Santa Marta: riuscirà il summit sull’uscita dai fossili a riattivare il multilateralismo?

Santa Marta conferenza

 

Si apre oggi a Santa Marta, in Colombia, un summit che nasce da un’assenza. La stessa che ha segnato l’esito deludente della Cop 30 di Belém: quella dei combustibili fossili. La conferenza dello scorso novembre, che avrebbe dovuto incarnare la “Cop dell’azione”, si è chiusa senza un riferimento esplicito alla principale causa della crisi climatica. Un vuoto che si trascina da trent’anni – con la sola eccezione della Cop 28 di Dubai – e che continua a rivelarsi difficile da colmare. Proprio da questa impasse è nata l’iniziativa congiunta di Colombia e Olanda.
Il summit, in programma fino al 29 aprile, riunisce una cinquantina di Paesi insieme all’Unione europea. Non si tratta di negoziare il “se”, ma il “come”: come uscire dai combustibili fossili in modo serio e concreto. Al centro ci sono i temi che interessano la gestione della transizione, con tutte le sue implicazioni economiche, sociali e geopolitiche, finora rimaste ai margini del confronto multilaterale.
E forse non è un caso che l’appuntamento arrivi in una fase particolarmente delicata. La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ci ha mostrato, ancora una volta, quanto la dipendenza da petrolio e gas faccia male alle persone, in balia della volatilità dei prezzi e delle tensioni geopolitiche. Il tema della sicurezza – energetica e non solo – resta quindi strettamente collegato alla direzione e alla velocità che sapremo imprimere al processo di transizione.
Tre i nodi principali su cui si concentra il confronto di Santa Marta. Il primo riguarda la trasformazione delle economie ancora legate ai combustibili fossili: come accompagnare interi settori produttivi e territori verso modelli alternativi senza compromettere occupazione e stabilità sociale. Il secondo interessa le tecnologie da adottare per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, accelerando così elettrificazione e decarbonizzazione. Il terzo, infine, è più di natura politica e intende esplorare le possibilità di riformare gli strumenti della diplomazia climatica e della cooperazione internazionale.
Attorno a questo appuntamento si muove anche la società civile. In Italia, una rete ampia e trasversale di organizzazioni – A Sud, CGIL, Ecora, Extinction Rebellion Italia, Fridays for Future Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Osservatorio Parigi, Per il clima fuori dal fossile, WWF Italia – ha lanciato un appello a deputati, senatori ed europarlamentari chiedendo un impegno chiaro e coerente sull’uscita dai combustibili fossili.

 

Cosa aspettarci da Santa Marta

All’alba del summit colombiano è opportuno avanzare una serie di domande. Può Santa Marta diventare qualcosa di più di un’iniziativa diplomatica “parallela”? Può contribuire a costruire una convergenza tra chi realmente ha intenzione di uscire dai combustibili fossili?
È su questo crinale che si gioca la partita. Sebbene il summit ambisca a essere un processo complementare alle Cop, l’emergere di una massa critica di governi pronti finalmente a tradurre gli impegni in politiche non potrebbe che portare dei benefici anche al complicato percorso negoziale delle Nazioni Unite.
Ma la portata dell’appuntamento potrebbe essere persino più ampia. Santa Marta potrebbe contribuire a rilanciare almeno parte del multilateralismo, in una fase di evidente fragilità, riaffermando così il valore della cooperazione internazionale nel rispetto dei diritti individuali e del diritto internazionale. Architrave fondamentale sul quale si basano tutti gli accordi intenzionali, compreso quello sul clima di Parigi. In questo senso, il summit in Colombia non sarebbe soltanto una risposta all’impasse climatica, ma un tentativo di ricostruire fiducia nelle istituzioni globali e nella capacità dei governi di affrontare crisi sistemiche in modo coordinato. Allo stesso tempo, potrebbe inserirsi nel dibattito sempre più acceso sulla “rottura del vecchio ordine mondiale”, offrendo uno spazio concreto per capire quali Paesi siano disposti a convergere verso un nuovo assetto economico e sociale.
Il momento della verità della conferenza sarà il segmento politico di alto livello, previsto per il 28 e 29 aprile. Sarà lì che si misurerà la volontà politica dei governi, in troppi casi rimasta solo sulla carta. E sarà lì che si capirà se Santa Marta potrà contribuire a rimettere in moto un processo globale che, senza affrontare il nodo dei combustibili fossili, rischia di continuare a girare su se stesso.

 

pubblicato su asvis.it

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