aeree e marittime, come una “tassa aggiuntiva” che penalizza la competitività delle imprese europee rispetto a concorrenti extra-UE e aumenta i costi energetici per settore e famiglie. La richiesta italiana parte da un documento congiunto redatto insieme ad altri dieci Paesi che chiedono di rafforzare la competitività (Austria, Croazia, Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna) e va oltre le tradizionali richieste di modifica del mercato del carbonio: Roma chiede che il meccanismo sia congelato fino all’attuazione di una revisione sostanziale, inclusa la possibilità di rinviare la graduale eliminazione delle quote gratuite e ripensare i parametri di riferimento delle emissioni. L’ETS è stato uno dei principali strumenti dell’UE per decarbonizzare i settori industriali e ridurre le emissioni dalla sua introduzione nel 2005, con una diminuzione stimata delle emissioni di quasi il 40% nei settori coperti dal sistema. Tuttavia, con i prezzi della CO₂ che quest’inverno hanno oscillato intorno i 90 euro per tonnellata, i governi europei affrontano pressioni crescenti da parte di lobby industriali.
Durante il confronto al Consiglio Competitività dell’UE, anche il vicepresidente della Commissione con delega all’Industria ha ammesso che “è necessario riflettere e ridiscutere l’ETS”, ma ha ribadito che lo strumento deve restare mirato a favorire investimenti nella decarbonizzazione piuttosto che essere percepito esclusivamente come un mezzo di imposizione fiscale. La proposta italiana segnala un punto di frattura nel cuore della politica climatica europea, con implicazioni per l’ambizione delle future leggi sul clima e il Green Deal. EuNews
27 febbraio
1. Proteste nel Regno Unito contro i data center dell’IA per l’impatto climatico
Attivisti ambientali britannici avviano due giorni di mobilitazioni contro l’espansione dei data center legati all’intelligenza artificiale, accusati di consumi elevati di energia e acqua e di mettere a rischio gli obiettivi climatici del Paese. Le proteste, coordinate da Global Action Plan, riflettono una crescente preoccupazione globale per l’impronta ambientale dell’infrastruttura digitale. Reuters
2. Prezzi del petrolio in calo settimanale tra negoziati USA-Iran e attese su OPEC+
Il mercato petrolifero resta volatile: i colloqui tra Stati Uniti e Iran riducono i timori di interruzioni dell’offerta, mentre l’OPEC+ valuta un aumento della produzione. Le dinamiche dei combustibili fossili continuano a influenzare la traiettoria della transizione energetica e gli investimenti climatici globali. Reuters
3. Catene industriali sotto pressione per la scarsità di terre rare
La carenza di elementi critici come scandio e ittrio sta creando difficoltà nelle filiere tecnologiche e aerospaziali, materiali essenziali anche per tecnologie energetiche pulite. Il tema evidenzia la dimensione geopolitica della transizione energetica e la dipendenza globale da pochi fornitori. Reuters
26 febbraio
1. Tempeste estreme nel Mediterraneo, cresce l’allarme adattamento
Una serie di violente tempeste ha colpito Spagna, Portogallo e Marocco causando vittime, evacuazioni e ingenti danni. Piogge record e venti intensi, amplificati dal riscaldamento degli oceani, mostrano la crescente vulnerabilità climatica della regione e riaccendono il dibattito sulla preparazione delle città agli eventi estremi. The Guardian
2. Fiji e Tuvalu ospiteranno incontri chiave verso la COP31
Le isole del Pacifico ospiteranno riunioni preparatorie alla COP31 del 2026, rafforzando il ruolo dei Paesi più esposti all’innalzamento del livello del mare nei negoziati globali. Le comunità locali, già costrette a spostamenti interni, puntano a ottenere impegni più forti su adattamento e finanziamenti climatici. Reuters
3. Nuovi modelli calcolano la responsabilità reale dei grandi emettitori
Ricercatori hanno sviluppato un modello di calcolo capace di attribuire con maggiore precisione i danni climatici. Lo strumento potrebbe influenzare contenziosi, politiche pubbliche e meccanismi di responsabilità economica legati alla crisi climatica. Il modello può essere utilizzato per calcolare la frequenza, la durata, l’intensità, l’estensione spaziale e altre variabili degli eventi estremi. Ciò consente ai ricercatori di analizzare in che misura attori ad alta intensità di emissioni, come stati o aziende, siano responsabili dell’aumento dei danni e dei rischi climatici. Euronews
25 febbraio
1. Strategia climatica scozzese sotto accusa per “eccesso di tecnologie”
Critiche alla nuova strategia sulle emissioni della Scozia: secondo osservatori e organizzazioni ambientaliste, i piani a medio e lungo termine dipendono troppo da soluzioni come la cattura del carbonio non ancora su larga scala. Pur riconoscendo progressi su rinnovabili, mobilità elettrica e ripristino delle torbiere, gli esperti avvertono che senza accelerare su edilizia e riscaldamento sarà difficile rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione. The Guardian
2. Temperature superficiali degli oceani vicino a nuovi record
Dati aggiornati indicano che le temperature medie della superficie marina restano tra le più alte mai osservate per il periodo, con il rischio di nuovi record nel corso dell’anno, soprattutto in presenza di un possibile El Niño. Il trend conferma il ruolo centrale degli oceani nell’assorbimento del calore e nell’amplificazione degli impatti climatici. Climate and Economy
3. Il cambiamento climatico minaccia la produzione globale di caffè
Un’analisi evidenzia che le principali aree produttrici stanno diventando troppo calde per la coltivazione, con decine di giorni in più sopra i 30°C negli ultimi anni. Il fenomeno mette a rischio i redditi di milioni di piccoli agricoltori e la stabilità della filiera globale. The Guardian
24 febbraio
1. Alluvioni e frane in Perù dopo piogge estreme
Piogge torrenziali stanno provocando inondazioni e smottamenti in diverse regioni del Perù, con migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case e centinaia di distretti in stato di emergenza. Le autorità collegano l’intensificazione degli eventi meteorologici alla crisi climatica, che aumenta la frequenza delle precipitazioni estreme e l’esposizione delle aree vulnerabili. Al Jazeera
2. Laboratori climatici simulano il caldo estremo del futuro
Ricercatori stanno utilizzando camere climatiche sperimentali per riprodurre temperature estreme e studiarne gli effetti su salute, lavoro e vulnerabilità sociale. Gli studi mostrano che lo stress da calore diventerà un rischio crescente, soprattutto per lavoratori all’aperto e popolazioni fragili, rafforzando l’urgenza delle politiche di adattamento. The Guardian
3. Il premio globale per le soluzioni climatiche si sposta in India
L’edizione 2026 dell’Earthshot Prize, iniziativa internazionale che finanzia innovazioni ambientali, si terrà a Mumbai durante la Climate Week cittadina. L’evento punta a valorizzare progetti scalabili per la mitigazione e l’adattamento, in un Paese chiave per la traiettoria climatica globale e tra i maggiori emettitori. Reuters
23 febbraio
1. Emissioni fossili globali verso un nuovo record nonostante la crescita delle rinnovabili
Il Global Carbon Budget stima che le emissioni di CO₂ da combustibili fossili abbiano continuato a crescere, spinte dall’uso di carbone, petrolio e gas, raggiungendo livelli record nel 2025. L’aumento avviene mentre le energie rinnovabili accelerano, evidenziando il divario tra espansione delle tecnologie pulite e riduzione effettiva dell’uso dei combustibili fossili. Reuters
2. I mercati energetici statunitensi ridisegnati dal ritiro delle regole sul clima
La cancellazione della base giuridica delle principali normative federali sulle emissioni negli Stati Uniti sta cambiando le aspettative degli investitori e l’equilibrio tra tecnologie pulite e fossili. Il provvedimento apre una fase di incertezza regolatoria che potrebbe rallentare di parecchio la transizione energetica e riorientare i flussi finanziari. Reuters
3. Pressioni politiche mettono in discussione le fondamenta della politica climatica europea
Il dibattito sulle regole verdi dell’Unione europea, in particolare sull’ETS, il sistema di scambio delle quote di emissioni, entra in una fase critica. Secondo analisi e retroscena politici, cresce lo scontro tra governi e istituzioni su costi energetici e tempistiche della transizione. L’attacco alla legge europea più importante in materia di clima ha portato la lotta contro le norme ambientali a un livello completamente nuovo. I crescenti attacchi all’ETS segnano un momento pericoloso per il Green Deal europeo, che viene svuotato e indebolito nell’ambito di una radicale deregolamentazione. Finora, i decisori politici hanno modificato la legislazione verde che stabilisce regole di rendicontazione per le aziende o obiettivi secondari per settori specifici come quello automobilistico, ma non i pilastri portanti. Quest’anno, tuttavia, questi pilastri saranno oggetto di revisione. La Commissione europea proporrà revisioni alle norme di governance verde, agli obiettivi nazionali di emissione e agli obiettivi di assorbimento del carbonio dopo l’estate, ed entro luglio dovrà rivalutare l’ETS. Politico
22 febbraio
1. Usa minacciano l’IEA sui target net-zero
Gli Stati Uniti hanno lanciato un ultimatum alla International Energy Agency: Washington potrebbe ritirare finanziamenti e membership se l’agenzia continuerà a sostenere scenari basati su emissioni nette zero. La mossa riflette un più ampio smantellamento delle politiche climatiche federali e accentua la frattura con Europa e altri partner che ribadiscono l’impegno alla transizione energetica. Reuters
2. L’Artico continua a scaldarsi a ritmo doppio rispetto al pianeta
Nuovi dati citati nel monitoraggio climatico indicano che l’Artico si riscalda oltre due volte più velocemente della media globale, con il biennio 2024-2025 tra i più caldi mai registrati nella regione. Il fenomeno alimenta cambiamenti negli ecosistemi e segnali biologici precoci, come l’anticipo della nidificazione delle tartarughe marine in alcune aree dell’Atlantico. Reuters
3. La Cina potrebbe aver raggiunto il picco delle emissioni
Una nuova analisi indica che le emissioni di CO₂ della Cina risultano “stabili o in calo” dal 2024, un dato rilevante perché coincide con una fase di aumento della domanda energetica. Se confermato, rappresenterebbe la prima riduzione strutturale in un contesto di crescita economica. Carbon Brief
21 febbraio
1. Europa colpita da alluvioni e tempeste sempre più frequenti
Eventi meteorologici estremi stanno diventando la nuova normalità in Europa, tra piogge record, tempeste e inondazioni che negli ultimi mesi hanno colpito Spagna, Portogallo, Francia e Regno Unito. Gli scienziati collegano la crescente intensità di questi fenomeni al riscaldamento globale e denunciano risposte politiche insufficienti, mentre cresce il rischio di impatti sociali ed economici più gravi in un mondo più caldo di oltre 2°C. The Guardian
2. Divisioni internazionali in ambito IEA frenano gli impegni climatici energetici
Un vertice ministeriale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) si è concluso senza un accordo comune sugli obiettivi climatici, evidenziando tensioni tra Stati Uniti ed Europa sul ruolo del net-zero e dei combustibili fossili. La mancata dichiarazione congiunta segnala un rallentamento del coordinamento globale sulla transizione energetica, nonostante il sostegno di molti Paesi alle rinnovabili. Financial Times
3. Cuba accelera sul solare per contrastare la crisi energetica
Di fronte a blackout e restrizioni petrolifere, l’isola sta puntando su impianti fotovoltaici per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, in un contesto globale in cui la transizione energetica assume anche valore geopolitico. Reuters
20 febbraio
1. Riscaldamento globale in accelerazione, quasi esaurito il budget di carbonio
Nuovi dati scientifici indicano che il riscaldamento del pianeta sta accelerando rispetto alla metà degli anni 2010. Il 2025 si conferma tra gli anni più caldi mai registrati, con oceani e livelli del mare in crescita e concentrazioni record di gas serra. Gli esperti avvertono che il budget di carbonio per restare entro 1,5°C è vicino all’esaurimento, mentre le emissioni da combustibili fossili potrebbero toccare nuovi massimi nonostante l’espansione delle rinnovabili. Reuters
2. Via libera europeo a meccanismi anti-shock nel nuovo mercato del carbonio
I Paesi dell’Unione europea sostengono controlli più forti sui prezzi del futuro mercato ETS2, destinato a trasporti e riscaldamento. Il sistema consentirebbe di immettere permessi aggiuntivi se il prezzo del carbonio supera determinate soglie, per evitare ricadute sui consumatori. Il dibattito resta aperto tra timori sociali e necessità di mantenere credibilità alle politiche climatiche. Reuters
3. Verso uno scenario di +3°C: l’allarme degli esperti europei
Un nuovo rapporto invita i governi europei a prepararsi a un mondo con circa 3°C di riscaldamento entro fine secolo. Il documento evidenzia che le politiche di adattamento restano frammentarie e tardive, mentre eventi estremi – dalle alluvioni alle ondate di calore – mostrano limiti crescenti della capacità di risposta. The Guardian
19 febbraio
1. Usa, il dietrofront sulle politiche climatiche ridisegna il mercato energetico
Negli Stati Uniti la revisione e lo smantellamento di parti chiave della regolazione climatica federale stanno cambiando le aspettative degli investitori energetici. Il nuovo contesto sta spingendo il settore a ricalcolare vincitori e perdenti della transizione, con possibili benefici per i combustibili fossili e maggiore incertezza per le rinnovabili. L’evoluzione normativa rischia di rallentare i percorsi di decarbonizzazione e di influenzare le strategie industriali globali. Reuters
2. Scontro in Europa sul rinvio del secondo mercato del carbonio
Svezia, Danimarca, Finlandia e Lussemburgo si oppongono ai tentativi di rinviare ulteriormente l’ETS2, sostenendo che nuovi ritardi minerebbero la credibilità delle politiche climatiche e scoraggerebbero gli investimenti verdi. La proposta sul tavolo prevede il rilascio di permessi di emissioni aggiuntivi se i prezzi energetici superano determinate soglie, nel tentativo di evitare ricadute sui consumatori e mantenere il consenso politico alla transizione energetica. Reuters
3. Guterres propone un dialogo diretto con l’industria fossile
Il segretario generale dell’Onu spinge per una nuova piattaforma di confronto con i produttori di combustibili fossili, con l’obiettivo di accelerare azioni concrete oltre gli impegni formali. L’iniziativa arriva mentre le emissioni globali di metano continuano a crescere e il consenso su una rapida uscita dal fossile resta fragile. Axios
18 febbraio
1. California e Connecticut preparano una battaglia legale contro la revoca delle norme climatiche negli USA
I procuratori generali di California e Connecticut hanno annunciato che stanno elaborando un “piano di attacco” legale contro la decisione dell’amministrazione statunitense di revocare la storica base giuridica delle norme federali sul clima, in particolare la endangerment finding dell’EPA che permetteva di regolare le emissioni di veicoli e impianti. La misura è vista come una delle principali battute d’arresto nella politica climatica americana degli ultimi anni. Reuters
2. Fusione dei ghiacciai preoccupa atlete alle Olimpiadi invernali
Durante i Giochi Olimpici Invernali 2026 atlete di primo piano come Federica Brignone, Lindsey Vonn e Mikaela Shiffrin, hanno parlato del rapido ritiro dei ghiacciai a livello globale. L’Italia ha perso più di 200 chilometri quadrati (77 miglia quadrate) di superficie glaciale dalla fine degli anni ’50. Tra le cime che circondano Cortina d’Ampezzo, si trovano ghiacciai alle pendici del Cristallo e del Sorapiss. Il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani del 2015 ha rilevato che questi ghiacciai si sono ridotti di circa un terzo rispetto all’inventario del 1959-1962. A circa 50 chilometri da Cortina si trova il ghiacciaio della Marmolada, uno dei più grandi ghiacciai d’Italia e il più grande delle Dolomiti. L’Università di Padova ha affermato che nel 2023 il ghiacciaio si è dimezzato in 25 anni. Secondo uno studio, a livello globale, dal 2000 sono andate perse oltre 7 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio. E l’impatto potenziale del cambiamento climatico sullo sport olimpico è enorme: si prevede che l’elenco delle località che potrebbero ospitare i Giochi invernali si ridurrà notevolmente nei prossimi anni. AP news
3. Critiche per l’espansione di una miniera di carbone in Australia
Il governo australiano ha approvato l’espansione della miniera di carbone di Middlemount in Queensland, un progetto che secondo scienziati ed ecologi porterà a milioni di tonnellate di CO₂ aggiuntive e distruzione di habitat per specie come il koala e il greater glider. Critici sostengono che il progetto contraddice gli obiettivi climatici e aumenterà i rischi di disastri legati al cambiamento climatico. The Guardian
17 febbraio
1. L’Unione Europea non è pronta ad affrontare impatti climatici in peggioramento
Secondo il European Scientific Advisory Board on Climate Change (ESABCC), l’UE è gravemente impreparata per fronteggiare ondate di calore, inondazioni, incendi e tempeste sempre più frequenti e intensi, con danni annuali stimati in 45 miliardi di euro, cinque volte più che negli anni ’80. Gli esperti sottolineano la necessità di piani di adattamento efficaci, investimenti infrastrutturali e sistemi di allerta avanzati, dato che solo una minima parte delle perdite da disastri climatici è attualmente assicurata. Reuters
2. Il riscaldamento globale accelera con conseguenze oceaniche e atmosferiche estreme
I nuovi dati scientifici indicano che dal 2010 il riscaldamento globale ha accelerato notevolmente, con concentrazioni record di CO₂, metano e altri gas serra. Il 2025 si colloca tra i tre anni più caldi mai registrati, con i ghiacci marini artici ai livelli minimi e gli oceani che assorbono quantità record di calore. Segnali di rischi crescenti per ecosistemi marini e costieri. The Print
3. A dieci anni dall’Accordo di Parigi i dati climatici restano preoccupanti
Un rapporto internazionale basato su dati consolidati di NASA, WMO e Berkeley Earth segnala che il 2025 si è classificato tra i tre anni più caldi mai registrati, con concentrazioni di gas serra ai livelli più alti di sempre e emissioni globali di CO₂ da combustibili fossili in aumento a 38,1 miliardi di tonnellate. Le proiezioni indicano che solo circa 170 miliardi di tonnellate di CO₂ possono ancora essere emesse prima di superare il limite di +1,5°C di riscaldamento, sottolineando l’urgenza di azioni più forti su mitigazione e adattamento. Reuters
16 febbraio
1. Cresce l’adozione del solare in India ma restano ostacoli finanziari
Il governo dell’India, guidato da Narendra Modi, sta spingendo per un massiccio aumento dell’installazione di pannelli solari sui tetti, ma l’espansione è molto più lenta del previsto a causa di ritardi nei prestiti e scarso supporto da parte di alcune utilities statali. Analisti avvertono che questo rallentamento può compromettere gli obiettivi di energia pulita del paese e prolungare la dipendenza da centrali a carbone, con implicazioni negative per le emissioni globali di gas serra. Reuters
2. Trump rallenta l’azione climatica mentre la Cina accelera
Un editoriale del The Guardian attacca la politica climatica dell’amministrazione statunitense, sostenendo che le misure di smantellamento delle normative e il sostegno ai combustibili fossili arricchiscono i grandi petrolieri mentre la Cina investe pesantemente nella transizione energetica. L’articolo evidenzia un divario tra due grandi potenze nella gestione della crisi climatica e nel ruolo che ciascuna gioca nel futuro delle energie rinnovabili. The Guardian
3. Allarme sulle correnti oceaniche: possibile impatto climatico globale
Emergono preoccupazioni riguardo alla Florida Current, componente chiave della circolazione atlantica (AMOC). Sebbene alcuni dati recenti non mostrino un declino significativo, gli esperti avvertono che un potenziale indebolimento di queste correnti potrebbe alterare modelli di precipitazioni in Asia e Africa, raffreddare l’Europa occidentale e innalzare il livello del mare lungo la costa orientale degli Stati Uniti. Washington Post
15 febbraio
1. Il ciclone Gezani devasta Mozambico e Madagascar
Un violento ciclone tropicale, Gezani, ha colpito prima Madagascar, causando decine di vittime e distruggendo oltre 18.000 case, e poi ha travolto la costa del Mozambico, dove almeno quattro persone sono morte secondo le autorità locali. L’intensità e la rapidità del fenomeno mettono in luce la vulnerabilità climatica dell’Africa alle tempeste tropicali, sempre più estreme in un clima che si riscalda. Al Jaazera
2. L’industria globale dello “shipping” mantiene investimenti “verdi”
I principali operatori del settore marittimo stanno continuando ad investire in tecnologie verdi e carburanti a basse emissioni, nonostante la recente pressione politica che ha fatto scendere il prezzo delle quote di carbonio nell’Unione europea e le incertezze regolatorie. Questo indica un trend di mercato per la decarbonizzazione, anche in settori storicamente difficili da trasformare. Reuters
3. Proteste contro un parco eolico nel Regno Unito mettono in luce la frattura interna sulle rinnovabili
Nel Regno Unito è scoppiata una battaglia locale contro i piani per un nuovo parco eolico nella zona collinare di Yorkshire Dales, una delle aree naturali più suggestive del paese. Mentre il governo spinge per aumentare la capacità di energie rinnovabili, comunità locali e ambientalisti si dividono sulla compatibilità dei progetti con la tutela del paesaggio e della biodiversità, segnalando tensioni crescenti tra transizione energetica e conservazione territoriale. The Guardian
14 febbraio
1. Pressioni USA all’ONU per contrastare la sentenza climatica della Corte Internazionale di Giustizia
Un documento diplomatico rivela che Washington si oppone fermamente all’iniziativa di Vanuatu di ottenere sostegno internazionale attraverso la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) che afferma l’obbligo legale per gli Stati di ridurre le emissioni e proteggere il clima. L’opposizione degli USA riflette le tensioni in corso tra politiche nazionali divergenti e l’urgenza di un’azione multilaterale sul clima. Al Jazeera
2. Summit dell’Unione Africana apre con focus sull’acqua e la crisi climatica
Il xummit 2026 dell’Unione Africana ad Addis Abeba ha dedicato grande attenzione ai danni causati dalle alluvioni e dagli eventi climatici estremi in diverse regioni del continente. Leader africani hanno evidenziato come la crisi climatica stia aggravando insicurezza idrica, conflitti e vulnerabilità socio-economiche, ponendo la gestione dell’acqua come priorità urgente. I governi africani hanno evidenziato l’urgenza di passare da dichiarazioni di intenti a risultati misurabili nella lotta alla crisi climatica. Modern Ghana
3. Washington Post, l’azione di Greenpeace per i tagli al giornalismo climatico
Pochi giorni dopo il licenziamento di 300 giornalisti da parte del Washington Post, tra cui 14 giornalisti a tempo pieno impegnati sul clima, un attivista di Greenpeace protesa travestito da Jeff Bezos che interpreta “la morte”. Mirage news
13 febbraio
1. Scienziati IPCC ribadiscono: il raggiungimento del “net zero” non è una scelta politica
Jim Skea, presidente di un gruppo di esperti che coordina l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), ha affermato che raggiungere l’equilibrio tra emissioni e assorbimento di gas serra – il cosiddetto net zero – non è un’opzione politica ma una necessità scientifica fondamentalmente dettata dalla fisica del clima. Skea ha anche osservato che il progressivo rallentamento dell’impegno politico e commerciale globale può ostacolare l’obiettivo di contenimento del riscaldamento, nonostante la partecipazione continua della comunità scientifica internazionale. Financial Times
2. I prezzi del carbonio nell’UE calano mentre crescono pressioni politiche sul mercato emissions trading
Il prezzo delle quote di CO₂ nel sistema di scambio dell’Unione europea è crollato di circa il 7%, toccando i livelli più bassi da mesi dopo commenti critici di leader europei che chiedono di rivedere o sospendere il mercato. La decisione è vista come una reazione politica e ha sollevato timori che possa indebolire uno degli strumenti principali dell’UE per la riduzione delle emissioni di gas serra. Reuters
3. Le strategie di sicurezza ignorano la crisi climatica
Simon Stiell, segretario esecutivo dell’United Nations Climate Change Conference, ha dichiarato che le strategie di sicurezza nazionale che non integrano il cambiamento climatico sono limitate e pericolose. Possono infatti favorire “fame, spostamenti di popolazione e conflitti”. Un avvertimento che mette in evidenza come il clima non sia più solo un problema ambientale ma una questione centrale per stabilità e geopolitica. The Guardian
12 febbraio
1. Gli Stati Uniti ordinano al Pentagono di comprare elettricità da carbone
L’amministrazione USA ha emesso un ordine secondo cui il Dipartimento della Difesa dovrà acquistare energia elettrica prodotta da centrali a carbone, in un gesto che riflette la spinta del governo verso il sostegno all’industria dei combustibili fossili, malgrado le crescenti preoccupazioni per il clima. Tale decisione ha suscitato critiche da parte di ambientalisti e analisti climatici per il suo potenziale impatto sulle emissioni. Al Jazeera
2. L’amministrazione Trump abroga norme chiave sulle emissioni USA
La Casa Bianca ha confermato la revoca della “endangerment finding” del 2009 — la base scientifica che collegava i gas serra a rischi per la salute pubblica — che è alla base di molte regolamentazioni climatiche negli Stati Uniti. Gruppi ambientalisti e scienziati hanno promesso battaglie legali contro la mossa, che rischia di smantellare fondamentali tutele ambientali. The Guardian
3. Hothouse Earth: il punto di non ritorno climatico si avvicina
Un gruppo di climatologi internazionali lancia un allarme senza precedenti: il pianeta potrebbe essere molto più vicino di quanto si pensasse a un “punto di non ritorno” climatico, oltre il quale il riscaldamento globale non potrà più essere arrestato con le attuali politiche di decarbonizzazione e adattamento. In un articolo pubblicato da The Guardian, gli scienziati avvertono che il continuo aumento delle temperature può innescare una catena di “tipping points”, ovvero soglie critiche nei grandi sistemi terrestri (come ghiacciai, correnti oceaniche e foreste), che una volta superate si rafforzano a vicenda e spingono il clima verso scenari estremi difficili da invertire su scale temporali umane.
Il concetto di “Hothouse Earth”, discusso nello studio, descrive uno stato climatico molto peggiore rispetto agli attuali scenari di crescita di 2-3 °C: un mondo più caldo di decine di milioni di anni fa, con livelli del mare molto più alti e condizioni atmosferiche che metterebbero in crisi infrastrutture, ecosistemi e società. Anche con l’attuale riscaldamento globale di circa 1,3°C sopra i livelli preindustriali, fenomeni estremi stanno già costando vite umane e distruggendo mezzi di sussistenza in varie parti del mondo.
Secondo gli esperti, la fusione progressiva delle calotte di Groenlandia e Antartide occidentale, la fusione del permafrost e la possibile modifica della circolazione oceanica AMOC sono esempi di processi che, una volta attivati, potrebbero amplificare ulteriormente il riscaldamento per retroazioni interne al sistema climatico. Questi meccanismi non solo alzerebbero le temperature, ma trasformerebbero anche l’ambiente globale in modi potenzialmente irreversibili, con impatti diretti su agricoltura, abitabilità delle coste, biodiversità e stabilità economica.
La comunità scientifica sottolinea che, pur essendo difficile prevedere esattamente quando questi punti critici potrebbero essere superati, l’evidenza attuale indica che alcuni meccanismi di retroazione sono già attivi o vicini alla soglia. Per questo motivo, gli scienziati insistono sulla necessità di tagli drastici e immediati alle emissioni di gas serra, insieme a politiche che rafforzino la resilienza degli ecosistemi e delle comunità vulnerabili, oltre a sistemi di monitoraggio avanzati dei tipping points. The Guardian
11 febbraio
1. Incendi devastano foreste millenarie in Patagonia per il clima estremo
Le devastanti ondate di incendi boschivi in Patagonia, in Cile e Argentina, sono state amplificate dal riscaldamento globale nelle condizioni calde e aride di gennaio, con temperature oltre i 37 °C e venti forti. Le fiamme hanno ucciso almeno 23 persone, distrutto oltre 1.000 case e costretto 52.000 persone ad evacuare, minacciando anche alberi di oltre 3.000 anni. Analisi scientifiche indicano che il riscaldamento antropogenico ha reso tali condizioni almeno tre volte più probabili e più estreme. The Guardian
2. Il ritiro dei ghiacci in Groenlandia apre rotte marittime e tensioni geopolitiche
I dati di gennaio 2026 mostrano che il ghiaccio marino artico, specialmente attorno alla Groenlandia, ha raggiunto livelli tra i più bassi degli ultimi decenni, con temperature fino a 15°C sopra la media in alcune aree. La diminuzione del ghiaccio sta aprendo nuove rotte marittime e facilitando l’accesso a minerali critici, attirando l’attenzione di potenze mondiali e sollevando questioni geopolitiche e di sicurezza oltre a quelle climatiche. Financial Times
3. Islanda definisce il possibile collasso della corrente atlantica un rischio per la sicurezza nazionale
Il governo islandese ha catalogato il potenziale collasso dell’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC) come un rischio di sicurezza nazionale. Secondo report scientifici, il rallentamento o l’arresto di questa corrente – un elemento chiave per il clima europeo – potrebbe portare a condizioni estremamente fredde in Islanda, alterare ecosistemi marini e infrastrutture socio-economiche. Governo e scienziati sottolineano la necessità di strategie adattative e cooperazione internazionale per affrontare questo scenario climatico non lineare. The Washington Post
10 febbraio
1. Negli Stati Uniti l’amministrazione Trump pronta a cancellare una pietra miliare delle norme climatiche
Secondo Reuters, l’amministrazione statunitense si appresta a revocare la “endangerment finding”, la storica determinazione dell’EPA del 2009 che costituisce la base legale per la regolamentazione delle emissioni di gas serra negli USA. Questa mossa rappresenterebbe uno dei più vasti attacchi alle leggi climatiche federali degli ultimi anni, smantellando un perno normativo fondamentale per misure di controllo dell’inquinamento climatico. Reuters
2. I Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina evidenziano l’impatto del riscaldamento
Un reportage dell’Associated Press mette in evidenza come le temperature insolitamente alte stiano mettendo sotto pressione le condizioni di neve nei siti delle Olimpiadi Invernali in Italia, con i comitati organizzativi costretti ad adattarsi a temperature oltre la norma per febbraio nelle Dolomiti. Gli esperti segnalano che tali condizioni, ora tre volte più probabili a causa del riscaldamento globale, rappresentano una sfida crescente per gli sport invernali. AP news
3. Taglio del team climatico al Washington Post sotto la proprietà di Jeff Bezos
The Washington Post ha drasticamente ridotto la propria copertura della crisi climatica nell’ambito di un ampio piano di ristrutturazione avviato sotto la proprietà di Jeff Bezos. Nei primi mesi del 2026 il quotidiano ha licenziato decine di giornalisti, colpendo in modo particolare il team clima, che negli anni precedenti era diventato uno dei più solidi e riconosciuti negli Stati Uniti, anche grazie a inchieste premiate e a un forte investimento su dati, visual journalism e reportage. La riduzione riguarda reporter, editor e figure specializzate, ridimensionando una redazione che aveva contribuito a portare il cambiamento climatico al centro del dibattito pubblico. I tagli rientrano in una più ampia contrazione del personale, quasi il 30% della forza lavoro, giustificata dall’azienda con difficoltà economiche e calo degli abbonamenti. Per osservatori e critici dei media, la scelta segnala un trend preoccupante: mentre l’emergenza climatica si aggrava, alcuni grandi giornali internazionali riducono proprio le competenze necessarie a raccontarla in modo strutturale, indipendente e continuativo, con possibili effetti sulla qualità dell’informazione e sulla consapevolezza pubblica. Climate Colored Goggles
9 febbraio
1. Nel Regno Unito le prime “climate evacuees” possono voltare pagina dopo anni di alluvioni
Nel sud del Galles, la comunità di Clydach Terrace – ripetutamente devastata da inondazioni legate al clima – ha avviato un programma di “managed retreat”, con il consiglio locale che ha deciso di acquistare e demolire case ormai troppo a rischio. Questa scelta apre la strada alla prima generazione di residenti britannici ufficialmente evacuati per effetti climatici, sottolineando l’impatto umano e sociale dell’innalzamento del livello dei mari e degli eventi estremi sempre più frequenti. The Guardian
2. La strategia di Pechino sulla gestione delle batterie EV punta a rafforzare la sostenibilità
In una mossa che riflette il crescente impegno verso una transizione energetica più circolare, la Cina ha pubblicato un documento di policy per obbligare le industrie automobilistiche e produttrici di batterie elettriche a garantire il riciclo completo dei materiali al termine del ciclo di vita. Questo piano mira a ridurre la dipendenza dalle importazioni di minerali critici e a limitare gli impatti ambientali di un mercato EV in forte espansione, una questione chiave nella mitigazione delle emissioni globali legate ai trasporti. Climate Home News
3. L’Oceano Artico continua a surriscaldarsi: record di calore in Groenlandia
I dati preliminari del mese di gennaio rivelano che Nuuk, in Groenlandia, ha registrato il gennaio più caldo di sempre, con temperature medie molto al di sopra delle storiche. Questo riscaldamento straordinario contribuisce alla riduzione della copertura di ghiaccio marino e altera gli ecosistemi locali, con potenziali effetti anche su pesca, trasporti e infrastrutture nelle regioni artiche. Reuters
8 febbraio
1. Il rischio El Niño potrebbe spingere le temperature globali a record nel 2027
Scienziati del clima avvertono che c’è una probabilità crescente di un evento El Niño nel 2026, che potrebbe spingere le temperature medie globali a nuovi massimi storici nel 2027. Le agenzie meteorologiche come la NOAA e il Bureau of Meteorology australiano riferiscono di segnali precoci di un cambiamento nel Pacifico, con acqua più calda che alimenta questo fenomeno climatico naturale. Anche se la formazione di El Niño non è ancora certa, gli esperti sottolineano che il riscaldamento globale dovuto alle emissioni di gas serra potrebbe amplificarne gli effetti, rendendo gli anni a venire ancora più caldi. The Guardian
2. La tempesta “Leonardo” devasta Spagna e Portogallo con piogge torrenziali e alluvioni
La Penisola Iberica continua a essere colpita da eventi estremi: Storm Leonardo ha scaricato piogge intense su vaste aree di Spagna e Portogallo, causando evacuazioni di massa, frane e vaste inondazioni. Migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case mentre il livello dei fiumi superava le soglie di guardia. Le autorità mettono in relazione questi eventi con un’atmosfera più calda e umida, che trattiene più energia e porta a fenomeni meteorologici più violenti e frequenti. Reuters
3. I modelli climatici potrebbero sottostimare il ruolo chiave dei plankton oceanici
Una ricerca scientifica pubblicata oggi evidenzia che i modelli climatici globali stanno trascurando l’importante ruolo dei plankton marini che costituiscono gusci di carbonato di calcio e contribuiscono a sequestrare carbonio nell’oceano profondo. Secondo gli scienziati, questa lacuna potrebbe portare a previsioni meno accurate sugli impatti climatici futuri, sottolineando l’importanza di includere processi biologici oceanici nei modelli di previsione. ScienceDaily
7 febbraio
1. Il piano di trivellazioni nell’Artico degli Stati Uniti scatena critiche ambientali
Il governo statunitense ha avviato valutazioni per aprire alla perforazione 1,5 milioni di acri nel rifugio faunistico artico dell’Alaska, una delle ultime aree selvagge rimaste in Nordamerica, creando forte opposizione di ambientalisti, scienziati e comunità indigene. Critici avvertono che l’espansione dell’estrazione di petrolio e gas accelererebbe l’innalzamento delle temperature nell’Artico, già quattro volte superiore alla media globale, compromettendo habitat chiave e accelerando la perdita di ghiaccio marino con effetti globali sul clima. The Guardian
2. La revisione del mercato del carbonio europeo entra nel dibattito politico
La Commissione europea starebbe valutando opzioni per sostenere l’industria nell’ambito di una revisione profonda del sistema di scambio di quote di emissione (ETS), la principale politica climatica dell’UE per ridurre le emissioni di CO₂. I negoziati riguardano soprattutto la gestione delle quote gratuite per evitare “fuga di carbonio” verso paesi con standard meno stringenti. Il risultato della revisione potrebbe avere impatti significativi sulla capacità dell’Europa di rispettare gli obiettivi climatici. Reuters
3. Cresce la pressione legale dei giovani in Svezia per l’azione climatica
Un gruppo di giovani attivisti ha avviato una causa legale contro il governo svedese, sostenendo che gli attuali obiettivi climatici non rispettano gli obblighi legali e costituzionali di protezione del clima. Azioni giudiziarie come questa stanno emergendo in diverse giurisdizioni come strumenti per spingere i governi ad aumentare l’ambizione delle loro politiche contro il riscaldamento globale. Earth.org
6 febbraio
1. Proteste climatiche accompagnano l’arrivo della torcia olimpica a Milano
L’arrivo della fiaccola dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 è stato segnato da una protesta di Greenpeace contro la sponsorizzazione della manifestazione da parte della grande compagnia fossile Eni. L’installazione artistica presentata al Duomo di Milano raffigurava i cinque cerchi olimpici “gocciolanti petrolio”, un messaggio forte sulle contraddizioni tra grandi eventi sportivi e dipendenza dai combustibili fossili. Reuters
2. Atleti olimpici assumono un ruolo attivo nella lotta climatica ai Giochi in Italia
Con l’avvio delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, numerosi atleti di diverse nazionalità stanno scegliendo di usare la loro visibilità per promuovere azioni concrete contro la crisi climatica. Alcuni partecipanti hanno lanciato iniziative per la mobilità sostenibile, refrigerazione pulita e accesso all’acqua pulita, sottolineando come lo sport e la sostenibilità siano interconnessi nel contesto di un pianeta che si riscalda. Queste azioni segnano una tendenza crescente tra gli atleti a fare advocacy oltre la competizione. Time
3. Il Canada abbandona le politiche legate alle vendite dei veicoli elettrici
Il governo canadese ha annunciato l’eliminazione del mandato nazionale per le vendite di veicoli elettrici, una misura di politica climatica considerata fondamentale per ridurre le emissioni del settore trasporti. La decisione segna un arretramento nelle politiche climatiche in un momento in cui molti paesi cercano di accelerare la transizione verso veicoli a basse emissioni per mitigare il riscaldamento globale. Reuters
5 febbraio
1. Il Comitato Olimpico valuta di spostare le Olimpiadi invernali a gennaio
L’International Olympic Committee (IOC) sta considerando di anticipare le future edizioni dei Giochi invernali da febbraio a gennaio per garantire condizioni di neve più affidabili, in risposta all’aumento delle temperature globali e alla diminuzione delle nevicate naturali. Una recente analisi suggerisce che entro il 2040 soltanto una decina di Paesi potrebbero offrire condizioni climatiche adeguate per gli sport sulla neve, spingendo gli organizzatori a ripensare il calendario dell’evento. Reuters
2. La scelta di Trump alla presidenza della Fed potrebbe portare a un cambiamento sulla crisi climatica
Negli Usa si sta parlando di Kevin Warsh a guida della Fed. Con Warsh risuta più che probabile un cambio di passo della banca centrale americana in merito al cambiamento climatico. Lo scorso anno Warsh ha infatti affermato che la banca dovrebbe evitare di affrontare una questione ‘politicamente carica’ come quella del cambiamento climatico. Tenendo così il tema fuori dalle attività della Fed. Semafor
3. Alluvioni in Mozambico sotto i riflettori di Al Jazeera
Il sito di Al Jazeera dedica ampio spazio agli effetti delle piogge torrenziali e delle alluvioni in Mozambico, dove centinaia di migliaia di persone sono state colpite e molte comunità restano isolate. Il reportage mette in rilievo come questi eventi estremi, sempre più frequenti, siano ormai collegati alla crisi climatica globale e richiedano risposte di emergenza e di adattamento a lungo termine. Al Jazeera
4 febbraio
1. Proposta ONU su tassa globale alle compagnie fossili per danni climatici
The Guardian segnala che in sede ONU, negoziati sulla Cooperazione Internazionale in materia fiscale stanno esplorando regimi che obbligherebbero le grandi compagnie di combustibili fossili a contribuire ai costi dei danni climatici causati dalle loro emissioni. La proposta include possibili imposte sui profitti delle imprese e un’imposta globale sulla ricchezza per finanziare l’adattamento nei paesi vulnerabili. Sostenitori evidenziano come la tassazione dei “produttori di danni” sia sempre più vista come strumento per la giustizia climatica e per mobilitare risorse a fronte di eventi come uragani devastanti che possono decimare economie nazionali. The Guardian
2. UE sotto accusa: la diversificazione delle materie prime critiche non decolla
Gli sforzi dell’Unione europea per diversificare le importazioni di materiali critici – come litio e terre rare necessari alla transizione energetica – non hanno ancora prodotto risultati significativi. Questa dipendenza da pochi partner commerciali espone l’UE non solo a rischi economici, ma anche a vulnerabilità nell’adattamento e mitigazione climatica, ostacolando la scalabilità delle tecnologie pulite su cui si fonda la decarbonizzazione dell’economia. Reuters
3. Discussione sul principio “chi inquina paga” avanza anche in Australia
In Australia economisti e istituzioni stanno spingendo per l’introduzione di una tassa secondo il principio “polluter pays”, che aumenterebbe significativamente l’imposizione fiscale sulle compagnie di combustibili fossili e introdurrebbe compensazioni per famiglie e piccole imprese colpite dall’aumento dei costi energetici. La proposta, con ampio sostegno popolare secondo sondaggi, mira a combinare politiche di mitigazione climatica con equità sociale, trasferendo parte dei profitti delle aziende fossili a fondi per resilienza e transizione giusta. The Guardian
3 febbraio
1. Corte federale Usa blocca un panel climatico segreto dell’amministrazione Trump
Una decisione giudiziaria negli Stati Uniti ha stabilito che un gruppo consultivo sul clima istituito dal Dipartimento dell’Energia era illegale perché non rispettava le norme di trasparenza e consultazione pubblica. Il panel, che aveva prodotto rapporti tesi a sminuire i rischi climatici, era intento a influenzare la revisione delle regolamentazioni sulle emissioni. La sentenza rappresenta un punto di svolta sulla legittimità o meno dei gruppi non pubblici coinvolti nella definizione di politiche ambientali in una fase in cui Washington sta riducendo la portata delle protezioni climatiche federali. Carbon Brief
2. Una donna kenyota abbraccia un albero per tre giorni e accende un movimento per il clima
In Kenya, la protesta non violenta di una donna che ha abbracciato un albero per tre giorni ha catalizzato l’attenzione su degrado ambientale e cambiamento climatico, ispirando una mobilitazione popolare per la tutela degli alberi e delle foreste. L’azione è diventata simbolo della resistenza civile di fronte a deforestazione e perdita di habitat. Mongabay
3. Summit su acqua, sicurezza alimentare e clima in Kazakhstan
Un forum internazionale online ha messo in luce come la scarsità idrica in Kazakhstan, intensificata dal cambiamento climatico, rischi di compromettere la produzione agricola e l’approvvigionamento alimentare. Esperti e funzionari hanno discusso l’urgenza di politiche idriche efficaci per mitigare impatti climatici e stabilizzare i prezzi alimentari in un contesto di inflazione in aumento. Astana Times
2 febbraio
1. Le Olimpiadi invernali rischiano di essere compromesse dal riscaldamento globale
Il cambiamento climatico minaccia la sopravvivenza degli sport invernali. Nonostante gli sforzi tecnologici per la produzione di neve artificiale, lo studio dell’International Olympic Committee segnala che molte località olimpiche tradizionali diventeranno inospitali per gli sport invernali entro i prossimi decenni, se le emissioni globali non saranno drasticamente ridotte. In un futuro ad alte emissioni, il 56% dei 93 potenziali siti ospitanti le Olimpiadi invernali potrebbe essere a rischio, quota che sale al 71% entro il 2080. Time
2. Nuovo sistema IA per prevedere eventi meteorologici estremi sviluppato a Hong Kong
Un team di ricercatori ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale in grado di prevedere temporali e precipitazioni intense con maggiore precisione (fino a quattro ore in anticipo rispetto ai sistemi attuali), un passo importante per prepararsi a fenomeni estremi legati alla crisi climatica. Reuters
3. Il sondaggio in Australia rivela il peso dello stress climatico tra i proprietari di casa
Un sondaggio nazionale commissionato dal Climate Council mostra che la maggior parte dei proprietari di case australiani è preoccupata che le condizioni meteorologiche estreme stiano creando costi assicurativi insostenibili e molti stanno pensando di rinunciare alla copertura. Un sondaggio YouGov condotto su oltre 1500 australiani ha rilevato che il 54% delle persone con un’assicurazione sulla casa e/o sul suo contenuto teme che eventi meteorologici estremi (come incendi boschivi, inondazioni o tempeste) possano rendere l’assicurazione sulla casa inaccessibile o non disponibile nella zona in cui vivono. Quasi la metà (46%) ha già subito un aumento dei premi. Climate Council
1 febbraio
1. Sistema alimentare globale spinto al limite dalla crisi climatica
Un’analisi mostra che i cambiamenti climatici stanno destabilizzando l’intero sistema alimentare mondiale, con inondazioni, siccità e tempeste che causano perdite di raccolti, interruzioni nei trasporti fluviali e volatilità dei mercati delle commodity. Il rapporto indica che le coltivazioni essenziali sono a rischio di estinzione locale in alcune aree e che la crescente variabilità climatica rende più difficile pianificare la produzione e la distribuzione alimentare. FoodNavigator.com
2. Doomsday Clock resta vicino a mezzanotte, clima tra i fattori chiave
La dichiarazione 2026 del Bulletin of the Atomic Scientists mantiene il simbolico Orologio dell’Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte, citando tra le principali cause i rischi legati alla crisi climatica insieme a tensioni geopolitiche e tecnologie emergenti. Il rapporto segnala che il clima continua a contribuire a ondate di caldo, siccità e alluvioni in molte regioni, e che l’aumento medio del livello del mare ha raggiunto livelli record. BulletinoftheAtomicScientists
3. Esperti parlano di “ingiustizia climatica” per le comunità colpite dalle alluvioni africane
Le recenti inondazioni in Africa australe illustrano una profonda ingiustizia climatica, poiché le comunità più vulnerabili – che contribuiscono poco alle emissioni globali – subiscono le conseguenze più gravi di eventi estremi intensificati dal riscaldamento globale. Scienziati e operatori umanitari chiedono maggiore adattamento, investimenti in infrastrutture resilienti e ricerca locale per modelli climatici più accurati. Climatechangenews.com
31 gennaio
1. Trump elimina norme ambientali, esperti avvertono peggioramento dell’aria e dell’acqua
Il Guardian segnala che le recenti revoche di regolamenti EPA da parte dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti potrebbero danneggiare qualità dell’aria e dell’acqua e aggravare il riscaldamento globale, con esperti che parlano di una “guerra su tutti i fronti” contro le protezioni ambientali. Le modifiche includono l’allentamento dei controlli sulle emissioni industriali. The Guardian
2. L’innalzamento del livello del mare accelera in Africa
Una ricerca pubblicata su Mongabay indica che il livello del mare si sta innalzando più rapidamente lungo le coste africane, con conseguenze crescenti per città costiere, popolazioni vulnerabili e infrastrutture. Gli scienziati collegano l’accelerazione allo scioglimento delle calotte polari e all’espansione termica degli oceani causata dal riscaldamento globale. Mongabay
3. Novità sulle climate litigations
Aggiornamenti sulle cause legali in materia climatica mostrano uno scenario dinamico in cui i tribunali e gli avvocati stanno sempre più esaminando responsabilità di governi e imprese rispetto alla crisi climatica. Questi sviluppi, sintetizzati dal Columbia Climate Law Center, riflettono un aumento delle controversie legate alla mancata azione su rischi climatici, mitigazione e adattamento nazionale. Columbia Law School
30 gennaio
1. Studio: cambiamento climatico e La Niña dietro alle alluvioni in Africa
Una nuova analisi di World Weather Attribution evidenzia che le devastanti inondazioni che hanno colpito Mozambico, Sudafrica, Zimbabwe ed Eswatini – con oltre 200 morti e centinaia di migliaia di persone colpite – sono state alimentate da una combinazione tra il fenomeno La Niña e l’aumento di umidità nell’atmosfera dovuto al riscaldamento globale. La pioggia intensa si spiega in parte con condizioni climatiche rese più estreme dalle emissioni antropiche di gas serra. Reuters
2. Educazione climatica nelle scuole del Pacifico diventa questione di sopravvivenza
In molte isole del Pacific, le condizioni estreme hanno reso l’educazione alla crisi climatica parte integrante dei programmi scolastici: insegnanti e autorità locali sostengono che capire come adattarsi agli impatti è ormai una questione di vita quotidiana, viste le frequenti ondate di calore, l’innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici sempre più distruttivi. Island Business
3. Record di caldo estremo e stress energetico in gran parte dell’Australia
L’ondata di calore che ha colpito New South Wales, Queensland e Victoria ha portato temperature fino a quasi 50°C, con numerosi record infranti, interruzioni di energia elettrica e maggiori rischi sanitari per le popolazioni locali. Scienziati collegano questi picchi al cambiamento climatico, che amplifica intensità e frequenza delle heatwaves. The Guardian
29 gennaio
1. Il tribunale olandese ordina obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni a tutela di Bonaire
Un giudice de L’Aja ha stabilito che il governo dei Paesi Bassi deve adottare piani vincolanti per ridurre le emissioni di gas serra e proteggere l’isola caraibica di Bonaire dagli impatti climatici, criticando l’assenza di misure adeguate per affrontare la vulnerabilità dell’isola a innalzamento del livello del mare e eventi estremi. Il verdetto, che poggia anche su norme europee sui diritti umani, è stato accolto da attivisti come un importante precedente per la giustizia climatica. Reuters
2. Studio internazionale prevede raddoppio delle persone esposte a caldo estremo entro il 2050
Una recente analisi pubblicata su The Guardian evidenzia che, se il riscaldamento globale raggiungerà +2 °C entro il 2050, il numero di persone che vivono sotto condizioni di calore estremo potrebbe passare da 1,5 miliardi a quasi 3,8 miliardi, con impatti profondi su salute pubblica, produttività e vulnerabilità sociale in molte regioni del mondo. The Guardian
3. Record di giorni caldi in Cina nel 2025 segnala intensificazione del riscaldamento
L’amministrazione meteorologica della Cina ha riferito che la temperatura media nazionale nel 2025 ha raggiunto 10,9°C, il livello più alto mai registrato per il secondo anno consecutivo, con il maggior numero di giorni ad alta temperatura nella storia del Paese. Questo trend termico estremo è un chiaro indicatore dell’accelerazione del riscaldamento globale e dei rischi legati a ondate di calore e stress idrico per vaste aree della popolazione cinese. Reuters
28 gennaio
1. Per la prima volta le vendite di auto elettriche superano quelle a benzina nell’UE
Le vendite di auto completamente elettriche hanno superato per la prima volta a dicembre quelle dei veicoli a benzina nell’Unione Europea, secondo i dati pubblicati martedì dal gruppo automobilistico ACEA, nonostante le auto ibride abbiano mantenuto la quota di mercato complessiva maggiore. I dati sottolineano come il blocco si stia lentamente orientando verso veicoli elettrici e ibridi, nonostante i responsabili politici abbiano proposto di allentare le normative sulle emissioni, il che dovrebbe consentire ai veicoli con motori a combustione di rimanere in circolazione più a lungo. I veicoli completamente elettrici rappresentavano il 22,6% delle auto immatricolate nell’UE il mese scorso, superando le auto a benzina con il 22,5%. Gli ibridi benzina-elettrici, compresi gli ibridi plug-in che possono percorrere distanze limitate solo con l’alimentazione a batteria, erano il gruppo principale con il 44%. Reuters
2. Cresce il rischio di frane in Nuova Zelanda mentre la crisi climatica intensifica le tempeste
Gli esperti avvertono che la Nuova Zelanda potrebbe affrontare un aumento dei rischi di frane mortali dopo un gennaio segnato da piogge intense e sistemi temporaleschi che hanno già causato eventi devastanti sull’Isola del Nord. Il legame con il riscaldamento globale è sempre più evidente: l’atmosfera più calda trattiene più umidità, alimentando eventi estremi che mettono a rischio comunità e infrastrutture. The Guardian
3. Critiche internazionali alle politiche climatiche dell’Australia
A fronte della grave ondata di calore, un’analisi internazionale rimarca l’incoerenza delle politiche climatiche australiane, che continuano a sostenere l’espansione di fossili mentre gli eventi estremi aumentano. Secondo il Guardian, questi contrasti indicano un ritardo nell’adeguare la strategia nazionale alle esigenze di adattamento e mitigazione climatica. The Guardian
27 gennaio
1. L’India interrompe gli obiettivi annuali per le gare di energia pulita
Il governo indiano ha annunciato che non fisserà più obiettivi annuali per le aste di energie rinnovabili, dopo aver mancato il target lo scorso anno e accumulato un consistente arretrato di progetti senza acquirenti. La decisione riflette sfide strutturali nella transizione energetica, tra infrastrutture di trasmissione insufficienti e domanda di energia intermittente, mettendo a rischio la crescita delle energie pulite in uno dei Paesi chiave per le emissioni globali. Reuters
2. Indonesia: la crescita delle centrali elettriche industriali frena la decarbonizzazione
Un rapporto di ricercatori diffuso oggi evidenzia che il rapido aumento di centrali a carbone costruite da industrie per uso proprio in Indonesia sta minando gli sforzi di decarbonizzazione del settore energetico. Queste strutture, in gran parte off-grid, sono in aumento soprattutto grazie alla crescita dell’industria del nichel e complicano gli obiettivi climatici nazionali, evidenziando come non solo grandi utility ma anche impianti privati influenzino le emissioni. Reuters
3. Allarme biodiversità: UK governo accusato di ritardi negli investimenti chiave
Un editoriale sul The Guardian solleva critiche verso il governo britannico per la sua risposta lenta alla perdita di biodiversità e al rischio di collasso degli ecosistemi globe-wide. Secondo esperti citati nell’articolo, politiche insufficienti su conservazione forestale, investimenti internazionali e regolamentazione delle importazioni legate alla deforestazione aumentano i rischi di inondazioni, siccità e incendi, già in aumento a causa del cambiamento climatico. The Guardian
26 gennaio
1. Trattato sull’alto Mare delle Nazioni Unite entra in vigore
Il Trattato sull’Alto Mare (High Seas Treaty) – il primo accordo internazionale vincolante per proteggere e conservare la biodiversità marina in acque internazionali – è entrato in vigore. La misura è vista come un passo fondamentale per raggiungere l’obiettivo di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, cruciale per la salute dei sistemi climatici globali. Earth.org
2. Thailandia libera squali leopardo in un’iniziativa di conservazione marina
In una mossa volta a ripristinare popolazioni in pericolo, le autorità thailandesi hanno rilasciato giovani squali leopardo nelle acque intorno a Phuket come parte di uno sforzo più ampio per proteggere specie marine vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici sugli habitat oceanici. La misura rientra negli sforzi di conservazione per mitigare la perdita di biodiversità in ecosistemi cruciali. Reuters
3. Nuovo patto per l’eolico offshore da 100 GW in Europa
Regno Unito, Germania, Danimarca e altri paesi europei hanno annunciato ad Amburgo un patto per sviluppare 100 GW di energia eolica offshore congiunta, un impegno significativo verso l’espansione delle rinnovabili e la riduzione delle emissioni di gas serra nel continente. La cooperazione rafforza la transizione energetica in piena crisi climatica. Reuters
25 gennaio
1. Tempesta eccezionale negli Stati Uniti e crisi climatica
Una tempesta invernale eccezionale ha colpito gran parte degli Stati Uniti, causando più di 230.000 interruzioni di corrente e migliaia di cancellazioni di voli, con neve, gelo e piogge ghiacciate che hanno paralizzato vaste aree del paese. Meteorologi e ricercatori osservano che le perturbazioni nell’alta atmosfera e nel vortice polare potrebbero essere correlate all’aumento delle temperature, un effetto atteso del cambiamento climatico che porta a eventi meteo estremi più intensi e irregolari. Reuters
2. Gli oceani assorbono calore record, amplificando la crisi climatica
Secondo uno studio citato da Live Science, gli oceani nel 2025 hanno assorbito una quantità di calore senza precedenti, pari a un’energia equivalente a decine di bombe di Hiroshima “esplose ogni secondo”. Questo fenomeno contribuisce all’innalzamento delle temperature marine, all’intensificazione delle tempeste e alle anomalie climatiche globali, confermando che il sistema climatico terrestre continua a surriscaldarsi. Live Science
3. Rapporto ONU su finanza climatica: investimenti distruttivi superano quelli protettivi
Il rapporto “State of Finance for Nature 2026” dell’UNEP fotografa uno squilibrio strutturale nei flussi finanziari globali: per ogni dollaro investito nella protezione e nel ripristino degli ecosistemi, circa 30 dollari continuano a sostenere attività che danneggiano clima e natura. Secondo le Nazioni Unite, i capitali con impatti negativi hanno raggiunto oltre 7.000 miliardi di dollari l’anno, tra investimenti privati in settori ad alta intensità di emissioni e sussidi pubblici a combustibili fossili, agricoltura industriale, trasporti e infrastrutture. Al contrario, gli investimenti in soluzioni basate sulla natura si fermano a poco più di 200 miliardi di dollari, in gran parte di origine pubblica. Questo squilibrio, avverte il rapporto, mina alla base la lotta alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità, considerando che almeno metà dell’economia globale dipende direttamente dai servizi ecosistemici. Per restare in linea con gli obiettivi climatici e ambientali internazionali, l’ONU stima che gli investimenti “positivi” dovrebbero più che raddoppiare entro il 2030, accompagnati da una progressiva eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi e da una riforma profonda della finanza globale. The Climate Watch
24 gennaio
1. L’ondata di calore agli Australian Open e la crisi climatica globale
Le temperature estremamente elevate durante il torneo di tennis hanno costretto gli organizzatori ad attivare il protocollo per il caldo estremo, sospendendo le partite sui campi all’aperto e chiudendo i tetti degli stadi principali per proteggere giocatori e spettatori dal forte stress termico. Gli organizzatori hanno anticipato gli orari di gioco per evitare il picco di calore, mentre Melbourne si avvicinava ai 40 °C nel pomeriggio, un segnale della frequenza sempre maggiore di ondate di caldo intense collegato ai cambiamenti climatici. AP News
2. Molti disastri climatici dell’Amazzonia non sono registrati nei dati ufficiali
Una nuova analisi rivela che più di 12.500 eventi climatici estremi nel bacino amazzonico tra il 2013 e il 2023 non risultano nei principali database ufficiali, suggerendo che la portata reale delle emergenze legate al cambiamento climatico è molto sottostimata. Questi eventi comprendono alluvioni, siccità e incendi che compromettono ecosistemi vitali per il clima globale. Mongabay
3. Nuovo modello MIT: riscaldamento pericoloso nonostante boom delle rinnovabili
Un rapporto del MIT Global Change Outlook segnala che, nonostante la crescita delle energie rinnovabili, le politiche climatiche attuali non sono sufficienti per evitare un riscaldamento significativo nei prossimi decenni. Secondo gli scienziati, le emissioni continuano a spingere temperature globali verso scenari pericolosi se non vengono rafforzate drasticamente le misure di mitigazione. Boston Globe
23 gennaio
1. La deforestazione in Brasile sta influenzando il clima locale e i raccolti
Un’inchiesta di Reuters segnala che la deforestazione nelle regioni produttrici di caffè in Brasile sta riducendo le precipitazioni e degradando la salute del suolo, con impatti diretti sulla produttività agricola e sulla resilienza climatica delle comunità rurali. Questo fenomeno mostra come perdite di foresta e cambiamenti del ciclo dell’acqua stiano incidendo sia sull’economia sia sulla stabilità climatica locale. Reuters
2. La crisi climatica potrebbe esporre oltre 1 miliardo di persone a crisi alimentari
Secondo uno studio del Joint Research Centre dell’Unione Europea pubblicato il 22 gennaio, i cambiamenti climatici potrebbero mettere a rischio oltre 1,1 miliardi di persone in situazioni di crisi alimentare entro il 2100, a seconda dei futuri scenari socio-economici e delle politiche climatiche adottate. Ciò evidenzia come l’adattamento e la mitigazione restino urgenti per evitare impatti drammatici su sicurezza alimentare e stabilità sociale. Joint Research Centre
3. La grande ondata di calore australiana è più probabile a causa del riscaldamento globale
Una analisi internazionale del gruppo World Weather Attribution indica che l’intensa ondata di calore che ha investito il sud-est dell’Australia nei primi giorni di gennaio è stata resa almeno cinque volte più probabile dal cambiamento climatico causato dall’uomo. Questo fenomeno, una volta molto raro, sta diventando più frequente con l’aumento delle temperature globali, aumentando anche il rischio di incendi boschivi e stress termico per persone e ecosistemi. ABC
22 gennaio
1. Metà delle principali città del mondo sotto forte stress idrico
Un’analisi internazionale rivela che circa la metà delle 100 maggiori città globali vive in condizioni di “alto stress idrico”, con metropoli come Pechino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e Delhi che affrontano una domanda d’acqua prossima o superiore alla capacità di rifornimento naturale. La crisi idrica è attribuita alla cattiva gestione delle risorse e alla crisi climatica che altera i cicli delle piogge e accelera l’evaporazione delle falde acquifere. Il rapporto, basato su dati satellitari e analisi universitarie, avverte che oltre 1,1 miliardi di persone vivono in aree soggette a siccità permanente o crescente, e che solo politiche di gestione dell’acqua più efficaci possono invertire questo trend. The Guardian
2. L’energia rinnovabile supera i combustibili fossili nella produzione elettrica dell’UE
Per la prima volta nel 2025 eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili nell’Unione europea, raggiungendo circa il 30% della quota di generazione elettrica contro il 29% fornita dalle centrali elettriche alimentate soprattutto a carbone e gas. I dati, da poco pubblicati dal think tank energetico Ember, segnano un passaggio storico nel mix energetico europeo e rappresentano un passo importante verso la riduzione delle emissioni di gas serra. Reuters
3. Allerta incendi e record di calore nello Stato di Victoria (Australia)
Le previsioni meteorologiche segnalano una ondata di calore eccezionale nel sud-est dell’Australia, con parti del Victoria e del New South Wales destinate a raggiungere temperature record fino a 48°C. Gli esperti parlano di “cupola di calore” che favorisce condizioni secche e aumenta il rischio di incendi boschivi, sottolineando il legame con l’aumento delle temperature globali. The Guardian
21 gennaio
1. Il mondo entra in un’era di “bancarotta idrica globale”, avvertono gli scienziati ONU
Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite segnala che molte delle principali risorse idriche del pianeta – fiumi, laghi, falde acquifere e ghiacciai – sono state sfruttate o degradate oltre il punto di recupero sostenibile, segnando l’inizio di un’era di “bancarotta idrica globale”. Circa il 75% della popolazione mondiale vive in regioni con insicurezza idrica, con 4 miliardi di persone che affrontano grave scarsità almeno un mese all’anno. Il cambiamento climatico aggrava la situazione con eventi estremi, fusione dei ghiacci e cicli estremi di wet-dry. La crisi dell’acqua, strettamente connessa alla crisi climatica, mette a rischio la sicurezza alimentare e la stabilità sociale di miliardi di persone. The Guardian
2. Le nuove linee guida alimentari negli USA potrebbero aumentare emissioni e deforestazione
Il Guardian segnala che le proposte di linee guida dietetiche negli Stati Uniti, più orientate a consumi elevati di carne e latticini, potrebbero richiedere decine di milioni di ettari di terreni agricoli in più ogni anno, con impatti significativi sulle emissioni di gas serra e sulla perdita di habitat naturali, complicando ulteriormente gli sforzi per contenere la crisi climatica. The Guardian
3. Intelligence britannica avverte: il collasso della biodiversità è una minaccia per la sicurezza nazionale
Un recente rapporto indica che la perdita accelerata di biodiversità potrebbe portare a insicurezza alimentare, scarsità d’acqua, migrazioni forzate e instabilità economica. Ecosistemi chiave come foreste pluviali, barriere coralline e mangrovie rischiano un degrado massiccio entro il 2030-2050, con ricadute dirette sui sistemi climatici. The Guardian
20 gennaio
1. I pinguini antartici anticipano la stagione riproduttiva a causa del riscaldamento
Una ricerca decennale pubblicata oggi rivela che diverse specie di pinguini in Antartide stanno iniziando la riproduzione fino a tre settimane prima rispetto al passato, in risposta al riscaldamento delle temperature e alla fusione dei ghiacci. Questo spostamento rischia di disallineare i cicli naturali fra schiusa dei pulcini e picco di disponibilità di cibo (krill), aggravando la pressione sulle specie più vulnerabili. The Guardian
2. Studio rivela l’impatto del caldo nei favelas di Rio de Janeiro
Un’indagine scientifica evidenzia come le ondate di calore intensificate dalla crisi climatica stiano aggravando le condizioni di vita nei quartieri poveri di Rio, dove infrastrutture insufficienti e materiali edilizi trattenenti il calore esacerbano i rischi per salute e sicurezza delle comunità locali. Reuters
3. In Mozambico migliaia costretti alla fuga per inondazioni
Il presidente del Mozambico ha cancellato un viaggio al Forum Economico Mondiale di Davos per concentrarsi sui soccorsi alle comunità colpite da inondazioni ricorrenti, eventi che esperti collegano all’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi legati alla crisi climatica. Il Paese sta affrontando pressioni crescenti su infrastrutture e servizi di emergenza. Reuters
19 gennaio
1. Stato di catastrofe in Cile per gli incendi boschivi
Nelle regioni meridionali di Ñuble e Biobío il governo cileno ha dichiarato lo stato di catastrofe dopo che incendi boschivi alimentati da ondate di calore estremo e venti forti hanno causato almeno 18 morti e forzato l’evacuazione di decine di migliaia di persone. I vigili del fuoco lottano contro 24 focolai attivi mentre le temperature, superiori a 38°C, complicano gli sforzi di contenimento. La situazione sta mettendo in evidenza gli impatti diretti della crisi climatica sulla frequenza e sulla violenza degli eventi estremi. Reuters
2. Rapporto indica il ruolo centrale delle compagnie di combustibili fossili
Un nuovo report pubblicato il 19 gennaio mette in luce come le aziende di combustibili fossili siano fra i principali motori della crisi climatica, con eventi estremi come ondate di calore, siccità e tempeste che nel 2025 hanno provocato perdite assicurative superiori a 120 miliardi di dollari. Il rapporto sottolinea come l’inazione climatica abbia intensificato tali impatti economici e sociali. Asia Insurance Review
3. Dibattito negli Stati Uniti sulla possibile soppressione del principale centro di ricerca climatica
Negli Stati Uniti si apre un fronte critico dopo l’intenzione dell’amministrazione di smantellare il National Center for Atmospheric Research (NCAR), una delle principali istituzioni scientifiche sul clima. Ricercatori e accademici avvertono che la decisione potrebbe indebolire la capacità del paese di comprendere e affrontare gli impatti climatici futuri. Yale Daily News
18 gennaio
1. Un trattato storico per la conservazione marina entra in vigore
Le organizzazioni dedicate alla conservazione marina sottolineano che il nuovo accordo sulle alte maree è un passo cruciale per proteggere gli oceani dalle minacce del cambiamento climatico, della pesca intensiva, dell’inquinamento e dell’estrazione mineraria profonda, aprendo la strada a zone di conservazione su oltre la metà della superficie oceanica globale, un elemento chiave per sostenere la resilienza climatica e la biodiversità marina. Mongabay
2. Nigeria punta su un fondo da 2 miliardi di dollari per accelerare la transizione energetica
Il presidente della Nigeria ha annunciato la creazione di un fondo climatico da 2 miliardi di dollari per finanziare infrastrutture resilienti e progetti di decarbonizzazione nel paese. Il piano, presentato durante la Abu Dhabi Sustainability Week, mira a sostenere la riduzione delle emissioni, la resilienza alle alluvioni e altri impatti climatici, oltre a mobilitare investimenti verdi per affrontare la crisi climatica. Reuters
3. eBay presenta il suo primo piano climatico con obiettivo di zero emissioni nette entro il 2045
La grande piattaforma di e-commerce eBay ha svelato il suo primo piano formale per affrontare la crisi climatica, con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2045. Il piano include misure per ridurre l’impronta della sua catena di approvvigionamento, aumentare l’efficienza energetica e integrare energie rinnovabili nelle operazioni globali. Reuters
17 gennaio
1. Entra in vigore il trattato globale per proteggere il 30% degli oceani entro il 2030
Un trattato delle Nazioni Unite volto a tutelare la biodiversità nelle acque internazionali — noto come Biodiversity Beyond National Jurisdiction (BBNJ) o High Seas Treaty — è entrato ufficialmente in vigore il 17 gennaio 2026 dopo oltre 15 anni di negoziati. Il quadro giuridico vincolante consentirà per la prima volta la creazione di aree marine protette nelle alte maree e richiederà valutazioni di impatto ambientale prima di consentire attività umane che potrebbero compromettere gli ecosistemi, un passo cruciale per la salute degli oceani e la lotta alla crisi climatica. Reuters
2. La Cina propone di ospitare il segretariato del nuovo trattato internazionale sulle alte maree
In un tentativo di rafforzare la sua influenza sulla governance ambientale globale, la Cina ha avanzato una proposta per ospitare il segretariato del nuovo trattato internazionale sull’alta marea, appena entrato in vigore. La mossa sottolinea il crescente ruolo geopolitico di Pechino nelle negoziazioni ambientali e nell’azione climatica multilaterale, in un periodo in cui le dinamiche globali su clima e biodiversità sono in rapido cambiamento. ABS CBN
3. Studio economico collegato al clima evidenzia impatti negativi sull’economia statunitense
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences mostra che il cambiamento climatico ha già ridotto i redditi medi negli Stati Uniti di oltre il 12% dal 2000. Lo studio attribuisce la perdita di produttività, i maggiori rischi sanitari e i cali produttivi nei settori agricolo e edilizio all’aumento delle temperature causato dalle emissioni generate dalle attività umane. Gli autori sottolineano che l’azione climatica non è solo una questione ambientale, ma centrale per la stabilità economica e il benessere delle famiglie. The Guardian
16 gennaio
1. EU e Regno Unito avviano negoziati per collegare i loro mercati del carbonio
L’Unione Europea e il Regno Unito si preparano ad avviare trattative per collegare i loro sistemi di scambio di quote di emissioni di CO₂, una mossa volta a potenziare la cooperazione climatica post-Brexit. Questo accordo potrebbe facilitare una maggiore coerenza nei prezzi del carbonio tra i due blocchi, incoraggiando riduzioni più efficaci delle emissioni nell’industria e nei trasporti, e aiutando le aziende britanniche ad adattarsi alle tariffe climatiche europee. Reuters
2. Aumentano le emissioni di gas serra negli Stati Uniti nel 2025
Secondo un report indipendente, le emissioni di gas serra negli Stati Uniti sono aumentate del 2,4% nel 2025, segnando il primo incremento in due anni. L’aumento è stato trainato principalmente dal settore energetico e dall’uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, riflettendo anche un ruolo crescente del carbone nella generazione di elettricità in risposta alla domanda energetica per data center e attività industriali. Questo trend indebolisce gli sforzi di decarbonizzazione e sottolinea le difficoltà politiche nel mantenere la traiettoria climatica desiderata. Reuters
3. Gli ecosistemi antartici mostrano “strani” animali legati ai cambiamenti climatici
Un servizio della britannica Sky News segue biologi della British Antarctic Survey mentre documentano specie animali singolari in Antartide, molte delle quali stanno modificando i loro comportamenti e distribuzioni in risposta al cambiamento climatico e alle alterazioni dell’ecosistema antartico. Il reportage evidenzia come il riscaldamento globale stia influenzando anche gli ambienti più remoti della Terra. Sky news
15 gennaio
1. WMO conferma che gli ultimi 11 anni sono i più caldi mai registrati
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha confermato che il 2025 figura tra i tre anni più caldi mai registrati, con gli 11 anni dal 2015 al 2025 classificati come i più caldi nella storia delle registrazioni. La temperatura media globale era di circa 1,44 °C più alta rispetto al periodo 1850-1900, e l’aumento continuo delle temperature ha alimentato ondate di calore, cicloni più potenti e innalzamento dei mari in molte regioni del mondo. WMO
2. The Lancet Planetary Health collega crisi climatica e resistenza farmacologica
Ricercatori della Duke Kunshan University e della Duke University sottolineano che il riscaldamento globale può aggravare la resistenza agli antibiotici, un problema sanitario già in crescita. Il lavoro evidenzia come l’aumento delle temperature, gli shock climatici e la diffusione di patogeni in nuovi ambienti possano accelerare l’evoluzione di microrganismi resistenti ai farmaci, creando un “doppio pericolo” per la salute pubblica globale legato alla crisi climatica e alle emergenze sanitarie. Duke University
3. Gruppo di investitori spinge BP e Shell a pianificare la riduzione della domanda di petrolio
Un gruppo di azionisti e attivisti climatici ha presentato risoluzioni congiunte contro i colossi petroliferi BP e Shell, chiedendo alle due società di chiarire come intendono creare valore in uno scenario globale in cui la domanda di petrolio e gas è destinata a diminuire. Questo tipo di pressione dal mondo finanziario riflette una tendenza più ampia fra grandi investitori a legare performance aziendali e transizione energetica, anche in settori tradizionalmente ad alta intensità di emissioni. Reuters
14 gennaio
1. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo della storia con oltre 1,5°C di riscaldamento
Secondo i dati Copernicus diffusi dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), il 2025 si è classificato come il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale soltanto 0,01°C al di sotto del record del 2023. Per la prima volta nella storia delle rilevazioni, la media delle temperature su tre anni consecutivi ha superato la soglia di +1,5°C rispetto all’era preindustriale, un limite che l’Accordo di Parigi miravano a non oltrepassare. Gli scienziati avvertono che questo superamento amplificherà gli impatti climatici estremi come ondate di calore, incendi e alluvioni su scala globale. Reuters
2. Il pianeta potrebbe superare stabilmente il limite di +1,5 °C prima del 2030
Basata sempre sui dati Copernicus, un’analisi del Financial Times indica che la soglia di +1,5°C di riscaldamento globale potrebbe essere superata in modo persistente già entro il 2030, ben prima di quanto previsto precedentemente. Gli scienziati avvertono che mantenere temperature stabili sopra questa soglia aumenterà il rischio di fenomeni climatici estremi irreversibili e metterà ulteriormente sotto stress ecosistemi e società umane. Financial Times
3. L’energia rinnovabile deve integrare variabilità climatica per restare affidabile
Un nuovo rapporto congiunto della World Meteorological Organization (WMO) e dell’International Renewable Energy Agency (IRENA) segnala che la variabilità climatica – come ondate di caldo, siccità e cambiamenti nei modelli di vento – sta influenzando la performance dei sistemi energetici rinnovabili. Le fluttuazioni nella disponibilità di sole, vento e acqua richiedono l’integrazione di dati climatici avanzati nella pianificazione energetica affinché le reti pulite siano resilienti agli impatti del cambiamento climatico. IRENA
13 gennaio
1. I danni assicurati da incendi, tempeste e alluvioni nel 2025 hanno raggiunto 108 miliardi di dollari
Secondo un rapporto pubblicato oggi dalla grande riassicuratrice Munich Re, le perdite assicurate derivanti da disastri naturali collegati al clima – come incendi boschivi, tempeste e alluvioni – hanno raggiunto circa 108 miliardi di dollari nel 2025. Anche se questa cifra è inferiore al record di 147 miliardi del 2024, resta ben al di sopra della media decennale di circa 60 miliardi, evidenziando come il riscaldamento globale stia rendendo i fenomeni estremi più frequenti e costosi per le economie globali. Gli incendi boschivi e le tempeste sono stati i principali contributori alle perdite assicurate nel corso dell’anno. Reuters
2. Proteste e tensioni per il ritiro degli Stati Uniti dal principale trattato climatico globale
La decisione del presidente degli Stati Uniti di ritirarsi dalla UNFCCC e da decine di organizzazioni ambientali e scientifiche ha suscitato reazioni aspre in tutto il mondo. Critici, tra cui il capo della UNFCCC e importanti esperti climatici, hanno definito la mossa una isolazione degli USA dai negoziati globali sul clima, sottolineando che tale passo potrebbe compromettere investimenti strategici e iniziative globali di energia pulita, esponendo il paese a rischi maggiori di fronte a eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. The Guardian
1. Esperto ONU: l’estinzione di specie accelera a causa del riscaldamento globale
La comunità scientifica internazionale sta suonando un campanello d’allarme sulle specie animali e vegetali minacciate di estinzione a causa del cambiamento climatico, secondo un articolo di Le Monde che analizza l’impatto della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dai principali organismi scientifici e ambientali internazionali. Il ritiro da enti come l’IPCC e la Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes) potrebbe compromettere la cooperazione sulla conservazione delle specie e ostacolare gli sforzi globali per preservare la biodiversità in un pianeta che si riscalda rapidamente. Le Monde
12 gennaio
1. Investimenti record in energia pulita: secondo le Nazioni Unite oltre 2,2 mila miliardi di dollari nel 2025
Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha dichiarato che gli investimenti globali in energia rinnovabile nel 2025 hanno raggiunto i 2,2 mila miliardi di dollari, cifra che riflette un’accelerazione significativa rispetto al passato. L’annuncio è stato fatto durante l’assemblea dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ad Abu Dhabi, evidenziando come la crescita degli investimenti sia fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra su larga scala. Antaranews
2. Cina annuncia la fine degli incentivi fiscali alle esportazioni di pannelli solari e batterie
Il governo cinese ha annunciato un importante cambiamento nelle politiche fiscali legate alle esportazioni di tecnologie per l’energia pulita, con l’obiettivo di eliminare gradualmente gli incentivi fiscali che favorivano le esportazioni di pannelli fotovoltaici e prodotti a batteria, compresi quelli utilizzati nei sistemi di accumulo dell’energia. La decisione è contenuta in una dichiarazione congiunta del Ministero delle Finanze e della State Taxation Administration di Pechino, che delinea una serie di modifiche alle agevolazioni fiscali per questi settori strategici della transizione energetica. A partire dal 1° aprile 2026, la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) che fino ad ora veniva restituita alle aziende cinesi esportatrici di prodotti fotovoltaici – come moduli solari, celle e wafer – sarà completamente cancellata. Si tratta di un colpo significativo a un incentivo che per anni ha contribuito a fare della Cina il principale fornitore mondiale di tecnologie solari a basso costo. Parallelamente, le agevolazioni per i prodotti a batteria destinati all’export – componente cruciale nelle catene globali di mobilità elettrica e stoccaggio energetico – saranno ridotte gradualmente: dal 9% attuale al 6% tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2026, e completamente eliminate dal 1° gennaio 2027. Questo approccio progressivo mira a dare alle aziende tempo per adeguarsi, ma segnala una chiara intenzione politica di “normalizzare i prezzi” dei prodotti cinesi sui mercati esteri e ridurre la dipendenza da sussidi fiscali per competere. La China Photovoltaic Industry Association (CPIA), l’associazione di settore, ha accolto positivamente l’annuncio, sostenendo che la fine di questi incentivi aiuterà a “ristabilire prezzi più razionali nei mercati esteri” e a ridurre il rischio di attriti commerciali come indagini anti-dumping o altri contenziosi. Secondo la CPIA, in alcuni casi le agevolazioni venivano incorporate indirettamente nelle negoziazioni di prezzo, con rischi di distorsione competitiva e tensioni commerciali con partner internazionali. Questa decisione segue già un precedente intervento di politica commerciale: nel dicembre 2024 la Cina aveva ridotto dal 13% al 9% i rimborsi fiscali per alcune categorie di prodotti solari e batterie, come parte di sforzi più ampi per affrontare problemi di eccesso di capacità, concorrenza basata sui prezzi e tensioni commerciali globali. La mossa del 2026 rappresenta quindi un ulteriore passo in quella direzione, con implicazioni potenzialmente profonde per il settore dell’energia pulita. Reuters
3. Appello mondiale per ripensare il ruolo della natura nelle strategie economiche e climatiche globali
Un editoriale di Reuters sottolinea che nature e biodiversità devono diventare il “nuovo punto di riferimento” per le imprese e le politiche pubbliche nel 2026, soprattutto mentre gli sforzi regolatori in Europa subiscono rallentamenti e alcune normative ambientali vengono indebolite. Il pezzo evidenzia come la perdita di foreste, suoli sani e risorse idriche non solo comprometta gli obiettivi climatici, ma rappresenti anche un rischio economico a lungo termine per le imprese stesse. Reuters
11 gennaio
1. Egitto sigla accordi per progetti energetici rinnovabili da 1,8 miliardi di dollari
Il governo egiziano ha firmato una serie di accordi per sviluppare progetti di energia rinnovabile per un valore complessivo di 1,8 miliardi di dollari, inclusa la costruzione di impianti solari e di grandi sistemi di accumulo di energia nella zona economica del Canale di Suez. Una parte significativa della capacità installata fa capo a un accordo con la società norvegese Scatec, che porterà quasi 2 GW di energia pulita e 3,9 GWh di sistemi di batterie, un passo significativo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare la transizione energetica in Africa settentrionale. Reuters
2. La transizione energetica globale rallenta nel creare nuovi posti di lavoro
Un rapporto pubblicato oggi evidenzia che il settore delle energie rinnovabili ha creato meno posti di lavoro nel 2024 rispetto agli anni precedenti, con un aumento di occupazione globale di appena il 2,3%. Secondo il rapporto congiunto dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), questo rallentamento è legato alla maturazione del settore, alla maggiore automazione e alla saturazione della produzione in mercati chiave come quello cinese, segnando una fase di transizione energetica diversa da quella del boom occupazionale iniziale. Climate Home News
3. Gli oceani stanno cambiando rapidamente forma e chimica, con effetti a lungo termine sugli ecosistemi
Dati climatici consolidati e studi pubblicati sottolineano che il riscaldamento degli oceani non è uniforme: alcune aree come Atlantico tropicale, Pacifico settentrionale e Oceano Meridionale si stanno scaldando più rapidamente, con il rischio di modifiche strutturali ai cicli oceanici e impatti gravi sugli habitat marini e sulla stabilità climatica globale. The Guardian
10 gennaio
1. I super-ricchi hanno esaurito la “quota di carbonio” globale per il 2026 in soli 10 giorni
Secondo un rapporto di Oxfam, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha già consumato tutto il proprio budget di emissioni di CO₂ per il 2026 entro il 10 gennaio, un limite che definisce quanto ciascun gruppo sociale potrebbe emettere restando nei confini climatici concordati dagli accordi internazionali. Lo 0,1% più ricco ha raggiunto il proprio limite ancora più rapidamente, in appena tre giorni. Oxfam sottolinea che la quantità sproporzionata di emissioni da parte dei più ricchi amplifica le disuguaglianze climatiche e richiede tasse più alte sui grandi patrimoni e sulle industrie altamente inquinanti per finanziare l’adattamento e la mitigazione nei Paesi vulnerabili. The Guardian
2. Incendi boschivi estremi e ondate di calore continuano ad affliggere l’Australia
Una combinazione di ondate di calore record e condizioni estremamente secche ha portato a “bushfire” di vasta scala in Victoria e New South Wales, dove dozzine di incendi sono attivi con livelli di pericolo “emergenza”. Migliaia di residenti sono stati evacuati, centinaia di migliaia di ettari bruciati e le temperature hanno raggiunto livelli ben oltre i 40°C. Le autorità australiane hanno imposto divieti di fuoco totali e avvertito della criticità della situazione, simile alla catastrofica stagione degli incendi “Black Summer” del 2019-2020. The Guardian
3. Paesi del Pacifico chiedono procedure formali per il ritiro degli USA dai programmi ambientali regionali
Un organismo ambientale di lungo corso dedicato alla protezione delle isole del Pacifico ha affermato che gli Stati Uniti devono seguire un processo formale per ritirarsi dal Pacific Regional Environment Programme (SPREP), un ente che fornisce supporto tecnico e finanziario alle nazioni insulari più vulnerabili all’innalzamento dei mari e ai fenomeni meteorologici estremi. La possibile uscita di Washington da questo e altri programmi internazionali solleva preoccupazioni sulla capacità delle piccole nazioni di prepararsi e adattarsi alle pressioni crescenti dei cambiamenti climatici. Reuters
9 gennaio
1. Record di calore negli oceani: l’aumento delle temperature marine amplifica le catastrofi climatiche
Un nuovo studio scientifico rivela che gli oceani del pianeta hanno assorbito quantità di calore senza precedenti nel 2025, stabilendo un nuovo record di contenuto termico che supera ogni dato precedente. La ricerca, che analizza temperature fino a 2.000 metri di profondità, mostra che zone come il Sud Atlantico, il Nord Pacifico e l’Oceano Meridionale si stanno riscaldando più rapidamente di altre parti del mare. Questo “accumulo di calore” non solo alimenta tempeste più intense, uragani e piogge torrenziali, ma contribuisce anche all’innalzamento del livello dei mari attraverso l’espansione termica delle acque e indebolisce gli ecosistemi marini, rendendo gli habitat più acidi, meno ossigenati e più salini. Gli scienziati avvertono che finché le emissioni di gas serra non scenderanno drasticamente, il calore oceanico continuerà a salire, con conseguenze sistemiche profonde. The Guardian
2. Il ritiro degli Stati Uniti dai principali trattati climatici è definito un “autogol” globale
Secondo un’analisi del The Guardian, la decisione del presidente degli Stati Uniti di ritirare il paese dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) è stata accolta come un “colossal own goal” (un clamoroso autogol) da parte di esperti internazionali. Pur non arrestando la transizione energetica globale – con gli investimenti in energie rinnovabili che ormai superano quelli nei combustibili fossili – la mossa rischia di relegare gli USA ai margini della governance climatica multilaterale e di danneggiare la sicurezza energetica ed economica americana, soprattutto in un contesto di eventi climatici estremi sempre più frequenti. The Guardian
3. Accuse di marginalizzazione dell’azione climatica nella geopolitica energetica del Medio Oriente
Un’analisi evidenzia che la recente espansione dei contratti per gas fossile tra Israele ed Egitto, tra altri accordi – con investimenti miliardari in infrastrutture del gas – rischia di mettere in secondo piano le politiche di transizione energetica e mitigazione climatica nella regione, ritardando gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra nei Paesi mediorientali. Climate Home News
8 gennaio
1. L’Organizzazione per la protezione ambientale del Pacifico avverte gli Stati Uniti sui termini di ritiro dai patti climatici
L’organizzazione per la protezione dell’ambiente nel Pacifico ha dichiarato che gli Stati Uniti devono seguire un processo formale per ritirarsi dal sostegno alle istituzioni internazionali ambientali dopo l’annuncio della Casa Bianca di voler lasciare decine di organizzazioni che trattano anche tematiche climatiche. Questo organismo ha sottolineato che le procedure di uscita dai trattati multilaterali climatici sono soggette a regole ben definite, e che la decisione americana potrebbe avere impatti sulla cooperazione regionale e sulla resilienza delle isole minacciate dall’aumento del livello del mare. Reuters
2. Fuoriuscita degli USA da decine di entità internazionali comprensive di quelle climatiche
Il governo degli Stati Uniti ha annunciato la sua intenzione di ritirarsi da 66 organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite, includendo nel pacchetto anche organismi dedicati alla lotta alla crisi climatica e alla promozione dell’energia pulita. Tra questi figura anche la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), l’accordo alla base delle COP sul clima dal 1992. Il passo è stato giustificato dal presidente come parte di una strategia per tutelare “interessi nazionali”, ma ha scatenato critiche da parte di climatologi, attivisti ed ex-funzionari, preoccupati per l’erosione della cooperazione multilaterale sul clima e la possibilità di isolare gli Stati Uniti dall’azione globale contro il riscaldamento. Reuters
3. Francia e Italia cercano di esentare i fertilizzanti dalla tassa sul carbonio alle frontiere dell’UE
Mentre entra in vigore il nuovo meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’Unione Europea — volto a tassare le importazioni ad alta intensità di emissioni — Francia e Italia stanno spingendo per escludere temporaneamente i fertilizzanti da questo regime, sostenendo che l’applicazione immediata potrebbe aggravare i costi per gli agricoltori europei già sotto pressione. Gli esperti avvertono però che esenzioni di questo tipo potrebbero indebolire l’efficacia del CBAM nel promuovere prodotti con minore impatto climatico e favorire l’equità tra produzione interna ed estera. Reuters
7 gennaio
1. Le renne artiche sotto stress a causa dei cambiamenti climatici
Un’analisi pubblicata su The Guardian evidenzia come il riscaldamento dell’Artico stia aumentando gli episodi di pioggia su neve, creando strati di ghiaccio che impediscono alle renne di raggiungere le loro fonti di cibo tradizionali come licheni e muschi. I ricercatori, basandosi su dati dal 1960 in poi, hanno collegato l’aumento di questi eventi al declino delle nascite tra le popolazioni di renne in Norvegia e Finlandia, con potenziali impatti sociali ed economici sulle comunità indigene e sulle filiere culturali legate alla pastorizia artica. The Guardian
2. Progressi modesti nella riduzione delle emissioni in Germania nel 2025
La Germania ha ridotto le sue emissioni di gas serra nel 2025 solo marginalmente (-1,5%), in parte grazie alla produzione solare record. Tuttavia, emissioni dai settori degli edifici e dei trasporti sono aumentate, segnalando un rallentamento nei progressi verso gli obiettivi climatici nazionali ed evidenziando le difficoltà delle economie avanzate nel coniugare crescita e decarbonizzazione. Reuters
3. Il ruolo degli oceani entra stabilmente nell’agenda climatica globale
L’oceano non è più trattato come un elemento marginale nei negoziati sul clima: alla COP30 in Brasile è stato integrato nei piani nazionali di clima e negli strumenti di finanziamento per l’adattamento. Gli oceani infatti assorbono oltre il 90% del calore in eccesso generato dai gas serra e circa un quarto della CO₂ annuale, rendendo fondamentale affrontare la salinizzazione, l’acidificazione e le perdite di biodiversità marina nella governance climatica. Arab News
6 gennaio
1. Nuove ricerche mostrano che le piante assorbono meno CO₂ del previsto
Uno studio pubblicato dalle università europee segnala che l’effetto fertilizzazione da CO₂ — il processo per cui concentrazioni più alte di anidride carbonica stimolano la crescita delle piante — era sovrastimato dai modelli climatici. La ricerca indica che senza sufficiente azoto disponibile nel suolo, le piante non riescono ad aumentare abbastanza la loro capacità di assorbire CO₂, riducendo l’efficacia di questo “buffer” naturale contro il cambiamento climatico e aggiungendo incertezza alle proiezioni future dei modelli. ScienceDaily
2. Indonesia pianta oltre 20 milioni di mangrovie per resilienza climatica costiera
Il ministero delle Foreste dell’Indonesia ha piantato circa 20,9 milioni di alberi di mangrovia tra il 2024 e il 2025 nell’ambito del programma “Mangroves for Coastal Resilience (M4CR)”. L’obiettivo è rafforzare la protezione delle coste, ripristinare gli ecosistemi e coinvolgere le comunità locali nella gestione sostenibile delle risorse naturali — iniziative che mirano a combattere l’erosione costiera, l’innalzamento del livello del mare e la perdita di biodiversità dovuti ai cambiamenti climatici. carbon-pulse.com
3. Nuovi dati geologici rivelano rischi più gravi per l’innalzamento del livello del mare
Uno studio pubblicato su Nature Geoscience e rilanciato oggi indica che l’innalzamento dei mari potrebbe essere molto più rapido di quanto previsto. Analisi di campioni di roccia sotto la calotta glaciale della Groenlandia mostrano che in passato, con temperature solo leggermente superiori a quelle attuali, vasti strati di ghiaccio si sono sciolti completamente, suggerendo che scenari di aumento del livello del mare tra 19 cm e oltre 70 cm nei prossimi decenni sono possibili. Queste nuove prove geologiche sottolineano la sensibilità estrema delle calotte polari al riscaldamento, con implicazioni profonde per le comunità costiere di tutto il mondo. The Washington Post
5 gennaio
1. Ondata di calore record in Australia: temperature fino a 47 °C
Le regioni meridionali dell’Australia affrontano la più intensa ondata di calore degli ultimi anni, con temperature previste tra 8 °C e 16 °C sopra la media stagionale e picchi che potrebbero raggiungere i 46–47 °C nel Sud Australia e nel Victoria. Il Bureau of Meteorology ha emesso allerte per rischio incendi e condizioni estreme, mentre città come Adelaide e Melbourne si preparano ad affrontare il caldo record, sintomo dell’intensificazione delle ondate di calore legate alla crisi climatica. The Guardian
2. Gli Stati Uniti sempre meno preparati alle catastrofi climatiche
Un’inchiesta del The Guardian evidenzia che sotto l’attuale amministrazione federale americana le capacità di risposta a catastrofi legate al clima – come uragani, incendi e inondazioni – sono diminuite drasticamente a causa di tagli al personale e finanziamenti per agenzie chiave come FEMA e NOAA. Secondo esperti, questa erosione di preparazione e monitoraggio scientifico indebolisce significativamente la resilienza nazionale di fronte ad eventi estremi più frequenti e intensi. The Guardian
3. Gli oceani stanno perdendo capacità di assorbire CO₂ a causa dei microplastiche
Nuovi studi scientifici rivelano che la diffusione di microplastiche negli oceani sta interferendo con la capacità naturale dei mari di assorbire anidride carbonica, un processo fondamentale nella regolazione del clima terrestre. Le microplastiche alterano i cicli biologici di plankton e altri organismi marini coinvolti nel ciclo del carbonio, riducendo così l’efficacia degli oceani come “serbatoio” di CO₂ e peggiorando il riscaldamento globale. Scimex
4 gennaio
1. Energie marine: ricerca su potenza delle correnti oceaniche come fonte rinnovabile
In un contesto di domanda elettrica in crescita e di pressioni sul clima, ricercatori stanno analizzando l’energia delle maree e delle correnti oceaniche come possibile risorsa rinnovabile affidabile, potenzialmente integrabile con solare ed eolico per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Studi in corso esaminano efficacia, costi e impatti ambientali di tecnologie tidal power ancora poco esplorate su larga scala. The Bradenton Times
2. Il disgelo artico apre nuove rotte navali, ma accende rischi geopolitici e climatici
Il progressivo disgelo dell’Artico sta rendendo sempre più praticabile la Northern Sea Route (NSR) lungo la costa settentrionale della Russia, trasformandola da passaggio marginale e stagionale a elemento strategico emergente del commercio marittimo globale. Secondo l’analisi di Maritime Fairtrade, la riduzione della copertura di ghiaccio marino, direttamente collegata al riscaldamento globale, sta ampliando la finestra temporale di navigabilità e aumentando l’interesse di governi e operatori logistici per questa rotta. La NSR consente di accorciare sensibilmente le distanze tra Europa e Asia rispetto ai corridoi tradizionali come il Canale di Suez, con potenziali risparmi in termini di tempo e carburante. Questo vantaggio logistico è alla base della strategia russa, che punta a consolidare la rotta come arteria commerciale controllata, investendo in infrastrutture portuali, flotte di rompighiaccio e sistemi di monitoraggio. Mosca considera la NSR non solo un’opportunità economica, ma anche uno strumento di potere geopolitico, imponendo regole di transito, autorizzazioni e tariffe alle navi straniere. La fonte sottolinea come la crescente accessibilità della rotta stia attirando in particolare l’interesse della Cina, che vede nella NSR un’alternativa strategica alle rotte meridionali vulnerabili a colli di bottiglia geopolitici. La cooperazione sino-russa nell’Artico si inserisce in una visione più ampia di riorientamento degli equilibri commerciali globali, con l’Artico che passa da periferia remota a nuovo spazio di competizione economica e strategica. Tuttavia, Maritime Fairtrade evidenzia anche i limiti strutturali della Northern Sea Route. La navigazione resta fortemente dipendente dalle condizioni meteorologiche, con ghiacci mobili, visibilità ridotta e infrastrutture di supporto ancora incomplete. La rotta, pur più accessibile, non è ancora paragonabile per affidabilità e capacità ai grandi corridoi marittimi tradizionali, e il suo utilizzo su larga scala rimane incerto. Sul piano climatico, il paradosso è evidente: il cambiamento climatico che rende possibile la navigazione artica rischia di essere ulteriormente aggravato dall’aumento del traffico marittimo. Le navi contribuiscono alle emissioni di gas serra e di particolato, mentre l’attività umana in un ambiente fragile come l’Artico aumenta i rischi di incidenti, inquinamento e danni difficilmente reversibili agli ecosistemi. In questo quadro, la Northern Sea Route rappresenta una rotta carica di promesse ma anche di instabilità, dove interessi economici, sicurezza energetica, competizione geopolitica e crisi climatica si intrecciano. L’Artico diventa così uno dei luoghi in cui il riscaldamento globale non è solo un fenomeno ambientale, ma un fattore diretto di trasformazione degli equilibri globali. Maritime Fairtrade
3. Scioglimento dei ghiacciai e flussi turistici: il destino delle stazioni sciistiche europee
Un reportage evidenzia che le stazioni sciistiche in Europa stanno già affrontando conseguenze tangibili del cambiamento climatico, con neve sempre meno affidabile e temperature in aumento che richiedono costose tecniche di innevamento artificiale. Il fenomeno avrà effetti economici e culturali profondi su un settore vitale dell’economia alpina e delle comunità montane. euronews
3 gennaio
1. Flora invernale nel Regno Unito interpreta il riscaldamento globale come “segnale visibile”
Scienziati britannici mettono in evidenza un fenomeno anomalo: centinaia di specie vegetali stanno fiorendo nel pieno dell’inverno nel Regno Unito, un evento osservato nei dati della “New Year’s Plant Hunt” che supera di gran lunga le aspettative storiche. Gli esperti collegano questo riscontro allo sbalzo delle temperature medie a causa dell’aumento dei gas serra, un segnale tangibile dei cambiamenti nei cicli stagionali legati alla crisi climatica. La crescente presenza di fiori come margherite e tarassaco in gennaio è considerata un indicatore della trasformazione degli habitat naturali. The Guardian
2. Diplomazia climatica sotto stress dopo la COP30
Analisti internazionali descrivono uno scenario post-COP30 segnato da scarsa ambizione nei piani climatici delle potenze mondiali e da tensioni politiche che mettono a rischio la cooperazione multilaterale. Il vertice di Belém ha adottato un accordo considerato debole su obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni e transizione dai combustibili fossili, lasciando aperti interrogativi su come affrontare l’aumento delle temperature globali previste per il 2026. The Guardian
3. Le grandi tendenze climatiche del 2026: dalla mobilità elettrica alla geopolitica delle emissioni
Un’analisi di Bloomberg delinea 14 trend globali che definiranno la battaglia climatica nel 2026, tra cui la possibile divisione nel mercato dei veicoli elettrici, il ruolo della Cina nei piani quinquennali per il clima, e l’espansione delle tecnologie pulite nei Paesi in via di sviluppo. Il report indica che le dinamiche del mercato e delle politiche pubbliche creeranno nuovi equilibri nei prossimi mesi di negoziazione climatica. Bloomberg
2 gennaio
1. Orsted sfida la sospensione di un progetto eolico offshore da 5 miliardi di dollari
La multinazionale danese dell’energia eolica Orsted ha annunciato che impugnerà in tribunale la decisione del governo degli Stati Uniti di sospendere il leasing per il progetto Revolution Wind al largo della costa orientale, già quasi completato. La mossa riflette le tensioni politiche e regolatorie che minacciano lo sviluppo delle energie rinnovabili in un momento cruciale per la transizione energetica. Reuters
2. La trasformazione del mercato automobilistico in Norvegia segna una svolta “verde”
I dati ufficiali svedesi mostrano che nel 2025 quasi il 96% delle nuove auto registrate in Norvegia erano completamente elettriche, consolidando la leadership del Paese nella mobilità a zero emissioni. Il dato contrasta con tendenze più lente in altri mercati e sottolinea l’importanza di politiche fiscali e incentivi mirati per accelerare la decarbonizzazione del trasporto su strada. Reuters
3. Il 2026 sarà un anno decisivo per l’azione climatica a livello globale
Un’analisi pubblicata oggi evidenzia che il 2026 si profila come un anno di “prove critiche” per l’azione climatica internazionale: dall’avvio di nuove normative come il Carbon Border Adjustment Mechanism dell’UE alle spinte per una regolamentazione più stringente delle emissioni aziendali globali, passando per l’attesa di tecnologie pulite emergenti. Il rapporto segnala che i prossimi mesi saranno cruciali per tradurre gli impegni in misure concrete. Financial Times
1 gennaio 2026
1. Vittorie legali climatiche segnano il 2025 a livello globale
The Guardian riporta che il 2025 è stato un anno di svolta per il contenzioso climatico mondiale, con tribunali in Regno Unito, Australia, Francia, Kenya e Norvegia che hanno emesso sentenze importanti contro progetti o permessi legati ai combustibili fossili, oltre a casi significativi contro il greenwashing di grandi imprese. The Guardian
2. I disastri climatici del 2025 hanno provocato oltre 120 miliardi di dollari di perdite assicurate
Una relazione sottolinea che cicloni, inondazioni e incendi boschivi nel 2025 hanno causato perdite assicurate globali superiori a 120 miliardi di dollari, con impatti devastanti in Asia, Nord America e altri continenti. Gli eventi estremi hanno causato decine di migliaia di sfollati e gravi danni economici, soprattutto nei paesi in via di sviluppo che contribuiscono meno alle emissioni globali ma ne subiscono i maggiori costi. The Guardian
3. Financial Times segnala pesanti battute d’arresto nelle politiche climatiche globali nel 2025
Il Financial Times pubblica un’analisi di fine anno sulla politica climatica globale, evidenziando che ritiri degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e rollback normativi su energia pulita e regolazioni ambientali hanno compromesso la cooperazione internazionale. Anche alcuni paesi europei hanno indebolito regole ambientali in risposta a pressioni economiche, mentre molti Stati hanno mancato gli obiettivi di aggiornamento dei piani climatici nazionali, rendendo più difficile limitare il riscaldamento globale sotto 1,5°C. Financial Times
31 dicembre 2025
1. Il 2025 tra i tre anni più caldi mai registrati, con impatti estremi in tutto il mondo
Un’analisi scientifica pubblicata oggi conferma che il 2025 è entrato tra i tre anni più caldi della storia moderna, con la media globale delle temperature così elevata da far superare — per la prima volta su base triennale — la soglia di 1,5°C rispetto all’era preindustriale. Oltre a segnare un record termico, l’anno è stato caratterizzato da almeno 157 eventi meteorologici estremi gravi, inclusi ondate di calore mortali, incendi, inondazioni e super tifoni, molti dei quali resi più probabili o intensi dal cambiamento climatico antropogenico. Nonostante questi segnali, i negoziati climatici dell’ONU del 2025 non sono riusciti a concordare un piano vincolante per il phase-out dei combustibili fossili, evidenziando lacune nelle risposte politiche globali. AP News
2. Implementazione imminente del meccanismo di carbon border tax dell’UE
Dal 1° gennaio 2026, il CBAM inizierà a operare pienamente dopo un periodo transitorio avviato nel 2023, imponendo agli importatori europei di settori ad alta intensità di emissioni – come acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno – di acquistare certificati equivalenti al prezzo della CO₂ pagato dalle imprese europee nell’ambito dell’Emissions Trading System. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è duplice: evitare la cosiddetta “fuga di carbonio”, cioè la delocalizzazione della produzione verso Paesi con regole ambientali meno stringenti, e preservare la competitività dell’industria europea mentre si rafforzano gli obiettivi climatici.
Secondo il Financial Times, la misura rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo, ma allo stesso tempo apre una nuova fase di tensioni commerciali internazionali. Diversi Paesi emergenti, in particolare grandi esportatori di materiali di base come Cina, India, Brasile e Sudafrica, hanno espresso forti preoccupazioni, sostenendo che il CBAM rischia di trasformarsi in una barriera commerciale mascherata. Bruxelles respinge queste accuse, ribadendo che il meccanismo è compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e che mira esclusivamente a garantire condizioni di concorrenza eque, non a penalizzare i partner commerciali.
L’articolo sottolinea anche le difficoltà operative che attendono imprese e autorità doganali. Le aziende europee dovranno raccogliere e verificare dati dettagliati sulle emissioni incorporate nei beni importati, spesso provenienti da filiere complesse e poco trasparenti. Per molte imprese extra-UE, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, questo significa dover migliorare i sistemi di monitoraggio delle emissioni o rischiare di perdere accesso al mercato europeo. Proprio per questo, la Commissione europea ha avviato programmi di assistenza tecnica e dialoghi bilaterali per accompagnare i Paesi più vulnerabili nella transizione.
Il Financial Times evidenzia infine come il CBAM possa diventare un precedente globale. Se il sistema europeo dovesse funzionare, altri grandi mercati potrebbero adottare strumenti simili, accelerando l’internalizzazione del costo del carbonio nel commercio internazionale. Allo stesso tempo, resta aperta la questione politica: senza un coordinamento multilaterale più forte, il rischio è che la carbon border tax diventi un nuovo terreno di scontro geopolitico, in un momento in cui la cooperazione internazionale sul clima appare già fragile. In questo quadro, l’implementazione del CBAM segna un punto di non ritorno per la strategia climatica europea: una scelta che lega in modo sempre più stretto politica industriale, commercio globale e lotta al cambiamento climatico, con effetti destinati a estendersi ben oltre i confini dell’Unione. Financial Times
3. La salute delle foreste tropicali continua a erodersi
Nelle principali regioni forestali, la deforestazione ha subito un rallentamento in alcuni luoghi, ma il degrado, gli incendi, i conflitti e i danni arrecati hanno continuato a erodere la salute delle foreste, spesso in modi che i parametri standard non riescono a cogliere. Le risposte globali sono rimaste disomogenee: i finanziamenti per la conservazione si sono spostati verso strumenti fiscali e basati sul mercato, la diplomazia climatica ha rinviato le decisioni difficili e i risultati dell’applicazione delle norme sono dipesi in larga misura dalla capacità e dalla credibilità istituzionale piuttosto che dai soli impegni formali. Nel complesso, l’anno ha dimostrato che i risultati forestali dipendono ora meno da singoli interventi e più dalla capacità dei governi e delle istituzioni di sostenere la continuità – di finanziamenti, governance, scienza e supervisione – sotto la crescente pressione ambientale e politica. Mongabay
30 dicembre
1. Il Guardian denuncia le affermazioni climatiche fuorvianti di Trump nel 2025
The Guardian ricostruisce come nel corso del 2025 il presidente Donald Trump abbia continuato a diffondere affermazioni sul cambiamento climatico fuorvianti o false. Il quotidiano britannico sottolinea che non si tratta di dichiarazioni isolate, ma di una linea comunicativa coerente che mira a ridimensionare la portata della crisi climatica e a delegittimare il consenso scientifico sul riscaldamento globale di origine antropica. Secondo il Guardian, Trump ha riproposto più volte argomentazioni già smentite, descrivendo il cambiamento climatico come un’esagerazione o una “truffa”, arrivando a evocare il concetto di raffreddamento globale e a mettere in discussione il ruolo delle emissioni di gas serra. L’articolo evidenzia come queste affermazioni contrastino con i dati scientifici più recenti, che indicano un’accelerazione del riscaldamento globale e un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi climatici estremi. Il quotidiano richiama anche l’attenzione su alcune dichiarazioni specifiche, come il presunto legame tra parchi eolici offshore e la morte delle balene, una tesi che le agenzie scientifiche statunitensi hanno già definito priva di solide evidenze. Per il Guardian, queste narrazioni contribuiscono a creare confusione nell’opinione pubblica e a spostare il dibattito politico lontano dalle misure necessarie per ridurre le emissioni e adattarsi agli impatti climatici già in atto. Nel quadro delineato dall’articolo, la disinformazione climatica diventa così uno strumento politico, funzionale a giustificare il rallentamento o l’indebolimento delle politiche ambientali e a mantenere una forte dipendenza dai combustibili fossili. Il Guardian conclude avvertendo che questo approccio rischia di avere conseguenze durature, non solo per la credibilità della scienza, ma anche per la capacità degli Stati Uniti di affrontare una crisi climatica che continua a intensificarsi. The Guardian
2. Modifiche alle politiche europee: compensazioni estese nel sistema ETS
La Commissione Europea ha annunciato oggi revisioni alle regole del sistema di scambio di emissioni UE (ETS) per ampliare i settori che possono ricevere compensazioni per i costi delle normative anti-emissioni, includendo industrie come chimica organica, ceramica e vetro. Questa mossa, vista da alcuni come un tentativo di preservare la competitività industriale, è criticata da ambientalisti che temono un indebolimento della spinta alla decarbonizzazione. Reuters
3. Il ciclone Hayley in Australia e i forti legami con il clima
Oggi The Guardian racconta come il ciclone tropicale Hayley si stia dirigendo verso la costa nord-occidentale dell’Australia, in particolare verso la regione del Kimberley, con venti distruttivi fino a 170 km/h, piogge torrenziali e inondazioni in arrivo per comunità vulnerabili come Derby e Cape Leveque. Il servizio meteorologico australiano osserva che, sebbene i cicloni siano tipici nell’emisfero australe, il climate change potrebbe influenzare la frequenza e l’intensità di questi sistemi, con un aumento degli impatti estremi in regioni già colpite da eventi analoghi negli ultimi anni. The Guardian
29 dicembre
1. Il clima del 2025 ha spinto gli ecosistemi naturali al limite nel Regno Unito
Secondo la National Trust’s annual review 2025 rilanciata oggi dal Guardian, ondate di calore, siccità, incendi e alluvioni hanno gravemente messo sotto pressione gli ambienti naturali del Regno Unito quest’anno, portando a declini di popolazioni di uccelli marini come sterne artiche e puffin, oltre a perdite significative di torbiere e alberi giovani nelle foreste. The Guardian
2. Studio internazionale: l’uso delle notizie climatiche è in calo in molte democrazie
Secondo un rapporto del Reuters Institute, la copertura e l’interesse pubblico per le notizie sulla crisi climatica sono in diminuzione in diversi grandi Paesi (come Francia, Germania, Giappone, UK e USA), nonostante l’aumento degli impatti climatici. Questo fenomeno potrebbe indebolire la pressione politica per azioni decise contro il riscaldamento globale. reutersinstitute.politics.ox.ac.uk
3. Analisi dell’anno climatico 2025 conferma pressioni politiche e ritardi nell’azione
Un riepilogo recente del Japan Times evidenzia che l’azione politica sul clima nel 2025 è stata ampiamente insufficiente, con rallentamenti nelle politiche di mitigazione e difficoltà a implementare misure ambiziose nonostante l’aumento degli eventi meteorologici estremi. La copertura riflette un crescente divario tra evidenze scientifiche e risposte politiche. Japan Times
28 dicembre
1. Ondata di maltempo in California collegata al climate change
Una potente tempesta invernale ha colpito la California meridionale, con piogge torrenziali, inondazioni e frane che hanno portato a evacuazioni e dichiarazioni di emergenza. Esperti meteorologici notano che fenomeni come gli atmospheric rivers si intensificano con l’aumento delle temperature oceaniche, collegando questi eventi alla crisi climatica in corso. Axios
2. Indagine Reuters Institute: l’attenzione del pubblico sulle notizie climatiche è in calo
Un report del Reuters Institute mostra che meno persone nei Paesi analizzati seguono regolarmente notizie sulla crisi climatica nel 2025 rispetto agli anni precedenti, evidenziando una diminuzione dell’interesse pubblico nonostante l’aumento degli impatti e degli eventi estremi. Gli analisti avvertono che questa perdita di attenzione rischia di ridurre la pressione politica sull’azione climatica. reutersinstitute.politics.ox.ac.uk
3. Gli esperti scozzesi avvertono che i siti storici sono a rischio per il clima che cambia
In Scozia, funzionari e storici hanno pubblicato un avviso urgente che siti storici e patrimonio culturale rischiano di essere gravemente danneggiati dal rapido mutamento del clima: aumento delle temperature, precipitazioni invernali più intense e l’innalzamento del livello del mare mettono a rischio monumenti e strutture storiche se non si attuano piani di protezione adeguati. The Cool Down
27 dicembre
1. I disastri climatici del 2025 hanno causato oltre 120 miliardi di dollari di perdite
Un nuovo rapporto globale pubblicato oggi rivela che ondate di calore, incendi boschivi, siccità e tempeste hanno causato più di 120 miliardi di dollari in danni assicurati nel 2025, con impatti economici e sociali rilevanti in ogni continente. Tra gli eventi più costosi figurano gli incendi in California e le inondazioni nel Sud-Est asiatico. Gli esperti sottolineano che questi numeri riflettono l’accelerazione dei fenomeni estremi dovuti alla crisi climatica. Il Guardian
2. La Cina pubblica il primo “Blue Book” sull’economia delle risorse climatiche
La China Meteorological Administration ha lanciato oggi il primo rapporto nazionale sulle risorse climatiche, analizzando come il clima — comprese risorse come vento e sole — stia diventando un fattore chiave nei modelli economici e nelle strategie di sviluppo sostenibile mentre il mondo affronta un riscaldamento crescente. CGTN News
3. La Turchia designa il presidente della COP31 per il summit climatico 2026
Il governo turco ha ufficialmente nominato l’attuale ministro dell’Ambiente come presidente della conferenza ONU sul clima COP31, che si terrà nel 2026, segnando un ruolo guida della Turchia nei negoziati internazionali su mitigazione e adattamento. Türkiye Today
26 dicembre
1. L’anno 2025 confermato come uno dei più caldi della storia con crescenti pressioni politiche
Un rapporto di Euronews Green evidenzia che il 2025 si è concluso con temperature medie globali ai livelli più alti mai registrati, con record di caldo diffusi e impatti climatici crescenti. La copertura sottolinea come, nonostante la scienza climatica sia sempre più chiara, la volontà politica globale di affrontare la crisi climatica sia risultata insufficiente nel corso dell’anno. euronews
2. Una sentenza negli Stati Uniti conferma la tassa climatica sulle crociere alle Hawaii
Un giudice federale ha respinto una richiesta legale che tentava di bloccare una nuova tassa sui passeggeri delle navi da crociera alle Hawaii, prevista per il 2026 per generare fondi destinati all’adattamento climatico come protezione delle coste ed erosione. È la prima misura del genere negli USA a includere il turismo marittimo nei contributi per la resilienza climatica. AP News
3. Economista propone espansione dell’accesso alle energie pulite in Africa
Un articolo di Mongabay oggi descrive la visione di un economista per portare energie rinnovabili su larga scala in Africa come “bargain of the century” (affare del secolo), collegando l’accesso all’elettricità pulita a sviluppo economico, riduzione delle emissioni e giustizia climatica nel continente post-COP30. news.mongabay.com
25 dicembre
1. Reuters Sustainable Switch: bilancio climatico dell’anno evidenzia ritardi globali sull’azione
La newsletter Sustainable Switch di Reuters ha pubblicato un riepilogo dell’anno climatico 2025, evidenziando come eventi estremi — dalle ondate di caldo ai grandi incendi e alle alluvioni in varie regioni del mondo — abbiano dominato l’agenda ambientale. Il rapporto sottolinea inoltre un backtracking politico e industriale, con alcuni Paesi che si allontanano dagli impegni climatici e un ruolo crescente dei combustibili fossili nonostante gli obiettivi net-zero. Reuters
2. La Corte svizzera ammette un caso contro un gigante del cemento per danni climatici
Secondo il feed di Al Jazeera, un tribunale svizzero ha formalmente ammesso al vaglio un caso climatico contro la multinazionale del cemento Holcim, presentato da residenti dell’isola indonesiana di Pari colpita dall’innalzamento del livello del mare. È uno dei primi casi di responsabilità aziendale per impatti climatici accolti da una corte europea. Al Jazeera
3. Centinaia di sinkhole appaiono nella principale regione agricola della Turchia
Centinaia di sinkhole — cavità improvvise nel terreno — stanno emergendo nella regione agricola centrale di Konya, in Turchia, dove la siccità prolungata ha ridotto le falde acquifere e indebolito il suolo. Gli agricoltori avvertono che questi fenomeni, connessi alla crisi climatica e alla diminuzione delle precipitazioni, minacciano coltivazioni e infrastrutture rurali, riflettendo le crescenti pressioni idriche sui sistemi agricoli mediorientali. Reuters
24 dicembre
1. I pescatori del Madagascar reinventano la pesca per adattarsi al clima
Sulla costa del Madagascar, le comunità di pescatori Vezo stanno fronteggiando mutamenti drastici nelle specie ittiche dovuti al riscaldamento delle acque e alla pesca industriale, con tonni e cernie diminuiti e alghe marine che emergono come nuova risorsa economica. Questa trasformazione delle pratiche di sussistenza riflette i trend globali di adattamento climatico delle comunità costiere vulnerabili. The Guardian
2. La Liberia chiude il 2025 con un bilancio di applicazione ambientale forte
La Environmental Protection Agency (EPA) della Liberia ha annunciato oggi di avere concluso il 2025 con un record di enforcement ambientale e leadership climatica, comprese misure per proteggere le foreste, ridurre l’inquinamento e promuovere resilienza nelle comunità colpite da cambiamenti climatici. Questo è stato presentato come un modello di governance climatica africana. FrontPageAfrica
3. Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina sotto pressione per i cambiamenti climatici
Gli organizzatori dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 affrontano crescenti critiche per l’aumento dei costi e le difficoltà di produzione della neve artificiale a causa delle temperature insolitamente miti, un segnale della crescente vulnerabilità degli eventi sportivi all’instabilità climatica. Reuters
23 dicembre
1. L’Unione Europea amplia la sua tassa sul carbonio per includere nuove catene di prodotti
Secondo Reuters, l’Unione Europea sta pensando di ampliare il meccanismo di Carbon Border Adjustment (CBAM), includendo prodotti come parti di automobili, elettrodomestici e materiali da costruzione per ridurre il rischio di “fuga di carbonio”. L’obiettivo è spingere i produttori esteri ad adottare standard di emissione più stringenti, anche se le industrie sollevano dubbi sulla conformità alle regole commerciali internazionali. Reuters
2. Il progetto di cattura e stoccaggio del carbonio nel Mare del Nord mostra limiti significativi
Un rapporto odierno segnala che il progetto CCS (Carbon Capture and Storage) nel Mare del Nord, pensato per aiutare a compensare le emissioni regionali, incontra limiti tecnici e non potrà neutralizzare in modo significativo le emissioni locali, sollevando dubbi sulla sua efficacia come strumento principale di mitigazione. Myanmar ITv
3. Report sulle energie pulite segnala progressi, ma sottolinea sfide strutturali
Un approfondimento pubblicato oggi include una panoramica di progressi nella diffusione delle energie rinnovabili e nuovi leader climatici nel 2025, ma evidenzia che questi sviluppi sono compensati da ritardi in altre aree chiave come la finanza climatica e le politiche di mitigazione nei Paesi ricchi. La crisi climatica, secondo l’analisi, resta acuta e richiede passi più ambiziosi. Green Central Banking
22 dicembre
1. Centinaia di cittadini in Giappone citano in giudizio il Governo per inazione climatica
Un gruppo di 450 cittadini giapponesi ha depositato il 21 dicembre una causa giudiziaria, sostenendo che il governo ha violato i diritti costituzionali attraverso la sua inazione sul cambiamento climatico. Il caso, descritto come uno dei più significativi a livello nazionale, mira a costringere Tokyo ad adottare politiche più ambiziose per ridurre le emissioni di gas serra e adeguarsi agli obiettivi climatici internazionali, indicando un aumento delle pressioni legali come leva per l’azione politica sul clima. manilatimes.net
2. Una corte svizzera ammette una causa climatica contro la cementeria Holcim
Un tribunale cantonale a Zug (Svizzera) ha deciso oggi di ammettere una querela climatica contro la multinazionale Holcim, promossa da quattro residenti dell’isola di Pari in Indonesia, ripetutamente colpita da inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare. I querelanti chiedono compensazioni per i danni climatici, investimenti in protezione dalle alluvioni e tagli più rapidi alle emissioni di CO₂ dell’azienda. È la prima causa climatica contro una grande impresa ammessa in un tribunale svizzero, un passo rilevante nella giurisprudenza corporate sul clima. Reuters
3. Le stagioni naturali si stanno ridefinendo in Europa, con flora e fauna fuori ciclo
Un rapporto pubblicato nei giorni scorsi descrive come temperature insolitamente elevate nei mesi autunnali e invernali stiano alterando i cicli stagionali di specie animali e vegetali in Francia e in altre parti d’Europa. Alberi come i castagni sono fioriti fuori stagione e uccelli come merli e pettirossi hanno modificato i comportamenti migratori, fenomeni legati all’aumento persistente delle temperature e agli estremi climatici di quest’anno. Le Monde.fr
21 dicembre
1. Cambiamenti climatici stanno accelerando la diffusione di parassiti agricoli con impatti globali sul cibo
Un’analisi pubblicata oggi da The Guardian rivela che il riscaldamento globale favorisce la proliferazione di parassiti delle colture, peggiorando le perdite di raccolto e minacciando la sicurezza alimentare mondiale. Secondo gli scienziati, specie come insetti fitofagi si stanno espandendo più rapidamente in nuove regioni e con cicli riproduttivi più brevi, portando a un aumento delle perdite nei principali raccolti come frumento, riso e mais. The Guardian
2. La Corte Suprema della Nuova Zelanda emette una sentenza chiave su un caso climatico
La magistratura della Nuova Zelanda ha emesso oggi il verdetto in un caso giudiziario storico promosso dal gruppo Climate Clinic Aotearoa contro il Ministero dell’Energia, affrontando questioni di responsabilità governativa nelle politiche energetiche e climatiche. La Corte ha confermato alcuni aspetti legali a favore dei ricorrenti ma ha respinto l’appello sulla soglia giuridica finale, segnando un precedente significativo nella giurisprudenza climatica nazionale. waateanews.com
3. Iran: dalle siccità alle alluvioni, il clima estremo innesca impatti opposti
Un reportage di Iran International documenta come il Paese sia recentemente uscito da un’estesa siccità solo per essere travolto da inondazioni distruttive a causa di piogge intense e suoli degradati. Gli esperti collegano questi estremi alternati ai modelli meteorologici alterati dal cambiamento climatico e alla scarsa capacità di adattamento delle infrastrutture agricole e urbane. ایران اینترنشنال | Iran International
20 dicembre
1. The Guardian: nel 2025 molte imprese globali hanno rinunciato agli obiettivi “net zero”
Un’inchiesta pubblicata oggi dal Guardian mette in evidenza un significativo arretramento degli impegni climate-friendly da parte di grandi aziende e governi. Diversi settori industriali, dalle auto ai servizi finanziari, hanno ritardato o annullato obiettivi di emissioni nette zero entro il 2050, citando pressioni economiche, deregulation e contesti geopolitici instabili. Nonostante alcune economie come la Cina avanzino gli investimenti nelle rinnovabili, la fiducia nei target “net zero” è in declino a livello globale. The Guardian
2. Studio scientifico: il cibo globale sta diventando meno nutriente a causa dell’aumento di CO₂
Una ricerca evidenzia che l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera sta rendendo gli alimenti più calorici ma meno nutrienti, con cali significativi di micronutrienti essenziali come zinco e ferro in colture fondamentali come riso, grano e legumi. Gli autori avvertono che questa tendenza potrebbe aggravare la “fame nascosta” in molte regioni vulnerabili. The Guardian
3. La penisola Antartica mostra una fauna ricca ma vulnerabile
Un reportage descrive come, nonostante l’Antartide sia una delle regioni più colpite dal riscaldamento globale, alcune aree della Penisola Antartica ospitano ancora una ricca biodiversità di orche, foche e pinguini. Tuttavia, gli scienziati avvertono che la rapida fusione dei ghiacci e l’aumento delle temperature costituiscono una minaccia crescente per gli ecosistemi locali. AP News
19 dicembre
1. Report scientifico britannico svela scenari catastrofici per la crisi climatica
Un nuovo studio commissionato dal Met Office britannico descrive scenari “di rottura” della crisi climatica per il Regno Unito: nell’ipotesi peggiore si potrebbe arrivare fino a +4°C di riscaldamento entro il 2100 e un innalzamento dei mari fino a 2,2 metri se il collasso di correnti oceaniche chiave come l’AMOC dovesse materializzarsi, con impatti radicali su agricoltura, sistemi idrici ed energia nazionale. The Guardian
2. L’espansione dell’IA ha un impatto climatico pari alla CO₂ di New York
Uno studio recente rivela che il boom dell’intelligenza artificiale nel 2025 ha generato emissioni di anidride carbonica comparabili a quelle dell’intera città di New York e consumato enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei data center. Gli analisti sottolineano che senza maggiore trasparenza e regolamentazione ambientale, la crescita dell’IA potrebbe aumentare sensibilmente la domanda di energia e acqua, aggravando la crisi climatica. The Guardian
4. Sopravvissuti alle catastrofi climatiche criticano tagli all’agenzia di risposta ai disastri negli USA
Negli Stati Uniti, i sopravvissuti ai recenti eventi estremi hanno denunciato il piano per dimezzare i fondi e il personale della FEMA, l’agenzia federale di risposta ai disastri, sottolineando che in un’epoca di crisi climatica crescente tali tagli metterebbero a rischio la capacità di risposta alle emergenze ambientali. NJ Spotlight News
18 dicembre
1. La crisi climatica mette a rischio la sicurezza alimentare globale, evidenziano mappe e dati
Un’analisi del Guardian mostra come il cambiamento climatico stia già ostacolando la produzione agricola mondiale, con eventi estremi che generano instabilità nelle rese di colture chiave come mais, frumento e riso. Secondo gli esperti citati, in un futuro con alte emissioni la produttività di questi raccolti potrebbe ridursi fino al 24% entro fine secolo, facendo aumentare i prezzi alimentari e peggiorare l’insicurezza alimentare, una minaccia particolarmente acuta nei paesi più poveri. The Guardian
2. Analisi di Carbon Brief collega deforestazione e perdita di ecosistemi alle catastrofi da cicloni in Asia
Un dossier pubblicato oggi da Carbon Brief, basato su fonti tra cui The Guardian e Mongabay, descrive come la combinazione di deforestazione e urbanizzazione rapida abbia amplificato gli effetti distruttivi di cicloni come Senyar e Ditwah nel sud-est asiatico. La perdita di foreste naturali ha ridotto la capacità dei bacini idrografici di assorbire piogge estreme, intensificando alluvioni, frane e impatti su biodiversità e comunità locali, incluso il rischio elevato per specie a rischio come l’orango di Tapanuli. Carbon Brief
3. Nuovo evento La Niña confermato dalla NASA: effetti globali sui modelli meteorologici
La NASA ha confermato il ritorno di un episodio di La Niña nel 2025, anche se classificato come “debole”. Secondo gli scienziati, questo fenomeno influenzerà i modelli climatici globali durante la stagione invernale 2025–26, con possibili effetti su precipitazioni, temperature e livelli del mare in molte regioni del mondo. Le dinamiche di La Niña, seppure meno intense di El Niño, possono contribuire alle anomalie climatiche in corso. The Times of India
17 dicembre
1. L’Artico registra il suo anno più caldo dal 1900
Un rapporto annuale dell’National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) certifica che tra ottobre 2024 e settembre 2025 l’Artico ha toccato temperature senza precedenti rispetto a oltre un secolo di rilevazioni, con livelli di calore e perdita di neve e ghiaccio che superano ogni record precedente. La fusione accelera, mettendo a rischio ecosistemi, specie e comunità indigene e contribuendo all’innalzamento dei mari. Al Jazeera
2. Il “frigorifero del mondo” si surriscalda: fiumi diventano arancioni nel Nord
Secondo un’analisi del Financial Times, le temperature insolitamente elevate nell’Artico stanno modificando i corsi d’acqua: il disgelo del permafrost rilascia ferro e metalli nei fiumi dell’Alaska, un fenomeno definito come “rusting rivers” (fiumi arrugginiti). Gli scienziati avvertono che questa alterazione chimica delle acque ha implicazioni profonde per la qualità dell’acqua e la biodiversità locale. Financial Times
3. Gli Usa pianificano lo smantellamento di un centro chiave per la ricerca climatica
Il Washington Post riporta che l’amministrazione statunitense ha annunciato la decisione di sciogliere il National Center for Atmospheric Research (NCAR), un istituto fondamentale per i modelli climatici e le previsioni sugli eventi estremi. La mossa ha suscitato forti critiche da parte di scienziati e politici, che avvertono che potrebbe intasare la capacità di monitoraggio e risposta ai cambiamenti climatici a livello globale. The Washington Post
16 dicembre
1. Studi prevedono il picco di estinzione dei ghiacciai alpini entro il 2033
Una nuova ricerca internazionale indica che i ghiacciai delle Alpi europee raggiungeranno il loro massimo tasso di estinzione entro il 2033, con oltre 100 ghiacciai destinati a scomparire definitivamente se le emissioni di gas serra non saranno drasticamente ridotte. Anche Nord America e altre catene montuose seguiranno questa tendenza accelerata, con impatti profondi sull’acqua potabile, l’agricoltura e il turismo di montagna. Gli scienziati avvertono che la crisi climatica in atto sta alterando irreversibilmente i sistemi glaciali mondiali e che le politiche attuali non sono all’altezza della sfida. The Guardian
2. Alluvioni improvvise in Marocco evidenziano fragilità climatica in Africa
Nel porto atlantico di Safi, in Marocco, forti piogge torrenziali hanno provocato inondazioni improvvise, uccidendo decine di persone e lasciando case e attività commerciali sommerse da acqua e detriti in poche ore. Questo evento, attribuito a intensi sistemi temporaleschi sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale, riporta l’attenzione sulla vulnerabilità delle infrastrutture urbane africane ai fenomeni climatici estremi, ponendo domande sulla resilienza e sui piani di adattamento nelle regioni meno attrezzate a rispondere. aljazeera.com
3. Gli Stati Uniti chiedono all’UE di esentare il gas americano dalle regole sul metano
Washington ha formalmente chiesto all’Unione Europea di esentare le importazioni di gas naturale statunitense dalla nuova normativa europea sulle emissioni di metano, definita un ostacolo alle forniture energetiche. La legge, entrata in vigore quest’anno, impone monitoraggio e limiti rigidi per ridurre l’impatto di questo potente gas serra, ma potrebbe allontanare forniture critiche di GNL verso Bruxelles. L’Unione ha resistito a modifiche sostanziali, offrendo però processi semplificati per il rispetto degli obblighi. Reuters
15 dicembre
1. Inondazioni fuori stagione e fenomeni estremi stanno colpendo anche aree aride come il Medio Oriente
Secondo reportage internazionali, eventi di piogge estreme e inondazioni stanno colpendo regioni storicamente aride del Medio Oriente, come l’Oman, dove la combinazione di modelli climatici alterati e umidità atmosferica crescente sta portando fenomeni rari e devastanti, segnalando un’espansione degli impatti dei cambiamenti climatici oltre le zone tipicamente considerate “a rischio”. The Washington Post
2. Alluvioni e crisi umanitaria: 16 milioni di bambini nell’Africa orientale e meridionale necessitano di aiuti urgenti
Secondo un appello diffuso dall’UNICEF, quasi 16 milioni di bambini in Africa orientale e meridionale si trovano in condizioni di emergenza a causa di una combinazione di conflitti, insicurezza alimentare ed eventi estremi climatici ricorrenti, tra cui siccità, inondazioni e spostamenti forzati. L’organizzazione ha chiesto 1 miliardo di dollari in fondi per affrontare le necessità primarie nel 2026, evidenziando come il cambiamento climatico stia amplificando vulnerabilità preesistenti nelle comunità più fragili. UNICEF
3. Il patrimonio medico tradizionale a rischio per il cambiamento climatico
La perdita di biodiversità legata al riscaldamento globale sta ridisegnando paesaggi ed ecosistemi, compromettendo piante medicinali utilizzate da secoli nelle medicine tradizionali. In molte regioni del mondo, specie vegetali vulnerabili alle variazioni climatiche stanno scomparendo, mettendo a rischio conoscenze culturali e fonti di cure naturali. L’articolo esplora come la crisi climatica stia trasformando “l’antica farmacia” della natura in un bene sempre più fragile. news.mongabay.com
14 dicembre
1. Il rapporto Le Monde evidenzia un’analisi critica sull’Accordo di Parigi
Un commento approfondito sottolinea che la soglia di 1,5 °C è stata superata nel 2024 e che restare sotto quel limite sarà estremamente difficile senza tecnologie di rimozione del carbonio. Il rapporto suggerisce che, pur essendoci stati progressi nelle politiche climatiche e nella transizione energetica, l’azione complessiva non è stata sufficiente per arrestare il trend delle emissioni in crescita. Le Monde.fr
2. Gaza: piogge intense allagano campi profughi e causano vittime
In un territorio già vulnerabile, le piogge torrenziali hanno allagato le tende di centinaia di famiglie nella Striscia di Gaza, con conseguenze tragiche, come la morte di un neonato. Gli eventi estremi si inseriscono in uno scenario di clima più umido e imprevedibile, collegato alle tendenze globali di cambiamento climatico. Reuters
3. Ondate di pioggia estrema e alluvioni nella Pacific Northwest (USA/Canada)
Forti piogge causate da un sistema di “atmospheric river” hanno inondato vaste aree del Pacific Northwest – soprattutto nello stato di Washington e nella Columbia Britannica – costringendo decine di migliaia di persone all’evacuazione e chiudendo grandi arterie stradali. Le autorità monitorano il rischio di cedimenti degli argini mentre i livelli dei fiumi raggiungono picchi storici. L’evento è collegato alla maggiore umidità atmosferica derivante dal riscaldamento globale. Reuters
13 dicembre
1. Dieci anni dopo l’Accordo di Parigi: progressi importanti ma insufficienti nella lotta al clima
The Guardian pubblica un’analisi a dieci anni dall’Accordo di Parigi sul clima, evidenziando risultati contrastanti: da un lato, le energie rinnovabili hanno registrato una crescita record nel 2024 e le auto elettriche rappresentano oltre un quinto delle vendite globali; dall’altro, le emissioni restano alte e pochi Paesi hanno mantenuto le promesse di finanziamenti per adattamento e perdite/danni. La transizione verso energie pulite è irreversibile, ma restano profonde disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo. The Guardian
2. Le agenzie fotografiche AP documentano impatti climatici estremi in tutto il mondo nel 2025
Una raccolta di immagini dell’Associated Press, pubblicata oggi, descrive visivamente i numerosi eventi climatici estremi dell’anno: tifoni nelle Filippine, inondazioni in Messico, incendi in California e Grecia e siccità in altre regioni, con esperienze drammatiche per persone, animali e comunità. La gallery mette in luce non solo distruzione e sofferenza, ma anche azioni di resilienza e protezione ambientale locale. AP News
3. Il ruolo della Corte Internazionale di Giustizia nel far rispettare l’Accordo di Parigi
Sempre nel quadro del decennale, un commento del Guardian sottolinea il recente riconoscimento della legittimità giuridica dell’Accordo di Parigi da parte della Corte Internazionale di Giustizia, che ha confermato il diritto a un ambiente sano come diritto umano fondamentale. Il caso è nato da un’iniziativa di studenti del Pacifico e piccoli Stati insulari, e apre un nuovo fronte legale nella pressione sui governi per azioni climatiche vincolanti. The Guardian
12 dicembre
1. La foresta amazzonica e i grandi polmoni verdi stanno perdendo la loro capacità di assorbire CO₂
Secondo una ricerca pubblicata di recente, molte delle principali foreste tropicali del pianeta sono passate da pozzi naturali di carbonio a fonti di emissioni, a causa di deforestazione, degrado e perdite di biomassa. Questo cambiamento riduce drasticamente la loro capacità di contrastare il riscaldamento globale. The Guardian
2. I primi migranti climatici da Tuvalu arrivano in Australia sotto un nuovo programma di visti
Il primo gruppo di cittadini di Tuvalu – uno degli Stati più minacciati dall’innalzamento del livello del mare – è arrivato oggi in Australia, grazie a un accordo bilaterale che consente fino a 280 trasferimenti all’anno per ragioni legate alla crisi climatica. Il programma mira a offrire “mobilità con dignità” a persone costrette a lasciare la propria isola a causa della perdita di territorio. Reuters
3. Ricercatori scoprono cambiamenti nel DNA degli orsi polari che potrebbero aiutarli ad adattarsi al riscaldamento globale
Uno studio internazionale pubblicato oggi rivela che gli orsi polari della Groenlandia sud-orientale stanno mostrando modificazioni genetiche legate alla risposta al calore, al metabolismo e alla dieta, possibili segnali di adattamento alle condizioni ambientali più calde e variabili. Gli autori sottolineano tuttavia che ciò non riduce l’urgenza di affrontare le emissioni di gas serra per salvaguardare la specie. The Guardian
11 dicembre
1. La crisi climatica ha reso più letali i monsoni asiatici del 2025
Una nuova ricerca del World Weather Attribution conclude che i monsoni e i cicloni che alla fine di novembre hanno devastato Sri Lanka, Indonesia, Malaysia e Thailandia sono stati significativamente intensificati dal riscaldamento globale. Gli scienziati affermano che il cambiamento climatico ha aumentato l’intensità delle piogge monsoniche e ha portato i livelli delle acque ben oltre i modelli stagionali precedenti, con piogge che hanno raggiunto i piani superiori delle case, contribuendo alla perdita di oltre 1.750 vite e a danni economici di miliardi di dollari. La combinazione urbanizzazione – deforestazione – crisi climatica amplifica il rischio e la distruttività degli eventi estremi. The Guardian
2. L’Unione Europea vota un target vincolante di riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040
In uno dei pacchetti legislativi climatici più ambiziosi fino ad oggi discusso a Bruxelles, i paesi membri dell’UE hanno raggiunto un accordo per tagliare le emissioni di gas serra del 90% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2040. Il pacchetto permette l’uso di crediti di carbonio esteri per circa il 5% della riduzione totale e richiede un taglio dell’85% nei settori industriali, pur includendo una proroga della tassazione sul carburante al 2028. Se approvato formalmente dal Parlamento europeo, il piano porrebbe l’Unione fra i leader climatici globali ma non senza critiche per alcune misure considerate troppo generose ai settori tradizionali. Reuters
3. Clima e sport: i cambiamenti climatici stanno influenzando i grandi eventi internazionali
Un report di Reuters evidenzia che la crisi climatica sta sempre più influenzando il settore dello sport globale. Eventi all’aperto sono stati cancellati o spostati per condizioni estreme – come siccità, venti forti e ondate di calore – e organizzazioni sportive di alto profilo, dalle gare di formula 1 ai tornei di tennis, stanno adottando piani di resilienza climatica e gestione del rischio per proteggere atleti e pubblico. Reuters
10 dicembre
1. European Union accelera su reti elettriche e rinnovabili
L’Unione Europea è pronta a semplificare e accorciare drasticamente i tempi delle autorizzazioni per progetti di rete elettrica, con l’obiettivo di sbloccare i colli di bottiglia che stanno ostacolando lo sviluppo dell’eolico e del solare. Il piano prevede permessi più rapidi, coordinamento centralizzato a livello UE e ingenti investimenti infrastrutturali. Reuters
2. Il ritiro del ghiacciaio Kolahoi Glacier mina ecosistemi e agricoltura
Un reportage pubblicato sul The Guardian documenta come il ritiro del ghiacciaio Kolahoi stia alterando profondamente gli equilibri ambientali nella regione del Kashmir: l’acqua di fusione che un tempo alimentava irrigazioni, boschi, pascoli e biodiversità è drasticamente ridotta, con effetti già visibili su agricoltura, habitat naturali, fauna e comunità locali. The Guardian
3. Investire nella salute del Pianeta conviene
Il nuovo Global Environment Outlook 7 (GEO-7) del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente indica che orientare l’economia verso la tutela degli ecosistemi genererebbe enormi benefici economici e sociali: fino a 20mila miliardi di dollari l’anno entro il 2050, con risparmi sanitari massicci e milioni di morti premature evitate. Il rapporto denuncia che tra il 20% e il 40% delle terre emerse è già degradato, mentre solo l’inquinamento atmosferico ha causato 9 milioni di morti nel 2019. La GEO-7 chiede trasformazioni profonde in energia, agricoltura, rifiuti, finanza e natura, avvertendo che il “business as usual” porterà a collassi ambientali e perdite economiche irreversibili. The Guardian
9 dicembre
1. Il 2025 sarà tra gli anni più caldi mai registrati
Secondo gli ultimi aggiornamenti di Copernicus, il 2025 è “virtualmente certo” di classificarsi come il secondo o terzo anno più caldo nella storia moderna, con la media 2023-2025 che – per la prima volta – potrebbe superare stabilmente la soglia critica di +1,5 °C rispetto all’era preindustriale. Questo quadro rende ancora più urgenti misure drastiche per ridurre le emissioni globali. The Guardian
2. Superata la soglia 1,5 °C su media triennale, le conseguenze sono già visibili
Un’analisi pubblicata oggi evidenzia come il triennio 2023-2025 abbia mediamente superato la soglia di +1,5 °C, un segnale che gli scienziati definiscono “storico e preoccupante”, segno che molti impatti climatici (ondate di calore, eventi estremi, stress su ecosistemi e risorse naturali) stanno diventando la nuova normalità. Financial Times
3. Dalle alluvioni alle ondate di calore, “la nuova normalità” è già qui
Il rapporto di Copernicus e l’analisi dei fenomeni – da tifoni violenti alle peggiori stagioni di incendi, dalle inondazioni catastrofiche alle siccità record – mostrano che le anomalie climatiche non sono più eccezioni: lunghe stagioni calde, precipitazioni estreme, onde di calore e stress sugli oceani si stanno traducendo in una ciclicità sempre più frequente. Questa mutata “normalità climatica” rende urgente non solo ridurre le emissioni, ma rafforzare misure di adattamento: infrastrutture, protezione di ecosistemi, politiche di resilienza e tutela delle comunità più vulnerabili. Reuters
8 dicembre
1. L’UE accelera sull’elettrificazione: piano per potenziare le reti
Secondo documenti visti oggi da Reuters, l’Unione europea intende rafforzare la propria infrastruttura energetica trans-frontaliera per facilitare la diffusione di impianti rinnovabili (eolico, solare) nei prossimi anni. L’obiettivo è superare i colli di bottiglia attuali, che penalizzano la produzione verde, e migliorare l’affidabilità e la scalabilità del sistema energetico europeo. Reuters
2. Australia: il bacino idrografico della Murray-Darling corre seri rischi per acqua, ecosistemi e comunità
Un rapporto dell’autorità che gestisce il bacino idrografico della Murray-Darling prevede che, se non cambiano gestione e politiche, la regione diventerà “virtualmente certa” di essere più calda e arida entro il 2050. Ciò mette a rischio la disponibilità d’acqua per milioni di persone, l’agricoltura e la sopravvivenza di specie acquatiche, segnando un grave segnale di vulnerabilità climatica che riguarda direttamente le comunità e gli ecosistemi locali. ABC
3. Coltivatori di caffè in Brasile puntano sulla miscela “robusta” contro lo stress climatico
Nel sud-est del Brasile, agricoltori e torrefattori stanno investendo sulla qualità del caffè robusta, ritenuto più resistente alle ondate di calore e siccità rispetto all’arabica: la mossa è descritta come una risposta concreta del mondo agricolo agli effetti del cambiamento climatico. L’industria del caffè, osservano gli operatori, potrebbe cambiare volto: robusta non è più considerato un “riempitivo economico” ma una componente potenzialmente pregiata del mercato, utile a mitigare il rischio climatico sulle coltivazioni. Reuters
7 dicembre
1. Indonesia: le inondazioni devastanti sull’isola di Sumatra causano centinaia di morti e gravi crisi sanitarie
Nella regione di Aceh Tamiang (Sumatra, Indonesia), le alluvioni e le frane indotte da un ciclone la scorsa settimana hanno causato almeno 940 morti, con 276 persone ancora disperse. Le infrastrutture sanitarie sono gravemente danneggiate, molti ospedali sono inutilizzabili e si registra un’impennata di malattie – diarree, febbri, infezioni – tra la popolazione sopravvissuta. Reuters
2. Il governo indiano smentisce sospensioni dei finanziamenti per le rinnovabili
Dopo un allarme diffuso nei giorni scorsi, il ministero indiano delle energie rinnovabili ha dichiarato oggi che non esiste alcun divieto generale ai finanziamenti per nuovi impianti solari. La precisazione arriva dopo una lettera che aveva invitato le banche a “procedere con cautela” sulle nuove proposte, fonte di preoccupazione per la tenuta del settore verde in un paese chiave per la transizione energetica. Reuters
3. Il 2025 in immagini: siccità, incendi e tempeste, il ritratto di un clima in crisi
Una raccolta fotografica pubblicata oggi da una grande agenzia internazionale offre un quadro visivo degli estremi climatici che stanno caratterizzando il 2025: siccità, calore record, incendi boschivi, piogge distruttive e alluvioni. Le immagini confermano quanto la crisi climatica sia già tangibile, con impatti su comunità, biodiversità e territori. Reuters
6 dicembre
1. Rischio estremo per Medio Oriente e Nord Africa
Un nuovo rapporto della World Meteorological Organization (WMO) segnala che l’area MENA sta soffrendo un aumento termico nettamente superiore alla media planetaria. Il 2024 è stato registrato come anno più caldo per molti paesi della regione, con anomalie fino a +1,64 °C rispetto alla media del periodo 1991–2020. Onde di calore, siccità prolungate e precipitazioni estreme stanno causando crisi idriche, rischi per la salute, stress su ecosistemi e agricoltura. Reuters
2. Il difficile futuro dell’auto in Europa
Secondo Reuters, sei stati membri dell’Unione Europea – Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Polonia e Slovacchia – hanno firmato una lettera con la quale chiedono di rivedere la normativa che dal 2035 dovrebbe vietare la vendita di auto a motore termico: propongono di consentire ibridi o veicoli con carburanti a “basso impatto” come alternativa. Reuters
3. Editoriale attacca il “climate alarmism”, ma ignora i dati scientifici
Un articolo-opinione pubblicato oggi sul New York Post – ripubblicando un testo originario di altra fonte – sostiene che l’allarme climatico stia calando: secondo l’autore, catastrofisti e attivisti avrebbero esagerato i rischi. Il pezzo cita fallimenti di negoziati globali, crisi nel mercato delle energie rinnovabili e “ritorni” al gas o al nucleare come prova che «il buon senso» avrebbe avuto la meglio. Tuttavia, la comunità scientifica e le agenzie internazionali non supportano queste tesi, che appaiono largamente infondate. New York Post
5 dicembre
1. La corsa ai “minerali critici” per uso militare mette a rischio la transizione energetica
Un report del 4 dicembre denuncia che la strategia di molti governi — in particolare quello statunitense — di accumulare scorte di minerali critici (come litio, cobalto, terre rare) per scopi militari rischia di ostacolare gravemente lo sviluppo delle tecnologie pulite. Queste risorse sono cruciali per batterie, energie rinnovabili e veicoli elettrici: il loro stoccaggio per uso militare significa che non verranno impiegate nella decarbonizzazione. L’analisi avverte che la scelta mina gli sforzi globali contro il cambiamento climatico. The Guardian
2. Deforestazione: slitta la tracciabilità obbligatoria del bestiame nell’Amazonas brasiliana
Lo stato di Pará, una delle regioni chiave dell’Amazzonia, ha rinviato al 2030 il termine per l’identificazione e la tracciabilità obbligatoria di vacche e bufali, misura pensata per prevenire allevamenti su terreni deforestati illegalmente. Ambientalisti ed esperti denunciano che il rinvio rappresenta un grave arretramento nelle politiche contro la deforestazione, il che mette a rischio gli obiettivi globali di riduzione delle emissioni legate al disboscamento. Reuters
3. Il riscaldamento globale accelera la dispersione di microplastiche nell’ambiente
Un nuovo studio evidenzia come l’aumento delle temperature, dell’umidità e dell’esposizione ai raggi UV – fenomeni aggravati dal cambiamento climatico – favorisca la degradazione della plastica. Ciò significa che la crisi climatica e l’inquinamento da plastica non sono fenomeni separati, ma si amplificano a vicenda, aggravando la contaminazione di suoli, oceani e catene alimentari. imperial.ac.uk
4 dicembre
1. Il mondo arabo si riscalda al doppio della media globale, avverte la WMO
Un nuovo rapporto diffuso oggi dalla World Meteorological Organization evidenzia che Medio Oriente e Nord Africa stanno affrontando un aumento delle temperature superiore al resto del pianeta, con ondate di calore estreme, siccità e precipitazioni violente che nel 2024 hanno colpito milioni di persone. Il documento richiama l’urgenza di piani di adattamento più robusti per proteggere comunità e infrastrutture. Financial Times
2. L’Indonesia promette azioni contro le miniere responsabili dei danni nelle zone colpite dalle alluvioni
Dopo le devastanti inondazioni e frane che hanno colpito Sumatra, il governo locale ha annunciato che revocherà le concessioni minerarie dove verranno accertate violazioni ambientali. Secondo le autorità, le pratiche incontrollate di estrazione e deforestazione hanno aggravato gli effetti delle piogge estreme legate al cambiamento climatico, contribuendo al crollo di interi versanti. Reuters
3. Trump abroga gli standard di efficienza dei veicoli, un colpo al clima
Secondo quanto annunciato il 3 dicembre 2025, Trump ha iniziato a cancellare gli obblighi di efficienza carburante per auto e pick-up a benzina e diesel stabiliti dall’amministrazione precedente. L’obiettivo ufficiale: rendere le auto “più economiche” per i consumatori e alleggerire le regole per i costruttori. Ma la decisione rappresenta un grave passo indietro per la lotta al riscaldamento globale: tenendo conto che il trasporto su strada è una delle principali fonti di emissioni serra negli USA, abbassare gli standard significa di fatto favorire veicoli più inquinanti e ostacolare la transizione verso soluzioni più pulite. The Guardian
3 dicembre
1. Inondazioni devastanti nel Sud-Est asiatico: una nuova normalità climatica
Un’ondata di piogge torrenziali e tempeste fuori stagione ha colpito diverse aree del Sud-Est asiatico: Indonesia, Sri Lanka, Thailandia, Vietnam, Malesia e Filippine. Il bilancio delle vittime supera le 1.400 persone, con migliaia di dispersi e comunità isolate da ponti e strade spazzati via. Gli scienziati sottolineano come questi eventi, sempre più frequenti e intensi, riflettano gli effetti reali dell’aumento di CO₂ in atmosfera e del riscaldamento degli oceani: un segnale di allarme per l’urgenza non solo di mitigazione, ma di adattamento. AP News
2. Indonesia: la deforestazione peggiora l’impatto delle piogge estreme e amplifica disastri naturali
Il fenomeno delle devastanti alluvioni in Indonesia, in particolare sull’isola di Sumatra, viene aggravato da deforestazione su larga scala. Secondo un’inchiesta, zone duramente colpite come Tapanuli mostrano segni evidenti di dissesto idrogeologico originato da disboscamenti, miniere e sfruttamento intensivo del suolo. I locali, le ong ambientali e gli abitanti imputano la scala della tragedia non solo al cambiamento climatico, ma a pratiche economiche insostenibili. Le analisi avviate dal governo indicano che da tempo l’area è vulnerabile, e ora le conseguenze sono drammatiche: più di 700 morti solo in Sumatra. Reuters
3. BMW fissa un nuovo obiettivo di riduzione emissioni entro il 2035
BMW ha annunciato oggi un nuovo obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni di CO₂ equivalenti pari a 60 milioni di tonnellate entro il 2035 rispetto al 2019. La casa automobilistica prevede di raggiungere questo traguardo estendendo l’uso di energie rinnovabili lungo tutta la catena produttiva e aumentando la quota di veicoli elettrici. Sebbene non risolva la crisi climatica, la mossa rappresenta un segnale positivo nel settore auto, spesso critico in chiave ambientale. Reuters
2 dicembre
1. Espansione dell’eolico in Europa: corsa alla produzione di pale per turbine
In un contesto di climate transition e ricerca di energia rinnovabile, la società danese Vestas ha annunciato oggi l’ampliamento della capacità produttiva di pale per turbine on-shore in Polonia, con l’apertura di una seconda linea nello stabilimento di Goleniow e l’assunzione di oltre 300 lavoratori. L’iniziativa arriva mentre la Germania — principale mercato europeo per l’eolico — ha installato 2,2 gigawatt di nuova capacità on-shore solo nella prima metà del 2025, un aumento del 67% rispetto all’anno precedente. Questo rafforza la tendenza verso un’accelerazione della transizione energetica, pur nella consapevolezza che l’incremento globale delle emissioni resta una sfida critica. Reuters
2. Ritornano trivellazioni fossili in Europa, complicando gli impegni climatici
Secondo un’analisi pubblicata ieri, diversi paesi europei — fra cui Grecia, Italia e Regno Unito — stanno riconsiderando nuove autorizzazioni per l’esplorazione e l’estrazione di gas e petrolio, invertendo anni di politiche di contrasto ai combustibili fossili. La decisione è legata alla volontà di ridurre la dipendenza energetica da importazioni costose, ma rappresenta un segnale grave: la scelta di sostenere nuove infrastrutture fossili rischia di compromettere gli sforzi verso la decarbonizzazione e rendere più arduo il raggiungimento degli obiettivi climatici fissati dall’accordo di Parigi. Reuters
3. La European Commission apre una consultazione pubblica per rafforzare la resilienza climatica
Il 1° dicembre 2025 la Commissione Europea ha lanciato un appello rivolto a cittadini, imprese e autorità locali per raccogliere contributi su come preparare le società europee a futuri shock climatici. L’obiettivo è definire un quadro strategico comune per adattare infrastrutture, urbanistica, gestione del territorio e risorse naturali agli effetti attesi del cambiamento climatico. Climate Action
1 dicembre
1. United Nations riunisce 600 esperti per redigere il prossimo grande rapporto sul clima dell’IPCC
Oggi a Saint-Denis, nei pressi di Parigi, si è aperta una conferenza con circa 600 esperti provenienti da oltre 100 Paesi, incaricati di elaborare la settima valutazione dell’IPCC, che sarà pubblicato nel 2028–2029. Nell’apertura si è ribadito che, con le politiche attuali, la soglia di riscaldamento di 1,5°C rischia di essere superata prima del previsto, con conseguenze gravi su ecosistemi, eventi estremi e stabilità geopolitica. The Straits Times
2. Il riscaldamento dell’Artico continua a correre più del resto del pianeta
Un’analisi recente conferma che l’Artico si sta scaldando a un ritmo 3-4 volte superiore alla media globale. La rapida fusione dei ghiacci non solo accelera l’innalzamento del livello del mare e altera sistemi climatici su scala globale, ma spalanca anche nuove rotte per navi, potenziali estrazioni di gas e minerali e rivalità geopolitiche: un rischio strutturale che ridefinisce la geografia della crisi climatica. Sky News
3. Bilancio delle alluvioni in Indonesia sale a 502 morti
Le inondazioni che hanno colpito tre province dell’isola di Sumatra causate da piogge torrenziali hanno fatto salire il numero delle vittime a 502, un bilancio tragico che evidenzia la fragilità delle infrastrutture e la vulnerabilità delle comunità di fronte ai fenomeni estremi. Reuters
30 novembre
1. Mombak e le foreste amazzoniche: il mercato del carbonio tenta una resurrezione dopo la COP30
Dalla conclusione del vertice climatico di COP30 emergono segnali di rilancio per i mercati del carbonio. La società Mombak ha avviato la piantumazione di alberi autoctoni su terreni riconvertiti da ex pascoli in Amazzonia, siglando accordi di compensazione con grandi aziende tecnologiche. Parallelamente si è costituita una nuova coalizione internazionale (Article 6 Ambition Alliance) per rafforzare i meccanismi di credito di carbonio nel contesto dell’Accordo di Parigi. Reuters
2. Disastri climatici e migrazioni forzate: reportage fotografico documenta i “rifugiati del clima”
Un’inchiesta del quotidiano internazionale illustra in immagini come siccità, alluvioni, innalzamento del livello del mare, incendi e collasso di ecosistemi stiano costringendo comunità in Africa, Asia, America Latina e altre aree del mondo ad abbandonare le proprie terre. Le storie raccolte raccontano di vite spezzate, perdita culturale e identità, e rappresentano un forte monito sull’urgenza di politiche globali che affrontino il fenomeno della migrazione climatica. The Guardian
3. Le conseguenze del cambiamento climatico diventano sempre più sistemiche
Un’analisi mette in evidenza come la crisi climatica non sia più un fenomeno isolato, ma stia generando crisi multiple che coinvolgono biodiversità, sovranità alimentare, salute, spostamenti di popolazione. Allarmi sul peggioramento simultaneo di acqua, suolo e clima suggeriscono che – senza un’accelerazione drastica delle politiche ambientali — il mondo si prepara a fronteggiare una serie di “shock convergenti”, rendendo indispensabile un approccio integrato agli scenari climatici e sociali. Financial Times
29 novembre
1. Allarme nel Regno Unito: rischi climatici gravi per economia e sicurezza nazionale
Un briefing straordinario con oltre mille leader di politica, imprese e società civile ha evidenziato come il cambiamento climatico possa compromettere gravemente l’economia, la salute pubblica, la sicurezza alimentare e le infrastrutture del Regno Unito. Secondo gli esperti intervenuti, senza una decisa “decabonizzazione” il paese rischia conseguenze drammatiche – incluse crisi nelle forniture alimentari e instabilità sociale – con scenari come il collasso di correnti oceaniche vitali per il clima europeo. The Guardian
2. Il dramma si allarga in Asia sud-orientale: oltre 170 morti a Sumatra per alluvioni e frane
Sull’isola di Sumatra, in Indonesia, le forti piogge seguite a un sistema ciclonico hanno causato alluvioni e smottamenti che hanno provocato almeno 174 vittime, secondo l’agenzia nazionale per la mitigazione dei disastri. Decine di dispersi, migliaia di sfollati e infrastrutture distrutte sono il risultato di una catastrofe che mette a dura prova le capacità di reazione locali. Reuters
3. Nel Sud-Europa le riserve idriche sotterranee sono in crisi a causa del cambiamento climatico
Un nuovo studio, basato su due decenni di dati satellitari, rivela che vaste aree del sud e dell’Europa centrale – da Spagna e Italia fino a parte della Germania e dei Balcani – stanno subendo un rapido esaurimento delle riserve d’acqua sotterranea. La riduzione della disponibilità idrica pone nuove sfide per agricoltura, disponibilità domestica e resilienza climatica nelle aree più vulnerabili al riscaldamento globale. The Guardian
28 novembre
1. Foreste globali: nessun piano concreto dalla COP30
Nonostante le attese legate all’“Amazon COP”, le discussioni conclusive non hanno prodotto un piano globale per fermare la perdita di foreste. Una decisione finale definisce obiettivi troppo generici, lasciando in gran parte in mano a iniziative volontarie la protezione delle foreste, suscitando l’allarme di ambientalisti e difensori delle popolazioni indigene. climatechangenews.com
2. Il riscaldamento aggrava l’inquinamento da plastica: microplastiche più persistenti e pericolose
Una nuova analisi scientifica mostra che le condizioni legate al cambiamento climatico — temperature più alte, stress ambientale — stanno rendendo la plastica più mobile, persistente e tossica. Questo significa microplastiche più dispersive e pericolose per ecosistemi e salute, un motivo in più per imporre limiti drastici alla produzione e all’uso di plastica. Phys.org
3. Allarme su oceani e cementificazione costiera
Un rapporto reso pubblico nelle ultime ore avverte che l’innalzamento del livello del mare, combinato con lo sviluppo urbano sulle coste, sta accelerando l’erosione delle spiagge e minacciando habitat costieri e barriere naturali. Il cambiamento climatico rende tali processi più rapidi e irreversibili, aggravando il rischio per le comunità costiere e la biodiversità marina. ScienceDaily
27 novembre
1. Australia approva una riforma per proteggere foreste e vietare concessioni fossili
Il parlamento australiano ha varato una revisione della legge sulla protezione ambientale che rafforza le tutele per le foreste native, elimina le procedure accelerate per nuovi progetti a carbone e gas, e introduce norme più stringenti per le emissioni. La riforma rappresenta un passo storico nella regolamentazione ambientale del Paese. the Guardian
2. Thailandia attiva droni per soccorsi dopo alluvioni devastanti; decine di vittime anche in Indonesia
Nel Sud della Thailandia, dopo piogge torrenziali che hanno causato inondazioni e almeno 33 morti, il governo ha iniziato a usare droni per consegnare viveri e medicinali alle zone isolate. Contemporaneamente, in Indonesia un ciclone e forti piogge stanno causando inondazioni e frane che, secondo le autorità, hanno già provocato almeno 28 morti nella provincia di Sumatra. Gli eventi estremi sono evocati come conseguenza del cambiamento climatico che amplifica intensità e frequenza delle piogge. Reuters
3. Finanziamenti pubblici per “acciaio verde”: la Svezia stanzia 41 milioni di dollari per una startup
Il governo svedese ha annunciato un contributo di 390 milioni di corone (circa 41 milioni di dollari) a favore della startup Stegra, che sta realizzando in nord Svezia un impianto per produrre acciaio usando idrogeno generato da elettricità rinnovabile. Il progetto, se completato, potrebbe rappresentare un salto significativo per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica in Europa. Reuters
26 novembre
1. Alluvioni nel Sud della Thailandia: almeno 33 vittime
Le inondazioni che stanno colpendo il sud della Thailandia hanno causato almeno 33 morti secondo le autorità locali. Le alluvioni, con frane ed elettrocuzioni tra le cause dei decessi, sono in generale interpretate come conseguenza del peggioramento dei modelli climatici, sempre più caratterizzati da precipitazioni estreme e instabilità. Tra le misure di emergenza per fronteggiare la crisi in corso nel sud del Paese, il governo ha disposto l’invio della portaerei militare Chakri Naruebet insieme a decine di imbarcazioni ed elicotteri. L’unità funzionerà da ospedale galleggiante e centro di distribuzione viveri, con l’obiettivo di evacuare pazienti critici e supportare migliaia di persone colpite. Reuters
2. Eventi climatici estremi mettono a rischio eventi culturali e filiere tradizionali in Corea del Sud
L’inasprimento dei fenomeni meteorologici – innalzamento delle temperature oceaniche, precipitazioni intense e alterazioni stagionali – sta già avendo effetti sugli eventi culturali in Corea del Sud, mettendo a nudo la vulnerabilità delle comunità locali e delle tradizioni rispetto alla crisi climatica globale. koreajoongangdaily.joins.com
3. Nel Regno Unito, il 2025 si conferma annus horribilis per incendi boschivi
Il 2025 registra l’anno peggiore dal 2012 in termini di superfici bruciate nel Regno Unito, con oltre 47.000 ettari tra foreste, brughiere e terreni naturali ridotti in cenere. Gli esperti avvertono che le ondate di calore, le condizioni di siccità e il cambiamento climatico stanno aumentando la probabilità di eventi estremi come incendi, aggravando la vulnerabilità di territori rurali e la capacità di risposta dei servizi antincendio. theguardian.com
25 novembre
1. Cop30 evita il collasso grazie a un accordo dell’ultimo minuto
Alla COP30 di Belém, dopo tensioni forti, è stato raggiunto un compromesso: un documento finale menziona in modo indiretto la “transizione dai combustibili fossili” e si impegna a sviluppare una roadmap volontaria per il phase-out. Il testo include inoltre il triplo del finanziamento per l’adattamento al clima nei paesi vulnerabili, fino a 120 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, e un meccanismo per una “transizione giusta” per i lavoratori dei settori ad alto tenore di carbonio. The Guardian
2. Shell e Ferrari firmano un accordo pluriennale per l’energia rinnovabile
Shell ha annunciato un contratto fino al 2034 per fornire energia rinnovabile a Ferrari, coprendo una quota significativa del fabbisogno del sito di Maranello. L’accordo è presentato come parte della strategia di Ferrari per accelerare la decarbonizzazione della produzione automobilistica di lusso. La notizia arriva mentre la finanza e l’industria discutono ruoli e responsabilità emerse dopo COP30. Si prevede che l’accordo comporterà una riduzione significativa delle emissioni di Scope 1 e 2 di Ferrari, ovvero quelle generate direttamente dalle sue attività e dall’energia acquistata, poiché la casa automobilistica di lusso punta a una riduzione del 90% in termini assoluti entro il 2030. Reuters
2. Per il presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, la crisi climatica è la maggiore minaccia alla pace globale
Annalena Baerbock, presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, afferma che il cambiamento climatico rappresenta il più grande rischio per la sicurezza globale. Sostiene che degradazione ambientale, siccità e migrazioni legate al clima alimentano conflitti, e che la cooperazione per lo sviluppo sostenibile è fondamentale per garantire pace e stabilità. AP News
24 novembre
1. Critiche al testo finale: la COP30 elimina ogni menzione ai fossili
Il testo d’accordo del vertice climatico non contiene più alcun riferimento a petrolio, gas o carbone, nonostante le richieste di molti paesi per una transizione “equa e ordinata”. La cancellazione ha suscitato forti contestazioni da parte di Stati che volevano un impegno più vincolante per la roadmap del phase-out. euronews
2. Meccanismo di “just transition” istituito, ma manca un piano concreto per i fossili
Il testo finale del COP30, come evidenziato da Biological Diversity, introduce un meccanismo di transizione giusta per lavoratori, comunità indigene e altre popolazioni vulnerabili. Tuttavia, non è stato incluso un percorso finanziato e operativo per uscire in modo definitivo dai combustibili fossili, una assenza che rappresenta una mancanza strutturale. biologicaldiversity.org
3. Finanziamenti per l’adattamento triplicati ma con condizioni controverse
Come riporta DW, il nuovo accordo prevede che i paesi ricchi triplichino il denaro destinato all’adattamento climatico entro il 2035. Ma per molti paesi in via di sviluppo il testo è ambiguo: il finanziamento è legato all’azione su fossili, generando accuse secondo cui l’adattamento verrebbe condizionato a una transizione che non ha scadenze né impegni reali. amp.dw.com
23 novembre
1. Accordo COP30 con risultati misti: tre volte più fondi per l’adattamento, ma nessuna roadmap sui fossili
La COP30 si è chiusa con un accordo controverso: i paesi hanno convenuto di triplicare i finanziamenti per l’adattamento climatico a beneficio delle nazioni più vulnerabili, ma non è stato inserito un percorso chiaro per abbandonare petrolio, gas e carbone. Secondo fonti citate dal summit, il compromesso mantiene l’attenzione sui fossili, ma la mancanza di impegni vincolanti ha deluso molte delegazioni. The Times of India
2. I leader mondiali e i gruppi per i diritti applaudono la giustizia climatica ma criticano l’assenza del phase-out fossile
Secondo Al Jazeera, il compromesso finale della COP30 è stato accolto con un mix di speranza e delusione: il testo contiene promesse di aumento dell’azione climatica, ma non prevede l’abbandono vincolante dei combustibili fossili. I leader indigeni e i movimenti sociali hanno salutato l’istituzione di un meccanismo di “Just Transition” che tutela i lavoratori e le comunità vulnerabili, ma molti lamentano la mancanza di fondi reali per rendere giusta questa transizione. Al Jazeera
3. Esperti definiscono “vergognosamente debole” la bozza della COP30 che elimina ogni riferimento ai fossili
Euronews riporta che il progetto di accordo finale ha completamente cancellato ogni menzione diretta ai combustibili fossili. La scelta ha suscitato forti critiche da parte di ONG e scienziati, che sostengono che il testo così formulato “potrebbe essere vuoto” e incapace di limitare efficacemente il riscaldamento globale. euronews
22 novembre
1. COP30: il Regno Unito propone strade “creative” per un phase-out fossile
Alla COP30, il segretario all’Energia britannico Ed Miliband ha invocato soluzioni non convenzionali per mantenere in vita l’idea di una roadmap verso l’abbandono dei combustibili fossili. Pur consapevole delle tensioni, ha detto che anche un processo volontario – e non vincolante – potrebbe essere una via per consolidare il sostegno dei circa 80 Paesi che chiedono un impegno. Il dibattito resta aperto, mentre alcuni critici temono che il risultato finale possa essere solo un “roadmap per una roadmap”, senza date o milestone concrete. The Guardian
2. Scontri diplomatici: l’UE respinge il progetto di accordo finale della COP30
L’Unione Europea ha dichiarato che non accetterà il testo provvisorio emerso a Belém: secondo i Paesi europei, il documento è troppo debole perché non affronta in modo efficace la riduzione delle emissioni né definisce un piano credibile per il phase-out dei fossili. I negoziatori sono rimasti in sessione oltre la scadenza prevista, mentre i leader cercano ancora un compromesso su finanza, adattamento e giustizia climatica. euronews
3. Divisioni forti tra Paesi su clima e fossili alla COP30: oltre 30 nazioni criticano la bozza finale
Secondo Al Jazeera, più di 30 paesi di Africa, Asia, Europa e Pacifico hanno firmato una lettera congiunta in cui affermano di non poter sostenere un esito della conferenza senza una roadmap “giusta e ordinata” per uscire dai combustibili fossili. La bozza iniziale includeva un’opzione per tale percorso, ma è stata eliminata in seguito alle forti pressioni dei grandi produttori come Arabia Saudita e Russia, rendendo il testo finale molto controverso. Al Jazeera
21 novembre
1. Il testo provvisorio della COP30 abbandona il piano per la transizione dai fossili
Una bozza del possibile accordo finale pubblicata il 21 novembre elimina ogni riferimento a un piano globale per l’uscita da petrolio, gas e carbone, a cui molti Paesi avevano spinto in precedenza. Secondo fonti di Reuters, l’emendamento è dovuto alla forte opposizione dei grandi produttori fossili come l’Arabia Saudita. Il documento, per ora, resta sotto negoziazione e richiede un consenso unanime. Reuters
2. Incendio al COP30: evacuata la “Blue Zone” durante i momenti più critici dei negoziati
Un incendio divampato nella sede della conferenza sul clima a Belém ha costretto all’evacuazione migliaia di delegati proprio mentre si negoziava un accordo sul futuro energetico. Il rogo, partito vicino ai padiglioni dei paesi, è stato rapidamente domato, ma la zona “Blue” – il cuore delle trattative – è stata temporaneamente chiusa. Politico
3. Dialogo tripartito su commercio e clima nel testo della COP30: previsto un confronto triennale
La bozza dell’accordo prevede l’apertura di un dialogo triennale tra paesi e istituzioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’obiettivo dichiarato è esplorare come le regole del commercio globale possano sostenere politiche climatiche ambiziose, un tema molto delicato vista la resistenza di alcuni paesi su misure come le tariffe sul carbonio. Reuters
20 novembre
1. Progresso timido su metano alla COP30: coalizione di 11 Paesi promette tagli ma impegni restano volontari
Al vertice di Belém, una coalizione composta da Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e altri Paesi – non c’è l’Italia – ha annunciato un piano per ridurre significativamente le emissioni di metano nel settore dei combustibili fossili entro il 2030. Tuttavia, gran parte degli impegni è ancora su base volontaria, e numerosi Paesi ad alta emissione non sono membri dell’accordo, il che alimenta il timore che le azioni restino insufficienti per contrastare questo potente gas serra. Le Monde.fr
2. Gli investitori rischiano di sottovalutare la transizione energetica
Nonostante i negoziati sul clima a Belém stentino a produrre un accordo ambizioso, un’analisi di mercato sostiene che la transizione energetica globale non è in via di collasso. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, esistono due scenari: uno pessimista con domanda di gas e petrolio in crescita fino al 2050 e uno più ottimistico con il carbone in calo e una rapida diffusione di energie rinnovabili. Il rischio è che gli investitori si lascino scoraggiare dallo stallo negoziale, quando invece il flusso di capitali “verdi” continua a crescere: con oltre il 60% degli investimenti nel settore energetico diretti verso rinnovabili, eletttrificazione e nucleare. Reuters
3. Tensioni finanziarie dominano la COP30: metà del vertice è “avvelenata dalla finanza”
Secondo un’analisi su Le Monde, il fulcro politico della COP30 è rappresentato dai profondi disaccordi sul finanziamento climatico. Mentre i Paesi in via di sviluppo chiedono un impegno stabile e trasparente su fondi di adattamento e compensazione, i Paesi ricchi restano cauti. Il nodo del “debito climatico” – e la richiesta che le nazioni più ricche riconoscano una responsabilità storica nei confronti di quelle più vulnerabili – è tornato con forza nel dibattito di Belém. Le monde.fr
19 novembre
1. 82 Paesi chiedono con forza il trattato sui fossili: roadmap vincolante in vista
La pressione per un accordo globale sull’uscita dai combustibili fossili cresce a Belém. Una coalizione di 82 Paesi – guidata da piccole isole, Stati africani e nazioni dell’America Latina particolarmente vulnerabili alla crisi climatica – ha rilanciato la richiesta di una roadmap dettagliata che trasformi in obblighi misurabili l’impegno politico assunto a Dubai per “abbandonare” petrolio, gas e carbone. Il documento proposto introduce scadenze e indicatori chiave, con l’obiettivo di vincolare i governi a un percorso graduale ma irreversibile verso la decarbonizzazione dei sistemi energetici. La proposta, tuttavia, si scontra con un fronte di resistenza composto da grandi esportatori di idrocarburi e da economie emergenti che temono ripercussioni sulla propria sicurezza energetica. La frattura è diventata uno dei principali nodi negoziali di COP30: da un lato chi invoca un trattato globale modellato sui precedenti accordi di non proliferazione; dall’altro chi accetta la transizione solo a condizione che sia “differenziata” e compatibile con la crescita interna. La coalizione di 82 Paesi, però, insiste: senza un quadro normativo stringente, l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C rischia di restare fuori portata. Politico
2. La COP30 rappresenta un nodo esistenziale per i popoli indigeni
Secondo un editoriale su Le Monde, le comunità indigene dell’Amazzonia vedono la conferenza climatica come un momento decisivo per la sopravvivenza: nonostante promesse politiche, molte terre ancestrali non sono state riconosciute formalmente, e il capitale agricolo e l’estrazione minacciano i loro territori. Manifestanti, tra cui figure storiche come il capo Raoni, denunciano progetti di navigazione fluviale e trivellazioni petrolifere che mettono a rischio gli ecosistemi sacri. Le Monde.fr
3. Bilancio e potere al centro: alla COP30 emergono pesanti divisioni finanziarie
Al vertice a Belém il tema finanziario appare il più spinoso: molti Paesi in via di sviluppo denunciano una carenza di fondi, chiedendo che venga riconosciuto un “debito climatico” da parte delle nazioni ricche. La mancanza di trasparenza su come i fondi vengano distribuiti e usati, unita a tensioni sul finanziamento per l’adattamento, rischia di sabotare l’autorevolezza dell’intero negoziato. Le Monde.fr
18 novembre
1. Suona l’allarme: serve una riforma radicale della COP per trasformare gli impegni in azione
Al vertice di Belém, cresce un coro di critici — diplomatici, ex negoziatori delle Nazioni Unite, attivisti e banchieri — che affermano che le tradizionali COP non sono più adeguate. Secondo questi esperti, il modello attuale è diventato un “jamboree negoziale” incapace di tradurre promesse in reali politiche concrete. Molti chiedono una riforma che sposti il focus dalle dichiarazioni simboliche all’implementazione effettiva. Reuters
2. Papa Leone: i governi stanno tradendo gli impegni, serve più coraggio per agire
In un video messaggio trasmesso durante la COP30, Papa Leone ha criticato l’inerzia dei leader mondiali davanti al riscaldamento globale, evocando immagini di devastazione climatica come inondazioni, siccità e “calore incessante”. Ha lanciato un appello a una risposta più forte e coraggiosa: “Non è l’Accordo di Parigi a fallire, è la volontà politica che manca”. Reuters
3. Alla COP30 emergono tensioni: giovani attivisti, lobby del fossile e richiesta di un trattato per l’uscita dalle emissioni
La COP30 è segnata da un’importante mobilitazione di attivisti e comunità indigene che chiedono un phase-out dei combustibili fossili, ma il percorso negoziale appare difficile e con risultati ancora limitati. Il summit ha visto una forte pressione della società civile che sottolinea che una transizione “giusta” non può prescindere da risorse finanziarie per supportare i paesi vulnerabili e le comunità che vivono nelle aree più esposte agli impatti del cambiamento climatico. Allo stesso tempo, India Today ricorda che il dibattito sul phase-out fossile non è solo simbolico: tocca nodi strutturali di potere globale. Lo storico squilibrio tra le potenze petrolifere e i Paesi del Sud globale è sotto gli occhi di tutti, e l’inclusione massiccia di delegati dell’industria fossile alla COP30 alimenta il sospetto che le trattative rischino di essere dominate da chi ha interessi nel mantenimento di petrolio, gas e carbone. Il risultato, secondo gli attivisti, potrebbe essere un “impegno su carta” senza un vero patto giuridico vincolante, nonostante i movimenti internazionali che spingono per un trattato globale sul phase-out (la Fossil Fuel Treaty Initiative, per esempio, sta tenendo eventi proprio durante la COP30). indiatoday.in
17 novembre
1. La ministra dell’Ambiente brasiliana chiede coraggio per una road-map volontaria di abbandono dei fossili alla COP30
Marina Silva ha invitato i Paesi partecipanti a elaborare una roadmap auto-determinata per il phase-out dei combustibili fossili, definendola una risposta etica all’emergenza climatica. Pur non imponendo obblighi vincolanti, la proposta mira a costruire una strategia condivisa per la transizione, anche se restano forti resistenze da parte dei governi più dipendenti dagli idrocarburi. The Guardian
2. Verso il documento politico: alla COP30 emerge un testo di opzioni per taglio emissioni, finanza e transizione
La presidenza brasiliana della conferenza ha pubblicato un documento di cinque pagine che delinea le principali linee negoziali su riduzione delle emissioni, finanza per i Paesi più vulnerabili e piano per il phase-out dei fossili. Il testo considera anche la creazione di “road map” per tradurre gli obiettivi ambiziosi in azioni concrete, un passo che le ONG vedono con favore ma che resta oggetto di accesi negoziati. AP News
3. COP30: il Global Goal sull’Adattamento resta controverso
Secondo il Climate Action Network, il primo “Call for Funding Requests” del fondo Loss & Damage è stato lanciato ma ammonta solo a 250 milioni di dollari per il biennio 2025-26, una cifra giudicata “drammaticamente sotto-finanziata”. Nel frattempo, l’ipotesi di triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2030 (fino a 120 miliardi di dollari l’anno) resta sul tavolo, ma le parti sono ancora divise sulle modalità di attuazione. Climate Action Network
16 novembre
1. La Cina assume un ruolo più centrale mentre gli Stati Uniti si defilano alla COP30
Con l’assenza degli Stati Uniti alla COP30, per la prima volta in tre decenni, la Cina sta assumendo una posizione di maggiore leadership nei negoziati sul clima e promuovendo la propria strategia sulle energie rinnovabili: Pechino viene lodata da alcuni delegati per il suo contributo all’agenda del vertice, tanto che molti osservatori parlano di un “vuoto statunitense” che la Cina rischia di colmare. Reuters
2. Taglio del metano: le discussioni alla COP30 avanzano, ma un accordo resta difficile
Un articolo del The Guardian evidenzia che, sebbene molti Paesi stiano mostrando disponibilità a discutere una riduzione più rapida delle emissioni di metano – considerato uno dei gas a effetto serra più potenti – le probabilità che alla COP30 venga firmato un accordo vincolante restano basse. Il testo ricorda che agricoltura, rifiuti e allevamento contribuiscono per circa il 40 % delle emissioni antropiche di metano, rendendo il tema complesso da affrontare. The Guardian
3. Migliaia di manifestanti climatici soffrono il caldo a Belém mentre proseguono i negoziati
A Belém, città ospite della COP30, migliaia di attivisti – tra cui gruppi indigeni e giovani – hanno marciato sotto il sole cocente per chiedere azioni concrete contro la deforestazione e la dipendenza dai combustibili fossili. Nel frattempo, i negoziatori del summit entrano nella fase politica delle discussioni, con dossier chiave ancora irrisolti su finanza climatica, riduzione dei fossili e obiettivi di emissione. Nuove iniziative di finanziamento sono emerse, come una proposta di tassa sui voli di lusso e un aumento degli investimenti da parte dell’“Utilities for Net Zero Alliance” su energie rinnovabili, reti elettriche e batterie. Reuters
15 novembre
1. Proteste alla COP30: attivisti “Pikachu” chiedono al Giappone di fermare i finanziamenti ai fossili
Durante la COP30 di Belém, un gruppo di manifestanti, alcuni vestiti da Pikachu gonfiabili, ha protestato contro il sostegno del Giappone a progetti di carbone e gas in Asia sud-orientale. I manifestanti denunciano che il Giappone, attraverso la Japan Bank for International Cooperation, stanzia miliardi su investimenti fossili che ostacolano la decarbonizzazione nei paesi in via di sviluppo. AP News
2. La COP30 rischia di commettere gli errori del passato
Secondo alcuni analisti e attivisti, la conferenza di Belém rischia di ripetere gli errori del passato: pur essendoci migliaia di delegati, la mancanza di urgenza e la presenza massiccia delle lobby mettono in discussione l’efficacia reale del negoziato. Critici avvertono che lo spazio di COP potrebbe trasformarsi in una grande vetrina, piuttosto che un luogo di decisioni vincolanti. The Guardian
3. La COP30 rischia di arenarsi?
La paralisi che avvolge i negoziati della COP30 sul futuro dei combustibili fossili sta diventando il fulcro politico del vertice di Belém. A metà conferenza, la distanza tra i Paesi favorevoli a un’accelerazione della transizione e quelli intenzionati a mantenere una linea prudente appare ormai strutturale. Le delegazioni che sostengono un linguaggio più incisivo — tra cui Brasile, Unione europea, piccoli Stati insulari e una parte dei Paesi latinoamericani — chiedono che nel testo finale compaia un riferimento esplicito al phase-out di petrolio, gas e carbone, considerato l’unico segnale coerente con gli allarmi scientifici e con la traiettoria per contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C.
Dall’altra parte del tavolo, però, si muovono governi che temono l’impatto economico di impegni vincolanti sul fossile. Tra questi figurano diversi grandi produttori di idrocarburi, sostenuti in alcuni casi da Paesi emergenti che rivendicano il diritto di sfruttare le proprie risorse naturali per finanziare lo sviluppo. La loro posizione punta a evitare nuove formulazioni che vadano oltre quelle già concordate nelle COP precedenti, limitando il testo a richiami generici alla “riduzione graduale” o a un uso “più efficiente” delle fonti fossili, senza scadenze definite.
La situazione, riportata da Reuters, lascia presagire un possibile compromesso al ribasso. Le ONG presenti al summit denunciano un pericoloso slittamento verso una dichiarazione finale priva di forza politica, determinata sia dalla pressione dei Paesi produttori sia dal crescente peso dei lobbisti del settore energetico all’interno dei negoziati. Con soli pochi giorni rimanenti, il rischio è che la COP30 si chiuda con un testo annacquato, incapace di imprimere la svolta necessaria per frenare l’aumento delle emissioni globali. In un vertice nato sotto l’insegna dell’Amazzonia e della giustizia climatica, l’esito sui combustibili fossili si prepara così a diventare il vero termometro della credibilità del processo negoziale. Reuters
14 novembre
1. I lobbisti dei combustibili fossili alla COP30 superano tutte le delegazioni, tranne quella del Brasile
Secondo una nuova analisi pubblicata dal The Guardian, alla COP30 di Belém il numero dei lobbisti dei combustibili fossili ha raggiunto livelli senza precedenti, superando le delegazioni di quasi tutti i Paesi presenti e risultando inferiore soltanto a quella del Brasile, che ospita il vertice. La coalizione Kick Big Polluters Out (KBPO) ha contato oltre 1.600 rappresentanti dell’industria petrolifera, del gas e del carbone accreditati alla conferenza, pari a un partecipante ogni venticinque: una quota in aumento del 12% rispetto allo scorso anno.
Fra i nomi presenti ci sono figure legate a ExxonMobil, BP e TotalEnergies, alcune inserite nelle delegazioni ufficiali di Stati come Francia e Norvegia. Il dato, osservano gli attivisti, conferma una tendenza in crescita: dal 2021 più di 7.000 persone riconducibili all’industria fossile hanno preso parte alle COP, influenzando così i negoziati.
La presenza così massiccia ha riacceso il dibattito sulla credibilità del processo negoziale. Le organizzazioni della società civile parlano apertamente di “cattura aziendale” delle trattative, paragonando il ruolo dei giganti dell’energia fossile a quello che l’industria del tabacco esercitava sulle politiche sanitarie decenni fa. Nonostante l’introduzione delle nuove regole dell’UNFCCC, che obbligano i partecipanti a dichiarare le proprie affiliazioni, secondo KBPO questo grado di trasparenza non è sufficiente a scongiurare conflitti d’interesse.
Il nodo politico è evidente: mentre molti Paesi vulnerabili faticano a far sentire la propria voce, le grandi aziende responsabili della maggior parte delle emissioni globali siedono, di fatto, al fianco del negoziato. Un’asimmetria che, denunciano gli attivisti, rischia di indebolire qualsiasi avanzamento nelle politiche di riduzione delle emissioni. The Guardian
2. Attivisti avvertono: “ci estingueremo se non si ferma l’estrazione fossile”
Durante la quarta giornata della COP30, gruppi climatici internazionali e leader indigeni hanno rilanciato la richiesta di un trattato globale per eliminare gradualmente carbone, petrolio e gas. Il messaggio è forte: “Se continuiamo a estrarre idrocarburi, ci estingueremo”, ha affermato Olivia Bissa, presidente della Chapra Nation, situata nel cuore dell’Amazzonia peruviana. Il trattato – sostenuto da 17 Paesi – è visto come essenziale per realizzare una transizione giusta e radicata nella giustizia sociale. The Guardian
3. Rischi legati ai biocarburanti: la “svolta verde” promessa da Lula alla COP30 è rischiosa
Secondo un’analisi di Climate Change News, il piano del presidente brasiliano Lula per ridurre la dipendenza dai fossili facendo leva sui biocarburanti potrebbe rivelarsi quantomeno ambiguo. La produzione di questi combustibili definiti “sostenibili”, se non gestita in maniera rigorosa dal punto di vista scientifico, potrebbe generare crescenti pressioni sui terreni agricoli, sulla biodiversità e sui popoli locali. climatechangenews.com
13 novembre
1. Attivisti indigeni irrompono alla COP30 in Brasile chiedendo azione climatica
Centinaia di manifestanti guidati da popolazioni indigene hanno fatto irruzione nel centro dei lavori del vertice sul clima a Belém, in Brasile, nella serata dell’11 novembre 2025. Il gruppo ha sfondato i blocchi d’ingresso della “Blue Zone” e ha protestato al grido di “Our land is not for sale” e “We can’t eat money”. Puntanto al riconoscimento dei diritti territoriali delle comunità indigene e alla fine della deforestazione e dell’espansione delle attività estrattive nell’area dell’Amazzonia. Secondo una dichiarazione dell’United Nations, l’irruzione ha provocato lievi ferite a due guardie di sicurezza e danni minimi alla struttura, dopodiché l’area è stata messa in sicurezza e le negoziazioni sono proseguite.
Il simbolo dell’azione è forte: rappresenta il disagio crescente delle comunità indigene che si sentono escluse dai processi decisionali sul clima nonostante siano tra i soggetti più vulnerabili agli impatti e custodi di ecosistemi fondamentali per la mitigazione globale. Al Jazeera
2. Il Perù tenta di rilanciare la produzione di petrolio nell’Amazzonia
Nel nord dell’Amazzonia peruviana, la compagnia statale Petroperu intende incrementare la produzione petrolifera mentre affronta pressioni finanziarie. L’operazione si scontra con forti opposizioni da parte delle popolazioni indigene, preoccupate per sversamenti e contaminazioni idriche: testimonianze parlano di perdite d’olio ancora visibili dopo gli incidenti del 2023. Reuters
2. Al via la dichiarazione sulla trasparenza dell’informazione al vertice COP 30: primo passo per contrastare la disinformazione
L’iniziativa globale per l’integrità delle informazioni sui cambiamenti climatici alla COP 30 ha lanciato la “Global Initiative for Information Integrity on Climate Change”, stabilendo impegni internazionali condivisi per affrontare la disinformazione sul clima e promuovere informazioni accurate e basate su prove concrete sulle questioni climatiche. La Dichiarazione impegna i firmatari a promuovere l’integrità delle informazioni relative ai cambiamenti climatici a livello internazionale, nazionale e locale, in linea con il diritto internazionale dei diritti umani e i principi dell’Accordo di Parigi. Redatta in collaborazione con i membri della società civile del Global Initiative Advisory Group, la Dichiarazione è stata finora approvata da dieci paesi: Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Uruguay. L’integrità delle informazioni è un tema chiave della COP 30, insieme a salute, lavoro, istruzione, cultura, giustizia e diritti umani, lavoratori e bilancio etico globale. UNFCCC
12 novembre
1. Rimuovere la CO₂ dall’atmosfera è vitale per evitare punti di non-ritorno catastrofici
Lo scienziato Johan Rockström del Potsdam Institute for Climate Impact Research ha avvertito che, anche nel migliore degli scenari (riscaldamento di circa +1,7°C sopra i livelli pre-industriali), sarà necessario rimuovere annualmente circa 10 miliardi di tonnellate di CO₂ dall’atmosfera per scongiurare il verificarsi di “tipping point” ambientali catastrofici. Questa operazione richiederebbe la creazione di una vera e propria industria su scala globale, costi stimati intorno a mille miliardi di dollari all’anno. The Guardian
2. Domanda globale di petrolio e gas potrebbe crescere fino al 2050
Un nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che, in uno scenario che segue le politiche attuali piuttosto che gli obiettivi climatici, la domanda mondiale di petrolio raggiungerà i 113 milioni di barili al giorno entro il 2050. Questo indica una deviazione significativa rispetto alle aspettative che puntavano verso un picco imminente della domanda fossile. Il messaggio è chiaro: senza cambiamenti radicali nelle politiche e negli investimenti il target di contenimento del riscaldamento globale rischiano di essere mancati. Reuters
3. La World Bank e gli altri istituti multilaterali sotto pressione alla COP30
Durante i lavori del summit di Belém, si è acceso il dibattito sul ruolo degli istituti di sviluppo nel guidare la transizione climatica nei paesi vulnerabili. Lo scorso anno le banche multilaterali hanno erogato circa 137 miliardi di dollari per il clima, ma circa il 40% di questi fondi è andato verso Paesi ricchi e solo il 30% al settore dell’adattamento nei Paesi in via di sviluppo. I delegati chiedono riforme profonde per far emergere una finanza climatica davvero equa e capace di sostenere chi subisce per primo gli effetti del riscaldamento globale. Reuters
11 novembre
1. La COP30 si apre con un appello all’azione comune mentre il consenso globale vacilla
La conferenza sul clima di Belém, Brasile, è stata inaugurata con un richiamo del capo della delegazione delle Nazioni Unite alla cooperazione fra Paesi, mettendo in guardia contro una competizione sterile fra interessi nazionali che rischia di frammentare l’azione climatica globale. Le delegazioni indigene hanno chiesto maggiore voce nella gestione dei loro territori, mentre l’assenza degli Stati Uniti è stata oggetto di critiche. Il summit assume un’importanza cruciale in un momento in cui le politiche globali sul clima mostrano segnali di stallo. Reuters
2. Commissione ONU avverte che il cambiamento climatico aggrava la crisi dei rifugiati
La United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) ha segnalato che entro il 2050 i campi profughi più esposti potrebbero affrontare quasi 200 giorni all’anno caratterizzati da calore estremo. Il rapporto sottolinea come eventi meteorologici intensificati dal riscaldamento globale stiano distruggendo abitazioni e mezzi di sussistenza, peggiorando vulnerabilità già esistenti e costringendo nuove ondate di spostamento. La protezione dei rifugiati, secondo l’organismo, non potrà prescindere da investimenti adeguati e da politiche climatiche inclusive. Jurist
3. Adottata l’agenda della COP30: tra le priorità finanza e transizione dai fossili
Nel giorno di apertura del vertice climatico a Belém, la presidenza brasiliana ha annunciato l’adozione formale dell’agenda della COP30, evitando come nei round precedenti lunghe “battaglie sull’ordine del giorno”. Tra i nodi principali restano la mobilitazione di risorse per Paesi vulnerabili e la transizione dai combustibili fossili. Tuttavia, alcuni Stati avvertono che la collocazione dell’abbandono del carbone e del gas sotto “work stream” secondari potrebbe indebolire l’efficacia negoziale. The Guardian
10 novembre
1. Leader indigeni dalle Ande all’Amazzonia arrivano alla COP30 per far valere i propri diritti
Una flotilla composta da decine di rappresentanti indigeni provenienti da Ande e Amazzonia è giunta a Belém, in Brasile, in vista dell’apertura della COP30. Il gruppo rivendica un ruolo decisionale nella gestione dei loro territori, minacciati dall’espansione di estrazione mineraria, trivellazioni petrolifere e deforestazione. Secondo un report citato dalla notizia, circa il 17% delle aree dell’Amazzonia sotto gestione comunitaria è oggi sotto concessione di attività estrattive o forestali. Reuters
2. “I Paesi ricchi hanno perso l’entusiasmo nella lotta alla crisi climatica”
Secondo André Corrêa do Lago, presidente della conferenza COP30, i Paesi del Nord globale stanno mostrando un calo di slancio nelle politiche per il clima, mentre il Sud globale avanza, guidato anche da protagonisti come la Cina, in forte espansione nei settori delle tecnologie pulite. Corrêa do Lago ha sottolineato che gli Stati Uniti e l’Europa devono imitarne l’approccio e smettere di considerarsi in competizione anziché come parte della soluzione. La dichiarazione arriva all’apertura della COP30 a Belém, su uno sfondo in cui il aleggia fallimento nel rispettare l’obiettivo di 1,5°C. Le nazioni vulnerabili chiedono garanzie di finanziamento e una roadmap chiara verso l’azione concreta. The Guardian
3. La bolla climatica europea scoppia alla vigilia della COP30
Mentre l’Europa si prepara alla COP30, emerge un quadro di crescente scetticismo interno: gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono stati rivisti al ribasso, e diverse forze politiche mostrano una crescente resistenza alle politiche ambientali più ambiziose. La “bolla verde” europea, che aveva dominato la scena politica climatica degli ultimi anni, appare ora indebolita proprio quando serve un’accelerazione per rispettare gli impegni globali. E&E News
9 novembre
1. Finanziamenti climatici globali lontani dagli obiettivi: alla COP 30 bisogna accelerare
Un’analisi pubblicata da Systems Change Lab mostra che, seppure i flussi finanziari per il clima siano più che raddoppiati tra il 2019 e il 2023 (da 0,9 a 1,9 mila miliardi di dollari), rappresentano soltanto circa il 37% della cifra necessaria per restare sulla traiettoria verso gli obiettivi di riscaldamento di +1,5°C. Il report sottolinea che il summit COP30 dovrà affrontare non solo la quantità ma anche la qualità degli investimenti, e includere meccanismi per ridurre il debito nei paesi vulnerabili e ampliare l’accesso alle risorse per adattamento. Earth.Org
2. Le città al centro della lotta climatica: ma mancano 4,5 mila miliardi di dollari all’anno per infrastrutture resilienti
Secondo una nota del network urbani C40 Cities Climate Leadership Group, le città – responsabili di gran parte delle emissioni globali – sono diventate “la scena principale” dell’azione climatica, ma attualmente ricevono solo circa il 20% dei flussi finanziari necessari. La roadmap “Baku-Belém” in vista del COP30 fissa un target di circa 1,3 mila miliardi di dollari all’anno da raggiungere entro il 2035, ma l’esecutivo mette in guardia: senza un’accelerazione dei fondi e una ristrutturazione dei meccanismi, l’azione urbana rischia di rimanere marginale. C40.org
3. La BBC annuncia una revisione critica della propria copertura mediatica sul cambiamento climatico
La BBC ha comunicato che avvierà una revisione interna per valutare se vi sia stato un bias nella modalità di informarzione sul cambiamento climatico. La decisione arriva in un contesto di crescente denuncia da parte di gruppi civici sulla diffusione di disinformazione e su una comunicazione che non sempre mette in luce con sufficiente chiarezza le emergenze e le conseguenze ambientali. Questo passo riflette la crescente pressione sui media affinché trattino la crisi climatica con rigore e urgenza. The Telegraph
8 novembre
1. Gli Stati Uniti invitano l’Europa a mantenere petrolio e gas anziché puntare alle rinnovabili
In un intervento a un convegno energetico ad Atene, rappresentanti dell’amministrazione americana hanno espresso un deciso scetticismo nei confronti della transizione verso energie rinnovabili, sostenendo che gli investimenti effettuati finora non abbiano prodotto risultati soddisfacenti e invitando l’Europa a incrementare l’importazione di petrolio e gas dagli Stati Uniti. Questa posizione evidenzia una contraddizione significativa rispetto alla traiettoria climatica globale e mina la credibilità della cooperazione internazionale nella fase di trasformazione energetica. Reuters
2. Lula da Silva accusa forze estremiste: “diffondono bugie sul clima”
In occasione dei preparativi della conferenza COP30, il presidente brasiliano ha messo in guardia i leader mondiali contro “forze estremiste” che secondo lui ostacolano la lotta al cambiamento climatico diffondendo disinformazione e mettendo a rischio la fiducia necessaria al cooperare per una transizione giusta verso un’economia senza fossili. Il discorso richiama l’urgenza di affrontare deforestazione e combustibili fossili in modo coordinato, anche per sostenere i paesi più vulnerabili. Reuters
3. Preoccupazione per assenza/negligenza Usa alla COP30
La COP30 sta per iniziare. I delegati si preparano a diversi scenari nel caso in cui gli Stati Uniti decidessero di non inviare delegati di alto livello o di intervenire in modo “ombra” per influenzare i negoziati. Secondo tre funzionari europei citati da Reuters, Washington potrebbe optare per il ritiro totale o la partecipazione. Non è escluso, però, che una delegazione americana lavori per esercitare pressioni esterne – anche senza presenza ufficiale – sui negoziati, come già avvenuto all’International Maritime Organization, dove una tassa sulle emissioni navali è stata bloccata dopo minacce statunitensi di dazi e restrizioni. La prospettiva di un ruolo ambiguo per il maggior emettitore storico di CO₂ solleva timori sul futuro dell’accordo multilaterale e sul processo di transizione globale, proprio quando l’urgenza climatica richiede coesione internazionale. Reuters
7 novembre
1. COP sul clima: “troppe parole e poca azione”
James Marape, primo ministro di Papua Nuova Guinea, ha definito i vertici internazionali sul clima come “troppo pieni di parole e troppo poco di azione”, pur confermando la sua partecipazione al COP30 a Belém. Ha spiegato che il suo Paese, vulnerabile agli effetti climatici ma ricco di foreste e risorse oceaniche, non può più aspettare che gli Stati ricchi mantengano i loro impegni finanziari. The Guardian
6 novembre 2025
1. I leader mondiali si raccolgono a Belèm, in vista della COP30: assenti i grandi emettitori
Decine di capi di Stato e di governo si sono dati appuntamento oggi nella città amazzonica di Belém, ospite del prossimo COP30, nell’ambito di un mini-vertice preparatorio. Ma resta evidente l’assenza dei leader di quattro dei cinque Paesi più inquinanti al mondo – Cina, Stati Uniti, India e Russia – un dato che solleva dubbi sulla capacità della diplomazia climatica di esercitare pressione sui principali emettitori. Durante l’incontro è stata annunciata un’iniziativa da 100 milioni di dollari guidata da Michael Bloomberg per rafforzare il monitoraggio globale del metano, alla vigilia dei negoziati. Reuters
2. La transizione dai combustibili fossili resta lenta e contraddittoria, nonostante investimenti record
Un’analisi della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) e di altri enti segnala che, benché le energie rinnovabili generino oggi più elettricità di quanta derivi dal carbone, l’uso del carbone ha toccato un nuovo picco. Nonostante gli investimenti verdi attesi per il 2025 superino i 2 mila miliardi di dollari, la riduzione delle emissioni prevista resta ben sotto il livello richiesto per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Reuters
2. Laurent Fabius, presidente della COP21, avverte COP30 dovrà concentrarsi sull’implementazione
In un’intervista pubblicata da Le Monde, Fabius sottolinea che l’Accordo di Parigi ha spostato la curva del riscaldamento globale, ma che il mondo è tuttora sulla via di +2,8°C. Esorta i Paesi a rispettare gli impegni in materia di fossili e finanza climatica, e definisce la multilateralità climatica in arretramento. Le Monde.fr
5 novembre 2025
1. L’UE approva un obiettivo climatico 2040, ma con flessibilità
I ministri del clima dell’Unione Europea hanno adottato un nuovo target di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto al 1990, ma l’accordo prevede che fino al 5% di quella riduzione possa essere coperta mediante crediti di carbonio esteri, effettivamente riducendo l’impegno interno a circa l’85%. La decisione giunge nel momento in cui la credibilità dell’UE come soggetto guida nelle negoziazioni globali sul clima, in vista della COP30, viene messa alla prova. Reuters
2. UNEP avverte che è ormai “molto probabile” il superamento di 1,5°C
Un nuovo rapporto dell’UNEP segnala che, anche considerando tutte le promesse attuali di riduzione delle emissioni nazionali, il mondo è comunque sulla traiettoria per un aumento delle temperature globali compreso fra +2,3°C e +2,5°C entro la fine del secolo. Gli autori sottolineano che evitare il superamento dell’obiettivo 1,5°C richiederebbe una riduzione delle emissioni molto più rapida di quella finora pianificata. UNEP – UN Environment Programme
3. Le comunità indigene e gli attivisti fluviali si mobilitano verso Belém
In vista della COP 30 sul clima, gruppi della società civile – leader indigeni, giovani, scienziati e artisti – stanno navigando lungo il Rio delle Amazzoni in una “flottiglia” simbolica che rappresenta un messaggio di giustizia climatica, difesa della foresta e opposizione ai combustibili fossili.La mobilitazione denuncia che i precedenti vertici climatici sono stati dominati da interessi elitari, e chiede un approccio realmente inclusivo alla transizione ambientale. The Guardian
4 novembre 2025
1. I ministri del clima dell’UE cercano accordo dell’ultimo minuto per COP 30
In vista della COP30 in Brasile, i ministri del clima dell’Unione Europea si sono riuniti per approvare un taglio delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, al fine di mantenere la leadership globale sul clima. Le divisioni interne, tuttavia, tra Paesi come Italia, Polonia e Repubblica Ceca – che denunciano l’eccessiva pressione sull’industria – e altri Stati più ambiziosi, rimangono forti. Le questioni chiave riguardano la sufficienza delle misure, l’uso dei crediti di carbonio esteri e la soglia necessaria per dare forma a un obiettivo credibile. Reuters
2. L’India ha diversi progetti industriali “puliti”, ma bloccati
L’impegno dell’India nel guidare la transizione tra le economie emergenti sta incontrando ostacoli significativi, nonostante disponga di uno dei portafogli più grande di progetti classificati come “puliti”, come dimostra un nuovo rapporto dell’alleanza per l’industria pulita Mission Possible Partnership. Le cause principali sono identificate in costi di finanziamento elevati, normative obsolete, assenza di incentivi e mercati deboli per prodotti industriali a basse emissioni. Il documento segnala che questo ritardo rischia di far perdere all’India una “trasformazione industriale” già in corso in altre regioni del mondo. Reuters
3. Solo il 3% degli aiuti internazionali sul clima è destinato a comunità in transizione
Un nuovo rapporto dell’ONG ActionAid lancia l’allarme sul fatto che meno del 3% dei fondi internazionali per la riduzione delle emissioni è effettivamente destinato alle comunità e ai lavoratori coinvolti nella transizione dalle industrie inquinanti. Il documento, pubblicato a pochi giorni dall’apertura della COP30, sottolinea che trascurare la dimensione della giustizia climatica e degli impatti sociali sulle persone compromette l’efficacia delle politiche globali contro il riscaldamento. The Guardian
3 novembre 2025
1. Gruppo bancario raccoglio fondi per l’adattamento
Un fondo di finanziamento climatico co-fondato dal gruppo bancario giapponese MUFG ha raccolto finora 600 milioni di dollari con l’obiettivo di arrivare a 1,5 miliardi per supportare i paesi in via di sviluppo in progetti di adattamento ai cambiamenti climatici e mitigazione delle emissioni. Almeno il 70% del capitale sarà destinato all’adattamento – agricoltura sostenibile, gestione dell’acqua, ecc – e il resto alla mitigazione. La notizia evidenzia la crescente mobilitazione – seppure ancora limitata – del capitale privato verso soluzioni climatiche concrete, in un contesto in cui il gap di finanziamento stimato dall’United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) per l’adattamento supera i 300 miliardi di dollari l’anno. Reuters
2. ExxonMobil finanziava think tank per alimentare il negazionismo climatico
Nuove rivelazioni pubblicate da The Guardian mostrano che ExxonMobil avrebbe finanziato per anni l’Atlas Network, una rete internazionale di oltre 500 think tank, per promuovere contenuti e campagne di negazione del cambiamento climatico in diversi Paesi dell’America Latina. Secondo i documenti ottenuti dal quotidiano, l’obiettivo era minare il sostegno dei governi del Sud globale ai trattati climatici dell’ONU, diffondendo dubbi sulla validità delle evidenze scientifiche e sull’urgenza delle politiche di decarbonizzazione. Le operazioni avrebbero incluso la produzione di materiali educativi, articoli d’opinione e lobbying indiretto in contesti istituzionali e accademici. La vicenda getta nuova luce sul ruolo delle strategie di disinformazione finanziata nell’arretrare la consapevolezza pubblica e rallentare le azioni globali contro la crisi climatica, mostrando come la battaglia per il clima si giochi anche sul terreno dell’informazione e del potere politico. The Guardian
3. Eventi preparatori per la COP30: tra business, comunità indigene e proteste
In vista della COP30 a Belém, in Brasile, è partita una tre-settimane di eventi collegati alla conferenza: a São Paulo oltre 100.000 aziende hanno chiesto incentivi per le energie rinnovabili; a Rio de Janeiro si è svolto un summit locale di sindaci e governatori che però è stato oscurato da proteste legate a una recente operazione di repressione della criminalità. Il basso livello di registrazione previsto (circa 12.200 partecipanti fino ad ora) rispetto ad anni precedenti è interpretato come segno delle tensioni tra realpolitik, disponibilità economica e ambizione climatica.Questa dinamica sottolinea come la diplomazia climatica stia diventando più complessa, dovendo bilanciare impegni ambientali, contesti politici instabili e aspirazioni di società civile e imprese. Reuters
1 novembre 2025
1. Hoi An (Vietnam) sferzata da inondazioni record dopo forti piogge
La città antica vietnamita di Hoi An, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è stata sommersa da inondazioni dovute a precipitazioni torrenziali che hanno causato almeno 29 morti e 5 dispersi. Le autorità hanno segnalato che oltre 22.000 abitazioni restano sommerse e quasi 100.000 residenti sono senza corrente elettrica. L’evento, segnalato come “senza precedenti” da locali e testimoni, è letto anche alla luce del riscaldamento climatico come indicatore della crescente vulnerabilità delle regioni costiere e fluviali. Reuters
2. European Commission non trova intesa interna su nuovo obiettivo climatico 2040 a pochi giorni dalla COP30
Paesi membri dell’Unione europea restano divisi sulla proposta di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, in vista della ministeriale del 4 novembre. Alcuni Stati temono costi troppo elevati per settori industriali già sotto pressione e insistono su flessibilità maggiori. Reuters
3. Il partito conservatore australiano vota per abbandonare la propria politica di “net zero”
I membri del partito hanno approvato una mozione per ritirare formalmente l’impegno a una piattaforma “net zero” nelle emissioni, affermando che la riduzione delle emissioni deve avvenire “ma non a qualunque costo”. La decisione apre uno scontro interno alla coalizione al governo e rappresenta un campanello d’allarme perché segnala un arretramento politico in un Paese altamente vulnerabile a eventi climatici estremi. The Guardian
31 ottobre 2025
1. Lettera dell’industria europea dei mezzi pesanti solleva dubbi sugli obiettivi di riduzione delle emissioni nel settore
Un gruppo di costruttori europei di camion – tra cui Scania AB, Volvo Group e Daimler Truck Holding AG – ha inviato una lettera alla European Commission chiedendo un alleggerimento del regime di crediti e penalità relativi alle emissioni di CO₂ del settore. L’industria segnala che i veicoli elettrici sono ancora in una fase troppo marginale e infrastrutture e costi rappresentano barriere significative alla decarbonizzazione. L’iniziativa mette in luce come alcuni settori tradizionalmente ad alta intensità energetica siano in difficoltà a tradurre gli obiettivi climatici in pratica industriale. Reuters
2. Angola firma un accordo esclusivo con Shell per esplorazione petrolifera
L’agenzia nazionale angolana del petrolio e dei biocarburanti ha annunciato che firmerà il 3 novembre un accordo esclusivo con Shell per l’esplorazione e lo sviluppo dei blocchi 19, 34 e 35 in acque ultra-profonde. La mossa rafforza la presenza della compagnia nel Paese, il secondo produttore di greggio dell’Africa subsahariana dopo la Nigeria, e arriva nonostante le crescenti pressioni globali verso la decarbonizzazione. La scelta mette in evidenza la dicotomia tra obiettivi climatici globali e le strategie di espansione dei combustibili fossili nei paesi in via di sviluppo, dove l’equilibrio tra crescita economica e sostenibilità rimane una sfida aperta. Reuters
3. TotalEnergies SE e il progetto LNG in Mozambique: governo pronto a contestare costi e tempi
Il governo mozambicano ha dichiarato che potrebbe mettere in discussione il piano e il budget aggiornato proposti da TotalEnergies per un grande progetto di gas naturale liquefatto (LNG), che ha registrato un aumento dei costi di circa 4,5 miliardi di dollari dopo l’interruzione causata da attacchi militanti nel 2021. La vicenda segnala come anche nei progetti energetici “in transizione” o “meno carbon intensive” permangano tensioni tra attese di investimento e rischi ambientali-sociali, in particolare nelle regioni vulnerabili al cambiamento climatico e alla instabilità geopolitica. Reuters
30 ottobre 2025
1. Culla della civiltà in Iraq a rischio erosione
Le antiche città mesopotamiche dell’Iraq, come Ur e Babylon, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, sono minacciate da aumento della salinità del suolo, venti e dune di sabbia aggravati dal clima secco e dal riscaldamento globale. Gli esperti avvertono che la combinazione di sabbia, vento e salsedine sta erodendo i mattoni di fango usati nelle strutture antiche. Reuters
2. Si è sciolta la Net Zero Banking Alliance
La Net Zero Banking Alliance (NZBA), lanciata nel 2021 sotto l’egida delle Nazioni Unite per allineare il settore bancario agli obiettivi climatici di Parigi, ha ufficialmente cessato le proprie attività. La decisione arriva dopo mesi di tensioni interne e abbandoni eccellenti, tra cui quelli di JPMorgan Chase, Citigroup, Bank of America e HSBC, seguiti da Barclays e UBS. La chiusura segna un punto di svolta nella finanza climatica globale, mettendo in dubbio l’efficacia delle alleanze volontarie nel guidare la transizione ecologica. La NZBA, che rappresentava oltre 70 mila miliardi di dollari in asset, aveva già attenuato le proprie linee guida a inizio anno, eliminando l’obbligo di aderire a un percorso di decarbonizzazione compatibile con il limite di 1,5°C. Come rileva The Guardian, la decisione riflette la crescente pressione politica e commerciale su molte banche, soprattutto negli Stati Uniti, dove gli impegni ambientali sono diventati terreno di scontro ideologico. Intanto, nuovi studi mostrano che nessun grande istituto finanziario ha ancora smesso di finanziare progetti fossili, segno di un divario sempre più evidente tra dichiarazioni pubbliche e pratiche operative. La dissoluzione dell’alleanza evidenzia la necessità di una governance climatica più vincolante, capace di superare i limiti di un approccio basato solo sulla volontarietà. Reuters
3. In 10 anni 5 società fossili hanno generato 5 mila miliardi di dollari di costi sociali
L’ONG Greenpeace USA ha presentato una “big bill” che stima che, tra le cinque maggiori compagnie petrolifere e del gas (tra cui ExxonMobil, Chevron, Shell, BP, TotalEnergies), i danni economici cumulati delle emissioni – misurati secondo metodologie del Social Cost of Carbon – superino i 5 mila milairdi di dollari nel periodo 2016-2025. Il messaggio è che questi costi, finora largamente esternalizzati, dovrebbero essere assunti dalla filiera delle imprese fossili, in coerenza con il principio “chi inquina paga”. Greenpeace
29 ottobre 2025
1. Studio Lancet: un decesso ogni minuto attribuibile al caldo
Il rapporto annuale “Lancet Countdown on health and climate change”. frutto della collaborazione tra Lancet e World Health Organization, rivela che gli effetti del riscaldamento globale già provocano, in media, un decesso ogni minuto nel mondo. Tra il 2012 e il 2021 si registrerebbero circa 546.000 morti all’anno attribuibili a caldo, con un aumento del 23% rispetto agli anni ’90. Il rapporto sottolinea come i sussidi ai combustibili fossili – quasi 1.000 miliardi di dollari nel 2023 – continuino a favorire l’inerzia climatica, nonostante il rapido aumento delle energie rinnovabili. Questo studio conferma che la crisi climatica è oggi anche una crisi sanitaria, richiedendo che le politiche sul clima integrino la dimensione della salute umana. The Guardian
2. L’uragano Melissa, intensificato dal riscaldamento degli oceani, colpisce Cuba
L’uragano ha colpito la costa sud-orientale di Cuba con venti sostenuti fino a 195 km/h, dopo aver già flagellato la Giamaica poche ore prima. Il fenomeno viene interpretato come una manifestazione degli impatti climatici estremi, in particolare dell’aumento della temperatura superficiale degli oceani che favorisce la formazione e l’intensificazione dei cicloni. La rapidità e la severità di Melissa vengono lette come un avvertimento concreto della vulnerabilità delle regioni costiere e insulari in un contesto di cambiamenti climatici già in atto. Reuters
3. India e UE concordano di intensificare i colloqui su acciaio, auto e CBAM
L’European Union e l’India hanno riconosciuto la necessità di intensificare il dialogo sugli scambi in settori ad alta intensità di emissioni, come acciaio e automobili. Le due parti hanno ribadito il loro obiettivo comune di concludere l’accordo di libero scambio entro la fine del 2025, seguendo le indicazioni fornite dal Primo Ministro Narendra Modi e dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen all’inizio di quest’anno. L’India ha inoltre ribadito la necessità di un trattamento preferenziale per i settori ad alta intensità di manodopera, come quello tessile e della pelle, esprimendo al contempo preoccupazioni in merito all’imposta sulle emissioni di carbonio dell’UE – Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM, Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). Reuters
28 ottobre 2025
1. “Superare 1,5°C è ormai inevitabile”, avverte il Segretario generale ONU
Il António Guterres ha dichiarato che l’umanità ha già mancato l’obiettivo di contenere il riscaldamento entro 1,5 °C, e che è “inevitabile” un superamento di tale soglia. Ha esortato i leader a cambiare rotta al più presto per contenere la durata e la gravità dell’overshoot e scongiurare tipping point nei sistemi critici quali la Foresta Amazzonica, l’Artico e le barriere coralline. Guterres ha anche accusato i piani nazionali attuali (NDC) di essere insufficienti e ha sottolineato il ruolo delle popolazioni indigene e della giustizia climatica. The Guardian
2. Nuovi piani climatici: tagli alle emissioni ancora troppo deboli
Secondo un rapporto dell’UNFCCC, le attuali promesse nazionali indicherebbero per la prima volta un calo delle emissioni globali nel prossimo decennio, se applicate, ma tale riduzione stimata del 10% rispetto al 2019 è ben al di sotto dell’obiettivo del 60% necessario per mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C. Il rapporto evidenzia che, sebbene 64 Paesi abbiano rispettato la scadenza per l’invio dei loro piani finali, questi coprono solo circa il 30% delle emissioni globali. L’articolo richiama l’urgenza di azioni concrete dei grandi emettitori come la Cina e gli Stati Uniti in vista della COP30. Reuters
3. Rischio aumento delle emissioni dal trasporto marittimo fino al 50% entro il 2050
Un’analisi della Mission Possible Partnership segnala che il rinvio da parte dell’IMO (International Maritime Organization) di una decisione chiave sui carburanti puliti mette a rischio circa 100 progetti di decarbonizzazione. Di conseguenza, senza interventi urgenti, le emissioni del settore marittimo potrebbero aumentare fino al 50 % entro il 2050. Reuters
27 ottobre 2025
1. Il governo del Brasile autorizza trivellazioni al largo dell’Amazzonia
L’agenzia ambientale brasiliana ha concesso alla compagnia petrolifera statale Petrobras il permesso di avviare trivellazioni esplorative nella regione di Foz do Amazonas, situata al largo della costa dello stato di Amapá, vicino alla foce del Rio delle Amazzoni. Questo via libera arriva a meno di un mese dall’inizio della COP 30, che si terrà proprio in Brasile, a Belém, e proprio ai margini dell’Amazzonia. Le trivellazioni, che inizieranno immediatamente e dureranno circa cinque mesi, non comporteranno estrazione di petrolio in questa fase, ma serviranno a raccogliere dati geologici per valutare la fattibilità commerciale dell’area. Petrobras considera la regione una delle sue frontiere petrolifere più promettenti, con caratteristiche geologiche simili a quelle dei giacimenti della Guyana, sviluppati da ExxonMobil. Il CEO di Petrobras, Magda Chambriard, ha accolto positivamente la decisione, definendola un “successo per la società brasiliana” e auspicando di identificare riserve petrolifere commerciabili nella regione. Se i risultati delle trivellazioni saranno favorevoli, la produzione potrebbe iniziare entro sette anni. La decisione ha suscitato anche reazioni da parte delle comunità indigene e delle organizzazioni ambientaliste, che hanno presentato ricorsi legali per annullare la licenza, sostenendo che ignorerebbe gli impatti climatici e ambientali dell’attività estrattiva, tra cui l’aumento delle emissioni di gas serra e il rischio di sversamenti in un ecosistema considerato altamente sensibile. Reuters
2. L’International Renewable Energy Agency (IRENA) prevede che i biocarburanti saranno protagonisti alla COP 30
Secondo il direttore generale Francesco La Camera, il summit sul clima ospitato in Brasile vedrà un focus particolare sui biocarburanti e sulla dimensione sociale della transizione energetica. L’agenzia ha annunciato anche che il divario rispetto all’obiettivo di capacità rinnovabile al 2030 è ora stimato in soli 0,9 terawatt, grazie ad un’accelerazione degli impianti. Reuters
3. Il Segretario Generale ONU richiede ai Paesi sistemi globali di allerta per eventi climatici estremi
António Guterres ha sottolineato che ognuno degli ultimi dieci anni è stato tra i più caldi mai registrato e ha avvertito: “Nessun Paese è immune da incendi, inondazioni, tempeste e ondate di calore”. Ha chiesto un piano ambizioso per sbloccare 1,3 mila miliardi di dollari all’anno per i Paesi in via di sviluppo entro il 2035. Reuters
26 ottobre 2025
1. Exxon Mobil fa causa alla California per le leggi sulle emissioni
La compagnia petrolifera Exxon Mobil ha intentato causa contro lo Stato della California, contestando due leggi che obbligano grandi imprese a rendere pubbliche le proprie emissioni di gas serra e i rischi finanziari legati al clima. Questo caso mette in evidenza come il tema della trasparenza delle emissioni e delle responsabilità aziendali stia diventando un terreno di scontro legale, in un contesto in cui la pressione normativa nei confronti dei grandi inquinatori si sta intensificando. Reuters
2. Manifestanti chiedono le dimissioni del leader regionale spagnolo un anno dopo le alluvioni mortali
In Spagna migliaia di persone hanno chiesto le dimissioni del presidente della regione Valenciana a un anno dalle alluvioni che causarono vittime e gravi danni. L’episodio richiama come sia sempre più forte in Europa la domanda pubblica di responsabilità sul tema dei rischi climatici: non solo misure di adattamento, ma anche responsabilità politica per le conseguenze dei fenomeni estremi. Reuters
3. Il mondo ha perso una chance per regolamentare le emissioni del trasporto marittimo
Secondo una analisi di Carbon Brief i Paesi europei hanno conseguito un “accordo” sul target climatico per il 2040, ma nel contempo l’International Maritime Organization (IMO) ha rimandato di un anno la votazione su un prezzo globale per le emissioni del settore navale, cedendo alla pressione degli Stati Uniti. Il rinvio rappresenta un’occasione perduta nel percorso di regolamentazione delle grandi industrie ad alta intensità carbonica. Carbon Brief
25 ottobre 2025
1. UK: “troppi programmi negano o minimizzano la crisi climatica”
Ofcom, il regolatore britannico delle trasmissioni, è accusato da gruppi di campagne per il clima di consentire a emittenti come GB News di violare le norme sull’accuratezza riguardo ai cambiamenti climatici. Secondo un articolo del The Guardian, Ofcom ha ricevuto oltre 1.200 reclami dal 2020 per programmi che negano o minimizzano la crisi climatica, ma non ha emesso sanzioni, suscitando timori che la disinformazione climatica possa prosperare. La vicenda solleva interrogativi sull’impatto della regolamentazione mediatica sulla fiducia pubblica nei dati scientifici, e sul ruolo chiave dell’informazione corretta in una fase in cui la trasformazione ecologica richiede consapevolezza e trasparenza. The Guardian
2. Washington preme sull’UE per modificare la legge sul clima aziendale
Secondo un articolo di Politico, l’amministrazione statunitense sta esercitando pressioni sull’European Union affinché riveda o annulli una normativa che impone alle aziende esportatrici verso l’Unione di dimostrare di ridurre le emissioni e rispettare i diritti umani. La vicenda evidenzia come la geopolitica del clima – in particolare il contenzioso tra Stati Uniti e Unione Europea – stia diventando sempre più centrale: non solo questioni ambientali, ma anche commercio, industria e regolazione internazionale entrano nel campo. Politico
3. I leader dell’UE valutano una “clausola di revisione” nel nuovo obiettivo climatico al 2040
I capi di governo dei Paesi membri dell’Unione europea hanno concordato di inserire nel nuovo target climatico al 2040 una clausola che permetta una revisione futura dell’obiettivo se la tecnologia o le condizioni economiche dovessero mutare. La decisione riflette le difficoltà a conciliare ambizione climatica, competitività industriale e realtà economiche: se da un lato è positivo fissare obiettivi ambiziosi, dall’altro la presenza di meccanismi di “escape” può indebolire l’efficacia della transizione. Reuters
24 ottobre 2025
1. Nuova normativa UE: controlli sui prezzi per il mercato europeo del carbonio
L’European Commission sta predisponendo misure per controllare i prezzi nel nuovo mercato europeo per le emissioni (ETS2), previsto per il 2027, al fine di evitare un aumento eccessivo dei costi energetici per i cittadini. Secondo la proposta, se il prezzo della CO₂ dovesse superare i 45€ per tonnellata, verranno rilasciati ulteriori permessi per contenere la speculazione e stabilizzare il mercato. La mossa riflette la crescente tensione fra obiettivi climatici e la pressione politica sul costo della transizione energetica: senza un controllo da parte dei governi c’è il timore che venga scaricata sulle spalle dei cittadini la “tassa sulla decarbonizzazione”. Reuters
2. Caso giudiziario sul greenwashing: la sentenza su TotalEnergies
Un tribunale francese ha condannato TotalEnergies per pratiche commerciali ingannevoli nella campagna pubblicitaria del 2021, in cui l’azienda affermava di voler raggiungere l’obiettivo sulla neutralità climatica entro il 2050. La decisione, la prima che applica la legge francese sul greenwashing nei confronti di una grande compagnia energetica, obbliga la multinazionale a rimuovere certe affermazioni dal proprio sito web e a rivedere la comunicazione sulle proprie ambizioni climatiche. Questo caso getta luce su un tema cruciale: la credibilità delle dichiarazioni aziendali nel contesto della transizione. Le imprese non possono limitarsi a slogan: la vigilanza pubblica e giudiziaria cresce. The Guardian
3. Clima e nuove specie: le zanzare arrivano in Islanda
Le zanzare sono comparse per la prima volta in Islanda, un Paese tradizionalmente immune alla loro presenza a causa delle rigide condizioni climatiche. Gli esperti locali collegano il fenomeno al riscaldamento globale, che ha portato estati più lunghe e miti, creando un habitat favorevole alla sopravvivenza delle larve. Gli entomologi dell’Università d’Islanda parlano di un “campanello d’allarme biologico”: il cambiamento nella distribuzione delle specie, anche a latitudini estreme, evidenzia la rapidità con cui gli ecosistemi stanno reagendo all’aumento delle temperature. Il caso islandese rappresenta un indicatore tangibile dell’impatto climatico sull’equilibrio naturale e sulla salute pubblica. Se le tendenze attuali continueranno, specie vettori di malattie tropicali potrebbero estendersi ulteriormente nel Nord Europa, ridefinendo i confini ecologici del continente. Al Jazeera
23 ottobre 2025
1. I leader UE discutono di clima e competitività
European Union (UE) si prepara a un vertice nel quale i capi di Stato e di Governo discuteranno la compatibilità tra obiettivi climatici ambiziosi e la salvaguardia della competitività economica. L’UE sta valutando un obiettivo di riduzione delle emissioni nette del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Tuttavia, alcuni Stati membri stanno esercitando pressioni per ottenere flessibilità, in particolare riguardo a prezzi del carbonio nei trasporti e a compensazioni esterne. L’esito di questo dibattito influenzerà la posizione dell’UE alla COP30 e la credibilità internazionale della sua leadership climatica. Reuters
2. Il Giappone spinge sulla tecnologia CCS tra Asia e Pacifico: rischio greenwashing
Il Giappone ha guidato il summit “Asia Zero Emissions Community” tenutosi a Kuala Lumpur, in cui è stata promossa la tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) in Asia e Pacifico. L’iniziativa rischia di diventare l’ennesimo escamotage per continuare a utilizzare combustibili fossili. Al vertice hanno preso parte Australia, Malesia, Indonesia, Singapore e altri paesi della regione. Climate Home News
3. Le emissioni di metano non vengono gestite con sufficiente rapidità
Un rapporto della United Nations Environment Programme (UNEP) mette in evidenza che quasi il 90% delle perdite di metano rilevate da satellite non vengono adeguatamente trattate da governi e industria del petrolio e del gas. L’osservatorio sul metano segnala che solo il 12% degli alert (su 3.500 segnalati) ha avuto risposta attiva, che ha portato a un miglioramento dell’1% rispetto all’anno precedente (ancora largamente insufficiente). Essendo il metano un gas serra molto più potente della CO₂ sul breve termine, la lentezza nella sua gestione rappresenta “una vittoria facile mancata” nella lotta al riscaldamento globale. Reuters
22 ottobre 2025
1. Il fondo sovrano norvegese rafforza la pressione sugli investimenti “net zero”
Il fondo sovrano della Norvegia, Norges Bank Investment Management, uno dei più grandi al mondo con un patrimonio di circa 2 mila miliardi di dollari, ha annunciato un inasprimento della propria politica climatica. D’ora in poi valuterà anche le emissioni indirette di Scope 3 – quelle generate lungo le catene di fornitura – nelle proprie decisioni di investimento. La mossa arriva mentre gli Stati Uniti stanno allentando alcune misure sul clima, segno della crescente distanza tra l’Europa e Washington sulle strategie di decarbonizzazione. Il fondo norvegese intende esercitare maggiore pressione sulle imprese per adottare piani concreti di riduzione delle emissioni entro il 2050. Reuters
2. Venti violenti e caldo record alimentano gli incendi in Australia e Nuova Zelanda
Un’ondata di calore eccezionale ha colpito Australia e Nuova Zelanda, spinta da venti fino a 100 chilometri orari che hanno alimentato nuovi incendi boschivi. Le temperature hanno superato i 37°C nell’area di Sydney, costringendo le autorità a dichiarare l’emergenza in diverse regioni. Gli esperti collegano l’intensità del fenomeno al riscaldamento globale e all’aumento della frequenza di eventi estremi nel Pacifico meridionale. Le immagini degli incendi ricordano le devastanti stagioni del fuoco del 2019 e del 2023, ma gli scienziati avvertono che oggi le condizioni atmosferiche sono ancora più favorevoli alla propagazione delle fiamme. Reuters
3. La Nuova Zelanda allenta gli obblighi di rendicontazione climatica per le imprese
Il governo neozelandese ha annunciato un alleggerimento delle regole di reporting climatico per le aziende, innalzando la soglia per l’obbligo di dichiarazione da 60 milioni a 1 miliardo di dollari neozelandesi. Secondo l’esecutivo, i costi di conformità avrebbero disincentivato la quotazione in borsa di molte imprese, ma la decisione ha suscitato critiche da parte di associazioni ambientaliste, che temono un passo indietro nella trasparenza climatica. La misura, spiegano gli esperti, rischia di ridurre la disponibilità di dati sulle emissioni corporate proprio mentre la finanza sostenibile richiede maggiore chiarezza e responsabilità. Reuters
21 ottobre 2025
1. Trump e Albanese firmano un accordo sui minerali critici per ridurre la dipendenza dalla Cina
Il 20 ottobre 2025 il presidente statunitense Donald Trump e il premier australiano Anthony Albanese hanno siglato alla Casa Bianca un accordo strategico per la cooperazione sui minerali critici, tra cui litio, nichel e terre rare. L’intesa punta a ridurre la dipendenza delle due economie dalla Cina e a rafforzare le catene di approvvigionamento per le tecnologie pulite, con investimenti iniziali di circa un miliardo di dollari ciascuno. Il vertice, definito da Trump “l’inizio di una nuova era energetica occidentale”, ha incluso anche un rinnovato impegno per il patto AUKUS e la consegna dei sottomarini nucleari promessi all’Australia. L’accordo, pur motivato da obiettivi economici e geopolitici, ha implicazioni dirette sul fronte climatico: i minerali critici sono la base delle batterie per veicoli elettrici e delle tecnologie rinnovabili. ft.com
2. Costruttori auto globali in allarme: mancano le terre rare
Un rapporto di Reuters del 21 ottobre segnala che le case automobilistiche mondiali stanno accelerando la ricerca di terre rare in vista di nuove restrizioni alle esportazioni dalla Cina, che controlla la quasi totalità della capacità globale di raffinazione. I magneti di terre rare sono indispensabili non solo per le auto elettriche ma anche per componenti industriali (motori, sensori, pompe). La transizione verso l’energia pulita non è solo una questione di tecnologie “verdi”, ma anche di materie prime, filiere globali, leve geopolitiche e possibili strozzature che possono ritardare o rendere più costosa la decarbonizzazione. Reuters
3. Goldman Sachs lancia l’allarme sulla fragilità delle filiere dei minerali critici
Secondo un’analisi della banca d’investimento Goldman Sachs la catena globale dei minerali critici – in particolare terre rare, grafite, samario, telurio – presenta gravi vulnerabilità. La Cina controlla circa il 69% dell’estrazione mondiale di terre rare, il 92% della raffinazione e il 98% della produzione di magneti. Una perdita solo del 10% di tali materiali potrebbe causare fino a 150 miliardi di dollari di produzione globale persa. La questione mette in luce come la dipendenza da fornitori geopoliticamente concentrati possa costituire un ostacolo alla decarbonizzazione e generare rischi economici sistemici. Reuters
20 ottobre 2025
1. Nuove traiettorie per la domanda di rame: implicazioni per la transizione energetica
Stati Uniti e India si preparano a giocare un ruolo crescente nella domanda globale di rame, mentre la crescita della Cina rallenta. La svolta assume rilevanza ambientale: il rame è elemento chiave nei cablaggi per le reti elettriche, nei veicoli elettrici e nelle infrastrutture delle rinnovabili, pertanto uno spostamento della domanda può alterare le dinamiche della transizione energetica. Il rapporto segnala che gli investitori, i produttori e i governi devono adeguarsi a “un mercato più frammentato” e non più dominato da un’unica potenza. I temi da approfondire includono l’estrazione mineraria – con impatti ambientali e sociali – e il rischio che la domanda crescente possa generare colli di bottiglia o costi elevati per la decarbonizzazione. Reuters
2. La rendicontazione aziendale sul clima sotto accusa
Un’analisi di Reuters evidenzia che oltre il 60% delle aziende incluse nella classifica Forbes 2000 ha dichiarato obiettivi di “net-zero”, ma poche hanno concretizzato piani credibili di transizione. I firmatari degli impegni restano spesso ancorati a obiettivi al 2030 o oltre, con poca trasparenza operativa, il che rende difficile per investitori, analisti o giornalisti valutare l’efficacia reale. L’aspetto economico è rilevante: se le imprese non realizzano cambiamenti nei modelli di business, i rischi di “stranded assets” (beni inutilizzati) e di perdite per gli stakeholder aumentano. Nell’ambito della crisi climatica, questa debolezza dell’azione aziendale rappresenta un tassello fondamentale da monitorare: il divario tra impegno formale e risultato effettivo può essere terreno fertile per inchieste, approfondimenti e analisi di policy. Reuters
3. In aumento il numero di giorni di caldo estremo
Una recente analisi stima che entro la fine del secolo il mondo potrebbe registrare 57 giorni in più all’anno di caldo estremo rispetto a oggi. Senza l’Accordo di Parigi del 2015, lo studio suggerisce che quei giorni sarebbero stati fino a 114. I paesi insulari e costieri, pur contribuendo marginalmente alle emissioni globali, subiranno di più, un segnale potente dell’iniquità climatica. Per chi si occupa di crisi ambientale ed economica, il messaggio è chiaro: l’adattamento è già urgente, e le differenze regionali nell’impatto climatico richiedono un’analisi robusta su costi e vulnerabilità. AP News
19 ottobre 2025
1. Il Regno Unito punta sui “lavori verdi” per accelerare la transizione energetica
Il governo britannico ha lanciato un piano nazionale per formare e assumere centinaia di migliaia di lavoratori nei settori collegati all’energia pulita: dalle rinnovabili all’eolico, fino al nucleare e alla modernizzazione della rete elettrica. L’obiettivo è raddoppiare entro il 2030 i posti di lavoro nel comparto, arrivando a circa 860.000 unità. L’iniziativa riflette la crescente necessità di accompagnare la decarbonizzazione con una strategia occupazionale e industriale, capace di sostenere le regioni più esposte alla transizione e di garantire una riconversione equa del mercato del lavoro. Reuters
2. Fossili ancora dominanti nel mix energetico globale oltre il 2050
Dal nuovo rapporto McKinsey: Petrolio, gas e carbone continueranno a rappresentare tra il 41% e il 55% del consumo energetico mondiale anche nella seconda metà del secolo. Sebbene in calo rispetto all’attuale 64%, la quota resta molto più alta di quanto stimato in precedenza, rendendo difficile il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. L’aumento della domanda elettrica legato a industria, data center e nuove tecnologie mantiene infatti elevata la pressione sui combustibili fossili. Il quadro solleva interrogativi sulla sostenibilità economica e ambientale della transizione, sul rischio di “stranded assets” e sull’urgenza di politiche più incisive per la riduzione delle emissioni. Reuters
3. Australia, l’estate arriva in anticipo: allarme per le ondate di calore estreme
L’Australia si prepara a una stagione estiva più lunga e calda del previsto, con temperature diurne e notturne nettamente sopra la media. L’anticipo delle ondate di calore è legato al riscaldamento delle superfici oceaniche e ai mutamenti nelle correnti atmosferiche, considerati effetti diretti del cambiamento climatico. Le autorità avvertono di rischi crescenti per la salute pubblica, l’agricoltura e la disponibilità idrica, in un contesto che rende il Paese un laboratorio globale degli impatti climatici estremi. L’esperienza australiana potrebbe anticipare tendenze analoghe anche nelle regioni mediterranee, dove l’aumento delle temperature mette in discussione la resilienza dei sistemi produttivi e urbani. The Guardian
18 ottobre 2025
1. Gli oceani del mondo stanno “perdendo il loro verde”
Le acque oceaniche stanno progressivamente perdendo la loro tonalità verde, segnale di un calo della concentrazione di clorofilla e fitoplancton. Questa tendenza, osservata in particolare nelle zone tropicali e subtropicali, indica che gli oceani stanno assorbendo meno CO₂ rispetto al passato. Gli scienziati avvertono che il declino del fitoplancton non solo riduce la capacità del mare di immagazzinare carbonio, ma mette a rischio la catena alimentare marina e la biodiversità. Un segnale d’allarme ulteriore che conferma come la crisi climatica stia alterando in profondità gli equilibri biologici del pianeta. The Guardian
2. Le concentrazioni di CO₂ nell’atmosfera raggiungono il massimo storico
Secondo un rapporto della World Meteorological Organization (WMO), i sistemi naturali di assorbimento del carbonio – foreste, oceani e suoli – stanno perdendo la loro capacità di compensare le emissioni. Gli esperti avvertono che la crescita “senza precedenti” delle concentrazioni di CO₂ potrebbe innescare nuovi fenomeni meteorologici estremi e rendere sempre più difficile contenere l’aumento della temperatura globale entro gli 1,5 °C stabiliti dall’Accordo di Parigi. Reuters
3. Rinviata la tassa globale sulle emissioni navali: prevalgono gli interessi geopolitici
L’International Maritime Organization ha deciso di rimandare l’introduzione della tassa sulle emissioni delle navi, dopo un acceso confronto tra Stati membri. Il rinvio è stato fortemente voluto dagli Stati Uniti e da altri Paesi industrializzati, contrari a un’imposizione che avrebbe penalizzato le rotte commerciali più lunghe. La misura avrebbe rappresentato un passo importante verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo, responsabile del 3% delle emissioni globali. Il mancato accordo evidenzia come gli interessi economici e geopolitici continuino a rallentare l’azione climatica globale, a poche settimane dalla COP30. The Guardian
17 ottobre 2025
1. Il boom dei data center e il costo climatico negli USA
L’espansione massiccia dei data center in America, alimentata dalla crescita dell’intelligenza artificiale, sta drenando enormi quantità di elettricità, con previsioni che entro il 2030 potrebbero rappresentare oltre il 14% della domanda elettrica nazionale. Una parte del problema: molte di queste strutture sono alimentate da combustibili fossili, e la pressione sulla rete e sul consumo idrico per il raffreddamento è in aumento. Il Guardian
2. Waaree (India) punta ad espandersi negli USA malgrado i dazi
Waaree Energies, produttore indiano di moduli solari, intende rafforzare la sua presenza sul mercato statunitense nonostante un’inchiesta doganale sugli eventuali trasferimenti verso l’India di pannelli cinesi. L’azienda nega di aver bypassato i dazi statunitensi tramite pratiche di etichettatura. Reuters
3. La Cina autorizza altre raffinerie di biocarburanti a esportare SAF
La Cina ha concesso quote di esportazione a tre raffinerie di biocarburanti per produrre Sustainable Aviation Fuel (SAF), puntando soprattutto al mercato europeo. Le aziende coinvolte includono Shandong Haike, Shandong Sanju e EcoCeres. In totale, le nuove quote potrebbero arrivare a 788.000-828.000 tonnellate all’anno. Reuters
16 ottobre 2025
1. Le emissioni da incendi aumentano del 9%
Un rapporto citato dal Guardian segnala che, nel 2024-2025, le emissioni globali generate dai grandi incendi sono aumentate del 9%, collocandosi al sesto livello più alto mai registrato. La causa: fenomeni meteorologici più estremi, siccità prolungate e fattori antropici che rendono vaste aree più soggette al fuoco, in particolare nelle foreste dell’Amazzonia, in Canada e in zone umide. The Guardian
2. I veicoli ibridi plug-in in Europa inquinano quasi quanto i modelli a benzina
Secondo un’analisi del Guardian, i veicoli ibridi plug-in (PHEV) emettono in situazioni reali circa il 19% in meno di CO₂ rispetto a auto a benzina/diesel, in pratica emettono molto di più rispetto alle valutazioni fatte in laboratorio che stimano riduzioni fino al 75%. Lo studio, basato su dati “onboard” relativi a 800.000 auto registrate tra il 2021 e il 2023, mostra che le emissioni reali sono quasi 5 volte maggiori rispetto a quelle misurate nei test standardizzati. The Guardian
3. Cina registra 30,5 miliardi di dollari di perdite da catastrofi naturali nel 2025
Il Ministero della Gestione delle Emergenze in Cina ha dichiarato che, nei primi tre trimestri del 2025, le catastrofi naturali hanno causato perdite economiche dirette per 217 miliardi di yuan (circa 30,5 miliardi di dollari). Le calamità hanno colpito coltivazioni su 530.000 ettari e hanno avuto impatti diffusi su infrastrutture, abitazioni e comunità rurali. Reuters
15 ottobre 2025
1. Gli USA rallentano l’energia pulita: il costo ambientale è alto
A seguito di tagli significativi agli incentivi federali per le energie rinnovabili e di un maggior sostegno a carbone e gas, le emissioni del settore elettrico nordamericano potrebbero aumentare di 3 miliardi di tonnellate tra il 2025 e il 2050, rispetto alle stime precedenti. Secondo l’analisi della consulenza DNV, la crescita della generazione da fonti pulite subirà una battuta d’arresto, mentre le centrali fossili resteranno in funzione più a lungo, minando la transizione energetica. Reuters
2. ADB e Banca Mondiale finanziano una rete elettrica regionale nel Sud-Est asiatico
La Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) e la Banca Mondiale hanno lanciato un’iniziativa da 10 miliardi di dollari per supportare lo sviluppo e l’integrazione delle reti elettriche nei Paesi dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico). Il piano rientra in una strategia più ampia di diffusione delle energie pulite e miglioramento dell’affidabilità infrastrutturale, valutata come chiave per l’adattamento climatico regionale. Reuters
3. Il Regno Unito deve preparare gli edifici per +2°C entro il 2050
Il Comitato per il Cambiamento Climatico (CCC) del Regno Unito ha avvertito il governo che gli attuali piani di adattamento sono insufficienti: è necessario che strutture e infrastrutture siano aggiornate per resistere a un aumento medio delle temperature di almeno 2 °C. Il report evidenzia rischi crescenti: ondate di calore frequenti, periodi di siccità raddoppiati, rischio di incendi triplicato e piene fluviali potenzialmente con picchi del 40%. The Guardian
14 ottobre 2025
1. Il mondo perde 8,1 milioni di ettari di foresta nel 2024: obiettivi su deforestazione ormai distanti
Un nuovo rapporto “Forest Declaration Assessment” mostra che nel 2024 sono stati distrutti permanentemente 8,1 milioni di ettari di foresta – un’area pari all’Inghilterra – a causa di incendi, agricoltura e attività estrattive. Secondo il rapporto, il mondo è al 63 % fuori rotta rispetto agli obiettivi di invertire la deforestazione entro il 2030. Reuters
2. Trump rilancia guerra commerciale contro Cina per terre rare, turbando i meeting IMF-World Bank
La minaccia di dazi al 100 % su prodotti cinesi, in risposta ai controlli cinesi sull’export di terre rare, ha appesantito l’atmosfera ai vertici internazionali del Fondo Monetario e della Banca Mondiale. Il riaccendersi delle tensioni USA-Cina rischia di comprometterne la cooperazione su questioni globali, come la transizione energetica. Reuters
3. L’economista Nicholas Stern: l’investimento climatico è l’opportunità centrale del XXI secolo
In un interessante intervento sul Guardian, Nicholas Stern sostiene che le tecnologie pulite – solare, eolico, veicoli elettrici – non sono solo strumenti per combattere il cambiamento climatico, ma il principale volano di crescita per l’economia globale. Stern critica chi nega la scienza climatica (cita anche posizioni come quelle di Trump) e chiede che i decisori pubblici riconoscano il profondo nesso tra sostenibilità ambientale e benessere economico. The Guardian
13 ottobre 2025
1. Il pianeta ha raggiunto un tipping point “catastrofico”: i coralli in massiccia regressione
Secondo un’importante inchiesta del Guardian, un nuovo report coordinato dall’Università di Exeter (con il contributo di 160 scienziati) sostiene che la Terra abbia già varcato il primo tipping point catastrofico: il degrado su scala globale delle barriere coralline (bleaching e mortalità su vasta scala). Il report mette in guardia che altre soglie critiche, come il dieback dell’Amazzonia, il collasso delle grandi calotte glaciali o l’interruzione delle correnti oceaniche, sono più vicine di quanto si pensasse. The Guardian
2. Carmaker sotto processo per emissioni “truccate” nel Regno Unito
Le principali case automobilistiche dovranno rispondere davanti all’Alta Corte di Londra per accuse di aver usato dispositivi che manipolavano i test sulle emissioni diesel, analogamente allo scandalo “Dieselgate” del 2015. La causa, intentata da 1,6 milioni di proprietari di veicoli, potrebbe avere effetti rilevanti sul settore auto. Reuters
3. Trump accusa la Cina di posizioni ipocrite dopo i controlli sulle esportazioni di terre rare
Il governo cinese ha definito “legittimi” i recenti controlli alle esportazioni di terre rare, sostenendo che sono motivati da preoccupazioni per la sicurezza nazionale, non da ritorsioni. In risposta, il Rappresentante Commerciale USA ha dichiarato che Washington ha cercato un contatto telefonico per discutere la situazione, ma la Cina ha “rinviato” la chiamata. Trump ha reagito imponendo tariffe al 100% su beni cinesi destinati al mercato statunitense e minacciato controlli sulle esportazioni di software considerato critico. Reuters
12 ottobre 2025
1. Nuova Zelanda promette taglio delle emissioni da metano biogenico entro il 2050
Il governo neozelandese ha annunciato una riduzione delle emissioni di metano “biogenico” (quelle prodotte da animali) compresa tra 14% e 24% rispetto ai livelli del 2017 entro il 2050, mantenendo un equilibrio con il settore agricolo. La proposta è al vaglio del gabinetto e potrà essere rivista nel 2040 per adeguarsi agli sviluppi scientifici e agli impegni internazionali. Reuters
2. L’Australia valuta accordo con USA su minerali critici per la transizione energetica
In vista di una partnership strategica con gli Stati Uniti, l’Australia sta considerando l’introduzione di prezzi minimi obbligatori per minerali critici (come terre rare) e nuovi investimenti in progetti estrattivi. L’obiettivo è rafforzare la sua posizione nella catena globale delle tecnologie pulite e ridurre la dipendenza da esportatori esterni di questi materiali essenziali per batterie, turbine e veicoli elettrici. Reuters
3. Tensioni regionali: Etiopia accusata di causare inondazioni in Egitto
Il recente avvio della Grande Diga della Rinascita Etiope (GERD) ha scatenato accuse tra Etiopia ed Egitto. Il Nilo ha provocato inondazioni nel nord dell’Egitto, con abitazioni e campi allagati, Il Cairo accusa Addis Abeba di aver rilasciato acqua senza coordinamento, aggravando l’impatto. La situazione si inserisce anche nel contesto delle crescenti pressioni climatiche: la gestione dell’acqua diventa elemento strategico nei conflitti idrici tra paesi. Reuters
11 ottobre 2025
1. Stati Uniti minacciano sanzioni contro paesi che sostengono il regolamento sulle emissioni marittime
Secondo Reuters, gli Stati Uniti hanno avvertito che potrebbero imporre restrizioni sui visti, sanzioni e persino blocchi portuali contro i paesi che votano a favore di una proposta dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) per regolamentare le emissioni di gas serra nel settore navale. Il piano IMO punta a creare un quadro regolatorio globale per decarbonizzare il trasporto marittimo, responsabile di circa il 3% delle emissioni globali. La reazione statunitense riflette le tensioni crescenti sugli obiettivi climatici globali. Reuters
2. Residenti di Bonaire intentano causa contro i Paesi Bassi per inerzia climatica
Un gruppo di cittadini dell’isola olandese caraibica di Bonaire ha presentato una causa legale contro i Paesi Bassi, sostenendo che il governo non sta attuando misure sufficienti per proteggere l’isola dagli effetti del cambiamento climatico. I querelanti denunciano che l’innalzamento dei livelli del mare, siccità e temperature estreme stanno già compromettendo agricoltura, risorse idriche e mezzi di sussistenza. La causa richiama il precedente giudiziario olandese “Urgenda”, che nel 2019 impose al governo olandese di agire per ridurre le emissioni. AP News
3. Grandi aziende come TotalEnergies e Siemens chiedono di eliminare una legge Ue sulla sostenibilità
Le società TotalEnergies e Siemens, insieme ad altre 46 imprese europee, hanno inviato una lettera ai leader di Francia e Germania chiedendo di abolire una delle norme chiave dell’Unione Europea in materia di sostenibilità aziendale. Si tratta della direttiva sul dovere di diligenza (due diligence) che impone alle grandi aziende dell’UE di identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente nelle loro operazioni e lungo tutta la loro catena di fornitura. Secondo le aziende, occorre allegerire la normativa per non perdere competitività. Reuters
10 ottobre 2025
1. Gli Stati Uniti rifiutano di firmare la dichiarazione congiunta sul clima della Banca Mondiale
La Banca Mondiale aveva convocato i suoi direttori esecutivi per emettere una dichiarazione comune a sostegno dell’impegno verso l’agenda climatica, compreso l’obiettivo che il 45 % dei finanziamenti sia destinato a progetti legati al clima. Gli Stati Uniti (insieme a Russia, Arabia Saudita e Kuwait), pur essendo il maggiore azionista, non hanno aderito. Reuters
2. Il Queensland (Australia) abbandona la transizione rapida: continuerà a usare carbone
Il governo dello stato del Queensland ha annunciato che manterrà gli impianti a carbone attivi almeno fino agli anni 2040, cancellando il precedente piano di chiusura per il 2035. La mossa rappresenta una inversione significativa rispetto all’obiettivo nazionale australiano di decarbonizzazione e complica ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi climatici federali. Reuters
3. Il rapporto globale sulle temperature di settembre conferma trend di riscaldamento continuo
I dati climatici relativi a settembre 2025 mostrano che la temperatura media globale è la terza più alta mai registrata. Il valore è di circa 16,11 °C, cioè 0,66 °C sopra la media del periodo 1991-2020 e 1,47 °C sopra i livelli preindustriali. Anche se leggermente sotto i picchi degli anni 2023-2024, il report segnala che il Pianeta si sta avvicinando nuovamente al limite dei +1,5 °C previsto dall’Accordo di Parigi, con ondate di calore particolarmente intense in Asia orientale e anomalie termiche marine nel Pacifico settentrionale e nell’Atlantico nordorientale. Financial Times
9 ottobre 2025
1. Produttore cinese di vetro solare dichiara bancarotta
La società cinese Haikong Sanxin New Energy Materials, attiva nella produzione di vetro solare, ha annunciato la volontà di presentare domanda di fallimento per far fronte a perdite crescenti. Haikong Sanxin accusa un debito di circa 659 milioni di yuan e ha interrotto la produzione alla fine di settembre: i costi continuativi superavano i ricavi, in un mercato dove i prezzi del vetro solare sono scesi drasticamente. È un segnale di fragilità in alcune filiere “pulite”, specialmente in Cina che domina la produzione mondiale del settore. Reuters
2. La Cina rafforza i controlli sulle esportazioni di terre rare
Il governo di Pechino ha ampliato oggi le restrizioni sulle esportazioni delle tecnologie e dei componenti legati alle terre rare, con un chiaro indirizzo verso settori della difesa e semiconduttori. Le terre rare sono elementi strategici per le tecnologie verdi – dai motori elettrici alle turbine eoliche – e queste nuove misure possono avere ripercussioni nei mercati globali e nei progetti di transizione energetica. La mossa è vista anche come strumento negoziale nelle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, in vista dell’incontro Trump-Xi programmato in Corea del Sud. Reuters
3. Gauss presenta il primo progetto di centrale a fusione in Europa
La società tedesca Gauss Fusion ha reso noto che consegnerà entro dieci giorni al governo tedesco il progetto della prima centrale a fusione energetica europea. L’annuncio arriva in concomitanza con la presentazione di un piano tedesco da 2 miliardi di euro destinato al sostegno della fusione fino al 2029. Se realizzato, il progetto potrà rappresentare una svolta decisiva nel panorama energetico, offrendo una fonte di elettricità basata su processi puliti e potenzialmente a emissioni molto basse. Reuters
8 ottobre 2025
1. Gli oceani della Nuova Zelanda si riscaldano del 34 % più rapidamente rispetto alla media globale
Un rapporto governativo neozelandese rivela che le acque costiere stanno aumentando di temperatura a un ritmo ben superiore rispetto alla media planetaria, amplificando rischi di innalzamento del livello del mare, stress per ecosistemi marini e danni alle infrastrutture costiere. The Guardian
2. L’elettricità rinnovabile supera per la prima volta il carbone nella produzione globale
Nel primo semestre del 2025, fonti come vento e solare hanno generato più elettricità su scala mondiale rispetto al carbone, spinti in particolare da investimenti massicci in Cina e India. È un segnale simbolico di un possibile cambio di paradigma energetico. Reuters
3. Gli Stati indiani aumentano i contratti per centrali a carbone nonostante le promesse climatiche
Alcuni stati dell’India – tra cui Madhya Pradesh, Tamil Nadu e Bihar – hanno siglato nuovi accordi per impianti a carbone, giustificandoli con ritardi nelle infrastrutture rinnovabili e per soddisfare una domanda energetica crescente. Reuters
7 ottobre 2025
1. L’Agenzia internazionale dell’energia taglia le previsioni sulle rinnovabili
L’IEA (International Energy Agency) ha rivisto al ribasso le sue stime per la crescita globale della capacità rinnovabile entro il 2030, sottraendo circa 900 gigawatt rispetto al precedente outlook. Motivi: cambiamenti nelle politiche energetiche statunitensi, colli di bottiglia nelle filiere solari e dipendenza eccessiva dalla Cina in segmenti chiave della catena di approvvigionamento (terre rare, semiconduttori). Il rapporto evidenzia che il solare guiderà l’espansione rinnovabile, ma che sfide infrastrutturali e di rete rischiano di frenare l’integrazione su larga scala. Reuters
2. La Cina costruisce 11 nuovi siti per riserve petrolifere strategiche
Pechino ha annunciato la realizzazione di undici nuovi impianti di stoccaggio del petrolio tra il 2025 e il 2026. Questi siti avranno una capacità combinata di circa 26,8 milioni di metri cubi (equivalente a circa 169 milioni di barili), pari a circa due settimane di importazioni petrolifere della Cina. Motivazione ufficiale: rafforzare la sicurezza energetica nazionale. Ma l’iniziativa rafforza anche il rischio che riserve fossili “di peso strategico” ostacolino la dismissione dei combustibili fossili. Reuters
3. Il petrolio consolida guadagni dopo un aumento di produzione più contenuto da parte dell’OPEC+
I prezzi del petrolio hanno continuato a rafforzarsi dopo che l’OPEC+ ha annunciato un aumento della produzione per novembre più modesto del previsto (~137.000 barili/giorno), attenuando le paure di un surplus eccessivo sul mercato. Il Brent è risalito di circa lo 0,35%, mentre il WTI ha guadagnato lo 0,34%. La decisione mette in luce le tensioni fra desiderio di mantenere la quota di mercato e prudenza rispetto a un eccesso di offerta, in un momento in cui le aspettative per la transizione energetica sono pressanti. Reuters
6 ottobre 2025
1. Proteste globali guidate dalla generazione Z con forte richiamo al clima
Secondo Reuters, movimenti giovanili stanno crescendo in India, Indonesia, Perù, Madagascar e Filippine, spesso in risposta a crisi legate a cambiamenti climatici, infrastrutture carenti e mancate risposte governative. Le proteste mettono in luce che, per molti giovani, la crisi climatica non è più un tema astratto o del futuro, è una realtà urgente che aggrava fragilità sociali e disuguaglianze. Reuters
2. Il raro Red Goshawk australiano sprofonda verso l’estinzione
Il Guardian segnala che il red goshawk, uno dei rapaci più rari d’Australia e specie endemica, è in rapido declino a causa sia della perdita di habitat che delle condizioni climatiche estreme. I ricercatori stimano che restino probabilmente meno di mille individui maturi. Le ondate di calore e le condizioni meteorologiche estreme nelle regioni tropicali settentrionali aggravano la sopravvivenza della specie, specialmente durante la fase di allevamento dei piccoli. Il fenomeno mostra come la crisi climatica non colpisca solo con eventi drammatici, ma anche silenziosamente, erodendo biodiversità e specie “meno visibili”. The Guardian
3. Oltre 350 trekker salvati sull’Everest dopo una bufera di neve: centinaia ancora bloccati
Una violenta tempesta di neve ha colpito il versante tibetano dell’Everest, sorprendendo centinaia di escursionisti. Più di 350 persone sono state tratte in salvo, ma circa 200 risultano ancora isolate a causa delle condizioni estreme. Le autorità stanno lavorando per raggiungere le aree più remote colpite dal maltempo. Al Jazeera
5 ottobre 2025
1. 47 morti in Nepal a causa di piogge torrenziali
Le forti precipitazioni che hanno colpito il Nepal hanno provocato frane e inondazioni, causando almeno 47 vittime, strade bloccate, ponti distrutti e interruzioni nelle vie di comunicazione. L’evento mostra come fenomeni meteorologici estremi, amplificati dai cambiamenti climatici, continuino a causare devastazioni nelle regioni vulnerabili. Reuters
2. Il tifone Matmo si abbatte sulla Cina meridionale durante la stagione festiva
Il tifone Matmo ha raggiunto la Cina meridionale, generando venti fino a 151 km/h e provocando cancellazioni di voli e disagi nell’isola di Hainan. Questo evento segue le alluvioni causate dal medesimo tifone nelle Filippine la scorsa settimana, e indica come i sistemi tropicali stiano guadagnando forza sotto l’effetto dell’oceano più caldo. Reuters
3. OPEC+ appare intenzionata ad aumentare ulteriormente la produzione di petrolio
Fonti vicine ai negoziati riferiscono che OPEC+ è pronta a incrementare la produzione petrolifera a partire da novembre, con l’Arabia Saudita favorevole a un rialzo significativo e la Russia propensa a misure più contenute. Questo spostamento di strategia energetica rischia di rallentare gli sforzi climatici globali, aumentando l’offerta di combustibili fossili e mettendo pressione sui prezzi e sui target di transizione verso le energie pulite. Reuters
4 ottobre 2025
1. Il costo dell’alloggio rischia di ridimensionare la partecipazione alla COP30
Secondo Reuters, l’aumento vertiginoso dei prezzi degli hotel sta creando un ostacolo serio alla partecipazione di molti Stati alla conferenza climatica COP 30 in Brasile. In città come Belém, dove l’evento dovrebbe accogliere circa 45.000 delegati, i pochi posti letto disponibili stanno raggiungendo costi fino a 4.400 dollari a notte, spingendo nazioni povere e alcune dell’Est Europa (come Lettonia e Lituania) a considerare delegazioni ridotte o addirittura partecipazioni virtuali. Una riduzione della partecipazione fisica potrebbe compromettere l’equità delle discussioni, penalizzando in particolare i paesi più vulnerabili che hanno meno margini finanziari per “competere” nella diplomazia climatica. Reuters
2. Tagli negli Stati Uniti: 7,6 miliardi di dollari di fondi cancellati
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha annunciato la cancellazione di 7,56 miliardi di dollari di finanziamenti destinati a progetti energetici “non ritenuti sufficientemente redditizi”. La cancellazione interessa 321 premi concessi a 223 progetti in ambiti che includono energia pulita, efficienza, reti intelligenti e ricerca avanzata. L’azione fa parte di una strategia più ampia del governo federale volta a congelare fondi per programmi considerati “priorità” dei Democratici, con impatto diretto sulle iniziative climatiche locali e statali. Reuters
3. Scorte naturali europee in pericolo: allarme per habitat, acqua e biodiversità
La European Environment Agency (EEA) ha lanciato un avviso: cambiamento climatico, inquinamento e uso eccessivo stanno compromettendo le risorse naturali dell’Europa, mettendo a rischio anche la stabilità economica. Oltre l’80 % degli habitat protetti del continente si trovano in cattive condizioni a causa di pressioni umane e fenomeni ambientali avversi. La relazione “Europe’s environment 2025” sottolinea che, con l’Europa attualmente continente che si riscalda più rapidamente al mondo, la finestra per evitare i tipping point nelle aree chiave si sta rapidamente chiudendo. Reuters
3 ottobre 2025
1. Incendi in aumento, più mortali ed economici
Uno studio pubblicato su The Guardian mostra che tra i 200 incendi più costosi a livello mondiale dal 1980 al 2023, il 43% si è verificato nell’ultimo decennio. Le perdite economiche e il numero di vittime sono drasticamente aumentati, specialmente nei casi in cui si verificano condizioni estreme come caldo intenso, vegetazione secca e venti forti. The Guardian
2. UK: piano per abolire il Climate Change Act, tensione politica
La leader conservatrice Kemi Badenoch ha promesso che se il suo partito vincesse le prossime elezioni, abrogherebbe il Climate Change Act del 2008 del Regno Unito, che impone obblighi vincolanti sui bilanci di carbonio per raggiungere il net-zero entro il 2050. Critiche forti da parte di membri senior del suo stesso partito, che parlano di “errore catastrofico”, avvertendo che l’abrogazione potrebbe danneggiare investimenti verdi e la credibilità internazionale del Regno Unito. The Guardian
3. Investitori Gen Z protestano globalmente per climate justice e diritti legati al clima
Secondo un rapporto di Reuters, proteste guidate dalla generazione Z si sono diffuse in Madagascar, Perù, Indonesia e Nepal, in risposta a scarsità d’acqua, inondazioni e altri disastri climatici. I manifestanti chiedono maggiore responsabilità governativa, azioni concrete contro i cambiamenti climatici e giustizia climatica per le comunità che subiscono maggiormente gli impatti. Reuters
2 ottobre 2025
1. Italia: crisi economica riduce le emissioni, ma a rischio inversione di tendenza
L’Italia sta vivendo un periodo di bassa crescita economica, con una riduzione della domanda di energia e una conseguente diminuzione delle emissioni nel settore elettrico. Tuttavia, esperti avvertono che eventuali politiche di stimolo economico potrebbero invertire questa tendenza, aumentando nuovamente le emissioni. L’Italia, un tempo tra i dieci maggiori inquinatori mondiali, sta vivendo una fase di transizione energetica non intenzionale. Reuters
2. Svezia considera una legge di compensazione per ridurre i rischi nell’espansione nucleare
La Svezia sta valutando l’introduzione di una legge che obblighi le aziende nucleari a fornire compensazioni finanziarie in caso di incidenti, al fine di ridurre i rischi associati all’espansione dell’energia nucleare. Questa proposta mira a garantire una maggiore sicurezza e responsabilità nel settore energetico. Reuters
3. Gli investitori chiedono all’UE di mantenere le normative sul metano, nonostante gli Stati Uniti
Il primo ottobre un gruppo di investitori istituzionali che gestisce oltre 4,5 mila miliardi di euro ha esortato l’Unione Europea a mantenere ferme le sue normative sulle emissioni di metano, nonostante le pressioni provenienti dagli Stati Uniti. Le aziende coinvolte includono Ninety One, Pictet Group, Railpen e Royal London Asset Management. Questi investitori temono che l’indebolimento della legislazione europea possa compromettere gli sforzi globali per ridurre le emissioni di metano e destabilizzare la pianificazione degli investimenti. In particolare, la legge dell’UE richiede che gli importatori di gas e petrolio monitorino e riportino le emissioni di metano associate alle loro forniture. Nonostante quanto espresso dal Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, che ha criticato la legislazione per minacciare le esportazioni americane di GNL verso l’Europa, l’UE ha confermato la sua intenzione di mantenere la normativa, pur offrendo una certa flessibilità nell’implementazione, in particolare per quanto riguarda i processi di reporting. Reuters
1 ottobre 2025
1. I ghiacciai svizzeri continuano a perdere ghiaccio
I ghiacciai in Svizzera hanno registrato una perdita di massa del 3% nell’ultimo anno, anche a causa di una stagione invernale con scarse nevicate seguita da ondate di calore estive. Questo declino rappresenta la quarta maggiore riduzione mai documentata, secondo i dati del programma GLAMOS. Il fenomeno contribuisce alla destabilizzazione dei versanti montani e al rischio di colate e valanghe. Reuters
2. Singapore: nuovo piano per diventare hub globale delle rinnovabili
Singapore ha presentato un piano decennale per ridurre la dipendenza dal gas e triplicare la quota di energia rinnovabile entro il 2035. Il governo punta a trasformarsi in un hub per il commercio di idrogeno verde e per le tecnologie di stoccaggio energetico, investendo oltre 4 miliardi di dollari. China Daily
3. Europa perde ogni giorno 600 campi da calcio di natura e terreni agricoli
Una nuova indagine del Guardian e partner svela che ogni giorno in Europa vengono convertiti circa 600 campi da calcio di terreno naturale e agricolo in aree urbanizzate, tra strada, alloggi, strutture turistiche e sviluppo residenziale. Tra il 2018 e il 2023 sono spariti circa 9.000 km² di natura e terreni coltivabili, con rischi per biodiversità, sicurezza alimentare e capacità di sequestro del carbonio. The Guardian
29 settembre 2025
1. Climate Action Summit: tra nuovi impegni e scontri politici all’ONU
Il Climate Action Summit alle Nazioni Unite si è chiuso con un appello diretto del segretario generale António Guterres ai governi di tutto il mondo: “Bisogna andare much further, much faster”, ha dichiarato, sollecitando i Paesi a presentare alla COP30 in Brasile un “piano globale credibile” in grado di mantenere vivo l’obiettivo di contenere il riscaldamento entro 1,5°C. Uno dei protagonisti del vertice è stato il presidente cinese Xi Jinping, che ha annunciato l’impegno della Cina a ridurre del 7-10% le emissioni di gas serra dal picco entro il 2035. Pechino ha inoltre promesso un’espansione massiccia delle rinnovabili, con una capacità eolica e solare sei volte superiore rispetto al 2020. Un annuncio accolto con favore, ma anche con qualche scetticismo da parte dei Paesi occidentali, che chiedono maggiore chiarezza sui tempi di uscita dal carbone.
Il summit è stato segnato da divisioni politiche. L’ex presidente americano Donald Trump, intervenuto a margine, ha ribadito le sue posizioni negazioniste, definendo il cambiamento climatico una “truffa” e criticando gli accordi multilaterali. Nonostante ciò, oltre 120 Paesi hanno rinnovato i propri impegni climatici, annunciando nuovi target di riduzione delle emissioni e piani di adattamento più ambiziosi. The Guardian
2. Germania stanzia 11,8 miliardi di euro per il finanziamento climatico internazionale
Nel 2024, la Germania ha fornito un contributo record di 11,8 miliardi di euro per azioni di adattamento e mitigazione nei paesi in via di sviluppo. Di questo, 6,1 miliardi provengono dal bilancio statale, superando così l’impegno internazionale minimo che il paese si era prefissato. Le risorse saranno utilizzate per potenziare le energie rinnovabili, proteggere foreste e sostenere agricoltura resiliente alle siccità e inondazioni. Reuters
3. Le foreste della Spagna sotto stress: gestione carente alimenta i rischi incendi
La stagione degli incendi spagnola è stata particolarmente intensa: molte aree boschive non sono adeguatamente gestite, e la depopolazione rurale ha ridotto la capacità di manutenzione. Molti terreni, con vegetazione troppo densa, sono diventati “legna” pronta per incendi durante le ondate di calore. Reuters
28 settembre 2025
1. Vietnam evacua migliaia di persone mentre si avvicina il tifone Bualoi
Il Vietnam ha ordinato l’evacuazione di migliaia di persone e ha chiuso aeroporti nelle regioni centrali in vista dell’arrivo del tifone Bualoi, che sta intensificandosi rapidamente. In precedenza, il tifone aveva già causato almeno 10 morti e forti alluvioni nelle Filippine. Reuters
2. Russia dichiara emergenza federale per gravi danni all’agricoltura
Il governo russo ha innalzato lo stato d’emergenza federale nella regione agricola meridionale di Rostov, dopo perdite massive di raccolti causate da fenomeni climatici estremi come siccità e gelate. La misura permette maggior supporto finanziario agli agricoltori locali. Reuters
3. India affronta sfide energetiche crescenti sotto il peso delle ondate di calore
Con le ondate di caldo sempre più frequenti, la domanda di sistemi di raffreddamento (aria condizionata, ventilazione) è cresciuta drasticamente, mettendo sotto pressione la rete elettrica nazionale. Molte aree del Paese segnalano blackout e difficoltà a garantire fornitura energetica stabile durante i momenti di massimo consumo. The Guardian
27 settembre 2025
1. COP30: pressione su giustizia climatica e riparazione storica
Oltre 240 organizzazioni ambientaliste e per i diritti umani – tra cui Amnesty International USA e movimenti dei discendenti africani – hanno firmato una lettera che chiede che la COP 30 leghi giustizia climatica e le riparazioni per i danni subiti dalla crisi climatica. Il testo richiama l’impatto del colonialismo e della schiavitù sul divario delle emissioni e sull’esclusione dei più vulnerabili nelle decisioni climatiche. Reuters
2. Cina accusa l’UE di ipocrisia sul giudizio alle sue politiche climatiche
A seguito delle critiche dell’UE sui nuovi target climatici cinesi, Pechino ha risposto bollando l’Europa di “doppi standard” e cecità selettiva. L’UE aveva definito insufficienti i piani cinesi, che prevedono riduzioni del 7-10% delle emissioni dal picco entro il 2035. La Cina ha controbattuto dichiarando di avere una volontà politica forte e che l’UE dovrebbe prima risolvere i propri ritardi. Reuters
3. Ribera (UE) conferma: nuovo target climatico entro settimane
La vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Teresa Ribera, ha dichiarato che l’Unione Europea è pronta a definire il suo nuovo obiettivo climatico entro poche settimane. Ribera ha sottolineato che ritardare l’azione climatica sarebbe “suicidio ambientale, economico e sociale”, in riferimento al fatto che l’UE non ha rispettato la scadenza ONU. Reuters
26 settembre 2025
1. Super tifone Ragasa devasta Taiwan, Hong Kong e sud della Cina
Il super tifone Ragasa ha colpito in modo devastante Taiwan, Hong Kong e la Cina meridionale, con raffiche fino a 165 mph. In Taiwan, la rottura di un lago barriera ha causato 17 vittime. A Hong Kong sono caduti 197 mm di pioggia e circa 90 persone sono rimaste ferite. Il tifone ha quindi toccato terra nella provincia del Guangdong come uragano equivalente a categoria 4, spingendo evacuazioni di massa in città come Shenzhen, Chaozhou, Zhuhai, Dongguan e Foshan. The Guardian
2. Riscaldamento improvviso sull’Antartide potrebbe portare ondate di calore in Australia
Un raro episodio di sudden stratospheric warming (SSW) sopra l’Antartide ha innalzato le temperature a circa −20 °C nella stratosfera, ben 30 °C oltre la norma. Questo fenomeno — quasi mai osservato nell’emisfero australe — potrebbe indebolire il vortice polare e alterare i modelli meteorologici, favorendo condizioni di caldo anomalo e siccità nello sud-est dell’Australia, specialmente in stati come New South Wales e Victoria. The Guardian
3. BP: la domanda di petrolio e gas crescerà ancora al 2050
Secondo l’outlook annuale di BP, la domanda globale di petrolio e gas rimarrà alta anche nei prossimi decenni, rendendo difficile raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050. La compagnia stima che l’uso di petrolio potrebbe arrivare a 83 milioni di barili al giorno a metà secolo, contro le previsioni precedenti di 77 milioni. Il report solleva nuove preoccupazioni sulla distanza tra impegni climatici e traiettorie reali dei mercati energetici. The Guardian
25 settembre 2025
1. Xi annuncia nuovi obiettivi climatici per la Cina
Il presidente cinese Xi Jinping ha presentato nuovi impegni climatici: entro il 2035 la Cina mira a ridurre le emissioni complessive del 7-10% dal picco, portare il consumo di energia da fonti rinnovabili al 30% e ampliare l’installazione di energia eolica e solare a 3,6 miliardi di kilowatt. Reuters
2. Sachs: “I Paesi restano impegnati nonostante Trump”
Le dichiarazioni di Trump non hanno lasciato indifferenti i delegati presenti, ma secondo Jeffrey Sachs, consigliere ONU per lo sviluppo sostenibile, non hanno intaccato l’impegno globale. In un’intervista rilasciata a margine dell’Assemblea, Sachs ha spiegato che “i Paesi hanno compreso l’urgenza della crisi climatica e nessuno ha intenzione di abbandonare gli obiettivi fissati dagli accordi internazionali”. Ha sottolineato che i progressi in corso, dalle rinnovabili all’efficienza energetica, “non possono essere fermati da un singolo discorso politico”. Reuters
3. Guardian: cinque affermazioni false nel discorso di Trump
Un fact-check del Guardian ha passato al setaccio l’intervento di Trump, evidenziando almeno cinque dichiarazioni false o fuorvianti. Tra queste, l’idea che gli scienziati del clima esagerino volutamente i dati, la tesi che le energie rinnovabili siano “una minaccia per la stabilità delle economie” e la convinzione che le temperature globali stiano aumentando solo “in modo naturale”. L’analisi ricorda invece che i dati mostrano un riscaldamento accelerato dalla combustione di combustibili fossili e che il settore delle rinnovabili è oggi tra i principali motori di occupazione a livello globale. The Guardian
24 settembre 2025
1. Trump all’ONU nega la crisi climatica: scontro con i Paesi vulnerabili e tensioni internazionali
All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha scatenato una nuova ondata di polemiche internazionali definendo la crisi climatica “la più grande truffa di sempre”. Nel suo intervento, il presidente statunitense ha attaccato le politiche verdi, accusando gli scienziati sul clima di essere stupidi, e ha messo in discussione la necessità di ridurre le emissioni.
Le sue dichiarazioni hanno sollevato dure reazioni soprattutto da parte dei Paesi più vulnerabili. I rappresentanti di Stati insulari come Palau e di nazioni africane come il Malawi hanno parlato di “tradimento”, sottolineando che per milioni di persone la crisi climatica non è un dibattito ideologico ma una questione di sopravvivenza quotidiana, fatta di raccolti perduti, carestie e comunità costrette a spostarsi.
Trump ha inoltre rivolto un attacco diretto all’Europa e ai partenariati multilaterali sul clima, sostenendo che le politiche di decarbonizzazione “impongono un costo economico insostenibile” e rappresentano un ostacolo alla crescita. Le sue parole hanno riacceso il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nei negoziati globali in vista della COP30, con la comunità internazionale divisa tra chi teme un arretramento nella cooperazione e chi intravede, invece, un’occasione per riaffermare l’urgenza di azioni condivise. Al Jazeera
2. Geologia ostacola le speranze di sfruttare nuove riserve nel Mare del Nord
Secondo un’analisi del Guardian, le prospettive di aumentare la produzione di petrolio e gas nel Mare del Nord sono fortemente compromesse dalla geologia: i giacimenti residui sono più piccoli, remoti e tecnicamente difficili da perforare. Ciò indica che, anche con politiche favorevoli, l’aumento della produzione potrebbe essere limitato dalla natura stessa del sottosuolo. The Guardian
3. Come la rete elettrica trascurata della Grecia alimenta la distruzione da incendi
Un’inchiesta di Reuters evidenzia che le carenze strutturali nella rete elettrica greca — in particolare la scarsa manutenzione durante la crisi economica — hanno amplificato gli incendi estivi. Le linee elettriche obsolete e vulnerabili sono state spesso fonti d’innesco nei boschi secchi, trasformando incendi controllabili in catastrofi. Reuters
23 settembre 2025
1. Ghiacciaio Gries (Svizzera) fonde a un ritmo allarmante
Il ghiacciaio Gries nel Canton Vallese, una volta lungo 5,4 km, si sta ritirando rapidamente a causa del cambiamento climatico. In particolare, tra il 2000 e il 2023 ha perso 800 metri in lunghezza, e nell’anno fino a settembre 2025 lo spessore del ghiaccio è diminuito di sei metri. Secchi periodi nel 2022-2023 e un’estate eccezionalmente calda nel 2025 vengono indicati come fattori chiave. Se le condizioni non cambiano, le parti più basse del ghiacciaio potrebbero scomparire entro 5 anni, mentre quelle più alte entro 40-50 anni. Reuters
2. ONU: le promesse climatiche diventino azioni concrete
Al Climate Week di New York, il capo dell’ONU per il clima, Simon Stiell, ha sollecitato i leader globali a trasformare promesse e obiettivi ambientali in politiche reali. Pur riconoscendo che gli investimenti in energia pulita hanno raggiunto i 2.000 miliardi di dollari lo scorso anno e che vi è stato un incremento degli impegni nazionali, ha evidenziato che i benefici della transizione verde restano diseguali. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità che grandi economie presentino contributi climatici più ambiziosi in vista del COP30. Reuters
3. Cina usa pannelli solari per fermare l’avanzata del deserto
Nella regione nord-occidentale di Ningxia (Cina), un impianto da 1 GW di “agrivoltaico” combina produzione solare con coltivazioni sotto i pannelli, per contrastare la desertificazione. Il progetto è parte del programma cinese “Three Norths”, che mira a ripristinare terre aride e controllare la sabbia nel deserto. Tra il 2025 e il 2030 la Cina prevede di installare 253 GW di solare con criteri simili, contribuendo a riqualificare circa 7.000 km² di territorio. Reuters
22 settembre 2025
1. Rotta artica per il commercio Cina-Europa
La compagnia di navigazione cinese Sea Legend inaugurerà nei prossimi giorni una nuova rotta diretta via mare artico tra Ningbo Zhoushan, in Cina, e Felixstowe, nel Regno Unito. Il percorso, reso possibile dalla rapida fusione dei ghiacci polari, ridurrà i tempi di trasporto da circa 40 a 18 giorni. La scelta di utilizzare la North Sea Route riflette l’interesse crescente per le rotte polari, che offrono risparmi sui costi ma sollevano preoccupazioni ambientali per i rischi agli ecosistemi artici. Reuters
2. Acquisizione canadese nelle rinnovabili australiane
Il fondo pensione canadese La Caisse ha annunciato l’acquisto di Edify Energy, società australiana specializzata in energia solare e sistemi di accumulo, per un valore di 724 milioni di dollari. L’operazione comprende impianti fotovoltaici e batterie che forniranno energia pulita a clienti industriali di primo piano e a programmi governativi. Reuters
3. Rallenta l’espansione del nucleare dopo il record 2024
Il World Nuclear Industry Status Report evidenzia che la produzione globale di energia nucleare ha raggiunto un massimo storico nel 2024, trainata soprattutto dalla Cina, con 2.677 terawattora generati. Tuttavia, le prospettive future appaiono incerte: numerosi impianti stanno invecchiando, i costi dei nuovi progetti restano elevati e i ritardi nelle costruzioni si moltiplicano. A questo si aggiunge la crescente competitività delle rinnovabili, sempre più integrate con sistemi di stoccaggio su larga scala, che rischiano di ridimensionare il ruolo del nucleare nella transizione energetica. Reuters
21 settembre 2025
1. Iran: siccità estrema, scarsità d’acqua e richiesta di cambiamento
In Iran la combinazione di cambiamenti climatici, sanzioni, estrazione eccessiva di acqua e negligenza governativa ha generato una crisi idrica profonda. Negli ultimi cinque anni le precipitazioni sono diminuite di circa il 30% e la temperatura è aumentata di 1,8°C. Il vicepresidente iraniano, capo dell’Agenzia per la protezione ambientale, ha dichiarato che il Paese è nel quinto anno consecutivo di siccità grave, con effetti devastanti su agricoltura, approvvigionamento idrico e vita quotidiana. The Guardian
2. Climate Week a New York: grande affluenza nonostante ostacoli politici
La Climate Week di New York, che si tiene durante l’Assemblea Generale ONU, è attesa come la più partecipata di sempre, con oltre 1.000 eventi in programma e un numero record di aziende coinvolte. E ciò, nonostante il contesto politico statunitense degli ultimi tempi – con rollback normativi sull’ambiente – che continua a generare critiche, specialmente da ONG e ambientalisti, che vedono le iniziative private come compensative ma non sufficienti. Paesi come Brasile e Cina sono visti come attori che potrebbero alzare il livello d’impegno. Reuters
3. Proteste globali contro le istituzioni finanziarie “profittatrici della crisi climatica”
Migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni a New York e in altre città del mondo, in concomitanza con la Climate Week e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le proteste hanno puntato il dito contro banche, fondi d’investimento e miliardari, accusati di trarre profitto dal cambiamento climatico e dalla lentezza delle politiche verdi. Tra le rivendicazioni: maggiore trasparenza, impegni reali per la giustizia climatica, azioni concrete piuttosto che discorsi. AP News
20 settembre 2025
1. Nazioni Unite: timido ottimismo sullo stato della transizione verde
Simon Stiell, responsabile per il clima all’ONU, ha dichiarato che, nonostante gli impegni nazionali attuali (NDCs) restino insufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C come previsto dall’Accordo di Parigi, vi sono segnali incoraggianti nella transizione verso l’energia pulita. Ha sottolineato i successi della Cina nell’espansione delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici come esempi da seguire. Ha anche messo in guardia contro il rischio che l’Unione Europea (UE), gli Stati Uniti, la Russia e Arabia Saudita non rispettino i loro target climatici. The Guardian
2. Il Brasile primo tra i paesi a investire nel Fondo globale per le foreste tropicali
Fonti Reuters riportano che il Brasile ha deciso di essere il primo paese a versare fondi nel Tropical Forests Forever Facility (TFFF), un fondo multilaterale pensato per sostenere la conservazione delle foreste tropicali a livello globale. Il presidente Lula Silva intende annunciare l’impegno a New York e spera che la mossa stimoli altri Stati, ricchi e in via di sviluppo, a partecipare. Reuters
3. Sciopero a Belém rallenta i preparativi per la COP30
A Belém, in Brasile, uno sciopero dei lavoratori edili sta causando ritardi nei lavori di costruzione delle strutture che ospiteranno la COP30, fra cui il “Leaders’ Village”, il complesso destinato ai capi di stato. Circa il 60% di una sezione del complesso è bloccato, e altre parti sono temporaneamente ferme. L’agitazione si aggiunge alle sfide già esistenti riguardo i costi elevati degli hotel e la carenza di alloggi, che rischiano di limitare la partecipazione soprattutto delle delegazioni più piccole e delle organizzazioni della società civile. Reuters
19 settembre 2025
1. Le politiche di Trump minacciano i posti di lavoro nel settore delle energie pulite negli USA
Uno studio recente avverte che le iniziative dell’amministrazione Trump per limitare incentivi e regolamentazioni a favore delle energie rinnovabili stanno mettendo a rischio la crescita occupazionale in questo settore. Nel 2024, le industrie pulite hanno creato 100.000 nuovi posti di lavoro, crescendo del 2,8% rispetto all’anno precedente, superando di tre volte la crescita media dell’occupazione nazionale. Tuttavia, le politiche federali in corso rischiano di rallentare questo trend. Reuters
2. L’ONU aumenta il supporto finanziario per i Paesi poveri che parteciperanno alla COP30
A fronte dei costi esorbitanti degli alloggi a Belém (Brasile), città ospitante della COP30, l’ONU ha deciso di alzare il contributo giornaliero per le delegazioni dei Paesi a basso reddito (ed ha aumentato l’indennità per i loro delegati) per agevolarne la partecipazione. Reuters
3. Le inondazioni in Pakistan generano una “crisi di giustizia”
In Pakistan le recenti inondazioni, causate da monsoni eccezionalmente forti e piogge torrenziali, hanno provocato più di mille morti e due milioni di sfollati: il ministro per il cambiamento climatico del paese ha definito la situazione una “crisi di giustizia”, sottolineando che pur essendo fra le nazioni più vulnerabili al clima, il contributo del Pakistan alle emissioni globali è meno dell’1 %. Al Jazeera
18 settembre 2025
1. Solo un terzo dei bacini fluviali mondiali ha avuto condizioni idrologiche normali nel 2024
Secondo il rapporto State of Global Water Resources del World Meteorological Organization (WMO), nel 2024 solo circa un terzo dei bacini fluviali del mondo ha sperimentato condizioni “normali”. Il resto è stato soggetto a eventi estremi: in molte aree sia la siccità che le inondazioni si sono manifestate, spesso nella stessa regione. Il rapporto denuncia che questi “sbalzi” idrici stanno già avendo pesanti ricadute sull’agricoltura, sulla sicurezza alimentare e sulle economie locali, oltre a spingere fenomeni migratori. The Guardian
2. Le emissioni del settore elettrico in India in calo per la seconda volta in quasi cinquant’anni
Il settore elettrico indiano ha registrato una riduzione delle emissioni di CO₂ dell’1% nella prima metà del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, grazie all’aumento della capacità da fonti rinnovabili e a una domanda elettrica più bassa. Secondo un’analisi del think-tank CREA per Carbon Brief, il calo è dovuto per il 65% al rallentamento della crescita della domanda, per il 20% all’espansione delle energie pulite, e per il 15% a maggior produzione idroelettrica. L’India ha aggiunto nei sei mesi iniziali dell’anno 25,1 GW di capacità rinnovabile, pari a quasi 50 TWh annui. Reuters
3. L’Unione Europea non invierà i nuovi target climatici all’ONU entro la scadenza
A causa di divergenze tra Stati membri su quanto ambiziosi debbano essere i target per il 2035 e 2040, l’UE mancherà la scadenza ONU di fine settembre per la presentazione dei nuovi impegni climatici. Alcuni governi mettono in dubbio la fattibilità della proposta di taglio del 90% delle emissioni nette entro il 2040. Mentre si valuta una dichiarazione di intenti per riduzioni al 2035. La decisione finale è stata rimandata al vertice di ottobre. Reuters
17 settembre 2025
1. I cambiamenti climatici hanno causato due terzi delle morti per calore in Europa quest’estate
Un’analisi preliminare condotta su 854 città europee stima che circa 16.500 delle 24.400 morti per il caldo durante l’estate 2025 sono attribuibili al riscaldamento globale prodotto dall’uomo. Lo studio rileva che le temperature medie nelle città coinvolte sono aumentate di circa 2,2 °C rispetto a quelle che sarebbero state in un mondo senza emissioni antropiche. I più vulnerabili, come gli anziani (l’85% delle vittime aveva più di 65 anni), sono stati i più colpiti. The Guardian
2. Spagna registra l’estate più calda mai registrata secondo AEMET
L’AEMET, l’agenzia meteorologica spagnola, ha confermato che l’estate 2025 è la più calda mai documentata in Spagna: le temperature medie sono risultate circa 2,1 °C sopra la media del periodo 1991-2020. L’estate è stata segnata da molteplici ondate di calore – oltre 36 giorni di caldo intenso – e incendi aggravati dal clima. Regioni meridionali hanno affrontato temperature oltre i 45°C. Reuters
3. Perdita economica per il caldo in Bangladesh: quasi 1,8 miliardi USD
Un rapporto della Banca Mondiale stima che nel 2024 il Bangladesh abbia subito perdite economiche pari a 1,78 miliardi di dollari (circa lo 0,4% del suo PIL) a causa dell’aumento delle temperature. Le ondate di caldo hanno causato problemi sanitari, con impatti sproporzionati su donne e anziani, oltre a comportare 25 milioni di giornate lavorative perse. Reuters
16 settembre 2025
1. IEA: tassi di declino nella produzione petrolifera e del gas stanno accelerando
L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha lanciato un nuovo allarme: i giacimenti di petrolio e gas stanno registrando un declino produttivo più rapido del previsto. Secondo l’analisi condotta su oltre 15.000 giacimenti nel mondo, la produzione di petrolio convenzionale cala oggi del 5,6% l’anno dopo il picco, mentre quella di gas convenzionale scende del 6,8% l’anno. Una parte significativa delle riserve mondiali si trova ormai in fase avanzata di declino: circa l’80% per il petrolio e il 90% per il gas. Per compensare queste perdite, le compagnie devono destinare quasi il 90% degli investimenti upstream non a espandere l’offerta, ma semplicemente a mantenere i livelli attuali. In assenza di tali investimenti, ogni anno si rischierebbe di perdere una quantità di petrolio pari alla produzione combinata di Paesi come Brasile e Norvegia. La situazione mette i governi di fronte a un dilemma: continuare a sostenere il settore fossile, con il rischio di creare futuri “stranded assets” se la domanda cala, oppure accelerare la diversificazione verso le rinnovabili. Per la IEA, questi dati confermano che il nodo non è solo ridurre la domanda di combustibili fossili, ma anche gestire in modo ordinato il declino naturale delle forniture, per evitare shock economici e sociali durante la transizione energetica. Reuters
2. UE rischia di non rispettare la scadenza ONU per i nuovi obiettivi sul clima
Un documento preliminare mostra che l’Unione Europea probabilmente non sarà in grado di inviare in tempo i suoi target climatici aggiornati per il 2035, fissati per questo mese dalla UNFCCC, a causa di disaccordi interni. Alcuni Stati sono favorevoli a impegni ambiziosi, altri preferirebbero obiettivi più modesti, e la questione del target 2040 (riduzione del 90% delle emissioni nette rispetto al 1990) resta divisiva. Reuters
3. La Cina intensifica le trattative con l’UE per rilanciare il patto climatico internazionale
L’ex inviato climatico cinese Xie Zhenhua si incontrerà oggi con la Commissaria europea per la transizione verde, Teresa Ribera, a Bruxelles, con l’obiettivo di rilanciare le negoziazioni internazionali in vista della COP30. La Cina dovrebbe aggiornare il suo piano climatico nazionale verso fine settembre, mentre l’UE viene sollecitata a prendere posizioni più ambiziose. Il dialogo serve anche per superare le difficoltà diplomatiche accumulate, soprattutto dopo la ridotta partecipazione di alcuni Paesi alle fasi preliminari dei negoziati. Reuters
15 settembre 2025
1. Estate estrema: danni climatici in Europa per 43 miliardi euro
Un’analisi accademica coordinata da economisti dell’Università di Mannheim e della BCE rivela che l’estate del 2024 ha causato 43 miliardi di euro di perdite economiche immediate nell’UE, circa lo 0,26% del PIL. Le nazioni più colpite – Cipro, Grecia, Malta e Bulgaria – hanno registrato perdite superiori all’1% del valore aggiunto lordo. Le proiezioni suggeriscono che le perdite totali potrebbero salire a 126 miliardi entro il 2029. The Guardian
2. In Australia scatta l’allarme: eventi climatici concatenati mettono a rischio tutto
Il primo National Climate Risk Assessment dell’Australia mostra che eventi estremi sempre più frequenti e simultanei – come ondate di calore, alluvioni e incendi – metteranno a dura prova infrastrutture, sanità e agricoltura. Il modello prevede un drammatico aumento dei decessi legati al caldo (fino al +450% a Sydney in scenari a +3°C), oltre a milioni di persone a rischio alluvioni costiere. Il governo laburista ha già stanziato 3,6 miliardi di dollari asutraliani per l’adattamento climatico, volto a ridurre le emissioni del 43% entro il 2030 e di raggiungere il net-zero entro il 2050, mentre è atteso un nuovo target nazionale al 2035. Reuters
3. Spese militari NATO: un salasso climatico
Uno studio dei Scientists for Global Responsibility avverte che il piano di rafforzamento della spesa militare della NATO potrebbe generare 1 miliardo e 320 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente nei prossimi dieci anni – l’equivalente delle emissioni annuali del Brasile -. L’analisi sottolinea il peso delle operazioni militari sul cambiamento climatico globale, e sollecita l’introduzione di obblighi di rendicontazione e strategie di decarbonizzazione nel settore difesa. The Guardian
14 settembre 2025
1. La protezione dell’Amazzonia salva milioni dalla malattia
Un reportage del Guardian evidenzia il ruolo cruciale della foresta amazzonica nel tutelare la salute umana: preservare gli alberi significa ridurre fortemente i rischi sanitari legati a incendi e deforestazione. Quando la foresta brucia, aumentano non soltanto i focolai, ma anche le malattie che ne derivano — un doppio allarme per biodiversità e salute pubblica. The Guardian
2. Oceani in ebollizione: temperature record nel Nord Atlantico e Pacifico
Ad agosto, le acque delle regioni nord del Pacifico e Atlantico hanno registrato temperature superficiali record, secondo i dati del programma Copernicus. Il mare a livello globale ha mantenuto una media di 20,82°C, mentre la temperatura terrestre ha toccato i 16,6 °C, segnando uno degli agosto più caldi mai osservati. La situazione è attribuita all’accumulo termico degli ultimi anni e alla riduzione dei venti estivi, che ha frenato il rimescolamento delle acque. Financial Times
3. Incendi in Canada: oltre 87.000 morti premature nel mondo, un drammatico bilancio
Uno studio pubblicato su Nature stima che gli incendi canadesi del 2023 abbiano causato circa 87.000 decessi prematuri a livello globale, legati all’inquinamento da particolato (PM₂.₅). Circa 5.400 morti sono imputabili a esposizione acuta – principalmente negli Stati Uniti e in Canada – ma oltre 82.100 derivano da effetti cronici, con impatti anche in Europa e nell’Africa settentrionale. Il fenomeno evidenzia i vasti rischi transnazionali dei disastri naturali indotti dal clima. Live Science
13 settembre 2025
1. Ue rinvia l’approvazione del target climatico 2040
I Paesi membri dell’Unione Europea hanno deciso di posticipare l’approvazione di un ambizioso obiettivo climatico: ridurre del 90% le emissioni nette entro il 2040 rispetto al 1990. Le divergenze tra gli Stati – Francia, Polonia e Italia – e le pressioni economiche (es. spesa militare) hanno spinto a rimandare la decisione al vertice leader di ottobre. Il ritardo rischia di compromettere la presentazione dei contributi climatici (NDC) prima della COP30. Reuters
2. Il ruolo strategico dell’informazione nei confronti della crisi climatica
Un editoriale sul The Guardian evidenzia l’importanza del giornalismo indipendente e basato sui fatti per contrastare la retorica negazionista e le pressioni corporate sulla politica climatica. Le resistenze politiche e la disinformazione – specialmente da fonti di estrema destra – minacciano il cammino verso soluzioni verdi. Il pezzo sottolinea il ruolo cruciale dei cittadini nel sostenere media liberi da conflitti di interesse. The Guardian
3. La Spagna introduce lezione obbligatorie sulle emergenze climatiche per gli studenti
Il governo spagnolo ha lanciato un piano educativo nazionale per insegnare ai bambini come affrontare emergenze legate al clima – incendi, alluvioni, terremoti e altri rischi – attraverso lezioni interattive in oltre 25.000 scuole. Il programma coinvolgerà più di 8 milioni di studenti, dai 3 anni in su, puntando su contenuti multimediali e pratiche informative. L’iniziativa parte nell’ambito di un più ampio piano nazionale recentemente annunciato. The Guardian
12 settembre 2025
1. Ecco l’eco-ansia: il 78% dei bambini britannici sotto i 12 anni teme il collasso climatico
Un reportage pubblicato sul The Guardian esplora il crescente fenomeno dell’eco-anxiety: secondo uno studio, il 78% dei bambini under 12 nel Regno Unito nutre ansie legate alla crisi climatica. I ventenni nel mondo condividono esperienze simili, evocando uno stato psicologico collettivo di paura e preoccupazione. Il pezzo raccoglie storie personali per rivelare come questa nuova forma di disagio stia permeando le generazioni più giovani. The Guardian
2. Vento offshore australiano in crisi: investimenti in fuga, progetto a rischio
Un approfondimento del Guardian segnala che l’industria dell’eolico offshore in Australia sta attraversando una fase critica: sempre più investitori si ritirano dai progetti previsti, mettendo a rischio il completamento dei primi impianti entro il 2032. In gioco, le conseguenze sull’energia pulita e gli obiettivi climatici del Paese. The Guardian
3. Cattura del carbonio: una “wild card” inaffidabile secondo gli esperti
Un’analisi critica apparsa sul Guardian smonta l’efficacia della cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS), definita una sorta di “get-out-of-jail-free card” che non funziona realmente. Gli ingegneri citati nel reportage affermano che il potenziale tecnico della tecnologia è ancora ben lontano da ciò che serve per contrastare l’emergenza climatica. The Guardian
11 settembre 2025
1. Emissioni delle grandi compagnie petrolifere legate a ondate di calore mortali
Una ricerca pubblicata su Nature ha dimostrato per la prima volta un legame diretto tra le emissioni di CO₂ delle principali 14 compagnie fossili (comprese ExxonMobil e Saudi Aramco) e decine di ondate di calore mortali, ora rese almeno 10.000 volte più probabili da quegli stessi inquinatori. Complessivamente, le emissioni di 180 “carbon major” sono state responsabili di circa metà dell’aumento dell’intensità delle ondate di calore tra il 2000 e il 2023, mentre le temperature legate a questi eventi sono passate da +1,4 °C (2000–2009) a +2,2 °C (2020–2023). Lo studio rafforza il quadro scientifico alla base di possibili cause legali e riforme politiche per la giustizia climatica. The Guardian
2. Eni punta all’Asia tramite una joint venture con Petronas per il mercato premium del GNL
Durante il Gastech di Milano, Eni ha annunciato la nascita di una joint venture strategica con la malese Petronas per rafforzare la propria presenza nel mercato asiatico del GNL premium. L’obiettivo è servire Paesi in forte transizione dal carbone come Cina e Corea del Sud, partendo da una produzione iniziale di 300.000 barili al giorno e puntando a superare i 500.000 barili entro tre anni. L’operazione sfrutterà le infrastrutture già esistenti in Indonesia e Malaysia, consentendo l’espansione senza la necessità di ingenti investimenti infrastrutturali. Reuters
3. USA sciolgono due comitati consultivi sul rischio finanziario climatico
I regolatori finanziari statunitensi, guidati dal Dipartimento del Tesoro, hanno deciso di smantellare due comitati consultivi incaricati di valutare i rischi finanziari legati al cambiamento climatico. Questo passo è visto come un significativo arretramento in termini di governance e vigilanza sul settore finanziario in relazione agli effetti economici della crisi ambientale. Reuters
10 settembre 2025
1. Divieto di incendi sulle torbiere profonde in Inghilterra: svolta per clima e biodiversità
Il governo britannico ha annunciato un divieto esteso di bruciamenti sulle torbiere profonde in tutta l’Inghilterra, valido dal 30 settembre 2025. La nuova normativa amplia la protezione a torbiere più profonde di 30 cm (prima la soglia era 40 cm e solo nelle aree protette), estendendola a 676.628 ettari, tre volte l’area precedentemente tutelata. Le torbiere, descritte come “l’Amazzonia dell’Inghilterra”, sono fondamentali in qualità di depositi di carbonio e spugne naturali per prevenire alluvioni, oltre ad ospitare specie come vipere, rospi e uccelli nidificanti al suolo. La RSPB (Royal Society for the Protection of Birds) ha accolto il cambiamento come un passo cruciale per raggiungere obiettivi climatici e di biodiversità. The Guardian
2. Asia: sussidi al carbone e instabilità politica frenano la svolta green
Imprenditori del settore energetico avvertono che senza un ridimensionamento dei sussidi ai combustibili fossili e politiche industriali stabili, la transizione verso l’energia pulita in Asia rischia di arenarsi. Paesi come Indonesia e India, per mantenere bassi i prezzi dell’elettricità, continuano a incentivare il carbone. Intanto, aziende rinnovabili come EDPR investono in mercati “stabili” come Giappone e Australia, dove gli incentivi al settore sono più prevedibili e meno soggetti a cancellazioni improvvise. Reuters
3. Crisi interna nell’UE sul target climatico 2040 mette a rischio NDCs
L’Unione Europea è in difficoltà, non riesce a raggiungere un accordo interno su un target climatico obbligatorio per il 2040. Il piano presentato mira a ridurre le emissioni nette del 90% rispetto al 1990, con un limite al ricorso a crediti di carbonio esteri (fino al 3% dal 2036). Tuttavia, Francia, Polonia e Repubblica Ceca chiedono di rinviare la decisione, portandola a un vertice a livello di leader nazionali. La mancanza di consenso potrebbe impedire la presentazione dei nuovi NDCs (contributi climatici) entro la scadenza di metà settembre, compromettendo la posizione negoziale UE alla COP30 in Brasile. Reuters
9 settembre 2025
1. Africa presenta un nuovo modello climatico globale e chiede maggiori fondi
Al Summit sul Clima in Africa, i leader del continente hanno annunciato l’intenzione di promuovere un proprio modello globale di sviluppo verde, in risposta alla ritirata degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi. La proposta punta su investimenti in energie rinnovabili, agricoltura sostenibile, cattura del carbonio e minerali critici. Il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ha presentato l’iniziativa per generare 1.000 soluzioni climatiche entro il 2030 e proposto che l’Africa ospiti la COP32 nel 2027. Nonostante l’urgenza, il continente riceve solo l’1% dei finanziamenti climatici globali, evidenziando una disparità finanziaria strutturale. Reuters
2. «Patto del sangue climatico» infranto: pesante critica del Kenya verso i Paesi occidentali
Il presidente kenyota William Ruto ha denunciato che i Paesi occidentali hanno tradito il loro impegno di finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici, definendo questo come una violazione di un “climate blood pact” siglato a Glasgow nel 2021. Ha puntato il dito contro riduzioni dei fondi da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi, sottolineando che l’Africa, tra i meno inquinanti, è tra i più colpiti dai disastri climatici. Secondo l’OCSE, gli aiuti allo sviluppo potrebbero scendere ulteriormente entro il 2027, in un contesto che mette a rischio le strategie di resilienza continentale. Financial Times
3. Incendi devastano città storica della California: impatto sul tessuto culturale e ambientale
Un focus pubblicato nella newsletter Sustainable Switch Climate Focus di Reuters racconta la distruzione causata dagli incendi in una città storica della California, simbolo della corsa all’oro. Le fiamme hanno colpito sia il patrimonio architettonico che i paesaggi naturali, mettendo in crisi la sicurezza culturale, la biodiversità e la gestione delle risorse idriche. Reuters
8 settembre 2025
1. Il Pacific Islands Forum dà priorità alla crisi climatica, ed esclude Cina e Usa
Al summit in corso nelle Isole Salomone, il Pacific Islands Forum (PIF) concentra l’attenzione su temi cruciali come l’innalzamento del livello del mare, la resilienza climatica e le tensioni geopolitiche. Il Primo Ministro delle isole Salomone, Jeremiah Manele, ha deciso di escludere partner esterni, compresi Stati Uniti, Cina e Taiwan, un gesto che riflette le pressioni cinesi e suscita preoccupazioni tra gli altri membri. Tra le altre iniziative previste c’è la proposta della dichiarazione “Ocean of Peace”, discussioni sul deep sea mining e il sostegno all’Australia per ospitare la COP31. The Guardian
2. Cina potenza dominante nelle energie rinnovabili
Il Guardian descrive la Cina come nuovo leader mondiale nell’energia verde, grazie a una crescita massiccia nella produzione di solare, eolico e veicoli elettrici. La Cina ha installato più capacità di energie rinnovabili nel 2024 rispetto al resto del mondo messo insieme. Nonostante il rallentamento delle emissioni, il Paese mantiene un rilevante uso del carbone, spingendo gli analisti a sperare in obiettivi più ambiziosi nel prossimo piano quinquennale e negli impegni per la COP30. The Guardian
3. Il mercato solare USA è in sofferenza per le politiche di Trump
Un report di Reuters rivela che il settore solare statunitense rischia di installare fino al 27% in meno di capacità tra il 2026 e il 2030, a causa di una legge fiscale promossa dall’amministrazione Trump che ha ridotto gli incentivi per il settore. Un forte rallentamento che compromette la strategia di decarbonizzazione energetica americana. Reuters
7 settembre 2025
1. Più incendi boschivi provocati da fulmini: allarme sul futuro delle foreste e della salute pubblica
Una ricerca pubblicata sul The Guardian evidenzia che il cambiamento climatico sta aumentando la frequenza e l’intensità degli incendi originati da fulmini, soprattutto nel West degli Stati Uniti. In scenari futuri, condizioni favorevoli a tali incendi si estenderanno al 98% del territorio occidentale, con conseguenze drammatiche per la qualità dell’aria, la salute umana e le aree naturali remote. I ricercatori prevedono oltre 20.000 morti premature l’anno entro metà secolo, aggravate da fumo, fusione dei ghiacciai e rischio di alluvioni lampo. Forti pressioni sul sistema antincendio, ritenuto già al limite. Tra le proposte: codici edilizi anti-incendio e barriere vegetali, per aumentare la resilienza delle comunità. The Guardian
2. Giornata Internazionale dell’Aria Pulita per Cieli Blu: un appello urgente all’azione condivisa
Il 7 settembre è stato celebrata la Giornata Internazionale dell’Aria Pulita per Cieli Blu, promossa dall’ONU e rilanciata dall’OMS. Si sottolineano i legami stretti tra inquinamento atmosferico e cambiamento climatico, in particolare il ruolo delle particelle fini (PM₂.₅) provenienti da incendi, traffico, agricoltura e trasporti marittimi. Il nuovo bollettino della WMO pone l’accento sulla necessità di affrontare contemporaneamente clima e qualità dell’aria, utilizzando monitoraggio avanzato e politiche integrate per proteggere salute, ecosistemi e attività economiche. World Meteorological Organization
3. Circolazione atlantica (AMOC) a rischio: possibile collasso entro il 2055
Uno studio pubblicato recentemente segnala un rischio crescente di collasso dell’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), il sistema di correnti oceaniche che regola il clima atlantico. I modelli climatici evidenziano come il flusso di galleggiamento superficiale – un parametro che combina le variazioni di calore e salinità sulla superficie oceanica per comprendere come queste influenzino la densità dell’acqua -, sia in continuo aumento dal 2020, suggerendo un indebolimento in atto. Anche sotto scenari moderati di emissioni, un collasso potrebbe verificarsi già entro il 2063, con effetti severi: inverni più freddi, minori piogge, danni all’agricoltura in Europa, innalzamento del livello del mare lungo la costa est degli Stati Uniti. Gli autori definiscono i risultati un “richiamo serio” alla riduzione drastica delle emissioni e al rispetto dell’obiettivo di net-zero entro il 2050. Live Science
6 settembre 2025
1. Estrema destra britannica nega il cambiamento climatico
Al congresso del partito Reform UK a Birmingham, con circa 12.000 partecipanti, le posizioni critiche verso le politiche climatiche sono emerse con forza. Leader come Nigel Farage e Richard Tice hanno respinto la responsabilità umana nel riscaldamento globale, affermando che l’anidride carbonica “non è un inquinante”. Molti membri preferirebbero un potenziamento delle risorse fossili nazionali, con slogan come “drill baby, drill” a simboleggiare la volontà di incrementare l’estrazione di combustibili fossili, mettendo nel mirino il politico Ed Miliband per l’aumento dei costi energetici e le sue politiche verso il net zero. The Guardian
2. Nazioni Unite: urgono NDC aggiornati entro fine settembre
L’ONU ha sollecitato i Paesi membri a presentare entro fine settembre 2025 i loro contributi aggiornati (NDC) per ridurre le emissioni entro il 2035. Questi obiettivi, previsti dall’Accordo di Parigi, sono fondamentali per valutare il progresso globale in vista della COP30 in Brasile. Alcuni Paesi, tra cui la Cina, intendono riformulare i target in autunno, mentre all’interno dell’UE persistono tensioni legate ad alcuni Stati che chiedono slittamenti. Simon Stiell, responsabile ONU per il clima, ha sottolineato come questi adeguamenti siano cruciali non solo per il clima, ma anche per promuovere una crescita verde. Reuters
3. Inondazioni catastrofiche in Punjab tra India e Pakistan
Le regioni del Punjab, divise tra India e Pakistan, stanno affrontando alluvioni devastanti: case distrutte, raccolti sommersi e comunità sfollate in massa. L’instabilità climatica, con monsoni più intensi e improvvisi, è indicata come causa principale del disastro che coinvolge interi villaggi agricoli e mette a rischio la sicurezza alimentare di milioni di persone. Al Jazeera
5 settembre 2025
1. Incendi sempre più letali: il legame tra cambiamento climatico e inquinamento atmosferico
Un nuovo rapporto del World Meteorological Organization (WMO) rivela che gli incendi, intensificati dal cambiamento climatico, stanno diventando una fonte significativa di inquinamento dell’aria. Aree come la zona dell’Amazzonia, il Canada, la Siberia e l’Africa centrale emergono come veri e propri hotspot di particolato atmosferico, con livelli comparabili a quelli causati da combustibili fossili o trasporti. Il WMO evidenzia che le particelle emesse dagli incendi rischiano di equivalere in impatto a quelle generate dall’industria, con gravi effetti su salute, ecosistemi e infrastrutture. L’Organizzazione Mondiale della Sanità attribuisce 4,5 milioni di morti premature ogni anno all’inquinamento atmosferico. Il WMO sottolinea l’interscambio tra clima e qualità dell’aria e la necessità di agire insieme su entrambi i fronti. Reuters
2. Cina: 131 milioni di dollari per riparare i danni climatici in agricoltura
Di fronte a piogge eccezionali e distruttive, il governo cinese ha stanziato 940 milioni di yuan (circa 131,4 milioni di dollari USA) per il ripristino del settore agricolo. I fondi saranno destinati a ripiantare raccolti compromessi, riparare strutture produttive agricole e ripristinare laghi e dighe danneggiati. Un intervento decisivo, che testimonia l’impatto crescente degli eventi climatici estremi sulle economie agricole e la necessità di misure resilienti e tempestive. Reuters
3. La retorica anti-verde ostacola la politica climatica, ma i cittadini possono fare la differenza
Il Guardian mette sotto i riflettori il ruolo dei partiti di estrema destra nel boicottaggio dei temi ambientali: la loro narrativa anti-verde serve spesso da alibi ai partiti tradizionali per procrastinare o smantellare politiche climatiche necessarie. Aziende dei combustibili fossili sfruttano questo clima per ritirarsi dai loro impegni green e contrastare gli attivisti. Eppure, l’articolo sottolinea che i cittadini hanno più potere di quanto pensino: scelte quotidiane, consumi consapevoli e orientamento politico possono innescare cambiamenti nelle politiche e nel mercato.The Guardian
4 settembre 2025
1. Venezuela primo paese al mondo senza più ghiacciai
Il Venezuela è diventato il primo paese a perdere completamente i suoi ghiacciai. L’ultima massa glaciale è ormai considerata troppo piccola per essere definita tale, trasformata in un campo di ghiaccio in rapido declino. Un evento simbolico che sottolinea l’urgenza di politiche climatiche globali ambiziose. The Times of India
2. Nazioni Unite sollecitano obiettivi climatici più ambiziosi entro fine settembre
L’ONU ha lanciato un appello urgente alle nazioni affinché presentino contributi climatici aggiornati e più ambiziosi (NDC – Nationally Determined Contributions) entro la fine di settembre 2025. Questi piani, fondamentali per ottenere una chiara visione dei progressi globali prima della COP30 in Brasile, tracciano le strategie nazionali di riduzione delle emissioni al 2035. Attualmente, molti Paesi non hanno ancora rispettato l’impegno preso nel 2015 nell’ambito dell’Accordo di Parigi. L’ONU ha evidenziato come questi aggiornamenti siano essenziali non solo per mitigare il cambiamento climatico, ma anche per promuovere una crescita economica più verde. Reuters
3. COP30: Brasile guida verso un fondo globale per le foreste e un sistema di prezzo del carbonio
In vista della COP30, il Brasile si sta attivando su due fronti chiave: un fondo globale per la conservazione delle foreste da 125 miliardi di dollari e la creazione di un meccanismo internazionale di prezzo del carbonio. L’iniziativa è una reazione alle politiche dell’UE (come il CBAM) e punta a coinvolgere paesi in via di sviluppo, offrendo esenzioni e finanziamenti mirati. Si tratta di un tentativo di fondare un nuovo modello multilaterale di governance climatica, più equa e pragmatica, anche se devono essere superati ostacoli politici, soprattutto in Ue e USA. Financial Times
3 settembre 2025
1. Verso un Trattato di Non-Proliferazione dei Combustibili Fossili
Un’iniziativa globale — la Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty — propone un nuovo modello per accelerare il phase-out di petrolio, carbone e gas, andando oltre il tradizionale approccio negoziale dell’ONU. Guidata dall’attivista canadese Tzeporah Berman, l’iniziativa vanta già il sostegno di oltre 4.000 organizzazioni della società civile, 120 città, 101 premi Nobel e 3.000 scienziati. L’obiettivo è aprire negoziati formali entro il 2026, inaugurando una strategia sul lato offerta dei combustibili fossili, da affiancare alle politiche di riduzione della domanda. Il lancio della proposta è previsto al COP30 di Belém. The Guardian
2. L’azione climatica audace di Papua Nuova Guinea plaudita da Guterres
Durante una storica visita in Papua Nuova Guinea, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha elogiato il Paese per il suo ruolo pionieristico nella diplomazia climatica regionale. Nonostante le sue emissioni fossero minime, la Papua Nuova Guinea è diventata un modello grazie al suo contributo al parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sulla responsabilità climatica. Il Primo Ministro James Marape ha ribadito la volontà di sviluppare un’economia verde ed equa, sottolineando che le nazioni più inquinanti devono farsi carico della maggior parte della responsabilità climatica. AP News
3. Cipro: la dissalazione come risposta alla siccità estrema
Per far fronte a una crisi idrica aggravata dai cambiamenti climatici, Cipro potenzia fortemente le sue infrastrutture di dissalazione. Negli ultimi 90 anni, le piogge annuali sull’isola sono diminuite del 15%, mentre la temperatura nei pressi di Nicosia è aumentata di 1,8°C. Al primo settembre 2025, i serbatoi d’acqua erano riempiti solo al 14,7%. Circa il 70% dell’acqua potabile proviene oggi da impianti di dissalazione, con unità mobili provenienti dagli Emirati Arabi Uniti già impiegate nel 2025. Tuttavia, il sistema è criticato per i costi elevati e l’impatto ecologico delle salamoie. Inoltre, pratiche agricole insostenibili stanno contribuendo alla desertificazione: sono in corso progetti co-finanziati dall’UE per il recupero del suolo tramite compostaggio e tecniche di ritenzione idrica. Reuters
2 settembre 2025
1. Spagna: piano strategico nazionale per affrontare la crisi climatica
Il Primo Ministro Pedro Sánchez ha presentato un piano climatico strutturale composto da 10 punti chiave per fronteggiare gli effetti delle catastrofi estive, tra cui incendi record che hanno causato quattro morti e distrutto vaste aree. Il bilancio degli ultimi cinque anni è grave: oltre 20.000 morti legate al cambiamento climatico e 32 miliardi di euro di danni economici. Le misure includono l’istituzione di un’agenzia di protezione civile nazionale, reti di “rifugi climatici”, una gestione forestale più sicura, rafforzamento antincendio, resilienza idrica, promozione dell’agricoltura sostenibile e politiche per contrastare lo spopolamento rurale. Sánchez ha definito la disinformazione climatica un nemico comune da combattere. The Guardian
2. Un caso storico in Svizzera: isole indonesiane denunciano Holcim per impatti climatici
Quattro abitanti dell’isola di Pari (Indonesia) hanno intentato causa contro il gigante svizzero del cemento Holcim, accusandolo di contribuire ai cambiamenti climatici che hanno causato l’innalzamento dei livelli del mare e danneggiamenti alle loro abitazioni. Presentato nel 2023, il caso è ora all’esame di un tribunale cantonale di Zug, potenzialmente il primo al mondo contro una società per responsabilità climatica globale. Gli attivisti chiedono un rimborso per misure di protezione ambientale come barriere o ripristino delle mangrovie. Reuters
3. Banca mondiale sollecita una lotta decisa contro l’inquinamento
La Banca Mondiale ha pubblicato un allarme sul fatto che terra degradate, aria inquinata e stress idrico rappresentano attuali minacce economiche globali. Secondo Axel van Trotsenburg, responsabile della banca, circa l’80% della popolazione povera mondiale è esposta contemporaneamente a tutte e tre le forme di degradazione ambientale. In paesi come il Burundi o il Malawi, rispettivamente 8 e 12 milioni di persone sono già colpite. La banca ribadisce l’impegno a combattere la povertà su un “pianeta vivibile” e sollecita una transizione verso un uso più efficiente delle risorse naturali, capace di ridurre l’inquinamento globale fino al 50%. Reuters
1 settembre 2025
1. Asia meridionale lacerata dai monsoni: inondazioni devastano il Punjab
Il Punjab pakistano sta affrontando la peggior alluvione di sempre: i monsoni hanno colpito con forza, costringendo oltre due milioni di persone a evacuare le proprie case. I tre grandi fiumi della regione – Sutlej, Chenab e Ravi – hanno registrato livelli record, mentre il 26,5% di piogge in più rispetto all’anno precedente ha messo a rischio raccolti e approvvigionamenti alimentari. I danni umani e agricoli minacciano seriamente la sicurezza economica del Paese. politico.com
2. Australia cancella un progetto eolico da 2 miliardi
Lo Stato del Queensland ha ritirato il sostegno a un parco eolico da 2 miliardi di dollari, favorendo la protezione delle pinete locali. Il gesto ha acceso il confronto tra priorità ambientali divergenti: da un lato la tutela della natura, dall’altro la necessità pressante di investire nella decarbonizzazione energetica. The Guardian
3. Ondate di caldo mortale nelle case in Arizona: l’accesso iniquo al raffrescamento diventa rischio fatale
Un’inchiesta del Guardian racconta del tragico caso di Richard Chamblee, anziano immobilizzato, deceduto per il malfunzionamento dell’aria condizionata durante una recente ondata di calore. L’evento mette in luce un problema crescente: molte famiglie a basso reddito negli Stati Uniti non hanno accesso a un raffrescamento adeguato, un rischio potenziato dalla crisi climatica e da politiche che hanno ridotto il sostegno alle energie pulite e agli aiuti sociali. The Guardian
31 agosto 2025
1. “L’Australia deve ridurre le emissioni del 75% entro il 2035”
Christiana Figueres, ex segretaria esecutiva della Convenzione ONU sul clima, ha esortato l’Australia ad adottare un obiettivo ambizioso ma realizzabile: una riduzione delle emissioni di gas serra del 75% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2035. Figueres enfatizza che una strategia climatica così decisa può rivelarsi una fonte di prosperità, non solo una sfida. Un gruppo imprenditoriale di oltre 350 aziende appoggia apertamente tale visione, stimando un incremento del PIL di 370 miliardi di dollari. La decisione è attesa prima dell’intervento del primo ministro Albanese all’Assemblea Generale ONU. The Guardian
2. Una nuova piattaforma per la scienza climatica indipendente prende vita dopo lo shutdown di climate.gov
Un gruppo di ex membri del team del portale governativo climate.gov ha lanciato climate.us, una nuova piattaforma no-profit dedicata all’alfabetizzazione climatica. L’iniziativa nasce dopo che il sito ufficiale è stato svuotato sul piano mediatico durante l’amministrazione Trump. Grazie a donazioni, hosting in-kind e supporto legale, il team ripubblica contenuti essenziali e li diffonde anche su TikTok, per garantirne la visibilità pubblica. The Guardian
3. Pakistan: monsoni record spingono evacuazioni in rapida successione tra conflitti e inondazioni
Le comunità al confine nord-occidentale del Pakistan affrontano evacuazioni ripetute, prima a causa del conflitto e ora da inondazioni record dettate da piogge torrenziali. Intere famiglie si spostano su barche verso territori in altura, cercando un equilibrio precario tra instabilità umana e disastri climatici. Reuters
30 agosto 2025
1. Alluvioni catastrofiche in Asia meridionale: oltre un milione di evacuati
A causa di intense piogge monsoniche, la provincia del Punjab in Pakistan ha subito le peggiori inondazioni degli ultimi 40 anni, costringendo oltre un milione di persone a evacuare. Il monsoon, accentuato dalle precipitazioni indotte dai cambiamenti climatici, ha sommerso più di 1.400 villaggi e danneggiato gravemente le colture. Anche nell’Himalaya indiano, un frana legata al maltempo ha causato almeno 36 vittime, tra cui 33 nel santuario di Vaishno Devi. Reuters
2. La crociera contro la tassa verde: industria marittima contesta la rivoluzione fiscale alle Hawaii
Una coalizione guidata da Cruise Lines International Association ha avviato una causa legale contro le restrizioni varate alle Hawaii per contrastare il cambiamento climatico. Con tasse fino al 14% sui soggiorni e crociere, la politica fiscale mira a finanziare azioni per l’erosione costiera e i rischi climatici, ma è stata definita incostituzionale, soprattutto per il settore turistico, che chiede un blocco temporaneo dell’applicazione della normativa. AP News
3. Calore accelera l’invecchiamento: studio rivela effetti biologici dei picchi termici
Una ricerca dell’Università di Hong Kong, pubblicata su Nature Climate Change, dimostra che le ondate di calore accelerano l’invecchiamento biologico umano: ogni 1,3°C di esposizione al caldo può aumentare l’età biologica di fino a 0,031 anni. Nei lavoratori all’aperto, l’invecchiamento può accelerare fino a 33 giorni in più, mentre per altri occupati fino a 9 giorni per ondata. L’impatto, seppur piccolo, rafforza l’urgenza di strumenti di protezione nei contesti climatici estremi. Popular Mechanics
29 agosto 2025
1. Turismo in crisi: ondate di calore, incendi e alluvioni mettono in pericolo le vacanze estive
Secondo The Guardian, il settore turistico mondiale sta affrontando una crisi climatica profonda. Destinazioni tradizionalmente sicure stanno diventando vulnerabili a ondate di calore, incendi, inondazioni e siccità. Al riguardo, l’esperto Stefan Gössling ha parlato di una “era della non-turistificazione”, dove costi in aumento (assicurazioni, cibo, trasporti) e impatti ambientali mettono a rischio la sostenibilità di questa industria. Destinazioni domestiche e a basso impatto ambientale emergono come alternative più praticabili. The Guardian
2. Shanghai cerca sollievo dal caldo estremo: in fuga verso stazione sciistica al coperto
I cittadini di Shanghai, oppressi da una heatwave senza precedenti con temperature superiori ai 35 °C per 23 giorni consecutivi, si rifugiano nel resort di sci indoor L+SNOW per trovare refrigerio. Lo spazio di 98.000 m² mantiene una temperatura costante sotto i 5 °C, offrendo ski, snowboard e battaglie di palle di neve. Questo scenario illustra fino a che punto eventi climatici estremi stanno ridefinendo le soluzioni – finanche artificiali – alla crisi del caldo estivo. Reuters
3. Il collasso della circolazione oceanica atlantica (AMOC) è ormai una minaccia concreta
Un recente studio ha evidenziato che il rischio di collasso dell’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), sistema cruciale per il clima europeo, non è più trascurabile. La AMOC è oggi la più debole in 1.600 anni. I modelli climatici estesi fino al 2300–2500 segnalano una probabilità del 70% di collasso entro pochi decenni in scenari ad alte emissioni, ma anche con basse emissoni il rischio resta significativo (25%). Un’eventuale interruzione getterebbe l’Europa in uno squilibrio climatico con piogge alterate, innalzamento del livello del mare e fenomeni meteo estremi. Serve una riduzione drastica e immediata delle emissioni fossili. The Guardian
28 agosto 2025
1. Emissioni di metano in aumento in Brasile: la zootecnia come driver principale
Tra il 2020 e il 2023, le emissioni di metano in Brasile sono cresciute del 6%, raggiungendo quota 21,1 milioni di tonnellate nel 2023 (secondo record storico dopo il dato del 2003). Circa il 75% di questo metano, pari a 14,5 milioni di tonnellate, proviene dall’allevamento di bovini da carne e latte, l’equivalente di 406 milioni di tonnellate di CO₂, più delle emissioni totali dell’Italia nello stesso anno. Il metano è un gas serra estremamente potente (28 volte più impattante della CO₂ su scala centennale), e questo aumento avviene proprio mentre il Brasile si prepara ad ospitare la COP 30 sul clima. Reuters
2. Il fenomeno della “climateflation” fa salire i prezzi del cibo e pesa sui bilanci delle famiglie
Una riflessione del The Guardian evidenzia come eventi climatici estremi – incendi, alluvioni, siccità – stiano impattando sui raccolti globali, con effetti diretti sull’aumento dei prezzi di cibo fresco e nutriente. Il cosiddetto fenomeno della “climateflation” sta pesando soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione. The Guardian
3. La Net-Zero Banking Alliance verso una trasformazione strutturale
In seguito a numerose defezioni da parte di grandi banche globali (UBS, Barclays, HSBC e altre), la Net-Zero Banking Alliance (NZBA) ha annunciato l’intenzione di trasformarsi da coalizione su base volontaria a un modello ‘framework initiative’ entro settembre 2025. Il cambiamento nasce dall’incapacità del modello volontario di garantire impegni efficaci e coerenti, con molte voci, come quella di Lucie Pinson di Reclaim Finance, che chiedono invece norme vincolanti per la finanza climatica. Reuters
27 agosto 2025
1. Il mare inghiotte comunità costiere in Nigeria
Ad Apakin, un villaggio indigeno lungo la costa di Lagos, l’erosione costiera alimentata dall’innalzamento del livello del mare ha inghiottito case, luoghi sacri e perfino tombe ancestrali. L’80% della costa di Lagos è ormai perso in mezzo secolo, un problema esacerbato da infrastrutture come porti e raffinerie. Malgrado gli impegni presi nel 2022 nel “Living Lands Charter” da parte dei leader del Commonwealth, non sono stati attuati interventi concreti per proteggere queste comunità. Ambientalisti richiedono misure vincolanti per affrontare l’emergenza climatica a scala globale. Reuters
2. Estate record nel Regno Unito: la più calda di sempre, con conseguenze ambientali e sociali
Il Regno Unito si avvia verso la sua estate più calda da quando esistono rilevamenti ufficiali. Ondate di calore frequenti, scarsi accumuli di pioggia, razionamenti idrici e problemi alle infrastrutture di case e trasporti sottolineano l’urgenza di una risposta strutturale alla crisi climatica. The Guardian
3. Cambiamento climatico causa danni per 2,2 miliardi di dollari sulle strade cinesi
Forti piogge estive in Cina hanno danneggiato le infrastrutture stradali con costi stimati di 16 miliardi di yuan (circa 2,24 miliardi di USD). Le riparazioni d’emergenza sono state finanziate con 540 milioni di yuan, ma il governo ha già stanziato un totale di 5,8 miliardi di yuan per far fronte a calamità climatiche come inondazioni, frane, terremoti e siccità. Solo a luglio, le perdite dirette raggiungevano i 52,2 miliardi di yuan, mettendo sotto pressione l’economia locale e richiedendo una revisione urgente della resilienza infrastrutturale. Reuters
24 agosto 2025
1. La siccità in Malawi costringe milioni a fuggire da case e terre
Il Malawi è stato travolto da una siccità prolungata e imprevedibile, alimentata dal cambiamento climatico, che ha limitato le fonti d’acqua e reso impossibile la sopravvivenza nei villaggi più remoti. Milioni di persone sono state costrette a spostarsi internamente, lottando per accedere a risorse idriche essenziali. Il dramma evidenzia la fragilità delle infrastrutture e la vulnerabilità delle comunità rurali in aree meno sviluppate. The Guardian
2. Tsunami in Alaska: una enorme frana ha quasi causato una tragedia
Il 10 agosto, un’enorme frana stimata in 100 milioni di metri cubi di roccia è precipitata nel braccio di mare del fiordo Tracy Arm, lungo 48 km, in Alaska. L’onda d’acqua oceanica ha raggiunto un’altezza incredibile di 425 metri rendendola probabilmente una delle più grandi onde di questo tipo mai registrate. L’evento mette in luce il rischio crescente dei fenomeni indotti dal riscaldamento climatico, come il ritiro dei ghiacciai e la fusione del permafrost. Gli esperti chiedono maggiori sistemi di monitoraggio nei luoghi più a rischio. The Guardian
3. No allo stop del parco eolico offshore da Rhode Island e Connecticut
Gli stati del New England (Rhode Island e Connecticut) resistono a un ordine federale dell’amministrazione Trump che blocca un impianto eolico offshore, quasi ultimato, destinato a fornire energia a 350.000 abitazioni. Le autorità locali sottolineano che il progetto è cruciale per raggiungere i loro obiettivi climatici e ridurre le emissioni, e che il suo stop rappresenterebbe un colpo serio alla transizione energetica della regione.
Il blocco del progetto “Revolution Wind”, quasi completato e strategico per la transizione energetica del New England, è stato giustificato con la motivazione di “sicurezza nazionale”, senza dettagli concreti. Questo ha scatenato una forte reazione degli stati coinvolti, pronti a contrastare la sospensione per lo svuotamento di investimenti, occupazione e obiettivi climatici statali. La decisione solleva questioni profonde sull’affidabilità del mercato delle rinnovabili negli Stati Uniti e sulle tensioni tra governatorati statali e federalismo climatico. The Guardian
23 agosto 2025
1. Stagione incendi record nell’Unione europea: oltre un milione di ettari distrutti
Il 2025 registra la peggiore stagione di incendi mai osservata nell’Unione europea, con incendi che hanno bruciato più di 1 milione di ettari, quattro volte la media annuale degli ultimi 20 anni. Le fiamme hanno devastato villaggi, foreste e terreni agricoli, emettendo circa 37 milioni di tonnellate di CO₂, una quantità comparabile alle emissioni annuali di Paesi come Portogallo o Svezia. Scienziati attribuiscono l’intensità degli incendi al cambiamento climatico e a pratiche di gestione territoriale che creano condizioni ideali per focolai disastrosi. The Guardian
2. Il Brasile respinge l’appello dell’ONU per sovvenzionare gli hotel delegati al COP30
In vista della conferenza COP30 di novembre a Belém, il Brasile ha rifiutato la proposta delle Nazioni Unite di offrire un sussidio di 100 USD al giorno per i Paesi in via di sviluppo (50 USD per quelli ricchi) per coprire le spese alberghiere dei delegati. Il governo ha giudicato i propri impegni finanziari già sufficienti e ha suggerito piuttosto un aumento dell’attuale indennità viaggio di 144 USD. Intanto, nonostante i prezzi elevati e la carenza di strutture, 39 Paesi hanno già prenotato tramite il portale ufficiale, mentre altri otto lo hanno fatto privatamente. Reuters
3. Giovani attivisti climatico-legali in Wisconsin: causa contro politiche pro-fossili
Quindici giovani climat attivisti (8–17 anni) hanno presentato un’azione legale contro lo Stato del Wisconsin, contestando norme che favoriscono politiche basate sui combustibili fossili. Le leggi in questione impedirebbero di considerare l’impatto ambientale nelle approvazioni energetiche e ostacolerebbero le energie rinnovabili. I ricorrenti sostengono che ciò violerebbe i loro diritti costituzionali alla vita, alla libertà e alla sicurezza. Alla guida del gruppo c’è Kaarina, 17 anni, che ha citato esperienze personali come l’alluvione che ha costretto la sua famiglia a trasferirsi. Il caso richiama analoghe vittorie legali ottenute in Montana e riflette una crescente tendenza globale: la mobilitazione giovanile per il clima passa sempre più dalla protesta all’azione civile. The Guardian
22 agosto 2025
1. Inquinamento atmosferico da lanci spaziali: scienziati chiedono nuove regole globali
Ricercatori dell’University College London, guidati dalla professoressa Eloise Marais, hanno lanciato un appello per un regolamento internazionale in grado di contenere l’inquinamento generato dall’attività spaziale. I lanci di satelliti sono cresciuti in modo esponenziale: 259 nel 2024 e 223 nel 2023, con oltre 153.000 tonnellate di carburante bruciate. Questo ha triplicato la quantità di fuliggine e CO₂ rilasciate nell’alta atmosfera, dove restano fino a 500 volte più a lungo degli inquinanti terrestri. Le emissioni da megacostellazioni (Starlink, OneWeb, Amazon Kuiper) e i residui metallici dei rientri satellitari alimentano una forma di inquinamento difficile da trattare se non con collaborazione globale. The Guardian
2. Foresta di eucalipto in Australia a rischio, -25% di alberi entro il 2080 se le temperature continuano a salire
Uno studio dell’Università di Melbourne, pubblicato su Nature Communications, avverte che le foreste di Eucalyptus regnans, tra le più alte al mondo e potenti “pozzi di carbonio”, sono in pericolo. Per ogni grado di aumento delle temperature, si prevede una perdita del 9% degli esemplari arborei. Se il riscaldamento si manterrà, entro il 2080 si registrerebbe una riduzione del 25%. Il danneggiamento non solo compromette la biodiversità, ma anche la capacità di immagazzinare carbonio e gestire le risorse idriche; l’accumulo di detriti potrebbe inoltre aumentare il rischio di incendi. The Guardian
3. Flotta di megattere del Sud Australia in aumento: un segnale di speranza
La stagione delle nascite delle megattere nel sud dell’Australia registra numeri incoraggianti: quasi 200 avvistamenti tra madri e cuccioli sono stati rilevati, il numero più alto dal 2016. Le osservazioni includono 70 coppie nella Head of Bight, con altri avvistamenti a Fowlers Bay e Encounter Bay. Nonostante le minacce ambientali, come le fioriture algali tossiche, questo boom di riproduzione è visto come un dato positivo per la popolazione di una specie in difficoltà. The Guardian
21 agosto 2025
1. Pechino dovrà prepararsi ad un futuro più umido: riorientare la pianificazione urbana
Esperti cinesi e urbanisti avvertono che Pechino, storicamente arida, deve integrare la resilienza ecologica nella sua pianificazione urbana. Il cambiamento climatico ha già mostrato impatti disastrosi sulla città a causa di piogge intense e ondate di calore estremo. La proposta prevede la creazione di infrastrutture verdi, sistemi di drenaggio naturali e spazi aperti pensati per adattarsi a climi battenti e alluvioni impreviste. Reuters
2. Dove piantare alberi fa la differenza: aree con maggior effetto climatico positivo
Una ricerca dell’University of California – Riverside diffusa oggi mostra che non tutte le piantagioni di alberi sono uguali in termini di mitigazione climatica e riduzione del rischio di incendi. Le aree con condizioni ecologiche adatte possono contribuire significativamente sia al raffreddamento dell’atmosfera che alla creazione di barriere naturali contro i roghi. Identificare i luoghi strategici può massimizzare l’impatto positivo sugli ecosistemi locali. ScienceDaily
3. Verso una democrazia “climaticamente capace” negli Stati Uniti
Un articolo pubblicato su Resilience.org sostiene che per affrontare efficacemente la crisi climatica, la democrazia americana stessa dovrà evolversi. La sfida non è solo ambientale, ma strutturale: serve un sistema politico capace di integrare la resilienza climatica come principio quotidiano, dalla partecipazione civica alle decisioni legislative. Il concetto di “system change, not climate change” diventa premessa per una trasformazione democratica coerente con la crisi ecologica. resilience
20 agosto 2025
1. Rallenta il declino dei ghiacciai artici
Una ricerca rivela un rallentamento significativo nella fusione dei ghiacci artici negli ultimi vent’anni: non ci sono state riduzioni rilevanti in estensione dal 2005. Tuttavia, gli scienziati avvertono che si tratta di una tregua temporanea, probabilmente dovuta a variazioni naturali delle correnti oceaniche, e che nei prossimi 5–10 anni potremmo assistere a un’accelerazione della fusione. La tendenza a lungo termine resta infatti preoccupante: dal 1979 i ghiacci artici si sono ridotti della metà in estensione e continuano ad assottigliarsi. The Guardian
2. Il caldo uccide la fauna: scimmie cadono dagli alberi, crostacei cuociono al sole
Un articolo del The Guardian descrive con immagini drammatiche l’impatto delle ondate di calore sulla fauna mondiale: scimmie urlatrici che cadono dagli alberi per disidratazione in Messico, miliardi di balani e mitili morti sulle coste canadesi dopo un periodo di caldo estremo e maschi di coleottero sterilizzati dallo stress termico. In alcune zone tropicali, le popolazioni di uccelli sono diminuite del 25–38% negli ultimi 70 anni a causa del limite termico ormai superato. I ricercatori mettono in guardia: il caldo estremo sta provocando un collasso degli ecosistemi, a volte persino più rapido della deforestazione. The Guardian
3. Le imprese sono chiamate a dare forza alla COP30 sul clima
Un articolo di Reuters ribadisce l’importanza della partecipazione attiva del settore privato alla prossima COP30 in Brasile. Secondo la coalizione We Mean Business, il coinvolgimento delle aziende non è simbolico: rappresenta invece un passaggio strategico fondamentale per raggiungere gli obiettivi, favorire investimenti sostenibili e garantire che le politiche climatiche siano implementabili. Nonostante le difficoltà logistiche a Belém (prezzi elevati, struttura limitata), le imprese devono essere presenti, anche attraverso eventi paralleli o digitali. Reuters
19 agosto 2025
1. Additivi plastici legati al declino della fertilità: necessario agire subito
The Guardian diffonde l’allarme degli esperti: alcuni additivi plastici – presenti in molti prodotti di consumo – sono ora collegati a un preoccupante calo della qualità dello sperma umano. Gli scienziati richiamano la necessità di interventi urgenti, anche in conseguenza del fallimento del trattato globale sull’inquinamento da plastica. The Guardian
2. Moria di cammelli e palme avvizzite in Marocco: l’oasi del sud sta morendo
L’emergenza climatica sta colpendo il sud del Marocco: cammelli morti di sete e palme bruciate rappresentano l’immagine simbolo di un’oasi in crisi. Sul tema, The Guardian pubblica una galleria fotografica ad alto impatto visivo che documenta questo scenario apocalittico a M’hamid El Ghizlane, dove l’avanzata della desertificazione minaccia vite, insediamenti e tradizioni locali. The Guardian
3. Anticipazione autunnale: le bacche maturano prima in UK per lo stress climatico
Nel Regno Unito si osserva un fenomeno sorprendente: le bacche stanno maturando prima del tempo, quasi come segnale di un autunno forzato. Temperature insolitamente elevate e siccità estiva accelerano la fruttificazione delle piante, con conseguenze potenzialmente gravi sulla fauna che ne dipende, come uccelli e piccoli mammiferi, e ricadute sull’agricoltura. Gli esperti avvertono che questi segnali emergono già con un riscaldamento globale di +1,5°C. The Guardian
18 agosto 2025
1. Incendi colpiscono nuove zone del Canada
Il Canada sta vivendo la sua seconda peggiore stagione di incendi mai registrata. Quest’anno, le fiamme hanno devastato circa 7,5 milioni di ettari, superando la media decennale. Ma il vero allarme è che ora si estendono anche nelle praterie e nelle regioni atlantiche, ben al di fuori delle tradizionali aree boschive del West. Le condizioni secche e il clima più caldo legato ai cambiamenti climatici sono identificati come i principali fattori scatenanti. Le autorità stanno adottando divieti sulle attività all’aperto per contenere il rischio, mentre cresce la pressione per rafforzare le pratiche forestali sostenibili e il ruolo delle comunità indigene nella mitigazione e risposta ai roghi. The Guardian
2. Conservazione indigena in Alaska: i Tlingit ripristinano gli ecosistemi
Nella Tongass National Forest, la più grande foresta pluviale temperata del Nord America, la comunità indigena Tlingit sta portando avanti un progetto di conservazione che unisce tecniche moderne e conoscenze tradizionali. L’intervento si concentra su Cube Cove, un’area devastata dal disboscamento industriale degli anni Ottanta e Novanta, dove vecchie strade forestali e condotte idriche hanno alterato i corsi d’acqua e compromesso gli habitat del salmone, specie cruciale sia per l’ecosistema sia per la cultura Tlingit.
La scelta di usare esplosivi non è spettacolare ma funzionale: serve a distruggere i vecchi tombini e le infrastrutture abbandonate che bloccano i flussi dei torrenti. Una volta liberati, i corsi d’acqua tornano a collegarsi al mare, permettendo ai salmoni di risalire e riprodursi. Questo a sua volta favorisce un ripristino a cascata: gli orsi trovano più cibo, i nutrienti rientrano nei suoli forestali, e la biodiversità complessiva aumenta. Il progetto, sostenuto anche da fondi federali e da ONG ambientali, viene raccontato dal Guardian come un esempio di “conservazione indigena 2.0”. Non si tratta solo di tutelare l’ambiente, ma di restituire alle comunità locali il ruolo di custodi dei territori, riconoscendo il valore delle loro pratiche di gestione ancestrale.
La stessa foresta della Tongass è al centro di tensioni politiche: l’amministrazione Trump aveva tentato di aprirla al disboscamento industriale, mentre quella Biden ha ripristinato le protezioni. I Tlingit sostengono che i progetti come Cube Cove dimostrino la possibilità di coniugare sovranità indigena, resilienza ecologica e contrasto alla crisi climatica. Secondo i leader comunitari, “ogni albero abbattuto senza criterio ha un costo che paghiamo ancora oggi, ma ogni torrente liberato è un investimento per le generazioni future”. The Guardian
3. Premier del Queensland (Australia) conferma la permanenza delle tasse elevate sul carbone
Il Premier David Crisafulli ha ribadito che la politica fiscale sul carbone – con royalty fino al 40% sui prezzi – non verrà modificata. Nonostante le critiche delle industrie minerarie, che la definiscono insostenibile, la misura ha già generato oltre 10 miliardi di dollari in entrate. I sostenitori sottolineano che la flessione della domanda di carbone deriva da trend globali, non dal carico fiscale, sostenendo la necessità di politiche di transizione e di equità. The Guardian
17 agosto 2025
1. Corea del Sud: dipendenza ancora forte dai combustibili fossili
Nonostante promesse di carbon neutrality per il 2050, la Corea del Sud rimane fortemente legata ai combustibili fossili, che costituiscono il 60% del mix energetico, contro un misero 9% da rinnovabili. Il nuovo impianto di carbone “Samcheok Blue” da 2.1 GW ne è l’esempio evidente. La mancanza di una transizione energetica efficace è aggravata da infrastrutture centralizzate (come la rete di Kepco), ostacoli normativi e l’influenza di grandi conglomerati industriali. Intanto, calamità climatiche come incendi, inondazioni e ondate di calore stanno spingendo cittadini e giovani verso azioni legali e proteste. The Guardian
2. L’uragano Erin accelera: da tempesta tropicale a Categoria 5
L’uragano Erin, primo dell’Atlantico nel 2025, si è rapidamente intensificato fino a raggiungere un Categoria 5 in meno di un giorno, per poi essere declassato a Categoria 4 negli aggiornamenti successivi. Questo sviluppo straordinario mostra come il riscaldamento degli oceani favorisca fenomeni meteorologici estremi con impatti potenzialmente devastanti sulle coste e le comunità costiere. Reuters
3. Piogge torrenziali nel Pakistan nordoccidentale causano oltre 300 morti
In due giorni di precipitazioni intense, la regione nordoccidentale del Pakistan è stata colpita da alluvioni lampo che hanno causato almeno 300 vittime e gravi danni a infrastrutture e comunità. L’evento sottolinea le conseguenze estreme della variabilità climatica sulle regioni più vulnerabili, già soggette a infrastrutture fragili e capacità di risposta limitate. Reuters
16 agosto 2025
1. Incendi devastanti in Spagna: 14 focolai attivi
La Spagna sta combattendo quattordici incendi su vasta scala, alimentati dai forti venti e dall’eccezionale caldo estivo. L’area già bruciata è equiparabile alla superficie di Londra. Le autorità avvertono che le condizioni restano molto sfavorevoli: sette vittime finora, migliaia di evacuati, e l’attivazione del meccanismo di assistenza dell’UE. In alcune zone, le fiamme si sono propagate fino a 4.000 ettari all’ora. Reuters
2. Svezia chiede ai cittadini di risparmiare acqua dopo un luglio rovente
A seguito di un luglio record di caldo, le autorità di Stoccolma e dintorni hanno lanciato appelli alla popolazione affinché riduca il consumo idrico. Il riscaldamento del Lago Mälaren – fonte primaria di acqua potabile per 2 milioni di persone – ha infatti compromesso la produzione di acqua domestica. Le indicazioni includono ridurre la durata delle docce, evitare il riempimento di piscine o l’irrigazione dei giardini. Studi collegano questi eventi estremi climatici al cambiamento climatico. Reuters
3. Caldo estremo senza tregua nel Nord Europa: “nessuno è al sicuro”
La recente ondata di calore nei Paesi nordici (Svezia, Norvegia, Finlandia) ha superato ogni precedente record: fino a 22 giorni sopra i 30°C in Finlandia e 10 notti tropicali in Svezia. Secondo scienziati del World Weather Attribution, l’evento è fino a 2°C più caldo e 10 volte più probabile rispetto a un clima senza cambiamenti antropici. Impatti evidenti sugli ospedali, aumentano gli incendi boschivi, ci sono sempre più alghe tossiche nei laghi. The Guardian
15 agosto 2025
1. L’accordo globale su inquinamento da plastica resta bloccato
I negoziati internazionali per il primo trattato vincolante sulla plastica si sono conclusi a Ginevra senza un accordo, a causa dell’opposizione di alcuni Paesi e della difficoltà di trovare un compromesso efficace. Lo stallo ha generato delusione tra le delegazioni favorevoli, che comunque si dicono pronte a riprendere i colloqui in futuro. Reuters
2. Il celebre “cuore di mangrovie” della Nuova Caledonia si trasforma
L’iconico Heart of Voh – una formazione naturale di mangrovie a forma di cuore – sta perdendo il suo profilo distintivo a causa dell’innalzamento del livello del mare. Negli ultimi vent’anni il cambiamento climatico ha alterato la composizione del terreno, favorendo la crescita di specie più tolleranti al sale. La trasformazione di questo simbolo ecologico rappresenta un allarme sia culturale sia ambientale. The Guardian
3. Tempesta tropicale Podul devasta Taiwan e la Cina meridionale
La tempesta tropicale Podul ha colpito duramente Taiwan e la Cina meridionale con piogge torrenziali, alluvioni e interruzioni massicce nella mobilità e nelle infrastrutture. A Taiwan, i venti hanno raggiunto i 110 mph, provocando danni diffusi, mentre a Hong Kong sono stati registrati i maggiori accumuli di pioggia di agosto da oltre un secolo. In risposta, il governo ha stanziato ulteriori fondi per la risposta emergenziale, spingendo il totale stanziato a oltre 5,8 miliardi di yuan dal mese di aprile. The Guardian
14 agosto 2025
1. Corte sudafricana annulla il permesso ambientale a TotalEnergies e Shell
Un tribunale sudafricano ha annullato il permesso precedentemente concesso a TotalEnergies e a uno suo partner di joint venture per esplorazioni petrolifere nei blocchi 5/6/7 al largo della costa occidentale del Paese. La decisione è dovuta a valutazioni ambientali incomplete, che non hanno adeguatamente incluso gli impatti socio-economici di eventuali fuoriuscite di petrolio né le conseguenze del cambiamento climatico. Tuttavia, TotalEnergies avrà l’opportunità di correggere queste lacune e ripresentare il progetto. Reuters
2. Controversie a Washington: ambientalisti citano in giudizio l’amministrazione per uso di report “segreti” anti-clima
L’Environmental Defense Fund insieme alla Union of Concerned Scientists ha intentato una causa federale in Massachusetts contro amministrazione Trump, sostenendo che l’EPA ha basato revoche di normative vitali sul clima su un report prodotto da scettici del cambiamento climatico — creato in segreto e senza trasparenza. Il rapporto, redatto da un “Climate Working Group” non ufficiale, è stato usato per annullare conclusioni scientifiche fondamentali relative alle emissioni. Secondo gli ambientalisti, questa operazione non solo viola la Federal Advisory Committee Act, che impone trasparenza nei consigli governativi, ma mina anche la credibilità e l’efficacia delle politiche di mitigazione climatica. Reuters
3. Crescita dell’energia pulita in USA rallenta al ritmo più basso del decennio
Nel 2025 la capacità complessiva di energie rinnovabili negli Stati Uniti è cresciuta solo del 7% rispetto all’anno precedente, segnando il ritmo più lento registrato in oltre dieci anni. In particolare, le installazioni solari sono aumentate del 10% (contro una media del 27% annua dal 2020), mentre l’energia eolica è cresciuta solo dell’1,8%, il livello più basso dal 2010. In controtendenza, la capacità delle batterie di accumulo è aumentata del 22%, sostenuta da incentivi federali. Reuters
13 agosto 2025
1. Gli Stati Uniti minacciano ritorsioni contro i Paesi che sostengono il piano “Net-Zero” per il settore navale
Il governo Trump ha respinto il “Net-Zero Framework” proposto dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) per ridurre le emissioni dai trasporti marittimi, e ha avvertito che i Paesi che lo sosterranno potranno affrontare misure di ritorsione. Washington giustifica tale posizione denunciando costi aggiuntivi per operatori e cittadini americani, e tentando di dissuadere gli Stati dall’appoggiare il piano in vista del voto decisivo previsto per ottobre all’IMO. Nonostante il ritiro degli Stati Uniti dai negoziati, 63 Paesi membri (tra cui UE, Cina e Brasile) hanno già dato il loro sostegno alla proposta.
Reuters
2. Ondata di caldo record in Europa alimenta incendi e mette a rischio la salute pubblica
L’Europa è travolta da un’ondata di calore eccezionale con temperature fino a 12°C sopra la media in regioni come il sud-ovest della Francia (Angoulême, Bordeaux), mentre località balcaniche come Šibenik (Croazia) hanno oltrepassato i 39°C, con incendi che si estendono lungo le coste. In Italia e Spagna si registrano vittime causate da colpi di calore e ustioni gravi, mentre oltre 400.000 ettari sono già stati distrutti quest’anno, un dato dell’87% superiore alla media ventennale. Esperti sottolineano che la frequenza e l’intensità di questi eventi sono chiari segnali dell’accelerazione del cambiamento climatico. The Guardian
3. La crescita della capacità solare in Cina rallenterà nella seconda metà del 2025 a causa di riforme sui prezzi
La Cina ha registrato un’espansione record di 212 GW di nuovi impianti solari nel primo semestre del 2025, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, già si prevede un rallentamento nella seconda metà dell’anno: lo stop alle tariffe garantite introdotto con le recenti riforme ha creato incertezza tra gli investitori, riducendo gli incentivi a sviluppare nuovi progetti. Nonostante ciò, per il 2025 resta probabile un anno record in termini di installazioni, sebbene con un ritmo più contenuto: gli analisti stimano tra 250 GW e 310 GW totali per l’intero anno. Reuters
12 agosto 2025
1. Sciame di meduse causa la chiusura di una centrale nucleare in Francia
In Francia, un’invasione di meduse generata dalle acque sempre più calde del Mare del Nord – fenomeno legato al cambiamento climatico – ha costretto alla chiusura temporanea di una centrale nucleare. L’accumulo di questi organismi sui sistemi di raffreddamento ha reso necessaria l’interruzione delle operazioni, segnando un impatto diretto del riscaldamento marino sulle infrastrutture energetiche. Al Jazeera
2. Ondata di caldo mortale in Europa: oltre 44°C, incendi e vittime
L’Europa meridionale è travolta da una heatwave fatale, con temperature che superano i 44°C in Italia, Francia, Spagna e Balcani, alimentando incendi diffusi e mettendo vite in pericolo. In Toscana, un bimbo di 4 anni è morto per colpo di calore. Monumenti UNESCO come Las Médulas in Spagna sono minacciati dalle fiamme. Gli esperti avvertono che il riscaldamento climatico rende sempre più frequenti queste condizioni estreme. The Guardian
3. Impatto del caldo estremo sulle popolazioni di uccelli tropicali: perdite fino al 38% dal 1950
Secondo uno studio pubblicato l’11 agosto, l’esposizione crescente a ondate di calore tra il 1950 e il 2020 ha causato una riduzione tra il 25% e il 38% delle popolazioni di uccelli nelle zone tropicali. L’analisi, basata su dati di monitoraggio di oltre 3.000 popolazioni ornitologiche mondiali, mostra come anche le aree più remote e apparentemente intatte stiano risentendo significativamente della crisi climatica. News
11 agosto 2025
1. Il villaggio alpino di Pralognan-la-Vanoise rischia di essere sommerso da un lago creato da fusione glaciale
Negli ultimi anni, la fusione accelerata dei ghiacciai ha portato alla formazione di un lago glaciale chiamato Lac du Grand Marchet, situato nella valle soprastante il villaggio di Pralognan-la-Vanoise, a circa 2.900 metri di quota. È diventato una presenza crescente dal 2020, e nel 2025 ha raggiunto dimensioni tali – stimate tra 50.000 e 70.000 metri cubi d’acqua – da generare allarme tra autorità e residenti. Il rischio è concreto: un cedimento improvviso della diga di ghiaccio naturale che contiene il bacino potrebbe scatenare una cascata torrentizia incontrollata, con grave impatto sulla valle sottostante, incluso il campeggio del villaggio. Questo scenario ricorda tragedie analoghe accadute in passato. Per prevenire il disastro, sono già in corso lavori strutturali di drenaggio controllato del lago. Gli interventi prevedono lo svuotamento artificiale dell’invaso per ridurre la pressione sull’argine naturale e limitare il rischio di una fuoriuscita catastrofica. Parallelamente, il campeggio locale è stato temporaneamente chiuso per garantire la sicurezza della popolazione. Questa situazione non è un’eccezione isolata. Gli scienziati mettono in guardia sul fatto che i laghi proglaciali si stanno formando sempre più rapidamente in molte aree montane – dalle Alpi all’Himalaya – a causa del ritiro dei ghiacciai accelerato dal riscaldamento globale. Il loro potenziale distruttivo diventa ancora più alto quando masse d’acqua si accumulano dietro argini instabili fatti di ghiaccio o detriti, pronti a cedere all’improvviso sotto la pressione. The Guardian
2. Il dimenticato caro insetto estivo: le lucciole americane minacciate dal cambiamento climatico
In un pezzo su The Guardian, si evidenzia come le lucciole – vivi rimandi alla bellezza dell’estate – stiano diminuendo drammaticamente negli Stati Uniti. Il calo è imputato a fattori multipli come il cambiamento climatico, la perdita di habitat, l’inquinamento luminoso e pesticidi. Nonostante una temporanea ripresa nel 2025, scienziati avvertono che la sopravvivenza di oltre 18 specie nordamericane è a rischio, e mettono in guardia sull’urgenza di azioni concrete. The Guardian
3. Bangladesh affronta una grave ondata di dengue innescata da condizioni climatiche favorevoli
Il Bangladesh è travolto da un’impennata nei casi di dengue: finora nel 2025 si contano oltre 24.000 infezioni e 101 decessi, con la stagione di punta ancora all’inizio. Agenti patogeni trasmessi dalle zanzare Aedes prosperano grazie a condizioni di calore, umidità e piogge intermittenti, tutte amplificate dal cambiamento climatico. Gli esperti avvertono che agosto potrebbe vedere un picco triplo rispetto a luglio, esacerbando la pressione su un sistema sanitario già sotto stress, soprattutto nelle aree rurali. Reuters
10 agosto 2025
1. Perdita record di coralli nella Grande Barriera Corallina
Un nuovo report dell’Australian Institute of Marine Science (AIMS) rivela che nel 2024 si è registrata la più grave perdita annuale di corallo vivente mai documentata dal 1986: –25% nella parte nord, –30% al sud e –13% nella zona centrale. Questo episodio si inserisce all’interno di un più ampio fenomeno globale di sbiancamento che ha colpito oltre l’84% delle barriere coralline mondiali. I ricercatori lanciano l’allarme: senza riduzioni drastiche delle emissioni, molti reef rischiano l’estinzione. The Guardian
2. “The Herds”: la marcia simbolica dei burattini giganti dall’Africa all’Artico
Il progetto artistico-ambientale chiamato “The Herds” ha portato in scena un vero e proprio pellegrinaggio visivo: animali a grandezza naturale, realizzati come burattini, hanno percorso simbolicamente più di 20.000 chilometri, dal Bacino del Congo fino al Circolo Polare Artico. Ideata dal regista Amir Nizar Zuabi, l’installazione vuole rappresentare con forza il ritiro della fauna a causa della crisi climatica ed evocare urgenza nel pubblico globale. Le immagini del viaggio sono state condivise anche online, amplificando il suo impatto emotivo e educativo. Axios
3. Gli Stati Uniti si oppongono ai limiti sulla produzione di plastica durante i negoziati ONU
Un memo risalente al 25 luglio 2025, diffuso all’apertura dei negoziati sulla plastica dell’INC-5.2 a Ginevra, rivela chiaramente la linea politica assunta dagli Stati Uniti: il paese ha formalmente invitato una manciata di nazioni a opporsi all’inserimento di limiti alla produzione di plastica e all’uso di additivi chimici nel progetto di trattato ONU. Questa posizione contrasta nettamente con quella espressa da oltre 100 paesi, tra cui l’Unione Europea e Stati insulari, che chiedono interventi sul ciclo di vita completo della plastica – dalla produzione allo smaltimento – compresi limiti alla produzione e regolazione degli additivi chimici. Il memo del Dipartimento di Stato statunitense rigetta misure “impraticabili” come i tetti di produzione plastica o i divieti relativi agli additivi, argomentando che tali restrizioni aumenterebbero i costi dei prodotti di uso quotidiano.
Questa mossa pone l’amministrazione attuale degli Stati Uniti in allineamento con le potenze petrolchimiche, tra cui Arabia Saudita e Russia, mirando a spostare il trattato verso un approccio incentrato principalmente sul recupero del fine vita dei prodotti piuttosto che sulla loro produzione.
Secondo Greenpeace, questo cambio di rotta rappresenta un “ritorno al vecchio stile di pressione statale” per convincere altri a uniformarsi alla visione legata agli interessi industriali. Inoltre, il fatto che il memo sia uscito fuori proprio all’inizio dell’ultima fase negoziale della trattativa rischia di mettere a repentaglio le speranze di un testo forte, rendendo il trattato fragile e poco incisivo. Reuters
9 agosto 2025
1. L’India accelera i contratti sulle rinnovabili
Il governo indiano intende sbloccare il mercato delle rinnovabili abolendo i pool centrali di pricing energetico introdotti nel 2024 per stabilizzare le tariffe (solare e ibrido solare-eolico). Questo meccanismo prevedeva che il governo centralizzasse l’acquisto dell’energia da parte dei produttori e ne fissasse un prezzo uniforme a livello nazionale. L’obiettivo ufficiale era stabilizzare le tariffe e garantire prevedibilità a lungo termine per consumatori e investitori. Tuttavia, nella pratica, il sistema si è rivelato lento e burocratico: la negoziazione e la conclusione dei contratti PPA (Power Purchase Agreement) si bloccavano per mesi, generando frustrazione tra sviluppatori e autorità locali.mCon la decisione di abolire il central pricing pool gli sviluppatori potranno negoziare direttamente con acquirenti statali o privati, concordando tariffe liberamente sul mercato, senza passare da un meccanismo centralizzato. Si prevede un’accelerazione significativa nella firma di nuovi contratti, permettendo di sbloccare progetti già pronti ma fermi per motivi amministrativi.
L’India punta così ad aumentare rapidamente la capacità installata di rinnovabili, fondamentale per raggiungere l’obiettivo di 500 GW di energia green entro il 2030. Reuters
2. Grecia combatte nuovi incendi vicino ad Atene
Un incendio sviluppatosi nella periferia di Atene è stato contenuto, ma proseguono le evacuazioni a causa dei venti forti che alimentano le fiamme. Nella cittadina di Keratea, nella parte sud-occidentale dell’area metropolitana, è stata confermata una vittima. I fenomeni meteorologici estremi, in particolare la siccità prolungata, continuano a rendere il Mediterraneo un punto caldo per i disastri climatici.
Reuters
3. Povertà energetica record a New York: tra bollette elevate e crisi climatica
Tra gennaio e giugno 2025, Con Edison, il principale fornitore di elettricità di New York City e della contea di Westchester, ha staccato la corrente a oltre 88.000 famiglie, un numero tre volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2024 e pari a circa il 2,5% della sua clientela residenziale. Alla fine del 2024 il debito complessivo delle famiglie verso la compagnia ammontava a 948 milioni di dollari, sceso a 840 milioni a metà 2025, ma ancora ben oltre i livelli considerati gestibili.
La crisi colpisce in modo sproporzionato le comunità a basso reddito e quelle nere, latinoamericane e indigene. I residenti appartenenti a queste fasce hanno più del doppio delle probabilità di essere in arretrato con le bollette e quasi otto volte in più di subire una disconnessione rispetto ai bianchi. In circa un quinto dei casi, chi subisce il distacco dell’energia rimane senza elettricità per più di una settimana, con conseguenze gravi in un contesto di ondate di calore sempre più intense.
Secondo il city comptroller, a New York le morti legate al caldo tra maggio e settembre rappresentano circa il 3% del totale dei decessi annuali. L’aumento dei costi energetici, sommato alla fine dei sussidi emergenziali introdotti durante la pandemia, ha messo in ginocchio famiglie già fragili. Per l’esperta di giustizia energetica Diana Hernández, docente alla Columbia University, le disconnessioni in piena estate rappresentano un atto “completamente disumano”, in grado di mettere a rischio la vita delle persone.
Il city comptroller Brad Lander e la governatrice Kathy Hochul hanno criticato duramente Con Edison, sottolineando la necessità di strategie politiche in grado di evitare che famiglie vulnerabili restino senza elettricità nei periodi climatici più estremi. Attualmente è in vigore una sospensione automatica delle disconnessioni nei giorni di caldo o freddo estremo, attivata in base alle previsioni del National Weather Service, ma la misura appare insufficiente di fronte alla combinazione di crisi climatica e disuguaglianze strutturali.
Questa situazione mette in evidenza come il riscaldamento globale non si limiti a generare eventi meteorologici estremi, ma agisca da moltiplicatore delle disuguaglianze sociali, rendendo la giustizia energetica una questione non solo economica, ma di salute pubblica e di diritti fondamentali. The Guardian
8 agosto 2025
1. UBS abbandona la Net‑Zero Banking Alliance, l’efficacia dell’alleanza in dubbio
La banca svizzera UBS ha annunciato l’uscita dall’alleanza bancaria Net‑Zero Banking Alliance (NZBA), seguendo le precedenti defezioni da parte di Barclays e HSBC. La mossa mette in discussione la credibilità e l’impatto reale dell’organizzazione, nata per allineare il settore bancario agli obiettivi climatici globali. UBS ha indicato che, dopo un ripensamento strategico, proseguirà con politiche climatiche interne e ha ridisegnato la sua leadership sulla sostenibilità. Reuters
2. Il Congo torna a offrire alla trivellazione 124 milioni di ettari di foresta
The Guardian ha denunciato il rinnovato avvio da parte della Repubblica Democratica del Congo di una gara d’appalto per l’esplorazione petrolifera su 124 milioni di ettari del Bacino del Congo, corrispondenti a più della metà del territorio nazionale e includenti foreste intatte e paludi torbiere primarie. Gran parte di queste aree comprende habitat essenziali per specie in pericolo come okapi, bonobo ed elefanti di foresta, oltre al complesso di torbiere della Cuvette Centrale, che immagazzina quantità di CO₂ equivalenti a tre anni di emissioni fossili globali. L’operazione, fatta nel “luogo peggiore del mondo per cercare petrolio”, viene considerata ad alto rischio ambientale, finanziario e sociale. The Guardian
3. Le donne indigene ranger in Malaysia proteggono gibboni minacciati
In Malesia, Sunnyda Yok Nun, ranger indigena della tribù Semai, guida un gruppo di donne nella protezione dei gibboni del Borneo, minacciati da disboscamenti e degrado ambientale. Utilizzando metodi tradizionali di sorveglianza e monitoraggio, garantiscono la sicurezza del primate in habitat sempre più fragili. Una storia esemplare di resilienza ecologica e leadership femminile nella tutela della biodiversità. Reuters
7 agosto 2025
1. BP ha scoperto il più grande giacimento di petrolio e gas degli ultimi 25 anni
Il 4 agosto 2025, BP ha annunciato una scoperta di petrolio e gas nel blocco Bumerangue, situato nella bacino pre-sal di Santos, il più grande ritrovamento aziendale degli ultimi 25 anni. Il pozzo 1‑BP‑13‑SPS ha individuato una colonna di idrocarburi lunga circa 500 metri, all’interno di una formazione carbonatica estesa su oltre 300 km², a una profondità marina di 2.372 metri. BP detiene il 100% dei diritti sul giacimento, acquisito nel 2022 con condizioni particolarmente favorevoli,
Secondo BP, questa scoperta potrebbe trasformarsi in un hub produttivo di grande importanza per l’azienda in Brasile, contribuendo ad estendere la produzione upstream oltre gli anni 2030–2040. I primi test sul sito hanno indicato livelli elevati di CO₂, sollevando interrogativi sulla sostenibilità economica dello sviluppo del giacimento. Petrobras, che gestisce il contratto di produzione del blocco, osserva che la fattibilità di una partnership con BP potrebbe dipendere dalla gestione di questo aspetto tecnico: campi con alto contenuto di CO₂ possono risultare “economic failed”. Ma Gordon Birrell, EVP Production & Operations di BP, ha assicurato di non essere particolarmente preoccupato per questo aspetto. Reuters
2. Inondazioni in Asia: anche con meno caldo il clima estremo persiste
Il Financial Times evidenzia come l’estate stia causando devastazioni inattese in Asia, nonostante un leggero rallentamento delle temperature record globali. Le piogge torrenziali hanno colpito Hong Kong — con allagamenti mai visti a inizio agosto — e l’Uttarakhand indiano, dove numerose persone risultano disperse a causa di frane. Secondo gli scienziati di Copernicus, luglio è stato il terzo più caldo mai registrato a livello mondiale, con la temperatura media annuale ancora a 1,53 °C sopra i livelli pre-industriali. Financial Times
3. La fame globale è guidata dal cambiamento climatico
Al Jazeera riporta le parole di Alvaro Lario, presidente dell’International Fund for Agricultural Development (IFAD): circa 735 milioni di persone nel 2023 hanno sofferto la fame a causa degli impatti climatici. Siccità e piogge anomale hanno ridotto la produzione di riso, caffè, mais e cacao in molte regioni, con effetti particolarmente drammatici in Brasile (arance), Ghana (cacao dimezzato) e Africa australe (mais sotto la media). Lario sottolinea come le soluzioni debbano essere adattate ai contesti locali, favorendo sistemi alimentari resilienti e diversificati. Al Jazeera
6 agosto 2025
1. Grande Barriera Corallina: perdita record del 2024
Un rapporto dell’Australian Institute of Marine Science evidenzia che la Grande Barriera Corallina ha subito il più grave evento di sbiancamento degli ultimi decenni, con una riduzione del 25–30% della copertura corallina vivente nelle zone settentrionale e meridionale. L’evento fa parte di un fenomeno globale che ha colpito l’84% delle barriere coralline mondiali. Gli scienziati lanciano l’allarme: se le temperature oceaniche non diminuiranno affronteranno una minaccia esistenziale. The Guardian
2. Uttarakhand, India: frana distrugge villaggio, decine di dispersi
Una violenta frana ha travolto il villaggio di Dharali, nelle alture dell’Uttarakhand, causata da forti piogge e dall’instabilità del terreno glaciale. Al momento si registrano almeno quattro vittime e oltre cinquanta persone disperse. Le operazioni di salvataggio sono in corso. Eventi come questo evidenziano quanto il ritiro dei ghiacciai nella regione stia aumentando i rischi geologici. Reuters
3. Cina meridionale: monsoni record scatenano frane, alluvioni e focolaio di chikungunya
Le piogge monsoniche più intense degli ultimi decenni stanno provocando devastanti alluvioni e smottamenti nel Guangdong, con strade trasformate in canali d’acqua e oltre 7.000 casi confermati di chikungunya, malattia virale legata alla proliferazione di zanzare in acque stagnanti. Il governo ha stanziato oltre 1 miliardo di yuan per i soccorsi. L’emergenza sanitaria si accompagna a gravi interruzioni infrastrutturali e ad un elevato rischio economico per le aree urbane e agricole coinvolte. Reuters
5 agosto 2025
1. Espansione aeroporti in UK mina la politica green
Polly Toynbee sul The Guardian esprime forti critiche al governo laburista britannico per il sostegno all’espansione dell’aeroporto di Heathrow e di altri scali, come Luton e Gatwick. Nonostante l’investimento in energia pulita e efficienza energetica domestica, queste decisioni annullano i benefici climatici ottenuti finora. L’autrice sottolinea che l’aumento del traffico aereo – per la maggior parte legato al turismo – rende inutili le riduzioni di emissioni previste, e che l’uso di carburanti sostenibili resta limitato a una minima percentuale dell’attuale flotta. theguardian.com
2. Record assoluto di caldo in Giappone: a Gunma toccati i 41,8°C
Il Giappone ha registrato la temperatura più alta della sua storia, con picchi fino a 41,8 °C nella città di Isesaki, prefettura di Gunma. Il forte caldo ha causato oltre 53.000 accessi in ospedale per colpi di calore. Le autorità hanno lanciato allerte nelle prefetture più colpite e promesso supporto agli agricoltori, specialmente nelle zone di produzione del riso, minacciato da siccità e infestazioni di insetti. reuters.com
3. Frana travolge campo sportivo in Svizzera
Un violento temporale in Valle Maggia ha innescato una frana che ha travolto un campo da calcio nel villaggio di Blatten, cancellando la foresta adiacente. Il crollo sarebbe stato provocato dall’aumento delle temperature medie e dal degrado del permafrost, reso instabile da infestazioni di bostrico – coleotteri che attaccano gli alberi indeboliti o caduti, e che possono diffondersi rapidamente causando danni estesi – favoriti da estati sempre più calde. Testimoni e comunità locali denunciano l’assenza di modelli predittivi efficaci. theguardian.com
4 agosto 2025
1. Iran sull’orlo di una crisi idrica: rischio “Day Zero” a Teheran
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha lanciato l’allarme: Teheran potrebbe rimanere senza acqua entro settembre se non verrà ridotto il consumo quotidiano oltre i limiti attuali. Un calo del 40% delle precipitazioni negli ultimi quattro mesi, unito alla gestione inefficiente delle risorse e all’uso agricolo intensivo, ha spinto la capacità delle dighe a livelli critici. I cittadini consumano in media il 70% in più dell’acqua giornaliera consentita, aggravando una crisi che rischia di diventare irreversibile. reuters
2. Agricoltori ungheresi valutano l’abbandono delle attività a causa della siccità
Nella regione agricola di Homokhátság tra Tisza e Danubio, la siccità persistente ha ridotto drasticamente le produzioni e abbassato i livelli delle falde acquifere. Alcuni apicoltori, tra cui Krisztian Kisjuhasz, hanno dovuto trasferirsi a centinaia di chilometri per salvare le colonie delle proprie api, subendo perdite fino al 30%. Nonostante un intervento del governo con un piano da 5 miliardi di forint per potenziare l’irrigazione, molti agricoltori stanno seriamente considerando il ritiro dalle attività agricole. reuters
3. Bolletta energetica: i consumatori britannici abbandonano le tariffe verdi
I consumatori britannici stanno progressivamente abbandonando le tariffe energetiche “verdi” a favore di offerte più economiche. Un’analisi di The Guardian, basata sui dati della piattaforma uSwitch, evidenzia una caduta drastica: le offerte verdi coprivano il 85% del mercato nel 2022, mentre oggi rappresentano solo il 18% delle tariffe disponibili sul sito di comparazione.
Le tariffe “green”, generalmente più costose perché basate su certificati di origine rinnovabile o accordi diretti con generatori puliti, sono tramontate come scelta prioritaria per molte famiglie. Com’è spiegato dall’analista William Mann‑Belotti di Cornwall Insight, oggi “le credenziali ambientali non sono una priorità rispetto al costo”.
Tuttavia, un elemento positivo emerge dal report: le poche tariffe verdi ancora sul mercato sono spesso più autentiche. La valutazione di uSwitch attribuisce punteggi “oro” o “argento” alla maggior parte di esse, segnando una svolta verso offerte più trasparenti e meno legate al greenwashing, dove prima prevalevano certificati disgiunti dalla produzione reale.
L’analisi del Guardian indica una crisi sistemica: l’enorme aumento dei costi fissi nei consumi e l’incremento delle bollette, amplificati dalla pandemia e dagli shock energetici del conflitto ucraino, hanno spinto le famiglie più vulnerabili a scegliere offerte meno sostenibili ma più economiche. Questa tendenza ha avuto conseguenze sul mercato, costringendo le aziende a ritirare le opzioni verdi meno redditizie. theguardian
3 agosto 2025
1. Democratici USA riducono il dibattito sul Green New Deal
Un’analisi dell’Axios Newsletter evidenzia come il Partito Democratico statunitense abbia quasi eliminato il riferimento al Green New Deal nei suoi messaggi politici, citandolo solo sei volte negli ultimi tre mesi. Il focus è ora su temi come l’energia e i costi per i cittadini, mentre i repubblicani continuano a usarlo come simbolo di inefficacia politica. Questo mutamento segnala una tendenza al riposizionamento strategico sul clima in vista delle elezioni. Axios newsletter
2. Trump e l’EPA: attacco alle fondamenta della regolazione climatica negli Stati Uniti
L’amministrazione Trump, insediatasi nel gennaio 2025, ha avviato un’offensiva sistematica contro le normative ambientali federali che avevano costituito, negli ultimi quindici anni, l’impalcatura legale degli sforzi statunitensi per contenere la crisi climatica. L’azione più clamorosa riguarda l’intenzione dell’Environmental Protection Agency (EPA) di revocare il cosiddetto “Endangerment Finding” del 2009, secondo cui i gas serra minacciano la salute pubblica e il benessere delle generazioni presenti e future.
Questa norma, approvata sotto l’amministrazione Obama, ha rappresentato la base legale su cui poggiavano tutte le regolazioni dell’EPA in materia di emissioni, compresi i limiti per le automobili e le centrali a carbone. La sua abolizione segnerebbe un cambio di paradigma senza precedenti, rendendo di fatto impossibile per l’agenzia imporre restrizioni significative alle emissioni di CO₂ e altri gas a effetto serra.
Secondo Politico, il nuovo capo dell’EPA, nominato da Trump, avrebbe già avviato l’iter interno per la revisione dell’Endangerment Finding, nonostante le forti resistenze di ambienti scientifici e giuridici. La manovra è accompagnata da un report del Dipartimento dell’Energia, reso pubblico a metà luglio, che nega il consenso scientifico sull’origine antropica del riscaldamento globale, minimizza il ruolo dei combustibili fossili e promuove l’uso continuato di carbone e gas.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il New York Times riferisce che oltre 500 scienziati hanno firmato una lettera aperta definendo il documento “un attacco pseudoscientifico alla verità” e “una minaccia diretta alla sicurezza delle persone e alla stabilità climatica globale”. Anche diversi stati guidati da governatori democratici hanno annunciato ricorsi legali, anticipando una nuova stagione di scontro tra governo federale e amministrazioni locali.
Se approvato, l’annullamento dell’Endangerment Finding potrebbe avere impatti globali. Gli Stati Uniti rappresentano ancora uno dei principali emettitori di gas serra al mondo, e un loro disimpegno normativo rischia di minare gli equilibri negoziali in vista della COP30, attesa a Belém, in Brasile, nel novembre 2025.
Questa svolta riporta indietro di almeno un decennio il dibattito climatico americano, ridando voce a posizioni negazioniste che sembravano marginalizzate. Il rischio è che si apra un vuoto normativo che indebolisca anche gli sforzi internazionali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove gli Stati Uniti rappresentano ancora un riferimento politico e tecnico per il disegno delle politiche ambientali. apnews
3. La scienza chiede di dimezzare le emissioni ogni 5 anni per evitare un collasso climatico
Un gruppo di climatologi riuniti a Exeter (UK) ha avvertito che, per restare entro i limiti di +1,5 °C definiti dall’Accordo di Parigi, occorre ridurre le emissioni globali del 12% all’anno in modo da dimezzarle ogni cinque anni. Secondo il principio del Carbon Law, se non si intraprendono azioni immediate e trasformative, cresceranno i rischi di sforare tipping points climatici con effetti catastrofici. reuters
2 agosto 2025
1. Le foreste europee danneggiate mettono a rischio gli obiettivi climatici dell’UE
Un allarme da parte degli scienziati avverte che incendi, siccità, parassiti e disboscamento stanno riducendo drasticamente la capacità delle foreste europee di assorbire CO₂. Poiché il pacchetto verde dell’UE contempla che tali ecosistemi catturino centinaia di milioni di tonnellate all’anno, il loro declino mette sotto stress gli obiettivi di neutralità climatica previsti per il 2050. Diversificare le specie arboree e ridurre il disboscamento sono alcune delle soluzioni proposte. Reuters
2. Anche Barclays esce dalla Net Zero Banking Alliance
La banca britannica Barclays ha annunciato il suo ritiro dalla Net Zero Banking Alliance, citando l’uscita di diversi istituti globali e una perdita di efficacia dell’iniziativa. Barclays conferma comunque il suo impegno a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, evidenziando un aumento di 500 milioni di sterline nel 2024 nei ricavi da progetti sostenibili. Critici parlano di passo indietro in una fase in cui il settore finanziario dovrebbe dare segnali chiari. reuters.com
3. Esplosione di meduse nel Regno Unito, segno di mari riscaldati
Marine Conservation Society segnala un aumento record di avvistamenti di meduse nelle coste britanniche, favorito dalle temperature elevate dei mari registrate in primavera e all’inizio dell’estate. Le specie più numerose includono le “lion’s mane”, le “barrel” e le “compass jellyfish”. Gli esperti sottolineano che l’aumento delle meduse è un indicatore del riscaldamento oceanico — un segnale emblematico dei cambiamenti climatici nei sistemi marini. The Guardian
1 agosto 2025
1. Crisi COP30: costi di alloggio troppo alti per Paesi vulnerabili
Secondo Reuters, l’ufficio climatico dell’ONU ha convocato una riunione d’emergenza il 29 luglio per affrontare l’allarme sui costi di hotel nella città ospitante di Belém (Brasile), dove si terrà la COP30 di novembre. Con circa 45.000 delegati attesi e solo 18.000 camere disponibili, i prezzi hanno superato i 700 dollari a notte, ben oltre il tetto di spesa previsto dall’ONU di 149 dollari. Paesi in via di sviluppo e anche alcune delegazioni europee stanno valutando di ridurre la partecipazione, compromettendo l’equità del vertice. Il governo brasiliano sta cercando soluzioni, come due navi da crociera convertite con 6.000 posti letto aggiuntivi e tariffe negoziate. reuters.com
2. L’Europa e l’autonomia scientifica sul clima
Diversi governi europei stanno riducendo la loro dipendenza dai dati scientifici statunitensi, minacciati dai tagli di Trump alle agenzie come NOAA ed EPA. L’UE ha intensificato investimenti su reti proprie – come il sistema Marine Observation e la rete Argo per osservazione oceanica – nel tentativo di salvaguardare le previsioni sul clima e le analisi ambientali. Si tratta di una svolta strategica che cambia il paradigma della cooperazione scientifica globale. reuters.com
3. La Corte Internazionale di Giustizia apre una nuova era per la giustizia climatica globale
Con un’opinione consultiva storica, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) il 24 luglio ha stabilito che gli Stati hanno l’obbligo legale di adottare misure efficaci per contrastare il cambiamento climatico, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e in coerenza con i diritti umani fondamentali. La pronuncia, sollecitata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite su impulso di Vanuatu e di una vasta coalizione di Paesi insulari e in via di sviluppo, rappresenta un punto di svolta per il diritto internazionale ambientale.
Nel suo parere, la Corte ha affermato che il cambiamento climatico “rappresenta una minaccia esistenziale per l’umanità” e che gli Stati sono vincolati a prevenirne gli effetti anche quando le emissioni climalteranti sono prodotte da aziende private operanti nei loro territori. In tal senso, la sentenza amplia il perimetro della responsabilità giuridica, includendo non solo le politiche pubbliche, ma anche la regolamentazione delle attività industriali ad alta intensità emissiva.
Secondo i giudici dell’Aja, il rispetto dei diritti umani – in particolare diritto alla vita, alla salute e a un ambiente salubre – impone agli Stati di agire con la “massima ambizione possibile”, accelerando l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e rafforzando le misure di adattamento. In caso contrario, le inazioni potranno essere contestate in sede internazionale, con potenziali conseguenze legali.
La decisione, pur non vincolante nel senso stretto, avrà un impatto significativo sul contenzioso climatico globale: già numerosi tribunali nazionali hanno accolto pronunce ICJ come linee guida interpretative nei giudizi su responsabilità pubbliche e private. Secondo Greenpeace International, il parere rappresenta “una carta fondamentale che i cittadini potranno usare contro governi e multinazionali inadempienti”.
L’opinione arriva in un momento critico, a pochi mesi dalla COP30 in Brasile, dove le tensioni tra Paesi industrializzati e Sud globale stanno crescendo. L’ICJ ha indicato con chiarezza che lo sviluppo sostenibile non può più essere sacrificato sull’altare della crescita economica a breve termine. Per la prima volta, la giustizia internazionale riconosce che l’azione climatica non è solo una scelta politica, ma un dovere giuridico universale. reuters.com
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