Come cambia la percezione degli italiani sulla transizione ecologica?
La transizione ecologica resta un obiettivo comune, ma arretra la percezione collettiva di metterla in atto con urgenza, scavalcata da altre priorità sociali ed economiche con cui italiani e italiane devono fare i conti nell’immediato. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Ipsos per l’ASviS, basata su un campione rappresentativo della popolazione italiana sopra i 16 anni e su 1200 interviste complete, presentata a Roma il 21 aprile durante la conferenza di lancio della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.
I risultati dell’indagine
L’attenzione si sta orientando verso determinati temi che l’opinione pubblica considera avere un impatto maggiore nel breve periodo. Si tratta di un cambiamento che, pur non mettendo in discussione la direzione intrapresa, attenua l’urgenza di muoversi verso un modello di sviluppo più sostenibile. Su questa tendenza influiscono anche le narrazioni negative in merito alle politiche di sviluppo sostenibile, le quali assumono un ruolo di ostacolo nel percorso di transizione. I social media e le relazioni dirette si confermano come le principali fonti informative, delineando un panorama in cui la circolazione dei contenuti è sempre più frammentata.
All’interno di questo contesto, la comunicazione legata agli Obiettivi di sviluppo sostenibile è chiamata a un cambio di passo. L’indagine suggerisce che una maggiore enfasi sui risultati già raggiunti e sugli impatti concreti nel presente potrebbe rafforzare il coinvolgimento dell’opinione pubblica, rispetto a una narrazione concentrata quasi esclusivamente sui traguardi finali.
Riguardo ai concetti più diffusi, sostenibilità ed ecologia si confermano quelli più conosciuti, mentre termini tecnici, come SDGs ed ESG (Environmental, Social, and Governance), risultano conosciuti dal ceto dirigente e dai laureati, e meno dal resto della popolazione.

Passando ai temi, il cambiamento climatico continua a essere fonte di preoccupazioni, viene infatti riconosciuto come una sfida urgente, oltre che come una responsabilità collettiva. Tuttavia, l’indagine segnala una frattura nella percezione del ruolo dei singoli: una parte dell’opinione pubblica dubita che i comportamenti individuali possano produrre effetti significativi su scala globale.
In parallelo, si rafforza la convinzione che il nodo decisivo risieda nell’azione delle istituzioni. Il Governo viene indicato come il principale attore, sia per responsabilità sia per capacità di incidere concretamente sui risultati, orientando politiche, investimenti e regolazione.

Una visione che rispecchia le aspettative della società nei confronti delle istituzioni: la maggioranza degli italiani (57%) ritiene che sia il settore pubblico a dover assumere un ruolo guida nell’impegno per la sostenibilità, davanti alle imprese e agli stessi cittadini.

Pur restando disomogenea, continua a crescere la conoscenza dell’Agenda 2030 (la conoscenza è maggiormente diffusa tra studenti, laureati e business leader): quasi tre italiani su quattro (73%) ne hanno infatti sentito parlare, circa un terzo in più rispetto al 2022. Nonostante gli attacchi a cui viene spesso sottoposta, il 90% degli intervistati ritiene tutt’ora importante impegnarsi per la sostenibilità.

Tra i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, diventa prioritaria la realizzazione del Goal 3 su Salute e benessere. Una sensibilità cresciuta a seguito della pandemia e con il peggiorare delle condizioni socioeconomiche dovute alle molteplici crisi che la popolazione è costretta ad affrontare.

Infine, la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana, approvata nel 2022, è ancora poco nota: solo una persona su tre ne è a conoscenza. Sono soprattutto i lavoratori autonomi, il ceto dirigente, i laureati e gli studenti ad aver sentito parlare della riforma costituzionale. Tuttavia, oltre l’85% delle persone si dichiara del tutto o abbastanza d’accordo con i cambiamenti introdotti dalla riforma.